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operai in esubero

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La sede della Filanto

Casarano. La cassa integrazione c’è ma non si vede. I tanti lavoratori del settore tessile – abbigliamento – calzaturiero ormai fuori dal ciclo produttivo attendono, da alcuni mesi, il pagamento delle ultime indennità mentre dalla Regione giunge la notizia di una possibile proroga soltanto sino al mese di gennaio 2013 per la cassa integrazione in deroga.

Consapevoli delle risorse  sempre più limitate da parte di Stato e Regione, le aziende si sono subito adeguate ricorrendo sempre più spesso alle procedure di mobilità, l’anticamera dei licenziamenti.

Resta dunque l’attesa per capire se potrà essere effettivo l’accordo siglato negli ultimi giorni del 2012 tra il gruppo Filanto ed i sindacati per un altro anno di cassa integrazione straordinaria per procedura concorsuale (che dal 2016 verrà comunque abolita): sono interessati 114 lavoratori di Filanto spa, 132 di Zodiaco srl e 132 di Tecnosuole srl, considerate le tre società “storiche” del cosiddetto “cluster”, ovvero l’arcipelago di aziende medio-piccole sorte  dopo la disgregazione dell’azeinda madre proprio al fine di reintegrarne igli operai.

Intanto per i 22 lavoratori della “Italiana pellami”, sempre dello stesso gruppo Filanto, è stata avviata la procedura di mobilità dopo che l’accordo di collaborazione commerciale   con una società inglese (seguito a quello con un gruppo di cinesi)è sfumato proprio quando sembrava in dirittura d’arrivo.

Di certo la Regione ha già fatto sapere che per il 2013 non potranno essere garantiti i fondi per tutti gli ammortizzatori sociali richiesti. Lo sanno le aziende ed ormai anche gli operai. La riprova di ciò è nella proroga concessa, per ora, soltanto sino al 31 gennaio.

Tra i criteri selettivi potrà esserci anche quello che esclude dai benefici tutte quelle aziende che hanno beneficiato per almeno 24 mesi nell’ultimo triennio della cig in deroga.  La relativa clausola è stata, al momento, solo congelata (e non cancellata come avrebbero voluto i sindacati): a rimanere a bocca asciutta sarebbero tante aziende e molti lavoratori per i quali il futuro sarebbe segnato.

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Casarano. Tra cassa integrazione (straordinaria o in deroga) e mobilità, il destino degli operai del gruppo Filanto pare segnato. «L’azienda non può più produrre», ha affermato – senza mezzi termini – Luigi Prete, il responsabile (di Taurisano) del settore “Risorse umane” del gruppo nel recente tavolo tecnico svoltosi in Provincia dove l’ex colosso del calzaturiero ha ufficializzato la richiesta di concordato preventivo per il ripianamento del debito.

Dovrà seguire (entro il 18 dicembre) la presentazione del nuovo piano finanziario che, se accolto, porterebbe la cassa integrazione “straordinaria ministeriale” per gli 80 operai attualmente con la cassa “in deroga”. L’alternativa sarà la mobilità, preludio del licenziamento. Filanto punta, dunque, a restare attiva nel Salento, per la sola commercializzazione, con una nuova società che potrà assorbire un numero assai limitato degli attuali 644 dipendenti (dei quali ben 471 in cassa integrazione ed appena 175 al lavoro).

Incertezza anche per i lavoratori di Adelchi: qui l’azienda si è detta disposta a revocare la mobilità per 791 operai solo in caso di proroga della cassa. Intanto gli operai lamentano il 2vistoso ritardo” con il quale vengono corrisposte le indennità già maturate. La situazione è al limite e non si escludono gesti eclatanti come quello che nel 2009 vide alcuni operai occupare la fabbrica ed il tetto del Comune di Tricase.

A Matino, intanto, la Romano ha chiesto un altro anno di cassa per 180 operai (su 350) ipotizzando un rilancio nel 2014. «Non abbiamo delocalizzato ma solo perso fornitori: speriamo nel rilancio», hanno fatto sapere i responsabili dell’azienda detentrice del marchio Meltin’Pot.

