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operazione clean game

Racale – Un albergo, varie abitazioni, locali commerciali, società, autovetture, terreni agricoli e addirittura un castello: questo il patrimonio, pari ad oltre 15 milioni di euro, sequestrato quest’oggi dalla Guardia di finanza di Lecce ai cinque componenti di un’associazione (riconducibile alla famiglia De Lorenzis) dedita al gioco d’azzardo con base a Racale. Le risultanze delle indagini condotte dalla Direzione distrettuale antimafia sono giunte al termine di un’ampia indagine che già nel 2015 aveva portato all’esecuzione di 27 ordinanze di custodia cautelare ed al sequestro preventivo di un patrimonio (in parte sovrapponibile a quello ora sequestrato) di oltre 12 milioni di euro con l’operazione “Clean game” (a sua volta avviata nel 2010). L’organizzazione criminale, secondo gli inquirenti, era in grado di imporre un “monopolio illegale” nel settore della produzione e della distribuzione degli apparecchi da gioco fornendo apparecchiature “taroccate” e prive delle autorizzazioni dei Monopoli.

Il “metodo mafioso” Dalle indagini è emerso che ai soggetti coinvolti sono risultati riconducibili una moltitudine di società e ditte individuali intestate a prestanome, attraverso le quali venivano distribuite in locali pubblici di tutta Italia videopoker, slot machine e totem riproducenti il gioco d’azzardo. Sempre secondo le indagini condotte, alcuni componenti dell’associazione si sarebbero avvalsi del “metodo mafioso” per turbare la libertà di impresa e di concorrenza con condotte intimidatorie nei confronti degli esercenti dove venivano collocate le macchinette. Oltre alla “elevata pericolosità sociale”degli indagati, gli inquirenti hanno riscontrato anche una “netta sperequazione tra le elevatissime disponibilità economico-patrimoniali e la ben più modesta posizione reddituale da ciascuno dichiarata”. In sostanza, nel provvedimento di sequestro, si fa riferimento a disponibilità finanziarie “che non hanno trovato giustificazione nei redditi dichiarati e nelle attività svolte dagli indagati e dai loro familiari”.

I paesi coinvolti In particolare sono stati sottoposti a sequestro, su richiesta del procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi, società attive nel settore del commercio all’ingrosso di videogames ed apparecchi da intrattenimento, nel settore della compravendita immobiliare, nella gestione di attività turistico alloggiative e nel commercio all’ingrosso di alimentari, nonché immobili di pregio (tra cui una struttura alberghiera ed un castello) e terreni agricoli ubicati nei comuni di Ugento, Racale, Taviano, Gallipoli Melissano, insieme ad autovetture e disponibilità finanziarie, per un valore complessivamente stimato in circa 15 milioni di euro. In dettaglio sono stati sequestrati 93 fabbricati (abitazioni, locali commerciali e garage), 33 terreni, 9 società di capitali ed una ditta individuale, 20 automezzi, nonché saldi attivi riferiti a 40 fra depositi bancari e rapporti assicurativi e  quote societarie del valore di 450.000 euro.

Il dissequestro del 2015 Già nel 2015 il Tribunale del riesame dispose il “dissequestro” del patrimonio allora messo sotto chiave mentre per molti degli arrestati cadde l’aggravante dell’associazione mafiosa restando le accuse di illecita concorrenza, violenza e frode informatica e fiscale.

tribunale-di-lecceRACALE. Dopo la scarcerazione di tre dei quattro fratelli De Lorenzis (in carcere è rimasto ad oggi solo Salvatore) a seguito della operazione “Clean game” condotta dalla Procura della Repubblica di Lecce, il Tribunale per il riesame ha dissequestrato i beni messi sotto chiave per un valore complessivo di 12 milioni. Prosegue ovviamente tutta la trafila degli accertamenti e dei riscontri dell’inchiesta nata per smantellare le violazioni di vario genere nell’ambito delle slot e del gioco d’azzardo che dovrebbe essere legale e controllato.
Ma così come è stato quando è caduta l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, anche in questo caso sono i dipendenti dell’azienda di Racale, la “M. Slot srl” a farsi vivi con una nota di sollievo dopo la comunicazione del Tribunale arrivata all’amministratore unico Fiorenzo Formoso. «Abbiamo dovuto lavorare il triplo in questi mesi per mantenere i rapporti con esercenti e concessionari delle nostre macchinette – hanno scritto – di cui mai nessuna è stata oggetto di sequestro perché contraffatta o manomessa. Con l’azienda libera da vincoli giudiziari, siamo pronti a recuperare il terreno perduto».

