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scarlino salumificio taurisano

Il salumificio Scarlino

TAURISANO. “Era un operaio modello, non uno di quei giovanotti inesperti o che si distraggono spesso. Non capiamo come sia potuto succedere proprio a lui”. A distanza di poche ore dal tragico evento, gli amici più stretti non riescono a capacitarsi: Mario Orlando, 53 anni, dipendente del salumificio “Scarlino”, ha perso la vita intorno alle 14.30 di oggi dopo essere scivolato incidentalmente in un’impastatrice. Inutili i soccorsi, il 118 non ha fatto neanche in tempo a trasportarlo in ospedale.

“Era un uomo casa – lavoro con l’hobby della campagna”, continuano gli amici comprensibilmente sotto shock . Stimato dai colleghi, Mario, e amato in famiglia dove lascia la moglie  e due figli, Patrick di 28 anni e Matteo di 19. Proprio quest’ultimo, fino a poche ore fa, era elettrizzato: stava preparando la partenza per l’Università. Ma l’ha preceduto il padre, che ora è in viaggio, e non ritornerà.

Aradeo

ARADEO. Il padre era morto nel 1982 alla sua stessa età, il suocero vent’anni fa nelle medesime circostanze,  vittima di un incidente sul lavoro. Coincidenze poco fortunate, tragiche, e diventa impossibile immaginare il dolore della famiglia di Angelo Reschi, operaio 38enne di Aradeo, che ieri mattina ha perso la vita in un cantiere dell’Acquedotto Pugliese a Francavilla Fontana (Brindisi), in via Barbaro Forleo.

La dinamica dell’incidente non è ancora chiara: per qualche motivo, una tubatura si è rotta e l’acqua fuoriuscita ha travolto il giovane idraulico. Come se non bastasse, ha cominciato a franare il terreno argilloso sotto di lui che in quel momento si trovava in un fosso, a dirigere i lavori, e così il fango lo ha risucchiato, per un effetto sabbie mobili. Inutili i soccorsi dei colleghi prima, dei vigili del fuoco poi. C’è stato bisogno di un auto spurgo che riportasse in superficie il corpo, ormai senza vita, di Reschi. La morte sarebbe avvenuta, dunque,  per asfissia da annegamento, anche se sarà l’autopsia a confermarne le cause.

Nel brindisino, Angelo, si era recato per una giornata di lavoro, convinto che sarebbe ritornato in via Ungaretti, dov’è la sua casa ad Aradeo,  e avrebbe potuto salutare la moglie Isa e la figlia di 10 anni con un bacio o un abbraccio, gesti d’affetto che spesso si danno per scontati, pensando di avere una vita davanti. Ma la vita, per  Reschi, si è interrotta ieri, soffocato da un “abbraccio” mortale di acqua e fango.

palazzo balsamo sede municipio gallipoli foto di Emiliano Picciolo

GALLIPOLI. Sul portale del Comune di Gallipoli, capofila dell’Ambito di zona, un avviso informa di alcune modifiche, apportate dalla Regione Puglia, alla legge che regola l’erogazione di benefici economici per le famiglie delle vittime sul lavoro.

La domanda per l’accesso ai fondi di solidarietà, che la Regione verserà direttamente agli interessati, deve essere inoltrata presso il Comune di residenza entro 24 mesi dal decesso del lavoratore. La richiesta può essere fatta da tutti coloro che hanno perso un familiare a causa di un infortunio, anche se avvenuto fuori dal territorio pugliese. In caso d’incidente durante l’attività casalinga non retribuita, sarà l’Inail (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) a pronunciarsi sulla validità della domanda.

Le spese che potranno essere rimborsate dalla Regione, opportunamente documentate, riguardano le attività scolastiche, formative, ricreative o sportive.

I dettagli dell’avviso sul sito internet del Comune di Gallipoli, dell’Ambito sociale, e di tutti i Comuni che ne fanno parte (Alezio, Sannicola, Alliste, Melissano, Racale, Taviano, Tuglie).