I lavoratori (nella foto) hanno seguito da vicino, e in centinaia, gli incontri a Lecce, in Provincia e in Prefettura. Vogliono chiarezza (anche da parte dei sindacati) sul loro futuro. E la solidarietà, intanto, corre pure su Facebook. «Noi della “5 Elle” vi avevamo avvisati da tempo che avreste fatto la nostra stessa fine ma non avete aderito mai agli  scioperi nostri o della De Rocco. Però restiamo solidali con voi: combattete perché la colpa non è vostra ma dei datori di lavoro. Auguri e forza», ha scritto sul social network Michele Fracasso.

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Operai in protesta dinanzi la Prefettura a Lecce

Casarano. Il sospetto è che la stagione delle promesse “campate in aria” e dei programmi “irrealizzabili” questa volta sia destinata ad essere spazzata via una volta per tutte. I tentativi, in larga parte artificiosi, di mantenere in vita il settore calzaturiero sembrano, infatti, giunti al capolinea alla luce dell’annunciata mancata riconferma della cassa integrazione “in deroga” che dovrebbe interessare ben 5.500 operai in tutta la provincia. I sindacati hanno fatto sapere i fondi per i sussidi “sono assicurati soltanto sino alla fine dell’anno”. Senza validi progetti di rilancio c’è solo il licenziamento.

A rischiare di rimanere senza “ammortizzatori sociali” sono circa 1.000 operai della Filanto, 700 dell’Adelchi ed anche 230 della Romano di Matino oltre a  2.500 dipendenti di tante piccole imprese del manifatturiero della zona. A dimostrazione che, dinanzi ai tanti programmi di rilancio finora disattesi, la resa sia davvero vicina è confermata da quanto affermato dal segretario generale della Uil di Lecce, Salvatore Giannetto, il quale, per garantire una quota di reddito aggiuntiva a queste migliaia di lavoratori dal prossimo gennaio senza aiuti, ha ipotizzato un loro “reimpiego in attività utili alla collettività collegate ad un reale processo di riqualificazione professionale”.

Ciò potrebbe anche significare dire addio al calzaturiero, settore in crisi da troppo tempo e senza alcuna capacità di fornire risposte utili a quanti, in questi anni, hanno chiesto, con insistenza, la salvaguardia delle posizioni lavorative acquisite.

Cosa ci possa essere dietro l’angolo, al momento, è difficile anche solo ipotizzarlo. Basta vedere quanto accaduto alla “Leo shoes” che avrebbe dovuto riassorbire circa 700 lavoratori ex Filanto nel triennio 2001-2013 e che, invece, ha già lasciato a casa, perchè “in esubero” 25 dei 100 dipendenti assunti appena nel settembre del 2011.

Fa pensare il fatto che la cassa integrazione ordinaria (prevista per la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per eventi temporanei) sia passata dalle 324.131 ore autorizzate a luglio 2012 a zero in agosto con uguale crollo (- 97,2 per cento) per quella in deroga.  Ad aumentare è stata, invece, la cassaintegrazione straordinaria (prevista nei casi di ristrutturazione, riorganizzazione, conversione o crisi aziendale). Dal prossimo gennaio il rischio è che si debba parlare d’altro.

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Casarano. Ancora un duro colpo alle residue speranze di ripresa del settore calzaturiero. Dallo scorso agosto, infatti, un quarto dei lavoratori dell’azienda “Leo shoes” ritenuti in esubero sono rimasti a casa perdendo il loro posto di lavoro. Il provvedimento riguarda 25 dei circa 100 dipendenti assunti con contratto a tempo determinato appena nel settembre del 2011. Per loro va in archivio non solo un impiego (seppur precario) ma anche la speranza di un posto fisso. La “Leo shoes”, azienda con sede a Milano, aprì a Casarano nel gennaio del 2011 per riassorbire i circa 300 lavoratori espulsi da due aziende del gruppo Filanto, ovvero Tecnosuole e Zodiaco, nell’ambito dell’accordo di ricollocazione sottoscritto presso il ministero del Lavoro. Secondo gli accordi la “Leo shoes” avrebbe dovuto riassorbire 120 lavoratori entro il primo anno (il 2011), 270 entro il 2012 ed altri 305 entro il 2013. Quanto accaduto ad agosto potrebbe influire negativamente sulle prospettive di ulteriore concessione della cassa integrazione straordinaria nell’ambito dei programmi di ricollocazione dei lavoratori del gruppo Filanto e sul riavvio del contratto di programma del Pit 9.

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