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La vecchia aia ora recuperata. Tra le tante sorprese, la struttura nasconde anche un frantoio ipogeo scavato nel tufo nell’800 luogo di latitanza di un mazziniano. In basso Simona Schirosi e Pompeo Demitri di Gallipoli

simona schirosi e pompeo demitriALEZIO. «Sulle pareti del frantoio sono ancora visibili dei fori nella roccia, segno del passaggio di chi cercava la cosidetta “acchiatura”, ma il vero tesoro lo abbiamo trovato noi». È il “luogo del cuore” di Simona Schirosi e Pompeo Demitri che non smette di regalare piccole grandi scoperte. Acquistato nel 2010, “Trappito Stracca” torna a vivere nella nuova veste di masseria didattica, e a raccontare a grandi e piccoli il suo passato. La struttura, che sorge in agro di Alezio, nasconde in una grotta sotterranea scavata nel tufo un frontoio ipogeo, testimone dell’antica arte della produzione dell’olio. Qui, tra le pile e le stanze in cui venivano conservate le olive prima di essere schiacciate dalla grande ruota in pietra, la tradizione contadina ha fatto da sfondo ad importanti pagine di storia. Si parla della latitanza di un mazziniano di Terra d’Otranto, Epaminonda Valentino, cognato di Stanislao e di Antonietta De Pace. Proprio in contrada Stracca nel 1848, il giovane repubblicano che voleva rovesciare l’ordine monarchico, ricercato per cospirazione, fu arrestato.
«Una storia scoperta per caso, mentre eravamo alla ricerca di documenti che ci raccontassero qualcosa in più sull’origine della struttura». Dopo aver ospitato i primi gruppi, ora la struttura è pronta all’inaugurazione e a far partire a tutti gli effetti le attività didattico-formative. In standby anche un progetto del Cnr sulla “realtà aumentata”: «È tutto pronto, aspettiamo il bando giusto per permettere a tutti, grazie alle tecnologie 2.0, di navigare a vista tra i nostri antichi “tesori”». «La struttura – prosegue Demitri – poteva diventare una dimora da rivista internazionale, noi abbiamo voluto fosse per tutti». Dal 27 gennaio 2014, ottenuto il permesso per poter “ri-costruire”, è partito un vero e proprio “restauro di gruppo”: «Per noi è stato come aprire lo scrigno del tempo. Tanti – ricorda Simona – gli oggetti risalenti al passato che sono stati ripescati dalle macerie». Così come la vecchia aia a forma circolare antistante la struttura, completamente coperta fino a poco fa: «Sostando in uno specifico punto al centro si ha la strana sensazione di essere all’interno di una bolla, in cui le voci e i suoni sono amplificati». Provare per credere.

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