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NOEMI DURINI

Alessano – Perizie tecniche affidate al Ris di Roma per giungere alla “prova-provata” sul caso Noemi. Quella che fino al 3 gennaio scorso sembrava una vicenda ormai definita con la confessione del giovane di Montesardo Salentino L.M., ora è alla ricerca di nuove certezze. I nuovi dubbi sono sorti dopo la ritrattazione del 18enne che lo scorso 13 settembre aveva portato i carabinieri nelle campagne tra Castrignano del Capo e Santa Maria di Leuca, sul luogo dove lui stesso avrebbe colpito con una pietra alla testa l’ex fidanzata e poi seppellito sotto un cumulo di pietre. Risale, invece, al 3 gennaio la nuova versione dei fatti consegnata dal ragazzo in una lettera ad un agente del carcere sardo di Quartucciu nella quale accusa dell’omicidio un 48enne meccanico di Patù. Da ciò la necessità da parte degli inquirenti di poter disporre dei migliori riscontri tecnici possibili da far valere in sede processuale. Una prima perizia affidata al Reparto investigazioni scientifiche di Roma verrà disposta sulle tracce biologiche raccolti nel corso delle indagini, ovvero residui di sangue e altro, mentre una seconda perizia dovrà mettere a confronto il traffico telefonico intercorso tra i cellulari di amici e parenti di Noemi e di L.M.. Occorre poi verificare se dai filmati degli impianti di videosorveglianza (almeno due) oltre al passaggio della Fiat 500, guidata all’alba del 3 settembre dall’allora minorenne L.M. con a bordo Noemi, vi siano altre autovetture, come affermato dal ragazzo.

Le aggressioni nel carcere – Intanto nel carcere di Quartucciu, nell’arco di pochi giorni si sarebbero registrate due aggressioni nei confronti del ragazzo detenuto. La segnalazione è stata inoltrata alla direzione struttura penitenziaria, con annessa richiesta di trasferimento altrove, ma al momento non sarebbero stati adottati provvedimenti in merito. Gli episodi confermerebbero il clima di tensione venutosi a creare tra il giovane di Montesardo e gli altri detenuti. Intanto i suoi legali hanno sollecitato nuovi accertamenti sul suo stato psico -fisico dopo che una prima perizia avrebbe confermato la sua capacità di intendere e di volere. Secondo gli specialisti, il ragazzo “avrebbe compreso il disvalore e l’abnormità del gesto compiuto. Cosi dopo la confessione ha più volte orientato gli interlocutori verso alterne versioni per quanto goffe, organizzate secondo rappresentazioni per lui giuridicamente più favorevoli”. Su di lui, al momento, pendono le accuse di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, occultamento di cadavere e porto di oggetti atti ad offendere.

Specchia – Una nomina che, più di altre, non giunge per caso. È quella che attribuisce a don Antonio De Giorgi, parroco a Specchia nella chiesa “Presentazione Beata Vergine Maria”, il ruolo di assistente ecclesiastico diocesano dell’associazione “Figli in Cielo”, riconosciuta dal Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana nel gennaio 2017. Dei giorni scorsi è il decreto firmato dal    vescovo della diocesi di UgentoSanta Maria di Leuca, monsignor Vito Angiuli, per una durata quinquennale. «Ho istituito in diocesi l’associazione “Figli in cielo” per il sostegno e l’accompagnamento  delle famiglie visitate dal lutto in seguito alla perdita di un figlio o di un proprio caro, pertanto – ha scritto il vescovo a don Antonio – dovendo provvedere ad un assistente ecclesiastico diocesano che svolga il ruolo sia di referente dei parroci che desiderino dar vita a questo sodalizio e sia di sacerdote particolarmente sensibile al ministero della consolazione per le famiglie colpite da un lutto, ho pensato di affidare a te, persona equilibrata, saggia e prudente, questo delicato incarico». Il parroco,nato a Tricase il 27 novembre del 1969, è stato ordinato sacerdote il 28 giugno del 1997 ed è a Specchia dal 17 settembre 2011, dove ha saputo farsi  apprezzare anche in occasione dei drammatici fatti legati all’omicidio della sedicenne Noemi Durini, con risvolti (ancora attuali) finiti sotto i riflettori nazionali. Al fine di arginare il clima di odio e di vendetta “strisciante” che si respirava in paese, don Antonio affermò: «La violenza porta solo altra violenza in una spirale che alla fine rischia di distruggere anche l’ultimo brandello di umanità. La rabbia è tanta ed è comprensibile, ma la voglia di farsi giustizia da soli non è la soluzione razionale e giusta».

Specchia – Cosa ci sia oltre l’“atto dovuto”, forse, lo si potrà sapere a breve, intanto le indagini sull’omicidio di Noemi Durini segnano un altro colpo di scena. Il fidanzato L.M., finora reo confesso, ha puntato il dito nei confronti di un meccanico 48enne di Patù (F.N. le sue iniziali). Dello scorso 3 gennaio la lettera che il ragazzo (minorenne all’epoca dell’assassinio di Noemi) ha indirizzato ad un agente della polizia penitenziaria del carcere di Quartucciu (in provincia di Cagliari) dov’è detenuto da settembre. La lettera ha fatto il suo corso e per questo nel registro degli indagati è finito un altro uomo accusato non solo di omicidio ma anche di prostituzione minorile. Non si tratta di un nome “nuovo” (sarebbe un amico di Noemi) ma di certo una diversa (l’ennesima) ricostruzione di quanto accaduto in quelle ore del 3 settembre che portarono alla morte la 16enne di Specchia, ritrovata poi cadavere sotto un cumulo di pietre il 13 settembre nelle campagne tra Castrignano del Capo e Santa Maria di Leuca. A condurre le forze dell’ordine in quel fondo agricolo fu lo stesso L.M. che ora la perizia disposta dalla Procura ha accertato essere stato “pienamente capace di intendere” e di volere nelle circostanze che portarono al delitto.

La perizia e la “capacità di intendere e di volere” – Il ragazzo di Montesardo, secondo gli specialisti, “avrebbe compreso il disvalore e l’abnormità del gesto compiuto e proprio per tale ragione ha avuto la rapida e perseverante premura di allontanare da sé ogni sospetto. Cosi – concludono i periti – dopo la confessione ha più volte orientato gli interlocutori verso alterne versioni per quanto goffe, organizzate secondo rappresentazioni per lui giuridicamente più favorevoli”. Su di lui, al momento, pendono le accuse di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, occultamento di cadavere e porto di oggetti atti ad offendere. Lo scorso 2 dicembre i 18 anni in carcere per l’ex fidanzato (protagonista anche di atti di autolesionismo dietro le sbarre).

L’interrogatorio del meccanico – Il 29 gennaio prossimo, intanto, è già in calendario l’interrogatorio del 48enne di Patù. Il suo nome compare già nei primi interrogatori del 18enne di Montesardo, ma quale possa essere stato il suo ruolo nella vicenda è tutto da capire. Di certo, prima della ritrattazione di L.M., il suo nome non figurava nel registro degli indagati pur essendo stato più volte tirato in ballo dall’ex fidanzato. Secondo quanto accertato dall’autopsia, prima di essere uccisa Noemi venne picchiata, probabilmente a mani nude, e poi accoltellata al capo e al collo (la punta di un coltellino fu ritrovata nel suo cuoio capelluto).

