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olio d’oliva

scuola elementare contro la xylella   (2)

Foto di gruppo con i cartelloni per le terze classi della “Oberdan”

PARABITA. Designer per un giorno, in nome degli ulivi e dei sapori salentini. Così la visita guidata nel frantoio oleario Rogran di via Como si è trasformata per le terze classi della scuola elementare “G. Oberdan” in un compito da veri e propri creativi: disegnare il logo per le nuove confezioni dell’olio aziendale. Un’idea nata a scuola con il progetto “Sciamu allu trappitu”, che ha trovato il pieno appoggio della ditta e dello storico Aldo D’Antico, che ha accompagnato i bambini in un percorso di conoscenza della filiera di produzione dell’olio. Occasione ghiotta non solo per vedere da vicino come nasce l’olio d’oliva nostrano ma anche per parlare del batterio killer che ne sta minacciando la genuinità.

E i bambini, già a conoscenza del problema Xylella, appreso a scuola e in famiglia, hanno raccolto tutto il materiale di cronaca sull’argomento, realizzando alcuni colorati cartelloni con ritagli di giornale, fotografie, interviste agli esperti del settore. Una ricerca poi tradotta in immagini, dando sfogo alla propria creatività, con il motto “Salviamo nonno ulivo”. Tantissimi disegni, tutti fantasiosi e ben fatti, che hanno sorpreso gli stessi titolari, tanto da premiare ogni partecipante artista con un libro a testa e alcuni gadget. Cinque i manufatti più belli tra i quali la Rogran sceglierà poi l’idea vincente per l’etichettatura del neonato olio Nachiru, ultimo nato dell’azienda.

È proprio nei periodi di crisi che diventa più forte la voglia di affermare la propria identità, di ricordare il punto di partenza, le tappe del percorso fatto, lo stato presente ed infine ipotizzare scenari futuri. Cade a pennello in questi giorni “La produzione e la commercializzazione dell’olio di oliva: ieri e oggi”, uno dei Quaderni rurali editi dal Gal “Serre salentine”.

Mentre sguardi preoccupati si posano sugli uliveti grigi e dolenti, la pubblicazione ripercorre attraverso articolati e competenti interventi i percorsi del nostro olio. Si incomincia dal passato con un lungo saggio di Elio Pindinelli che riassume la produzione e il commercio dell’olio di oliva nel Salento tra XVI e XIX secolo, il periodo aureo che vedeva il porto di Gallipoli al centro del commercio con i vascelli che trasportavano l’olio in tutta Europa; poi l’inevitabile declino. Nella prima metà dell’Ottocento erano ben 35 i frantoi ipogei scavati nel tufo nel cuore della “città bella”.

Un mondo sotterraneo, fatto di vasche, torchi, presse, strumenti di un lavoro le cui difficoltà, oggi, risulta difficile anche immaginare. Questo mondo sotterraneo interessava tutto il Salento. Per restare nei “nostri” paesi ricordiamo che a Casarano nel medesimo periodo si contavano 27 ipogei, a Galatone 25, a Presicce 23, ad Acquarica del Capo (9), ad Alliste (5), Felline (3), Melissano (7), Racale (8).
Le fasi di commercializzazione dell’olio e il profilo di Giovanni Presta di Gallipoli e Cosimo Moschettini, due “riformatori dell’economia olivicola” concludono la prima parte del Quaderno rurale dedicato all’olio.

La seconda si apre con un intervento di Gianni Lezzi su “La produzione dell’olio di oliva delle Serre salentine, oggi”: le varietà di olivo, le pratiche colturali, la moderna conservazione e le caratteristiche organolettiche degli oli, nuove forme di mercato.
Infine Davide Montefrancesco analizza la commercializzazione dell’olio di oliva delle Serre salentine inserendo il quadro locale in quello più ampio nazionale.
Non manca uno sguardo al futuro con nuovi percorsi di valorizzazione che si coniugano con lo sviluppo del turismo rurale.

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