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nuovi progetti

Gallipoli – Ricerca di cloni di Leccino più resistenti a Xylella, dispostivi nanotech per far arrivare a destinazione le cure, l’utilizzo della sanse per uso alimentare, la tecnica degli innesti e molto altro. Coldiretti Lecce ha chiamato all’appello presso la propria sede di via Bari ricercatori e docenti universitari lo scorso 31 maggio, per presentare le sette idee progettuali (tre già avviate) di cui è partner, per la rigenerazione agraria del Salento e la lotta al fastidioso batterio. «Abbiamo sentito da subito la necessità di far diventare questo territorio un laboratorio a cielo aperto – ha detto il presidente Pantaleo Piccinno alla platea – abbiamo lavorato per creare una rete di ricercatori, non solo pugliesi, convinti che solo da una virtuosa collaborazione tra gli enti di ricerca potranno nascere le soluzioni per salvare il nostro patrimonio olivicolo e per disegnare scenari di rigenerazione ambientale e agricola».

L’assemblea Giovani Coldiretti

L’agronomo Giovanni D’Amato (Coopolio Salento) ha presentato il progetto Biocodiro, ovvero l’impiego di ioni e chelati da far assorbire in via radicale alla pianta per attenuare i sintomi del Codiro. Gianluca Bleve (di Tricase) e Giovanni Mita dell’Ispa Cnr Lecce hanno spiegato il progetto “Passata d’oliva”, uno studio che ha trasformato la sansa da prodotto di scarto a prodotto alimentare biologico di grande valore nutrizionale. Francesca Baldassarre (foto) dell’Università del Salento ha invece illustrato lo stato dell’arte del progetto Nanotool, che prevede la messa a punto di una nuova generazione di fitofarmaci a base di nanoparticelle di ossido di rame e ossido di zinco.

Riflettori poi sui gruppi operativi – una sinergia tra ricercatori e agricoltori – che stanno mettendo a punto i progetti nell’ambito del Partenariato europeo per l’innovazione.  Il professor Angelo Corallo (Università del Salento) ha illustrato il progetto “TyTo Alba” che studia modelli di parchi agricoli multifunzionali ad alta valenza paesaggistica ed il progetto “Simple” per l’elaborazione di un sistema di serre idroponiche automatizzato per la coltivazione a pergolato. Il professor Vito Nicola Savino, del centro di ricerca Basile Caramia, ha spiegato il progetto “Biosavex” che ha come obiettivo l’individuazione di germoplasma di ulivo resistente all’infezione ed anche il progetto “Sogesom”, dedicato allo sviluppo della tecnica agronomica degli innesti. «Gli occhi dell’Italia e dell’Europa sono puntati sulla Puglia – ha detto il professor Gucci dell’Università di Pisa – le soluzioni che saranno prospettate per questo territorio saranno importanti per tutto il mondo visto che xylella è un problema causato dalla globalizzazione, una fitopatia che arriva con la movimentazione delle piante ornamentali».

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