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morti sulla strada

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Cosimo Luigi Urso

Taurisano. Se n’è andato poco dopo l’alba, mentre si stava recando, come ogni mattina, a fare il manovale. Lo attendeva una giornata di duro lavoro in cantiere, e invece Cosimo Luigi Urso – conosciuto da tutti con il diminutivo Gigi – su quella strada ha trovato la morte.

Erano circa le 5.30 del 31 maggio e il giovane 30enne stava percorrendo la provinciale che collega Supersano a Scorrano. In contrada «Vignanova» ha perso improvvisamente il controllo della sua Renault Megane ed è andato a finire contro un albero d’ulivo. L’urto è stato violentissimo, e la scena che si è presentata ai soccorritori agghiacciante.

Nell’impatto l’auto si è letteralmente spaccata in due, e Gigi è morto sul colpo. Ai medici del 118 non è restato altro da fare che trasportare il corpo, estratto dalle lamiere con l’aiuto dei vigili del fuoco, all’obitorio dell’ospedale di Scorrano.

Così tutto il paese si è ritrovato, purtroppo per l’ennesima volta, a vivere giorni di sgomento. In tanti si sono stretti intorno alla famiglia dello sfortunato ragazzo, composta dal papà Giuseppe – molto conosciuto in paese per il suo lavoro di salumiere in un supermercato del centro -, dalla madre Gina Rattazzi, dal fratello Oliviero, dalla sorella Ilaria e da due nipotini.

Gigi, da poco separato dalla moglie, era conosciuto da tutti come un ragazzo con la testa sulle spalle, sempre gentile ed educato. Un giovane che, tra le sue passioni, aveva quella per le moto. Faceva parte di un gruppo di centauri che si riuniva per condividere l’amore per i motori e e che gli ha dato l’ultimo saluto  accompagnandolo con due lunghe file di bolidi.

Pierangelo Tempesta

MORIRE A 17 ANNI Gabriele De Giorgi non aveva compiuto ancora 17 anni quando è stato travolto, il 12 giugno, dall’auto di Antonio Cortese che guidava sotto l’effetto di stupefacenti. Severe le pene per Cortese, ma niente può ripagare la perdita di una giovane vita

Melissano. Non sarà certamente la severità della pena inflitta dal giudice Sergio Tosi ad Antonio Cortese a consolare i genitori di Gabriele De Giorgi della perdita del loro figlio.

Aveva solo 17 anni, Gabriele, ancora non compiuti,  e la sera del 12 giugno scorso percorreva in scouter la strada provinciale che da Felline porta a Torre San Givanni. Rettilineo, senza curve e senza particolari problemi di viabilità. Un  attimo e la Fiat Stilo guidata (si fa per dire) da Antonio Cortese, 33enne di Melissano, invade la corsia opposta e travolge il giovane Gabriele.

A Melissano Cortese è conosciuto come “Furia” e mai soprannome è apparso più appropriato. Con la stessa violenza di una furia sarà piombato sul povero ragazzo che non ha avuto scampo.

La notte stessa dell’incidente Cortese fu sottoposto all’esame dell’etilometro da parte dei carabinieri della stazione di Ugento e Racale, accorsi sul posto e il test diede esito negativo. Non così l’esame delle urine: Cortese guidava mentre era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Ora la sentenza del tribunale ha condannato Cortese a quattro anni e mezzo di reclusione, gli ha revocato la patente, confiscato l’auto, gli ha revocato anche il beneficio della sospensione condizionale della pena per un altro incidente e per omissione di soccorso.

La sentenza ha previsto lo sconto di un terzo della pena in virtù del rito abbreviato e una provvisionale di 200mila euro per i familiari della vittima.

Niente di tutto questo che  possa consolarli della perdita di Gabriele.

Roberta Izzo

Gallipoli. Non doveva accadere e non sarebbe accaduto se i due ragazzi avessero saputo che le regole danno spesso un senso alle nostre storie. Appaiono noiose e invece  possono rivelarsi vitali. Ma la fretta di vivere tutto e subito, quella che non si ferma davanti al senso delle cose, ha divorato pure loro per un attimo, dimentichi di dover fare i conti con un sorso canaglia e qualche  velo dentro la testa.

L’attimo è stato quello sbagliato per Roberta Izzo, 17 anni, liceale a Casarano, mentre abbracciava dal sellino posteriore il suo ragazzo, Alessandro Tricarico, di due anni più grande.

