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NATALE GALLIPOLI

Alle 18 del pomeriggio strade desolatamente vuote e negozi chiusi: così a quindici giorni dal Natale si presenta il centro storico

Alle 18 del pomeriggio strade desolatamente vuote e negozi chiusi: così a quindici giorni dal Natale si presenta il centro storico

Centro spentoGALLIPOLI. Si prova incredulità a vedere tanta desolazione, anno dopo anno: nemmeno due mesi fa, si faceva a gomitate per attraversare a piedi via  de Pace o piazza Imbriani, ed ora si incontra a stento qualcuno, specie di sera. A ciò contribuiscono certamente negozi e ristoranti serrati (più del 90%) e il divieto di circolazione delle auto per il rifacimento delle vie murarie, ma non si spiega tutto così.
Tonio Concordia, negozio di intimo di fronte alla cattedrale, uno dei pochi temerari ad essere aperto, precisa che se non avesse un’altra attività commerciale al borgo per compensare le perdite, farebbe come gli altri: non nasconde, però, l’amarezza di vedere un centro storico invidiato da tutti, divenire sempre di più “rione dormitorio”.
Anche il parroco della cattedrale, mons. Piero De Santis cela con difficoltà il disappunto per veder penalizzata la propria comunità “che è una componente importante di Gallipoli” della quale ormai “sembra non ci si accorga più nessuno”. D’estate, quasi “ospiti in casa propria” per far posto alle debordanti esigenze del turismo, e d’inverno, invece, servizi prossimi allo zero: eppure il centro storico è una miniera di cultura e di tradizioni, che dovrebbero far gola a qualsiasi operatore commerciale e turistico. Una volta la vita si svolgeva quasi completamente nel centro storico ed ancora oggi sono presenti ed operano ben nove confraternite in altrettante chiese, senza contare le associazioni laicali.

Enzo Vincenti, vendita di souvenir in estate, ma chiuso d’inverno “per contenere le spese”,  commenta laconico: «È  come se si chiudesse a chiave il centro storico, per poi riaprirlo solo d’estate o a Pasqua, ad uso e consumo dei soliti noti e dei turisti».
Anche Roberto Piro, già amministratore comunale, ora rappresentante dell’associazione “Centro storico” rimarca la nota dolente evidenziando “un centro storico desolatamente vuoto, con le vetrine spente e le saracinesche abbassate  frutto di scelte improvvisate senza alcuna programmazione”. L’associazione aveva formulato proposte concrete alla precedente amministrazione comunale, al fine di contingentare le attività commerciali e non consentire  il cambio di destinazione d’uso degli immobili, mirato più al “mordi e fuggi” che non ad un serio e duraturo investimento commerciale: richieste evidentemente rimaste lì anche per le note vicende politiche.

A rincarare la dose – ove ve ne fosse bisogno – si aggiunge  Luigi Mba Pì Tricarico, artista poliedrico, amante e cultore di “Gallipoli Vecchio”, dei suoi usi e costumi: numerose le sue pubblicazioni, e molto apprezzati gli artistici presepi con gli spaccati di vita della Gallipoli di una volta. «Non è giusto – dice –   specie il pomeriggio e la sera, che sia tutto chiuso. Si ha la sensazione quasi che all’atavica rassegnazione meridionale (ma non del gallipolino verace) si stia aggiungendo ora qualche perfida strategia che vuole colpire a morte le grosse potenzialità di questa terra». Come sempre, anche per questo Natale, aveva chiesto per tempo di poter esporre i presepi nei locali del Comune: non avendo ricevuto ancora risposta, ha già optato per la chiesetta di Santa Cristina, in piazza Canneto.  Ed ora, a meno di novità dell’ultima ora, bisognerà rassegnarsi per la prima volta ad un Natale al buio?

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