Il cortometraggio –  “Se vi picchia non vi ama” è, il cortometraggio curato dal regista Cosimo Scialpi (di Gallipoli) ispirato alla vicenda che ha ancora oggi è al centro di molti reportage giornalistici nazionali. Le riprese sono già partite, tra Specchia, Gallipoli e Roma. Il lavoro andrà in onda prossimamente sui canali Sky.

Specchia – Non ci sono più i giornalisti davanti casa, la fame quasi spasmodica di notizie è cessata. Il telefono non squilla più come prima. Il circo delle notizie che si superano incessantemente, ha spento i riflettori dopo un mese di tam tam nazionale su Noemi Durini, sedicenne uccisa dal ragazzo che amava e che abitava poco lontano da casa sua, ad Alessano.

“Era l’unica persona che gli voleva bene: perchè l’ha uccisa?”. “Quando lo incontrerò, vorrò fargli solo una domanda: era l’unica persona che ti voleva bene: perché lo hai fatto? Voglio proprio sapere che mi risponde”: nella calma apparente, la madre Imma Rizzo, non ha perso la forza che l’ha caratterizzata da subito. Ora alterna il suo lavoro alla partecipazione ad incontri di preghiera e di testimonianza sul dolore provocato dalla violenza. “Alcune associazioni mi hanno invitato a parlare con i ragazzi, lo farò come se parlassi a mia figlia – dice la donna – per gli altri incontri nei quali si parla e basta, senza entrare nel merito dei problemi e cercare di risolverli, non ho più nessun interesse. Dovremmo organizzarci, andare in Parlamento e chiedere maggiore certezza delle pene”.

Va agli incontri con i giorvani, prega “ma basta con i convegni che poi finiscono lì”. Dei momenti di raccoglimento e preghiera dice convinta: “Fatte con il cuore le preghiere arrivano, io ci credo. Ma alle riunioni in cui i vari relatori parlano di violenza sulle donne seguendo un copione, non credo per niente. Proprio quelli che avrebbero dovuto aiutarmi per evitare il peggio si sono fatti vedere solo dopo l’omicidio, poi fino ad oggi non si sono fatti sentire più”. Torna così indietro con la memoria, a quando ha cercato in tutti i modi di salvare sua figlia: “Mi ero rivolta a loro, ai servizi sociali, volevo far spaventare un po’ mia figlia e tenerla un po’ a bada, ma nessuno è intervenuto. Era estate, figuriamoci – racconta amara -. È tutto il sistema che non ha funzionato e anche questa è violenza contro un’adolescente; il disinteresse di tutti quando ho denunciato i maltrattamenti che ha subito Noemi è violenza. E poi quel mostro (non usa mai il nome dell’omicida) me l’ha uccisa. L’indifferenza uccide”.

“Quando torno a casa la mia Noemi non c’è”. Solo dopo Imma ha scoperto altri pezzi della storia, altri particolari: “Chi sapeva non ha avuto il coraggio di dirmi nulla. Ognuno ha pensato di stare zitto, perché in fondo non lo riguardava personalmente”, commenta. “Ora torno a casa e la mia Noemi non c’è. Mi rimangono i suoi amici, spesso vengono a trovarmi – continua – a loro dico sempre che quando c’è qualcosa che non va devono confidarsi con i genitori, che sono le persone che ci conoscono meglio, non devono avere timore di parlare. Anche Noemi negli ultimi periodo non mi diceva tutto, se avessi saputo che lui continuava a picchiarla e ad insultarla sarei intervenuta immediatamente, così come ho fatto la sera dopo il suo rientro a casa, sono andata subito a denunciare l’accaduto”

Insieme al dolore dei genitori di Sonia Marra. Nei giorni del dramma finito in tragedia anche i genitori di Sonia Marra, l’altra ragazza di Specchia uccisa a Perugia circa dieci anni fa, sono andati ad esprimere la loro vicinanza. “Almeno io posso piangerla, mi hanno detto con il cuore in mano, il corpo di Sonia non è stato mai trovato”. Dolore aggiunto a dolore. “Possiamo continuare così? Ad aver paura per i nostri figli? Anche loro, in fondo sono vittime. Non bastano gli incontri dove gli ospiti si vantano della propria esposizione: e poi?”, conclude Imma. E aspetta ancora risposte. Che non vengono o, se arrivano, giugnono tardi e senza un seguito concreto.

Specchia – Una marcia silenziosa per le vie di Specchia e un incontro per parlare della violenza sulle donne, legando l’evento alla “Staffetta della responsabilità” promossa dal Comune di Sogliano Cavour e che mira a collegare i Comuni nell’impegno contro la violenza. Si è voluto ricordare così Noemi Durini, ad un mese dal suo ritrovamento. In prima fila, mamma Imma, che non smette di ripetere che l’odio genera violenza. È stata praticamente lei la protagonista della serata, dimostrando ancora una volta di essere forte, annegando il terribile dolore nell’impegno verso gli adolescenti. “Voglio ricordare mia figlia e farla vivere ogni giorno aiutando i ragazzi; presto fonderò un’associazione con questo scopo, essere vicina specialmente agli adolescenti, più fragili in quel momento della loro vita”, ha detto.

Ferita ancora aperta ma poca gente. La ferita ancora aperta nel paese non è bastata a chiamare a raccolta un po’ di gente presso il centro Capsda; in sala, ieri, per lo più donne, già interessate all’argomento per ruolo istituzionale, per lavoro o per impegno sociale. Forse, come ha detto il Sindaco Rocco Pagliara, ancora si deve metabolizzare bene quanto successo, e ancora non si è pronti a fare autocritica. A pensare che forse c’è un gap tra le istituzioni e cittadini che deve essere colmato con mezzi alternativi, con una maggiore comunicazione e con un frequente scambio di esperienze.

I tanti servizi e le scarse informazioni alla gente. A mettere il dito nella piaga, a sottolineare cioè la distanza che c’è tra cittadino e istituzioni, è stata la stessa madre della 16enne uccisa dal suo compagno di un anno più grande di lei. Dopo un intervento in cui sono stati elencati tutti i servizi offerti dai servizi sociali del paese e dell’Ambito sociale, la donna non si è trattenuta: “Scusate, perché nessuno mi ha informata di tutto ciò? Io ho denunciato tante volte, ma sono stata lasciata sola. Ho chiesto aiuto e nessuno mi ha dato una risposta. E neanche le forze dell’ordine mi hanno informata su questi servizi. La rete si deve attivare e ognuno non deve avere timore di chiedere aiuto. Dobbiamo smetterla di vedere le istituzioni più grandi di noi ma dobbiamo cercare il dialogo”. L’interruzione non è stata gradita a qualcuno e il presidente dell’ambito di Gagliano Del Capo, Carlo Nesca, l’ha invitata ad intervenire alla fine delle relazioni, tenute comunque dall’assessore alle Pari opportunità di Specchia Luigia Maria Rosaria Scarcia; la presidente dell’Unione nazionale della Camera minorile, Rita Perchiazzi; la dirigente dell’istituto comprensivo Alessano-Specchia, Salvatora Accogli; la coordinatrice della rete dei Centri antiviolenza SanFra, Moira Fusco; l’assistente sociale dell’Ambito sociale di Gagliano, Daniela De Giorgi.

