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ACQUARICA DEL CAPO – Successo a Parigi per Anna Siciliano ed i suoi capi presentati al “Who’s next”, uno degli appuntamenti del settore moda più importanti dell’autunno europeo, svoltosi dall’’8 all’11 settembre. La stilista di Acquarica del Capo, confermando il suo ruolo tra i designer emergenti, in un piccolo stand ha saputo esaltare i colori del Salento portando la tradizione dell’intreccio del giunco”. I suoi capi d’abbigliamento, alcuni impreziositi da intagli e passaggi all’uncinetto, abbinati alle sporte e ai panari di giunco rigorosamente lavorati a mano, hanno interessato visitatori, compratori e  compagnie internazionali.

«Non mi aspettavo un successo del genere. Le mie creazioni – commenta la stilista –  sono state apprezzate moltissimo dai buyers giapponesi che, incantati dal lino, dai colori e dall’uncinetto, hanno voluto sapere di più della lavorazione e della tradizione del giunco. Ciò che voglio è portare il Salento delle mie creazioni in tutto il mondo». E i ringraziamenti vanno a quanti collaborano: «mia madre, Francesca Luca; mio fratello Patrizio, e la mia prima sarta Antonella Calabrese, che ha curato tutta la collezione e che con la sua maestria e professionalità è riuscita a rendere unico ogni capo».

Solidarietà per Parigi e le vittime degli ultimi attentati terroristici è stata espressa pubblicamente anche nei comuni dell’area Ionico Salentina. Se a Lecce è stato illuminato di tricolore francese il Sedile di piazza Sant’Oronzo, a Casarano alcuni cittadini si sono ritrovati in piazza Bastianutti per un momento di riflessione attorno all’opera “Le ali” dell’artista giapponese Hidetshi Nagasawa: due bandiere francesi listate a lutto sono state collocate sul monumento dedicato alle sorelle Daniela e Paola Bastianutti, vittime nel 2005 di un attentato terroristico a Sharm el Sheikh. Luci tricolori anche a Galatone, sulla Porta di San Sebastiano, a Nardò, sulla fontana di piazza Diaz, a Neviano sulla facciata del palazzo comunale e a Parabita in piazza Umberto nel corso della manifestazione “Botte bianca”.

GALLIPOLI. «Tradizione vuole che nel novembre di ogni anno il nostro gruppo si rechi in “pellegrinaggio artistico” a Parigi per vivere la magia della Ville Loumiere e immergersi nella meravigliosa atmosfera dei parchi a tema Disney… Ma questa volta sarà diverso… un aeroporto vuoto, il cielo grigio e il minuto di silenzio in onore delle vittime ci accolgono. Giunti al parco, rinomato per l’atmosfera festosa, ci accorgiamo dell’aria pesante. Il parco chiuso, musica assente… Un po’ col magone nel cuore, ma felici di omaggiare Parigi col nostro pensiero e la nostra presenza»: così ci detta a caldo l’anima de “I Ragazzi di Via Malinconico”, Alberto Greco, a nome anche di Roberto Treglia, (regista della compagnia teatrale, attore e artista affermato), Luana, Ricky ed Emanuele, ai quali dovrebbero aggiungersene già da domani altri. Nonostante gli accorati appelli di amici e parenti, che li sconsigliavano di partire in attesa di tempi migliori, hanno voluto sfidare invece quanti (giovani come loro) stanno seminando nel mondo lutto e terrore, in nome di ben altri e più positivi valori, quali ad esempio “libertè, egalitè, fraternitè”, conquistati in Francia e poi rapidamente diffusisi nelle nazioni civili. Questo viaggio era già stato programmato da tempo e non può esserci terrorismo che tenga, a sottrarci la “normalità”: questo il pensiero dei nostri ragazzi.