Il test in ospedale, dove è finito lui, ha confermato l’uso di alcol e marijuana; per lei non c’è stato niente da fare in una notte di sabato uguale a tante altre, mentre dal lungomare Galilei tornava a casa su di uno scooter troppo potente,  con solo un casco per ripararsi  dalla sfiga. Chi lo indossasse e chi fosse alla guida sono quesiti secondari davanti al fatto irreparabile.

La commozione ha preso tanti, sui social network e nei passaparola. Alcuni si sono fermati a pensare che la vita è troppo mitica per metterla a repentaglio con una serie di leggerezze, quasi tutte poco significative se prese una per una. Annichiliti i loro genitori;  turbati tutti i genitori con figli così giovani e la città: può accadere a tanti di perdere il controllo e, per una fatalità, perdere tutto il resto contro un muretto fatto per trattenere dalle cadute. Invece quell’ammasso inerte ha frantumato una felice parabola e ne ha scheggiato irreparabilmente un’altra, facendo diventare lo sfrontato “Don’t stop me now” tatuato sulla spalla di lei, una implorazione tragicamente irricevibile.

C’è chi tenta di consolarsi.  Ma se è vero che Roberta avrà per sempre 17 anni, è anche vero che non ne vedrà altri. E questo un senso proprio non ce l’ha.

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Il tragico incidente in cui perse la vita Cristian Quartini. (foto di F. Caputo, di Tuglie)

Tuglie. Occhi azzurri e trasparenti, faccia simpatica e sempre allegra, sorriso pronto e luminoso, un bel ragazzo. Era questo Cristian Quartini, diciottenne di Tuglie vittima di un incidente  stradale avvenuto nella notte tra lunedì e martedì del 30 agosto 2010, a Montegrappa.

A distanza di un anno, amici e familiari lo hanno ricordato con una messa celebrata nella chiesa di Montegrappa e con una veglia particolare. I suoi amici si sono ritrovati in silenzio sul luogo dove avvenne l’incidente e hanno proiettato un video in cui si susseguivano varie fotografie del centauro, strappato precocemente alla vita dalla sua stessa passione.

Il luogo dell’impatto da quando è avvenuto l’incidente è diventato una sorta di “altarino” dove  gli amici depositano peluches, fiori, biglietti tutti indirizzati a lui.

L’incidente avvenne poco dopo la mezzanotte in corso Cesare Vergine, luogo sempre affollato,  ritrovo per i ragazzi.

Cristian era in sella ad una Honda 600 insieme ad un suo amico 17enne. Entrambi, pare che viaggiassero a velocità sostenuta. Secondo alcune testimonianze, provenivano dalla periferia del paese, ma nei pressi del bar, i due  non avrebbero fatto in tempo a rallentare, nonostante avessero visto una Fiat 500 sbucare dalla traversa.

Pare che i due amici stessero cercando di raggiungere un loro conoscente, che era a bordo di un’altra moto e che viaggiava ad una distanza di circa 100 mt. Incoscienza? Imprudenza? Un gioco terribile che si e’ trasformato in tragedia? Secondo i testimoni, il sinistro sarebbe scaturito da un mix di questi elementi.

La ricostruzione dell’ esatta dinamica dell’incidente è stata affidata ai Carabinieri della Compagnia di Gallipoli ai loro colleghi della stazione di Sannicola che intervennero sul posto.

Per effettuare i rilievi è stato necessario anche l’intervento dei Vigili del fuoco della cittadina jonica. Sul posto furono necessarie tre ambulanze. I sanitari del 118 trasportarono la donna alla guida dell’auto coinvolta: Lorella Pino, quaranttottenne  titolare di un’agenzia di assicurazioni, perché era in un forte stato di shock e il 17enne che si trovava in sella alla Honda, presso il nosocomio “Sacro Cuore” di Gallipoli. Per Cristian Quartini, invece, non ci fu nulla da fare. I sanitari cercarono di rianimarlo per più di venti minuti, ma il suo cuore, dopo il terribile impatto, cessò di battere, dinanzi alla disperazione dei suoi amici che avevano assistito inermi agli sforzi del personale sanitario e all’inesorabile fine della giovane vita del loro amico.

 Federica Sabato

Voce al Direttore

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