Tanti programmi per le donne. E gli adolescenti? Molti i riferimenti nei loro interventi ai servizi in essere ed a quelli a venire, tutti relativi alla violenza di genere ed ai centri protetti, servizi che però vengono in aiuto a donne maggiorenni e non alle ragazze, tradendo un po’ sia il titolo dell’iniziativa (“Le risorse degli adolescenti nei processi di crescita e costruzione di un’identità”) che il richiamo alla drammatica storia d’amore finita in tragedia. La dirigente scolastica Accogli, illustrando gli interventi ed i progetti per la sua scuola, ha richiamato la necessità di realizzare “un’alleanza educativa” che avvicini i genitori agli insegnanti. Per rafforzare quella rete sociale in grado di segnalare in tempo ed attivare adeguati strumenti di contrasto, magari dopo aver realizzato piani di educazione alle emozioni a scuola e sanato le criticità da superare nella comunicazione e nel coinvolgimento.

SPECCHIA. Un corteo silenzioso e un confronto, tra esperti, sull’identità degli adolescenti per ricordare Noemi.  Ad un mese dal ritrovamento del corpo senza vita della 16enne, scomparsa da casa il 3 settembre, venerdì 13 ottobre il Comune di Specchia organizza un evento di “informazione, formazione e sensibilizzazione” sui temi della violenza di genere. Alle ore 18 da via 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, nei pressi del comune e del Centro Capsda, partirà il corteo silenzioso, in collaborazione con il progetto “La staffetta della responsabilità”  ideato dal Comune di Sogliano Cavour) per anticipare la tavola rotonda (ore 19 presso il Centro Capsda) dal titolo “Le risorse degli adolescenti nei processi di crescita e costruzione di un’identità”, mederata da Carlo Nesca, presidente del Coordinamento istituzionale dell’Ambito territoriale sociale di Gagliano del Capo. Al saluto del sindaco di Specchia, Rocco Pagliara, faranno seguito gli interventi di Luigia Maria Rosaria Scarcia, consigliera delegata alle Pari opportunità e alle Politiche sociali del Comune di Specchia, di Rita Perchiazzi, presidente dell’Unione nazionale della Camera minorile, di Salvatora Accogli, dirigente dell’Istituto comprensivo Alessano-Specchia, di Moira Fusco, coordinatrice della Rete dei centri antiviolenza “SanFra” e di Daniela De Giorgi, assistente sociale dell’equipe “Abuso e maltrattamento” dell’Ambito territoriale sociale di Gagliano del Capo.

Intanto ieri, martedì 10 ottobre, il vescovo della diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca, Vito Angiuli, nella chiesa Madre di Specchia ha celebrato una messa in suffragio di Noemi Durini, uccisa dall’ex fidanzato reo-confesso e ritrovata cadavere nelle campagne di Castrignano del Capo, invitando le comunità coinvolte dalla tragedia a vivere “con dignità, rispetto e discrezione” l’immane lutto, mettendo da parte “chiacchiericci mediatici e sentimenti di vendetta e ostilità”.

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Specchia – La drammatica storia e la tragica fine di Noemi Durini non cessa di suscitare tristezza e reazioni. Dopo gli striscioni a lei dedicati tra gli altri sul campo del Nardò calcio e nello stadio di Lecce, dopo le dediche a lei riservate dai partecipanti al Rally dei cinque Comuni, il corteo in suo nome a Lecce ed altre testimonianze, ecco un’altra iniziativa tutta al femminile

L’Asd Salento Women Soccer, squadra impegnata nel campionato nazionale di serie B rende noto che domenica 8 ottobre, in occasione della gara del campionato di serie B di calcio femminile tra la formazione giallorossa e la Roma XIV, ricorderà “la giovane salentina Noemi Durini, la sedicenne scomparsa tragicamente nello scorso mese di settembre per mano del suo fidanzato”. Le due squadre entreranno perciò in campo esponendo uno striscione con un messaggio: “Stop Femminicidio – Ciao Noemi” e un cuore giallorosso nel mezzo. Prima del fischio d’inizio, il direttore di gara farà osservare un minuto di silenzio in memoria della giovane uccisa. La gara tra Salento Women Soccer e Roma XIV si giocherà domenica 8 ottobre, a partire dalle ore 13.30 sul sintetico del Comunale di Sogliano Cavour.

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Noemi Durini

SPECCHIA. “Perché nessuno ha risposto alle richieste di aiuto?”. “L’hanno lasciata sola, lei e la sua famiglia che pure aveva denunciato tutto”. “Quando servono le istituzioni sono sorde o non ci sono”: domande come queste erano circolate in modo ossessivo nel giorno del ritrovamento del corpo della 16enne Noemi Durini, scomparsa all’alba del 3 settembre a bordo dell’auto di colui che sarebbe stato il suo aguzzino e che lei pensava fosse il suo amore. Quel corpo ritrovato dopo alcuni giorni fra Castrignano del Capo e Leuca, che accusava già i segni del tempo trascorso semisepolto in una pietraia, aveva rinfocolato le polemiche e le accuse “a chi doveva intervenire e non ha fatto niente”. Le risposte ufficiali sono arrivate in questi giorni, dal Tribunale dei minorenni, messo a furor di popolo sul banco degli imputati: proprio alla magistratura per i giovanissimi si era rivolta due volte la madre Imma, la prima nel maggio scorso. Ora si apprende che dieci giorni prima della scomparsa, Noemi e sua madre erano state sentite dal giudice minorile. Le due donne raccontarono del furioso litigio accaduto tra la ragazzina e il 17enne L.M. di Montesardo di Alessano; la giovane era tornata a casa con dei lividi sul volto, giudicati dai medici guaribili in due giorni. Erano i segni dell’ennesimo scontro con un suo coetaneo, sempre più stretto nella tenaglia fra l’avversione totale al rapprto della sua famiglia e i sensi di possesso e gelosia che non sapeva controllare. Alla Procura dei minori l’episodio era apparso di lieve entità, tipico di alcuni rapporti tra adolescenti piuttosto turbolenti ma nulla di più. Questa la valutazione che adesso prenderà la via per Roma Ministero della Giustizia, che ha avviato una indagine per capire tempi e modi di risposta alle richieste di intervento avanzate dalla madre di Noemi.

La Procura dei mnori ha nel frattempo chiesto di sottoporre L.M. ad una consulenza psichiatrica per stabilire se fosse cosciente di quello che stava facendo: ammazzare con botte e con un coltello la “sua” donna.

MONTESARDO (ALESSANO). I carabinieri hanno fatto ritorno, nelle ultime ore, presso l’abitazione del 17enne reo confesso dell’omicidio di Noemi Durini, a Montesardo, per una nuova ispezione. Alla luce degli esiti dell’autopsia compita lo scorso martedì, gli inquirenti cercano il coltello utilizzato dal giovane (ora detenuto in Sardegna) per l’omicidio. Nell’appartamento si cerca la parte mancante dell’arma, visto che la punta è stata ritrovata nella nuca della 16enne di Specchia di cui ieri si sono celebrati i funerali. Questo agghiacciante particolare sarebbe stato rilevato dallo stesso 17enne nel corso dell’interrogatorio in cui aveva confessato il delitto. Il ragazzo ha poi affermato di aver nascosto il coltello in una zona di campagna, salvo non riuscire poi ad indicarla. Secondo la sua ricostruzione, il coltello in questione gli sarebbe stato fornito da Noemi, nel giorno della sua scomparsa e (a quanto pare) anche del suo omicidio, per mettere in atto l’esecuzione dei genitori del ragazzo.

