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Nardò. Nel Museo della Memoria e dell’Accoglienza di Santa Maria al Bagno si è vissuta un’altra giornata molto emozionante ieri. Ytzhak Reichenbaum, ebreo polacco che è sopravvissuto ad Auschwitz e che nel 1945, tra maggio e novembre, visse nel campo di accoglienza di Santa Maria. È tornato per rivedere i luoghi che per lui e le decine di migliaia di scampati allo sterminio tedesco, hanno significato la vita, la libertà, il sogno della terra promessa che sarebbe diventato di lì a poco realtà.

Itzhak Reichenbaum ha raccontato alcuni aneddoti di quel periodo, si è rivisto nelle foto del Museo, in una delle quali compare assieme a Jakob Ehrlich. Nel Salento l’anziano è in questi giorni è in vacanza assieme alla moglie Bella, al figlio Arnon, alla moglie del figlio e ai due nipotini (nella foto scattata nel Museo). In un tedesco approssimativo ha spiegato che Santa Maria è stato per lui “un paradiso, il posto più bello della sua vita”. Qui questo ragazzino ebreo, che a soli 13 anni aveva già vissuto le tragedie più terribili dopo essere stato  separato dagli affetti più cari, giunse grazie ai soldati della Brigata ebraica che cercavano in tutta Europa bambini ebrei sopravvissuti allo sterminio. Attraversò illegalmente il confine tra Austria e Italia e arrivò nella marina neretina. Il soggiorno nel campo della marina neretina durò sei mesi, durante i quali studiò e riallacciò per corrispondenza i rapporti con uno zio prima e con la madre poi, rimasta in Germania.  L’8 novembre del 1945 salpò da Taranto a bordo di una nave canadese e arrivò ad Haifa. Dopo averla vista per l’ultima volta attraverso il filo spinato di Birkenau, Ytzhak riabbraccerà la madre in Israele solo nel 1947.

don Angelo Corvo ParabitaSANTA MARIA AL BAGNO. Si è aperta l’8 agosto, per chiudere il 30, nel Museo della Memoria e dell’Accoglienza di Santa Maria al Bagno, la mostra fotografica “Stellae Maris. Le marine del Salento nei dipinti murari del 1700 della sagrestia della Matrice di Parabita”. L’iniziativa è promossa da Italia Nostra, sezioni Salento Ovest e Sud Salento, in occasione del 60° anniversario della fondazione dell’associazione ambientalista, ed ha il patrocinio di Provincia di Lecce, Comune di Nardò, Diocesi di Nardò-Gallipoli e dell’Area marina protetta di Porto Cesareo. All’inaugurazione tra gli altri l’assessore comunale Mino Natalizio e il parroco della Chiesa di San Giovanni Battista di Parabita don Angelo Corvo (foto), il presidente della Sezione Sud Salento di Italia Nostra Marcello Seclì e il presidente della sezione Salento Ovest Cosimo Manca. Al centro dell’esposizione fotografica ci sono i dipinti – poco conosciuti – realizzati alla fine del ‘600 sicuramente da Marco Morrea, in onore dell’allora vescovo di Nardò Orazio Fortunato. La particolarità di queste raffigurazioni è di essere un vero e proprio inno alla natura. Le marine illustrate sono quelle di Nardò, Gallipoli, Sant’Isidoro, Porto Cesareo, Otranto, Castro e Leuca.

NARDÒ. Il racconto di un esodo che vede come sua ultima tappa il Salento è al centro del documentario “Rinascere in Puglia”, trasmesso questa sera alle 23,50 su Rete 4, nell’ambito del programma “Terra”. Le scene finali della pellicola, diretta dal regista israeliano Gady Castel, autore anche del documentario su Giorgio Perlasca, sono state girate al Museo della memoria DI Santa Maria al Bagno il 14 marzo 2013.
La storia narrata ripercorre le tracce di tre donne ebree nate a Santa Maria di Leuca tra il 1946 il 1947 e partite da bambine dal campo di Santa Maria al Bagno alla volta della Terra Promessa, un esodo che ha sfiorato e intrecciato destini sulle coste del mediterraneo tra il 1945 e il 1947. Ritrovatesi in Israele, le tre donne Rivka Cohen, Shuni Lifschtz ed Ester Herzog, desiderano ripercorrere e ritrovare i luoghi e testimoni del passato, così, nella primavera del 2013, hanno chiuso simbolicamente il cerchio della ricerca della propria identità tornando nel Salento. “E’ qui che ho voluto girare le scene finali del mio film: perché al campo di Santa Maria si è ricominciato a vivere, ad amare, a sposarsi. La vita ricomincia da qui.“, ha spiegato il regista.

Ad accoglierle numerose autorità tra le quali l’assessore regionale alla cultura Silvia Godelli, Marcello Risi, Antonio Zacheo e Antonio Coppola, sindaci di Nardò, Castrignano dei Greci e Tricase, che nelle scene finali del documentario consegnano ufficialmente alle tre donne la copia dei loro certificati di nascita. A simbolica restituzione di un vestito che una signora del luogo donò in quegli anni ad una ragazza ebrea in procinto di sposarsi, ben presto proprietà collettiva delle profughe che si sarebbero poi sposate, le tre donne hanno donato alle comunità salentine un abito bianco, insieme ad una fisarmonica, immancabile testimone delle nozze allora celebrate. A ricostruire storicamente la vicenda dei profughi ebrei partiti dalle coste salentine è la voce del professor Fabrizio Lelli (docente di lingua e letteratura ebraica all’Università del Salento) intervistato dallo stesso Gady Castel sul trenino della Sud Est che collega Gagliano del Capo a Lecce.
Il film sarà replicato sempre su Rete 4 domenica 1 febbraio alle ore 9.

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