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CASARANO. Un “caso” ancora tutto da chiarire, ora anche con il fascicolo aperto dai carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità. Ieri mattina, infatti, i Nas sono stati nel reparto di Ostetricia dell’ospedale “Ferrari” di Casarano per acquisire la cartella clinica ed ascoltare il personale coinvolto nella vicenda del parto avvenuto la mattina di domenica scorsa con un “travaglio” ben poco ordinario. La madre 24enne che ha dato alla luce la piccola Allison (un chilo e 800 grammi alla nascita) si è presentata in reparto alle prime ore della domenica, intorno alle 5.30, in preda a forti dolori addominali. In reparto, però, invece di ricoverarla e assisterla, le è stato detto di rivolgersi all’ospedale di Tricase, dotato di Unità di terapia intensiva neonatale. Ciò prevede, infatti, il protocollo in caso di gravidanza alla 34esima settimana. Resta il fatto che la giovane madre, alla sua terza gravidanza, non sia stata accompagnata in ambulanza verso il “Panico” ed abbia, invece,  iniziato il travaglio addirittura appena fuori dal pronto soccorso, con l’aiuto di una guardia giurata, prima di far ritorno d’urgenza in reparto. I Nas hanno pure acquisito copia delle delibere con le quali la Asl ha dapprima disposto la chiusura del reparto (dal 23 ottobre con una settimana per le urgenze) e poi sospeso tale decisione adeguandosi alla decisione del Tar. Resta, dunque da capire che tipo da valutazione sia stata fatta dalla ginecologa in servizio al “Ferrari” quando la partoriente si  è recata in reparto e come il reparto si sia adeguato ai successivi provvedimenti riguardanti la sua dismissione. Sulla vicenda anche la direzione sanitaria della Asl si è riservata di approfondire ulteriormente fatti e circostanze. In queste ore si attende, infine, il responso della Tar sul ricorso a suo tempo presentato dal Comune di Casarano contro il declassamento dell’ospedale “Ferrari” a struttura di base.

Acquistavano da un grossista della zona olio extravergine di oliva comunitario, proveniente principalmente da Grecia e Spagna, per poi confezionarlo e venderlo come olio extravergine di oliva 100% italiano. Il Nas di Lecce, a seguito di numerosi controlli a frantoi ed aziende di imbottigliamento di olio d’oliva della provincia salentina, ha scoperto il raggiro messo in atto da alcuni oleifici della zona del casaranese.
La frode è emersa grazie a mirati controlli sull’origine del prodotto attraverso verifiche sui documenti di acquisto e sui recipienti utilizzati per il confezionamento e analisi di laboratorio. Subito è scattato il sequestro di 2 tonnellate di miscele di oli comunitari etichettati come “Extravergine di oliva made in Italy” e circa 6 tonnellate di olio contenuti in silos e fusti privi delle indicazioni relative alla categoria e provenienza.
I militari hanno denunciato cinque persone per frode in commercio e fatto scattare nei loro confronti delle sanzioni amministrative per diverse migliaia di euro.

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...