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SPECCHIA. È il giorno del silenzio, cercato e preteso a gran voce da mamma Imma. Silenzio sulla vicenda dai contorni ancora poco chiari, sulle accuse tra le famiglie, sulle infamie riservate ad un territorio intero, sull’assurda morbosità nei racconti. È il giorno del dolore, del raccoglimento, della riflessione. Il giorno dell’ultimo saluto a Noemi Durini, uccisa a 16 anni, dal ragazzo che amava. Intorno alla camera ardente allestita dalla mattina nessuno ha avuto il coraggio di proferir parola. Dalla mattina fino al momento del funerale un corteo muto, contino e lento, è passato per esprimere la propria vicinanza ad una famiglia distrutta dal dolore. Solo silenzio e commozione. Silenzio invocato più volte anche dal vescovo monsignor Vito Angiuli (diocesi di Ugento-S. Maria di Leuca) durante la sua omelia: “Il silenzio è come una carezza, consente all’anima di trovare un percorso di luce anche dentro l’oscurità della morte. Silenzio, assenza di parole ma non di sentimenti, che quando sono incontenibili sfociano nel pianto”. Una comunità abituata a raccogliere centinaia di persone nel proprio centro storico, modello urbano noto dappertutto, si è trovata i riflettori di tutta Italia puntati contro per una vicenda devastante e inaspettata. Specchia, unica cittadina dell’Ambito sociosanitario ad avere un Cav, il Centro antiviolenza, è stata colpita proprio al cuore.
È stato un rapporto malato a causare la morte della ragazza che come tutte le sue coetanee cercava solo l’amore e viveva dell’entusiasmo che quel sentimento le trasmetteva. Lo viveva con la caparbietà, accentuata nelle adolescenti, che dava la forza di affrontare tutto. Con le sue compagne, in classe, ne parlava, talvolta con sofferenza; nessuno si sarebbe mai immaginato che quegli screzi tra i due giovani amanti li avrebbero fatti sprofondare in un baratro.

Maglietta bianca e jeans, con in mano una rosa bianca in segno di purezza, i compagni di scuola non hanno mai lasciato solo il feretro. E nella lettera di commiato letta dopo il rito funebre, le hanno chiesto scusa per non aver capito che dietro quella corazza dura poteva nascondersi una richiesta d’aiuto. Anche il Sindaco Rocco Pagliara, nel suo messaggio, chiede scusa a nome della comunità “perché non abbiamo capito, perché non siamo intervenuti”. Si poteva intervenire? Come? Quando? Gli sguardi tradiscono domande non espresse. “La morte di Noemi e il dolore dei familiari ci appartengono – ha detto ancora il vescovo – segno dell’umana compassione, sono soprattutto un pressante invito a porci interrogativi che non possiamo eludere e mettere sotto il silenzio. E mi rivolgo direttamente a voi giovani, vi supplico: aprite il vostro cuore e svelateci i vostri sentimenti, non rifugiatevi nella solitudine, ma lasciateci intravedere l’immenso desiderio di bene che alberga in voi. Camminiamo mano nella mano”.
Che il sacrificio di Noemi sia da esempio per tutti, questo l’appello condiviso alla fine della cerimonia che si chiude con un atto d’amore e di forza della madre. “Non voglio odio. Non odiate, perché l’odio porta soltanto violenza – afferma senza esitazione mamma Imma – mia figlia è morta, ma ha vinto lo stesso perché lei non provava odio”. E poi rivolgendosi agli amici della figlia ha aggiunto: “A voi ragazzi ora chiedo: se avete problemi, venite a casa di Noemi e parlate. La porta sarà sempre aperta per ascoltarvi”. Alla fine della messa palloncini bianchi in aria e un applauso scrosciante su tutto e tutti.

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fernando d'aprileLe immagini che scorrono e scorreranno sugli schermi fino a sera tardi ed in parte anche domani, sono le ultime che hanno il sapore di noi, del nostro montante interesse, delle paure, della rabbia, dello sgomento man mano che spaginavamo il piccolo libro della vita di una ragazza che ancora non sapeva chi essere, come tanti altri adolescenti.
La densa umanità ancora presente in una comunità ha semplicemente accompagnato la bara, attonita e in silenzio, rispettosa del volere della famiglia più colpita e senza appello. Il corteo funebre con tanto bianco intorno ha fatto il suo inevitabile corso, tra una folla di domande perse nell’aria.

Uomini, donne, giovani e anziani, istituzioni civili e religiose fra qualche ora lasceranno il campo per intero alla battaglia giudiziaria che è già cominciata e che approderà ad una verità, quella giudiziaria, a volte tanto lontana da quella reale. Chiare abbastanza le strategie. A difesa del reo confesso omicida, 17 anni ed una mentalità di aspirante adulto cresciuto male, sono stati chiamati noti avvocati penalisti della provincia; facendo da esperti il loro mestiere, hanno parlato di un pentito, che forse non era “presente a se stesso” al momento dell’uccisione; per stabilire ciò, hanno annunciato la richiesta di una perizia psichiatrica. A curare in sede legale la famiglia di Noemi, arriverà da Roma una famosa loro collega; in una dichiarazione ha puntato il dito contro l’autorità giudiziaria da cui non sono venuti gli interventi richiesti.

A meno di svolte nelle indagini, l’attenzione scemerà come accade sempre. Anche quella dei media – televisivi, di carta, sulla rete – che seguirà ancora una volta la parabola discendente dopo il clamore, le grida, i particolari pruriginosi, secondo quella malsana tendenza per cui la pancia ha più ragioni del cuore e del cervello, magari anche pr mettere insieme più copie, più clic.. Un mio maestro, una trentina di anni fa, ci invitava ad “aprire la pancia alle bambole”, a non fermarci a contemplare le apparenze per poi descriverle. Con parole più gentili, don Tonino Bello amava contrapporre “il gusto dello scavo alla tentazione della superficialità”. Vale per i giornalisti ma, a ben pensare, vale per tutti coloro che hanno rispetto vero, profondo di se stessi.

“Riprendiamoci il tempo della riflessione”: l’invito della psicologa Beatrice Sances (pubblicato qui) adesso potrebbe trovare spazio. A partire dai necessari centri di assistenza a chi si trova invaso da tali incontrollabili pulsioni. Le donne hanno fatto un loro percorso, per vincere alla fine la barriera della denuncia delle violenze, anche in famiglia; hanno trovato servizi specifici e case protette; sono arrivate nuove leggi in loro aiuto. Per gli aggressori, in gran parte uomini-padrone, solo le mura del carcere, finora. È possibile offrire loro un approdo diverso, aprire una porta a chi non vuole fare quella fine? Che vuole essere aiutato in tempo, magari ai primi sintomi?

Forse si farà qualcosa. E la logica della sopraffazione tra generi e della morte (“o io o lei”) troverà ambiti sempre più ristretti e sempre meno ben disposti. Troveranno così – chissà quando ma di sicuro avverrà – altre strade anche le coppie di giovanissimi, oggi sballottolate tra le onde dei “grandi” come novelli migranti, stritolate tra una famiglia che non li ama e un’altra che non li vuole. Loro sì che faranno in tempo ad avere un futuro, oggi negato a troppi.