 

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Fernando D'Aprile, direttore di PiazzasalentoChissà cosa direbbe oggi il mio amico, operaio specializzato nella più grande acciaieria d’Europa. Oggi che il caso Ilva (Italsider, quando produceva debiti) divide i suoi colleghi, Taranto, la Puglia e l’Italia.
Vivere per lavorare (con buone probabilità, finalmente documentate, di morirci lì in riva allo Jonio) o lavorare per vivere? È lo stesso dilemma, in altre parole, di come far convivere l’industria pesante con una città, con chi ci vive e lavora, le pecore e le cozze, insomma l’ambiente, la vita.
Chissà cosa direbbe il mio amico operaio che per 28 anni ha dovuto lasciare moglie e figli a tavola anche a Natale – perchè l’altoforno non si ferma, non si può fermare – prendere la borsa e salire sul pullman. Non si può spegnere la fusione neanche nelle feste comandate. E neanche quando la diossina e i veleni intossicano e sfigurano interi quartieri e malcapitati esseri viventi.
Il mio amico speciale – pochi mesi dopo la pensione e per lo scoppio della leucemia – è entrato in quella schiera. Di certo non avrebbe voluto, come gli altri. Ma più di altri era consapevole del male in agguato. Invano.

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MARE INFEDELE Mino Casalino, neppure 30enne, è annegato nel tentativo di districare una cima nelle acque del porto. Faceva parte di una confraternita e dell’associazione “Off Limits”

Gallipoli. L’amico di tutti se n’è andato. Travolto da un beffardo destino. Una morte assurda quella di Cosimo Casalino, detto Mino, che ha funestato quel pomeriggio del 27 aprile scorso. Un malore (una congestione decreterà poi l’autopsia) mentre si immergeva nel suo habitat naturale, quel mare di Gallipoli che lui tanto amava e che rispettava. Una tragedia immane nello specchio d’acqua antistante la banchina del molo Ferrovia del porto mercantile. Lì dove, adagiati e il più delle volte imbrigliati, si ormeggiano i pescherecci della gente di mare.

Una fatalità si è portato via per sempre Mino “Popoff”, così lo chiamavano gli amici. Così lo conoscevano i gallipolini. Il nipote “tu Mariu Popoff” è il ridondante richiamo che riecheggia nell’area portuale nei concitati momenti di quella maledetta sera in cui i gallipolini si sono riversati sulle banchine per capire cosa fosse successo. Un dramma senza fine.

La vittima è lui, il giovane e corpulento Mino Casalino, figlio di “tutti” i pescatori e sempre pronto a dare una mano agli equipaggi e ai motobarca in difficoltà in fase di attracco. Si immergeva spesso nelle acque del porto il giovane gallipolino che ad ottobre avrebbe compiuto 30anni. Era conosciuto come un esperto “sbrogliareti”, un più prosaico ormeggiatore da chiamare in caso di emergenza. Capace di disincagliare le reti o le cime, o recuperare i “corpi morti” dove ancorare le paranze. Un’attività che Mino svolgeva più per dedizione e senso dell’aiuto verso il prossimo, che non per mestiere. Certo, serviva anche per arrotondare un po’ la giornata, perché qualche euro in più i pescatori lo elargivano per il suo intervento.

Non sarà più così, purtroppo. Un ragazzo gioviale e impegnato, Mino “Popoff”. Una vita vissuta tra i vicoli e i meandri della città vecchia. Nei tempi in cui gli amici si chiamavano bussando al portone di casa e non con sms, email, profili facebook o diavolerie tecnologiche dei tempi moderni. Il suo quartier generale era la chiesa della Purità, dove Mino ha condiviso la vita sociale e anche religiosa. Era un “confratello” e partecipava attivamente ai riti della Settimana santa, alle processioni, ai concerti di passione, alla festa di Santa Cristina. Impareggiabili i suoi travestimenti carnascialeschi con il gruppo dell’associazione “Off Limits” di cui faceva parte e che con un drappo commemorativo tengono in vita il ricordo del loro amico: “Mino sempre con Noi”. E così sia.

Voce al Direttore

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...