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mozione

Nardò – “Si impegna la Giunta a  porre in essere nei confronti di Aqp ogni intervento necessario a impedire il perpetrarsi  nell’immissione illegale di scarichi di reflui di depurazione fognaria nelle falde acquifere attraverso le vòre suddette in territorio di Nardò ed a realizzare in tempi brevi un nuovo piano di trattamento e recupero dei reflui fognari rispondente alla filosofia del riuso agricolo, civile e industriale, mediante la costruzione delle vasche di assorbimento dette “ecofiltri”, dello stesso tipo di quelle previste nel piano proposto per la depurazione dei reflui fognari di Nardò e Porto Cesareo, con l’obbligo per tutti i depuratori che attualmente scaricano in Asso, di realizzare nel proprio territorio un tale analogo progetto, al fine di scongiurare la prosecuzione dello scarico inquinante nel torrente Asso e nella falda”: è approvata oggi la mozione presentata da Ernesto Abaterusso (foto) in Consiglio regionale. 

Ernesto Abaterusso

 “Nel territorio di Nardò, nelle contrade Paduli e Colucce, ad alcuni km a nord dell’abitato, nei pressi della strada provinciale per Leverano, si verifica da molto tempo un probabile inquinamento ambientale ai danni delle acque sotterranee e della salute pubblica – rileva Abaterusso nella mozione – e tale probabile inquinamento delle acque sotterranee (falde acquifere) si realizza per immissione di reflui, rivenienti da depurazione fognaria, in cavità carsiche delle rocce (inghiottitoi), ossia le vòre Colucce, Parlatano, Olivari, Manieri 1 e Manieri 2, nelle quali, trasportati dal Torrente Asso, confluiscono i reflui prodotti dai depuratori fognari di Copertino, Nardò zona industriale, Maglie consortile, Galatone, Neviano, Aradeo”. Nel torrente confluiscono anche le acque piovane convogliate da numerosi canali naturali, raccolte dal grande bacino idrografico omonimo che parte dalle zone di Collepasso, Casarano, Cutrofiano e giunge, per pendenza naturale fino a Nardò, attraversandone in periferia anche l’abitato (non è ultimato il nuovo ramo del canale che dovrebbe sostituire il tratto urbano dell’Asso). Anche le acque piovane trasportate dal torrente Asso e dai suoi affluenti confluiscono nel sistema carsico delle vòre citate e vanno a rimpinguare la falda idrica sotterranea (l’unica funzione per cui erano state individuate).

Particolare non di poco conto: il bacino idrografico dell’Asso non ha uno sbocco a mare, ma soltanto all’interno delle vòre, Semplice il motivo: l’Asso viene sì classificato come “Bacino idrografico con immissione nel mare Jonio” nei pressi di “lido dell’Ancora”, a Sant’Isidoro, ma lì – tramite un canale scolmatore – non giunge mai “a causa della pendenza in salita assunta dal canale in contrada Grotta”, come sottolinea il consigliere regionale che rileva anche che “negli ultimi 60 anni gli afflussi di acque al Torrente Asso sono nettamente aumentati”. Infine, altra ipotesi preoccupante, va tenuto presente che le acque sotterranee sono caratterizzate da un lento movimento in direzione generalmente delle risorgive sparse lungo la costa, ragione per cui è ragionevolmente ipotizzabile che il carico inquinante arrivi fino alle marine di Torre Squillace, S. Isidoro, Frascone e Torre Inserraglio“.

 

Nardò – Paolo Maccagnano (foto a destra) non può fare il consigliere comunale? Nei giorni scorsi a lanciare l’accusa nei confronti dell’esponente di maggioranza è stato il sito internet Liberanotizia.it, che ha pubblicato un verbale Asl del settembre 2017 dal quale si evincerebbe che Maccagnano, funzionario appartenente al Servizio igiene assistenza veterinaria, ha partecipato a un sopralluogo-controllo presso l’area mercatale di Nardò, città nella quale ricopre appunto la carica di consigliere comunale. L’accusa rivoltagli è che vestirebbe gli “incompatibili” panni di controllore e controllato. Due giorni fa i consiglieri di opposizione Daniele Piccione, Lorenzo Siciliano, Carlo Falangone e Giancarlo Marinaci, con una mozione urgente hanno chiesto al presidente del Consiglio comunale e al segretario generale di verificare la posizione di Maccagnano rispetto alla normativa vigente del Testo unico degli Enti Locali.

Maccagnano, eletto nel 2016 nella lista “Nardò Liberal” per Marcello Risi sindaco, oggi siede tra i banchi della maggioranza melloniana come esponente di “Fronte Democratico”, corrente del governatore pugliese Michele Emiliano. A Palazzo Personè il “Fronte” è rappresentato da lui e da Alessandro Presta, ex fittiano neoarrivato in maggioranza. Quali conseguenze in caso di decadenza? La prima: salvo ulteriori movimenti Michele Emiliano a Nardò perderebbe il gruppo consiliare, visto che nel “Fronte Democratico” resterebbe il solo Presta. La seconda: in Consiglio subentrerebbe l’avvocato Francesco Polo (a sinistra) , primo dei non eletti in “Nardò Liberal” alle comunali di due anni fa (per lui si trattò di seggio sfiorato: appena una quindicina i voti in meno di Maccagnano, unico eletto di quella lista).

Dalla maggioranza al momento non ci sono reazioni. Ma più d’uno si dimostra tranquillo: “Sono tentativi ricorrenti e piuttosto noiosi – si liquida la questione – se di incompatibilità si può parlare essa riguarderebbe solo figure apicali in altri Enti e niente più. Non si spiegherebbero tanti primi cittadini e assessori in questa provincia, tutti dipendenti da Asl per esempio, e tutti regolarmente ai loro posti. Lo dice proprio la “267” del 2000  appunto (il Testo unico, ndr)”.

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