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SPECCHIA. A Specchia oggi è il giorno dei funerali di Noemi. Il feretro della 16enne ha fatto ritorno nella sua abitazione di via Madonna del Passo, ieri sera intorno alle 21, tra una folla di gente che, rispettando l’invito alla sobrietà giunto da più parti (e dalla madre della giovane in primis), ha seguito in silenzio l’arrivo della salma scortata dai carabinieri. Alle 16, nella chiesa matrice, i funerali celebrati da monsignor Vito Angiuli, vescovo della diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca. Sempre ieri, nel primo pomeriggio, si è svolta a Lecce l’autopsia (durata sette ore e mezzo) sul corpo della giovane: l’esame non ha, però, fatto chiarezza sulle dinamiche dell’omicidio. In attesa di nuove analisi, quel che appare certo è che l’assassinio si è consumato nella giornata del 3 settembre, quella della scomparsa da casa di Noemi. Dubbi permangono, invece, sull’arma che il 17enne reo confesso avrebbe utilizzato: occorre capire da cosa sono state provocate le lesioni multiple riscontrate al collo e alla testa e quali sono risultate fatali. Gli esiti istologici non sono, tuttavia, completi e nei prossimi giorni quelle che ora sono solo ipotesi potranno trovare conferma o smentita. Intanto i carabinieri dei Ris hanno ispezionato con particolare attenzione la casa di Montesardo, la frazione a due passi da Alessano, dove viveva (prima dell’arresto) il fidanzato di Noemi  con i suoi genitori (il padre è indagato per concorso in occultamento di cadavere). Due i coltelli sequestrati: da verificare la loro compatibilità con la dinamica dell’omicidio.

SPECCHIA – Ore d’attesa a Specchia per conoscere i risultati dell’autopsia disposta sul corpo di Noemi Durini. Dall’esame si potrà sapere qualcosa in più sulle modalità con le quali il 17enne L.M. (reo confesso) ha ucciso la 16enne. Dopo quest’ultimo, indispensabile passaggio burocratico, la salma sarà riconsegnata alla famiglia della giovane per i funerali, con la camera ardente che molto probabilmente potrebbe essere allestita già in serata. All’esame autoptico (programmato quest’oggi alle ore 14) sarà presente il medico legale incaricato dalla Procura, dottor  Roberto Vaglio, e per conto della famiglia Durini anche il noto clinico barese Francesco Introna, di recente capo del collegio dei periti incaricato di indagare sulla morte di Stefano Cucchi. La verifica tecnica dovrà fare chiarezza sulle modalità dell’omicidio anche perché, se il 17enne di Montesardo ha sostenuto di aver ucciso Noemi con alcune coltellate al collo, resta il fatto che l’arma del delitto non è mai stata ritrovata mentre dalla tac eseguita non sarebbero emersi segni di frattura sul cranio della giovane, il cui cadavere è stato ritrovato nelle campagne di Leuca il 13 settembre scorso. Intanto il reo-confesso è stato trasferito dall’Istituto penale di Monteroni (doc’era stato assegnato in un primo momento) a Bari, in attesa di un successivo spostamento in Sardegna, sempre al fine di allontanarlo dal Salento.

In attesa dei funerali (che dovrebbero svolgersi tra giovedì e  venerdì) e alla luce del clima di  estrema tensione che si vive nelle comunità coinvolte dalla drammatica vicenda, dai sindaci di Specchia e Alessano (della frazione Montesardo è il 17enne arrestato) giunge l’appello perché a prevalere sia il “buon senso”.

«Nel rinnovare il nostro cordoglio alla famiglia di Noemi per il tragico epilogo della vicenda della ragazza, sentiamo il bisogno di chiedere alle comunità di Alessano e di Specchia e più in generale a quella salentina, di vivere i sentimenti di sgomento e di dolore per l’accaduto con il doveroso rispetto richiesto dalle circostanze. Riteniamo sia nostro dovere appellarci al buon senso perché questo fatto crudele, che turba le coscienze di tutti noi, rafforzi sempre di più l’idea che i valori della legalità e del rispetto delle istituzioni rappresentino il presupposto imprescindibile per la costruzione di una società più giusta e più libera», si legge nel comunicato congiunto a firma dei sindaci Rocco Pagliara (Specchia) e Francesca Torsello (Alessano). Il riferimento è ai fatti di cronaca degli ultimi giorni, quelli successivi al ritrovamento del cadavere di Noemi, con il clima di odio e vendetta che dai “social” è trasbordato nella vita reale prendendo di mira anche i legali dell’assassino. I due Sindaci condannano, inoltre, “qualsiasi atto di ritorsione privata e di eccessiva spettacolarizzazione mediatica dell’accaduto”.

“Linguaggio dell’odio, diritto di difesa e informazione sul web” è il tema affrontato quest’oggi nel corso di un incontro promosso a Lecce dall’Ordine degli avvocati e dalla presidenza della Corte d’Appello (con il neo presidente Roberto Tanisi) allo scopo di manifestare solidarietà ai colleghi minacciati. Contro gli insulti e le minacce del “partito dei forcaioli” si schiera anche la Camera civile salentina esprimendo solidarietà ai colleghi che hanno assunto la difesa del minore reo-confesso, ricordando come “l’avvocato rappresenti sempre un presidio di legalità e di giustizia”.

GALLIPOLI. “Si è agito molto sull’informazione, per far emergere il malessere sommerso; sulle strutture protette come le case rifugio; sulla legislazione resa più severa; poco lavoro è stato fatto sugli autori delle violenze, quasi abbandonati a se stessi. Attenzione: questo non è giustificazionismo ma volontà di capire la situazione andando oltre lo smarrimento e l’indignazione, formulando ipotesi e risposte”: inizia così l’intervista di “Piazzasalento” a Beatrice Sances, di Alezio, quasi 40 anni spesi tra Consultorio familiare del distretto di Gallipoli e corsi con i ragazzi delle Superiori su educazione delle emozioni, educazione sessuale ed altri temi relativi a quella delicatissima fase della vita che è l’adolescenza. Adolescenti come i due ragazzi di Specchia ed Alessano di cui oggi tutti parlano (e sparlano).

Più di qualcosa si è fatto sul versante delle donne; scarso il lavoro e quindi scarsi i risultati sul “se stesso” dell’uomo violento?

“Le aberrazioni mentali cui assistiamo sgomenti lo dicono; altri atteggiamenti meno eclatanti sembrano più accettabili ma devono preoccupare lo stesso. Il punto di partenza, la radice della questione è, a mio parere, che la donna ha fatto un percorso di emancipazione in cui l’uomo non sempre c’è stato, ha imparato, ha raggiunto un’altra armonia di coppia. Anzi, si è sentito sopraffatto, ridimensionato, senza potere ed allora – specie nelle fasce meno abbienti – ha fatto e fa ricorso alla violenza come uno strumento di affermazione del sé.  Noemi viveva forse una relazione di questo genere”.

Anche se con contrasti interiori molto evidenti, tra dichiarazioni assolute di amore e confidenze dolorose e prossime al distacco…

“Questa è la condizione di fondo degli adolescenti, la distanza tra ciò che si è appreso e quello che fai. La mancanza di coerenza che magari rimproverano agli adulti è un connotato tutto loro: riconosco il male, so che il comportamento più giusto è interrompere quel tipo di rapporto ma poi non lo faccio. È un comportamento in linea con la fase culturale attuale, in cui manca l’elemento della riflessione. Si brucia tutto in fretta, di corsa: ti mando uno stimolo, tu non reagisci come volevo e io mi sento uno scarto, tutto in un fiat. Da quello che vedo, quel 17enne si sentiva uno scartato e nessuno ci aveva messo le mani. Anche quando è uscito dalla caserma dei carabinieri ieri sera tardi, davanti alla folla provocatoriamente lui l’ha aizzata, sbeffeggiata: un’ulteriore tentativo di affermazione di sé, come un bullo: è l’unica piattaforma comunicativa che ha, la forza”.

Per cominciare ad uscire dall’impotente annichilimento e dalla rabbia inconsulta e semplicistica, e per recuperare quel “percorso” che tanti uomini non hanno fatto, da dove bisogna ripartire? Ha dei casi limite, nella sua lunga esperienza, da poter indicare come possibili modelli?