E come potergli dar torto? Già dalle prime ore di questa mattina si leggeva su facebook l’altro “nume tutelare” della compagnia, Roberto Treglia, anch’egli in viaggio alla volta di Parigi: «questa sarà la settimana più esagitata della mia vita. Negli aeroporti non sanno nascondere lo status di evidente panico. Troppe domande. Troppe richieste. Troppe sollecitazioni a procrastinare il volo e il soggiorno parigino. poi la risposta della Francia con i repentini bombardamenti sulla Siria non fa che accrescere l’angoscia. Non vi nascondo che ho paura. E non sono l’unico. Che Dio vegli su di noi e sulla Francia perché il panico si avverte nell’aria». Sono partiti da Brindisi stamattina presto, un breve scalo a Roma, tantissimi accurati controlli e perquisizioni,prima di imbarcarsi sull’aereo alla volta di Parigi, dove sono atterrati intorno alle 11,30. Nonostante tutto, che dire? incrociamo le dita, per loro, per tutti noi, e per una pacifica convivenza tra i popoli.

 

milhares-de-pessoas-marcham-em-paris-1421107399929_956x500Da mercoledì 7 a domenica 11 gennaio 2015 Parigi ha vissuto i suoi giorni terribili, scanditi da minuti, ore, date che rimarranno nella storia. Tra capi di Stato e servizi segreti, interrogativi transoceanici e  vite di colpo impazzite, la testimonianza di Isabella Cherillo, una giovane donna di Alezio che vive e lavora da anni nella capitale francese. Pensieri  in presa diretta, davanti ad una realtà che di colpo non assomiglia più a quella quotidiana, normale, a tratti banale di tutti i giorni, di tanti giorni.

Per questo non sono andata alla manifestazione a Bastille: avevo troppa paura. Abbiamo già vissuto giorni di tensione e di paura e non avevo voglia di aggiungerne un altro. Ero al “Printemps” quando qualcuno mi ha detto che c’era stato un attentato e che 11 persone erano morte. Era il primo giorno dei saldi. Come saprai, Fernando, da noi è un evento: il primo giorno con ministro, giornalisti,  presidente e direttori e tanta tantissima gente. Sul momento non ho realizzato quello che stava succedendo non lontano da me. Tornata a casa ho visto in tv… in ogni canale si parlava dell’attentato al giornale Charlie. Molti non erano sorpresi visto che il giornale aveva avuto diverse minacce in passato. Notizia orribile, sconvolgente ma pensavo e pensavamo finisse lì.

La paura è iniziata quando, arrivata al lavoro, ho visto che “Printemps” e galleries erano circondati da militari e polizia con il viso coperto e mitra fra le mani e all’ interno tantissimi agenti in civile. “Zona Alto Rischio Attentati!”.
Il giorno dopo ancora… svegliata dalla notizia di ostaggi. E mentre tutti ti dicono di essere tranquilla e di continuare a vivere la quotidianità, vedi un militare che dice alla propria mamma di andare nel vagone vuoto del treno ed evitare zone affollate; vedi intorno a te militari e polizia con mitra e senti minuto per minuto in diretta le attualità: ostaggi, ordine di non uscire dalle scuole, case e uffici per alcuni quartieri; spari e morti. Metro bloccate. Inizi seriamente ad avere paura. Paura di non poter più prendere l’aereo per ritornare a casa. E capisci cosa può provare chi tutto questo lo vive ogni giorno… la paura che qualcuno può rubare la tua vita.

Non nascondo che ho avuto un attimo di sollievo ed ho sorriso quando ho ascoltato la notizia della cattura e della morte dei tre terroristi. “Ho pensato finalmente la fine di un incubo”.
Penso che per i francesi gli attentati siano stati piuttosto un attentato alla loro cara liberté e la manifestazione, oltre a ricordare le vittime, un grande motivo per ricordare quanto per loro sia importante la liberta d’espressione e di scelta. Io non ero in quella manifestazione perché avevo paura di perdere ciò di più caro la vita possa offrirci: la vita. Non ero in quella manifestazione ma sono stata, sono e sarò Charlie. E oggi sono anche Ebrea, Mussulmana e Francese e spero che più nessuno avrà il diritto di farmi ancora avere paura.
Isabella Cherillo – Parigi

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