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museo egizio

10426572_10155380882015103_4356162839157933750_n10957720_1544168912498601_5500748593058932014_nNardò. Applicando le più recenti conquiste nei settori della restituzione per immagini, scansione laser e tecniche di modellazione basate sulla fotogrammetria digitale, un gruppo di ricercatori  dell’Information Technologies Lab del Cnr Ibam di Lecce coordinato da Francesco Gabellone (Nardò), con Ivan Ferrari (Alezio), Francesco Giuri (Nardò; nella foto insieme) e Maria Chiffi (Nardò), hanno restituito in forma tridimensionale quasi cento oggetti di corredo della tomba di Kha, ricollocati poi virtualmente nel loro contesto originario per diventare gli elementi base di una narrazione. C’è quindi il loro contributo nel Museo egizio di Torino (foto in alto), riaperto dopo i lavori di ampliamenti avviati cinque anni fa. Ai 6.500 reperti già presenti nell’importante museo, aino stati messi in mostra altri 26mila pezzi finora custoditi nel magazzini. Gabellone, Ferrari, Giuri e Chiffi hanno dal canto loro fatto “rivivere” gli oggetti dell’antichissima tomba e le loro relazioni con Kha e la sua consorte Merit. I visitatori potranno così osservare anche, frazie alle tecniche dell’archeologia virtuale, i contesti dell’epoca.   Sono stati realizzati tre filmati in computer grafica: la tomba della regina Nefertari, la cappella di Maia e la tomba di Kha, scoperti dall’italiano Ernesto Schiaparelli nel 1906, “contesti archeologici di straordinaria importanza per lo studio e la conoscenza dell’arte e della cultura dell’antico Egitto”, come rilevano i quattro esperti.

“ Le nuove forme di comunicazione museale, basate sulla narrazione dinamica e l’informazione multimodale – scrivono i padri di questa innovativa forma di condivisione culturale –  hanno fortemente modificato le logiche espositive e le modalità stesse di fruizione dei contenuti culturali da parte del pubblico. Al tempo stesso l’impulso delle nuove tecnologie ha imposto prepotentemente nuove forme ibride di comunicazione. Da recenti studi risulta evidente che tutti quei musei che hanno caratterizzato la propria offerta culturale attraverso le tecnologie digitali e la partecipazione attiva del pubblico, hanno ottenuto i maggiori successi in termini di affluenza e, con molta probabilità, una maggiore comprensione delle informazioni culturali comunicate”.

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...