“Nessuna verità rivelata. Quello che cerco di fare col mio lavoro è esaltare la cultura della ‘fragilità’ tanto da farla diventare una risorsa in grado di farci diventare uomini e donne consapevoli di sé. Certamente ogni istituzione educante dovrebbe attrezzarsi per agevolare il percorso di questi nostri giovani avventurieri dell’identità. Poi cominciamo col farci domande prima di esprimere opinioni e giudizi. Perché, ad esempio, l’emozione prevalente nei giovanissimi è la rabbia? cosa manca in questa società in cui ‘tutto è permesso’? Io non ho la risposta ma cominciamo a cercarla e magari scopriremo cose insospettabili in cui anche noi adulti siamo compromessi. Il pensiero in questi momenti va ai tanti ragazzi e ragazze seguiti in questi anni, i cosiddetti ‘minori del Tribunale’, dai quali ho molto imparato, soprattutto che la rabbia è frutto della disperazione e dell’umiliazione”.

Specchia – Noemi Durini è stata ritrovata due giorni fa; ora ci sono da ritrovare altri pezzi di una vicenda il cui ricordo durerà molto a lungo. Occorrerebbe trovare sempre più spazio per una riflessione corale, di comunità, come ha consigliato da questo giornale la dottoressa Beatrice Sances, per recuperare ritardi pesanti sulle attenzione mai date agli autori degli abusi e dei delitti contro le donne. Ma ribolle ancora troppa rabbia e tanti perché dalle risposte facili e ultimative, che tengono inchiodato questo dolore collettivo.

I nodi da sciogliere.  Sul piano delle indagini gli interrogativi non mancano: la 16enne non è morta per i colpi di pietra sferrati dal suo compagno, come accertato ad un esame diagnostico: allora dice il vero l’autore del crimine, il quale ai carabinieri ha parlato di un coltello? E dove sarebbe finita quest’arma? Di chi sono le macchie di sangue nell’auto della 500 in cui si sarebbe svolto l’ultimo incontro tra i due all’alba di domenica scorsa? Ma il 17enne ha fatto tutto da solo o, come ha urlato a “Telerama” il papà dell’uccisa, l’autore sarebbe il padre del giovane che ora in isolamento in una struttura protetta? L’autopsia di lunedì dovrebbe chiarire qualche dubbio.

La guerra tra famiglie. Resteranno tutti interi e strazianti i rapporti dilaniati tra le due famiglie e tra quelli che ormai sono schieramenti in campo. Era lui la rovina di lei o viceversa? Un gioco al massacro, un altro ancora. Molto pare aver pesato l’arcaica cultura di chi concepisce la donna – quale che sia la sua età – come oggetto di proprietà, silenziosa, sempre al suo posto e sempre obbediente, con autonomia zero. Se questo è, c’è chi pensa che – ad un altro livello, beninteso  – anche il minore appare una vittima. Lo scambio di accuse continua, come i particolari che cambiano nel racconto del ragazzo. Sarebbe pentito, avrebbe lasciato in casa un biglietto trovato, dopo il rinvenimento del corpo della ragazza, dalla madre; parole con cui sostiene di aver “fatto tutto per voi, vi voleva ammazzare e fuggire con me a Milano”; scrive di sentirsi un fallito. Lontane ormai le immagini di strafottente bullo all’uscita dalla caserma di Specchia, davanti ad una folla violenta quasi al suo stesso livello, almeno nelle espressioni.

I funerali e il circo mediatico. La madre di Noemi, puericultrice apprezzata, dopo le due denunce inviate alla Procura dei minori di Lecce, ha avuto anche il coraggio di stoppare un funerale-show (maxischermi fuori dalla chiesa, moto rombanti…). Ha invitato ad un comportamento sobrio durante il piccolo percorso che farà la salma della figlia, dalla casa in chiesa. Ma l’impressione che al circo mediatico, in cui tutti i protagonisti sono “buoni” per fare audience, senza eccezione alcuna, non si riuscirà a togliere questo boccone. Il comitato sorto a Specchia con gruppi e associazioni, avrebbe voluto collaborare ai funerali (data la previsione di una grande folla) ma adesso farà altro: in programma iniziative per ricordare lei e le ragazze come lei, vittime di amori corrosi da antichi veleni.

Le Istituzioni zoppicanti. Il Comune di Alessano (l’omicida abitava nella frazione di Montesardo) riceve dalla Procura del Tribunale dei Minori di Lecce la richiesta di una relazione sul soggetto L. M.; ha tempo 90 giorni per presentarla a partire dal ricevimento dell’istanza che è di fine agosto. La stessa magistratura per minorenni scrive al Comune di Specchia proponendo l’affidamento di Noemi ai servizi sociali; forse è un modo, un altro dopo quello consigliato a più riprese dalle sue amiche, per allontanarla da lui. La data della comunicazione è del 4 settembre, il giorno dopo l’ufficializzazione della scomparsa della donna. Dopo mesi di silenzio ufficiale, ecco una mossa. Un caso che sia stata fatta appena scattato l’allarme? Dubbio legittimo e denso di possibili conseguenze. Il ministro della Giustizia, Orlando, ci vuole vedere chiaro ed ha inviato i suoi ispettori “per vedere è stato fatto tutto il necessario dopo le due denunce della madre”. Si paventano comportamenti del Tribunale “abnormali”. Pure il Consiglio superiore della magistratura riunirà martedì il comitato di presidenza “per verificare se ci sono stati problemi, omissioni oppure no”.

Questo non lo avrebbe mai immaginato. La tragica protagonista di questa storia non lo avrebbe di certo voluto né mai immaginato, ma la sua barbara uccisione ha aperto una importante cerimonia a Palazzo di giustizia di ecce dove questa mattina si è insediato il nuovo presidente della Corte d’Appello, Roberto Tanisi, di Taviano. Il magistrato ha aperto il suo intervento in un’aula magna gremita, parlando proprio di Noemi, “vittima della più grave delle ingiustizie”.

SPECCHIA. Il giorno dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Noemi Durini, uccisa da L. M. di Montesardo (Alessano) – 16 anni lei, 17 lui – sembra mettersi in moto quel meccanismo istituzionale che avrebbero dovuto già essere stato avviato dalle denunce della madre della ragazza. Fossero state tempestive – è l’opinione dei familiari della vittima – forse questo epilogo tragico di un rapporto adolescenziale così travagliato e violento non ci sarebbe stato.

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha deciso di mandare gli ispettori per verificare i tempi d’intervento della Procura del Tribunale dei minori di Lecce. Si vuole capire se e come si sia risposta alle richieste di aiuto della famiglia di Noemi. Analoga iniziativa del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno dei magistrati che oggi riunisce sul caso l’Ufficio di presidenza.

Ma tutto torna poi ai protagonisti della drammatica vicenda, a contrada San Salvatore dove sono stati ritrovati i resti della giovane che mancava da casa da dieci giorni. Ora l’autore del delitto è in un istituto di reclusione per minori, reo confesso fino ad indicare il luogo in cui aveva sepolto il “suo“ amore. Il Consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti ha invece fatto un richiamo a quanti stanno seguendo

Per poi informare l’opinione pubblica lo svolgimento delle indagini e della vicenda nel suo complesso, mettendo i giornalisti in guardia dall’alto rischio rappresentato dalle pulsioni emotive le più profonde e incontrollabili, indicando invece la via del rigoroso rispetto delle norme e della deontologia professionale in caso di soggetti minorenni.