salvatore de lorenzis racaleRACALE. Il 27 marzo il Tribunale del riesame decide sui sequestri dei beni operati durante l’operazione “Clean game” del 25 febbraio scorso, pari ad un valore di 12 milioni di euro. Intanto si è già espresso su 16 istanze di scarcerazione presentate dai 19 finiti in carcere e dagli otto agli arresti domiciliari su decisione della Procura della Repubblica, convalidata dal giudice per le indagini preliminari. Ma, fatto ancora più importante ai fini processuali, il Tribunale del riesame ha cancellato l’aggravante dello stampo mafioso dell’associazione a delinquere contestata ai quattro fratelli De Lorenzis ed agli altri indagati. A loro carico resta anche l’accusa di illecita concorrenza, violenza e frode informatica e fiscale.

«I nostri apparecchi sono tutti legali; mai nessuno è stato sequestrato. E lo ribadiamo: noi dipendenti non lavoriamo per la mafia ed ora c’è stata anche la conferma»: questo il tenore dei lavoratori delle ditte “M. Slot”, “M. Bet” e “M. Game”, di proprietà fino a pochi mesi addietro di Saverio e Pasquale De Lorenzis, intervenuti subito dopo il giudizio del Riesame.
A essere scarcerati sono stati Pietro, Pasquale (a destra nella foto) e Saverio De Lorenzis, mentre è rimasto dietro le sbarre Salvatore (a sinistra), insieme all’omonimo detto “Ciolo”, 45enne, e Massimiliano Chetta, 46enne di Taviano. Sono usciti dal carcere o sono andati agli arresti domiciliari Antonio Mancino, 48enne di Racale, Alessandro Fuso, 37enne di Alliste; Quintino Gravili, 48enne di Racale; Silvano De Leone, 52enne di Racale; Stefano De Lorenzis, 42enne di Racale insieme ad altri indagati di Tricase, Mesagne, Carmiano. In quest’ultimo caso si tratta di Lucio Riotti, l’uomo che avrebbe “addomesticato” un funzionario dei Monopoli di Stato (ai domiciliari). Liberi ma con l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria Toti Magno di Gallipoli, Marco De Lorenzis di Racale, Giovanni Tunno di Taviano ed altri di Copertino e Monteroni.

RACALE.  Primi interrogatori e prime richieste di scarcerazioni in arrivo per i 27 arrestati (19 un carcere, otto agli arresti domiciliari) dell’operazione Clean Game, per stroncare una attività illegale intorno al gioco d’azzardo portata avanti con macchinette falsificate, metodi giudicati dagli inquirenti di stampo mafioso, con frodi nei confronti dello Stato, del sistema informatico e altro ancora.

Tra i reclusi in molti hanno fatto scena muta davanti al giudice per le indagini preliminari: su questa linea alcuni acusati di Alliste, Racale, Melissano,  Carmiano (l’ex presidente del Real Racale di calcio) e il funzionario dei Monopoli di Stato di Lecce che avrebbe fatto da talpa. Altri invece hanno parlato. Assumono particolare rilievo le dichiarazioni di due dei quattro fratelli De Lorenzis, Saverio e Pasquale, che hanno preso nettamente le distanze dalle operazioni portate avanti da Salvatore, che sembra essere stato da tramite tra gruppi malavitosi salentini (dal clan di Gallipoli a quello di Gioiosa jonica, in Calabria) e da Piero, altro loro congiunto. Saverio e Pasquale, 40 e 43 anni, hanno sostenuto la tesi della piena legittimità delle loro aziende, che contano 120 dipendenti. La dissociazioni trapelata dagli ambienti giudiziari non ha sorpreso chi, in paese, da tempo aveva sentore di una attività bicefala, una svolta nel pieno rispetto delle autorizzazioni statali, l’altra molto più disinvolta con legami datati almeno dieci ani con ambienti della criminalità organizzata che forniva schede elettroniche contraffatte e “sostegno” all’azione di ampliamento forzato della rete degli apparecchi truccati che sostituivano quelli legali, dal Capo di Leuca al Brindisino e oltre. Saranno le verifiche giudiziarie a chiarire se effettivamente le cose stanno così, come chiariranno il ruolo di oltre duecento esercenti di bar, tabaccherie e simili che avevano ospitato le macchinette fasulle.

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...