Ieri gli studenti universitari di Bari hanno fatto un sit in per ricordare questo ennesimo femminicidio.

 

Specchia – Il ragazzo era stato soggetto a diversi trattamenti sanitari obbligatori; era stato denunciato dalla madre di lei per gli atteggiamenti violenti e con la richiesta di allontanarlo; si erano avviati due procedimenti, uno penale per violenza privata, l’altro civile per vedere se ci fossero programmi o interventi per curare l’indole del 17enne L.M.. Niente. Non era accaduto niente, nessun provvedimento cautelare a difesa di Noemi Durini, visti anche i rapporti di carabinieri e servizi sociali sulla situazione. Solo alla notizia della scomparsa della ragazza, La Procura per i minori aveva preso in mano il fascicolo. L’unica conseguenza pratica alla denuncia di Emma Rizzo era stato un inasprimento dei rapporti, già molto tesi, tra le due famiglie. Quella del 17enne non vedeva di buon occhio quel rapporto con una 16enne giudicata troppo indipendente e libera; quella della 16enne messa in guardia tra l’altro dai segni delle violenze subite dalla propria congiunta.

Come faceva un 17enne a guidare la macchina in un paese in cui tutti si conoscono e sanno che non aveva l’età? L’aveva presa di nascosto dalla madre, come nell’alba del 3 settembre, per l’ultimo definitivo viaggio con lei? Noemi esce di casa alla chiamata giunta al cellulare, esce senza portare niente con sé, evidentemente convinta di dover sostenere l’ennesimo litigio – forse perché non aveva voluto uscire in quel sabato – e poi di poter tornare in casa. Tra i due le grandini di foto da innamorati folli si susseguono ad abissi di divieti e scontri. Lei si va convincendo, sostenta dalle amiche del cuore, che non si può andare avanti così. Il 12 agosto su Facebook pubblica risvolti drammatici di questa relazione: “Non è amore se ti fa male, se ti controlla, se ti picchia, se ti umilia, se si fa paura, se ti proibisce di indossare i vestiti che ti piacciono, se ti impedisce di studiare o di lavorare, se ti tradisce, se ti fa sentire piccola, stupida, pazza…”.  Se ne sta convincendo ma non è ancora pronta a troncare.

I suoi familiari lo vorrebbero. Quando scoprono il letto vuoto la mattina di domenica sanno già cosa pensare. Quando il padre si reca ad Alessano per incontrare il giovane e chiedere notizie l’alterco è dietro l’angolo ed infatti scoppia. Uno dei tanti degli ultimi mesi. Ma ormai poco importa quanto poteva succedere – se magari ci fossero state risposte più tempestive da parte delle autorità chiamate in causa – e non è stato. “La legge.. la legge fa quello che vuole, dice quello che vuole …” commenta amaro il nonno di Noemi in una dichiarazione a Telenorba. Certo non gli interessa che adesso siano arrivati tre magistrati (il Procuratore capo, il magistrato della Procura ordinaria e quello dei Minori). Però spera nella giustizia: “Il lavoro non lo ha fatto da solo”, ripete convinto. Il riferimento logico sembra essere al padre di lui, sotto inchiesta per il momento. Quel corpo trasportato in una stradina che collega Castrignano del Capo a Leuca e poi nascosto alla meglio sotto un cumulo di pietre potrebbe aver richiesto l’aiuto di qualcuno per arrivare lì dove lo hanno trovato.

“C’è chi nasce e chi muore, io da morto sono rinato” ha scritto pochi giorni fa nella rete social il giovane. E ancora. “Ho smesso di affezionarmi alle persone, tanto o ti lasciano o ti tradiscono”.  A seguire un grande adesivo al gruppo Truceklan, rapper romani particolarmente violenti. Non stava bene l’omicida e non da ora. E non solo perché pensava di essere il padrone di una donna. Omicidio volontario e occultamento di cadavere sono i reati di cui dovrà rispondere, lui che voleva entrare nel mondo dei grandi dalla parte più sbagliata.

“Ora che so per certo che quello che ho visto e pensato è la causa di tutto questo – scrive una amica della vittima – non posso far altro che ricordare i momenti trascorsi con te… quando mi chiamavi e mi chiedevi aiuto, ti vedevo distrutta, ti dicevo di lasciarlo… ma non ne hai avuto modo”.

Il luogo dove ha giaciuto per dieci giorni Noemi adesso ha qualche cero e mazzi di fiori. Una cosa normale, in questi casi, per una vita che ha preso alla fine un’altra strada.

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SPECCHIA – Risolto nel peggiore dei modi il “giallo” della scomparsa di Noemi Durini. Il cadavere della ragazza di Specchia è stato ritrovato questa mattina nella campagne di Castrignano del Capo, in località San Giuseppe, sulla strada provinciale che conduce a Leuca. A confessare l’omicidio è stato il fidanzato 17enne della giovane scomparsa da casa all’alba dello scorso 3 settembre, messo sotto torchio dai carabinieri. Malgrado il ragazzo di Montesardo continuasse a negare ogni addebito in merito alla scomparsa di Noemi, nessun valido riscontro è riuscito a fornire circa l’evoluzione dei fatti in quella drammatica mattinata, cadendo spesso in contraddizione. Dato per assodato – grazie alle immagini di videosorveglianza di una villa in via San Nicola – che il fidanzato quella mattina era passato a prendere Noemi da casa, poco prima delle 5 del mattino, con la Fiat 500 del padre (guidata a 17 anni), alla lunga non ha retto la versione fornita dal giovane di Montesardo di aver solo fatto “quattro chiacchiere” con Noemi per poi lasciarla dopo pochi minuti nei pressi del campo sportivo di Specchia, senza però chiarire chi e perché ci fosse lì, sulla strada per Alessano, ad attendere Noemi.

Nelle ultime ore, prima della confessione, il 17enne di Montesardo era stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio volontario. Il provvedimento si era reso necessario anche per poter procedere a quegli “accertamenti tecnici irripetibili” da parte dei carabinieri del Ris ritenuti fondamentali per la ricerca di tracce utili al caso.

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SPECCHIA. Noemi Durini è stata ritrovata due giorni fa; ora ci sono da ritrovare altri pezzi di una vicenda il cui ricordo durerà molto a lungo. Occorrerebbe trovare sempre più spazio per una riflessione corale, di comunità, come ha consigliato da questo giornale la dottoressa Beatrice Sances, per recuperare ritardi pesanti sulle attenzione mai date agli autori degli abusi e dei delitti contro le donne. Ma ribolle ancora troppa rabbia e tanti perché dalle risposte facili e ultimative, che tengono inchiodato questo dolore collettivo.

I nodi da sciogliere.

Sul piano delle indagini gli interrogativi non mancano: la 16enne non è morta per i colpi di pietra sferrati dal suo compagno, come accertato ad un esame diagnostico: allora dice il vero l’autore del crimine, il quale ai carabinieri ha parlato di un coltello? E dove sarebbe finita quest’arma? Di chi sono le macchie di sangue nell’auto della 500 in cui si sarebbe svolto l’ultimo incontro tra i due all’alba di domenica scorsa? Ma il 17enne ha fatto tutto da solo o, come ha urlato a “Telerama” il papà dell’uccisa, l’autore sarebbe il padre del giovane che ora in isolamento in una struttura protetta? L’autopsia di sabato dovrebbe chiarire qualche dubbio.

La guerra tra famiglie.

Resteranno tutti interi e strazianti i rapporti dilaniati tra le due famiglie e tra quelli che ormai sono schieramenti in campo. Era lui la rovina di lei o viceversa? Un gioco al massacro, un altro ancora. Molto pare aver pesato l’arcaica cultura di chi concepisce la donna – quale che sia la sua età – come oggetto di proprietà, silenziosa, sempre al suo posto e sempre obbediente, con autonomia zero. Se questo è, c’è chi pensa che – ad un altro livello, beninteso – anche il minore appare una vittima. Lo scambio di accuse continua, come i particolari che cambiano nel racconto del ragazzo. Sarebbe pentito, avrebbe lasciato in casa un biglietto trovato, dopo il rinvenimento del corpo della ragazza, dalla madre; parole con cui sostiene di aver “fatto tutto per voi, vi voleva ammazzare e fuggire con me a Milano”; scrive di sentirsi un fallito. Lontane ormai le immagini di strafottente bullo all’uscita dalla caserma di Specchia, davanti ad una folla violenta quasi al suo stesso livello, almeno nelle espressioni.

I funerali e il circo mediatico.

La madre di Noemi, puericultrice apprezzata, dopo le due denunce inviate alla Procura dei minori di Lecce, ha avuto anche il coraggio di stoppare un funerale-show (maxischermi fuori dalla chiesa, moto rombanti…). Ha invitato ad un comportamento sobrio durante il piccolo percorso che farà la salma della figlia, dalla casa in chiesa. Ma l’impressione che al circo mediatico, in cui tutti i protagonisti sono “buoni” per fare audience, senza eccezione alcuna, non si riuscirà a togliere questo boccone. Il comitato sorto a Specchia con gruppi e associazioni, avrebbe voluto collaborare ai funerali (data la previsione di una grande folla) ma adesso farà altro: in programma iniziative per ricordare lei e le ragazze come lei, vittime di amori corrosi da antichi veleni.

Le Istituzioni zoppicanti.

Il Comune di Alessano (l’omicida abitava nella frazione di Montesardo) riceve dalla Procura del Tribunale dei Minori di Lecce la richiesta di una relazione sul soggetto L. M.; ha tempo 90 giorni per presentarla a partire dal ricevimento dell’istanza che è di fine agosto. La stessa magistratura per minorenni scrive al Comune di Specchia proponendo l’affidamento di Noemi ai servizi sociali; forse è un modo, un altro dopo quello consigliato a più riprese dalle sue amiche, per allontanarla da lui. La data della comunicazione è del 4 settembre, il giorno dopo l’ufficializzazione della scomparsa della donna. Dopo mesi di silenzio ufficiale, ecco una mossa. Un caso che sia stata fatta appena scattato l’allarme? Dubbio legittimo e denso di possibili conseguenze. Il ministro della Giustizia, Orlando, ci vuole vedere chiaro ed ha inviato i suoi ispettori “per vedere è stato fatto tutto il necessario dopo le due denunce della madre”. Si paventano comportamenti del Tribunale “abnormali”. Pure il Consiglio superiore della magistratura riunirà martedì il comitato di presidenza “per verificare se ci sono stati problemi, omissioni oppure no”.
Questo non lo avrebbe mai immaginato. La tragica protagonista di questa storia non lo avrebbe di certo voluto né mai immaginato, ma la sua barbara uccisione ha aperto una importante cerimonia a Palazzo di giustizia di ecce dove questa mattina si è insediato il nuovo presidente della Corte d’Appello, Roberto Tanisi, di Taviano. Il magistrato ha aperto il suo intervento in un’aula magna gremita, parlando proprio di Noemi, “vittima della più grave delle ingiustizie”.

SPECCHIA. Ora c’è anche la scheda segnaletica sul sito di “Chi l’ha visto” a sancire la scomparsa di Noemi Durini, 17 anni da compiere a dicembre.  Le telecamere della nota trasmissione di Rai 3 sono arrivate nei giorni scorsi a Specchia insieme ai carabinieri del Ris. Segnali che l’allontanamento da casa della ragazza, avvenuto all’alba di domenica  5 settembre, ha ormai tutti i crismi del “caso”. A distanza di ormai troppi giorni, l’ipotesi della fuga volontaria cede il passo ad altri scenari, tutti inquietanti. E quella del sequestro di persona non è più un’ipotesi peregrina. Malgrado le continue ricerche avviate in questi giorni con unita cinofile, volontari e protezione civile, tra campagne, cave, casolari abbandonati e pozzi, in assenza di segnali concreti le attenzioni sono concentrate sulle amicizie della giovane e sul fidanzato 17enne residente nella vicina Montesardo.

Gli investigatori stanno passando al setaccio anche i social, cercando indizi in frasi o semplici sfoghi che mai i loro autori avrebbero pensato potessero finire in un’indagine. Noemi compresa: del 23 agosto l’ultimo suo post  pubblico che ritrae una ragazza con il volto emaciato e la bocca “’imbavagliata” dalla mano di un uomo ed un lungo messaggio condiviso dalla giovane: “Non è amore se ti fa male (…); non è amore se ti picchia, non è amore se ti umilia (…). Il nome è abuso. E tu meriti l’amore. Molto amore. C’è vita fuori da una relazione abusiva. Fidati!”.

Se l’ipotesi di reato c’è, al momento non vi sono però accuse indirizzate a soggetti precisi. Al vaglio sono soprattutto le immagini catturate dalle telecamere di videosorveglianza di un’abitazione che avrebbero ripreso la 16enne a bordo di uno scooter guidato, a quanto pare, proprio dal fidanzato. Questi non avrebbe negato la circostanza, quanto mai rilevante allo stato attuale delle indagini, salvo specificare di aver poi lasciato Noemi nelle vicinanze del campo sportivo di Alessano dopo un breve giro per il paese. Da questo momento si apre un vero e proprio buco nella ricostruzione della vicenda. Di certo la ragazza è uscita di casa senza il suo immancabile telefonino e pure senza sigarette e trucchi, “dai quali non si separava mai”, come affermato anche dalla nonna della giovane alle telecamere della Rai. Segno che una volta uscita di casa pensava di farvi ritorno subito o, piuttosto, che tale decisione non sia stata presa di spontanea volontà. Ma ad avvalorare questo secondo caso occorrerebbero segni di violenza e di effrazione che, invece, mancano.

A scoprire la sua assenza da casa è stata la madre Imma, intorno alle 8 di domenica mattina quando non ha visto la figlia nel letto della sua cameretta. All’iniziale preoccupazione (altre volte Noemi aveva prolungato le uscite o dormito in casa di amiche, pur avvertendo o facendosi rintracciare) ha fatto seguito l’angoscia e lo sgomento per la scomparsa e l’assenza di indizi. Il giorno prima, contrariamente alle sue abitudini, Noemi non sarebbe neppure uscita di casa, preferendo rimanere nell’abitazione di via Madonna del Passo, la strada centrale di Specchia, dove (dopo la separazione dei genitori) viveva con la madre, la nonna e la sorella minore. Dopo aver frequentato il primo anno al Professionale di Alessano (diventare estetista il suo sogno), la ragazza era pronta a partire verso Reggio Emilia per la laurea della sorella maggiore.

“Altezza 1.65, occhi castani, capelli biondi: un paio di leggins neri, una fossetta sul mento ed un piccolo neo sul naso. Socievole e piena di via. Non ha con sé i documenti né il cellulare”: implacabile il profilo di “Chi l’ha visto” invita a fornire indicazioni, così come molti altri profili facebook, compreso quello della stessa Noemi, pronto ad accogliere appelli e speranze.

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...