Home Tags Posts tagged with "morte"

morte

by -
0 13346

Taviano – Si è sentita male nel suo negozio di oreficeria, in pieno centro, ma nessuno ha potuto soccorrerla per via della porta blindata. Inutili i soccorsi: Anna Vizzi, 54 anni, è morta così sul pavimento del negozio. La donna, titolare del laboratorio di oreficeria “Ori e Argenti”, sul corso Vittorio Emanuele II, come ogni mattina aveva aperto il proprio esercizio intorno alle nove del mattino. Poi si era recata nell’attiguo bar vicino ai semafori, per la colazione. Parlando del più e del meno, pare che la donna abbia rivelato alla commessa di avere un po’ di mal di testa. Intorno alle 10 un cliente si è accorto di lei, riversa sul pavimento ma non è riuscito ad entrare per via della porta blindata. A quel punto è scattato l’allarme e poco dopo sono intervenuti i Vigili del fuoco e il 118 dell’ospedale di Gallipoli. Sul posto anche i carabinieri della locale stazione con il maresciallo Massimo di Maio e i vigili urbani. I tentativi di forzatura della porta blindata dell’esercizio commerciale da parte dei Vigili si sono rivelati inutili: i sanitari del 118 non sono riusciti a rianimare la donna in alcun modo. La repentina morte di Anna Vizzi, assai conosciuta in città, ha gettato nello sconforto il marito e i figli della donna, accorsi subito sul luogo della tragedia.

by -
0 2687

cosimo stifaniNeviano sotto choc per due tragedie che si sono consumate in pochi giorni. Proprio nel giorno del funerale di Cosimo Stifani (foto), il 50enne scomparso la scorsa domenica in seguito ad un’immersione subacquea sul litorale di Rivabella, è giunta la notizia della morte del 25enne C.M. ritrovato senza vita sul divano  di casa. Il ragazzo viveva solo, alla periferia del paese, dopo aver fatto ritorno da pochi mesi dalla Svizzera dove sono i suoi genitori. Sulle cause della morte indagano i carabinieri: intanto è stata disposta l’autopsia anche perchè nelle sue tasche i militari avrebbero rinvenuto una siringa usata.

Dolore e commozione hanno accompagnato, poche ore prima, i funerali di Stifani. L’uomo, noto ed apprezzato in paese per le sue doti di “gran lavoratore e padre di famiglia esemplare”, come evidenziato anche su Facebook dal sindaco Silvana Cafaro e da quanti lo conoscevano, ha avuto un malore mentre con un amico (che ha tentato disperatamente di salvarlo) si era immerso in zona “le Dune” per raccogliere ricci di mare. Un malore, però, lo ha portato via per sempre ai suoi cari. In tanti hanno preso parte alle esequie nella chiesa di San Michele Arcangelo così come in tanti si sono stretti attorno alla famiglia nella veglia presso l’abitazione di via Diaz. L’uomo lascia la moglie Patrizia ed i figli Emanuele e Graziana.

Faustina Lucrezio e Domenico Marra

Domenico Marra e Faustina Lucrezio

ALLISTE. Il loro amore durava da 75 anni. Dopo un breve periodo di fidanzamento, avevano deciso di sposarsi e di rimanere nella loro Felline, nella casa di via Palermo che ha visto nascere e crescere i loro tre figli Rosaria, Antonia e Piero. Faustina Lucrezio e Domenico Marra, di 91 e 92 anni, nella vita hanno fatto sempre tutto insieme, condividendo i momenti felici e quelli tristi, le gioie e i dolori di un’esistenza semplice e dignitosa. E anche nel momento della morte, hanno deciso di non lasciarsi.

La prima ad andarsene è stata lei: i suoi occhi si sono chiusi per sempre il 20 febbraio. Dopo qualche giorno anche il cuore di Domenico ha smesso di battere: non soffriva di particolari malattie, ma solo degli acciacchi propri della sua età avanzata. La notte del 26 febbraio ha avvertito un dolore al petto. Ha chiamato in aiuto i figli e pochi minuti dopo se n’è andato anche lui, a sei giorni di distanza dalla moglie. Uniti dall’amore fino alla fine, quasi come se Domenico non avesse retto al peso di non avere più accanto la donna che lo aveva accompagnato fino a quel momento.
I funerali di entrambi si sono svolti nella chiesa parrocchiale di San Leucio Martire. In tanti hanno manifestato il loro affetto e la loro vicinanza ai figli di quel contadino e di quella casalinga che era facile incontrare sull’uscio di casa, sempre insieme, e con i quali era piacevole scambiare qualche parola. «Quando sono andata a dare le condoglianze a Domenico per la morte di Faustina – racconta una vicina di casa – mi ha sussurrato che non ce l’avrebbe fatta. Nei suoi occhi ho visto l’amore infinito per la donna che amava da una vita intera».

MELISSANO. Da Cesena a Melissano, si è abbattuta sconvolgente la tragica notizia della morte di una giovane donna, Manuela Manco, 34enne docente nella scuola media di Gambettola, ormai da anni residente in Romagna. Il decesso è avvenuto nel corso della notte tra domenica 8 e lunedì 9 febbraio: un innalzamento improvviso della febbre con conseguente crisi respiratoria e arresto cardiaco hanno stroncato la vita della donna, che lascia il marito Lorenzo e la piccola figlia di appena tre anni. I medici dell’ospedale “Bufalini”, dove Manuela era ricoverata da circa una settimana a causa di una particolare forma d’influenza rivelatasi tragicamente fatale (l’H1N1), hanno tentato in tutti i modi di salvarla, ma invano. Salva è invece la piccola figlia, che la donna nutriva in grembo da sei mesi. Tramite un taglio cesareo, infatti, i medici sono riusciti a darla alla luce, e, benché nata prematura, le sue condizioni appaiono cautamente buone. La piccola è stata messa immediatamente in un’incubatrice sostitutiva del grembo materno, nel reparto di terapia intensiva neonatale.

Grande la commozione in tutto il paese non appena la notizia si è diffusa. I familiari della giovane – il padre Antonio, la madre Mimina, il fratello Luigi e la sorella Paola – sono partiti nelle primissime ore di lunedì alla volta di Cesena, e, straziati da un dolore inatteso, hanno richiesto chiarimenti sulle cause del decesso. Chiarimenti che potranno venire dall’autopsia disposta dall’ospedale ed effettuata tra martedì e mercoledì.
Dopo un breve rito funebre nel cesenate, il funerale si terrà a Melissano, nel pomeriggio di venerdì, quando la salma sarà esposta nella casa paterna di via Tagliamento, prima della tumulazione nel cimitero comunale.
Funestata da tragici eventi in questo ultimo periodo la città di Melissano. A pochi mesi dalla tragica morte del giovanissimo concittadino, Francesco Brandolino per un incidente stradale, la comunità melissanese ora piange un altro “suo” angelo sottratto all’amore dei suoi cari.

Si possono fare tutti gli scongiuri possibili al passaggio di un carro funebre, una cosa è certa “La morte, ci prima e cci dopu, tutti n’errìa”. Semplice  questione di tempo, nient’altro. Tutti uguali, senza alcuna distinzione, è insomma la “livella” della celebre composizione di Totò. San Francesco la chiamava “sorella” mettendo in evidenza, però la sua ineluttabilità: “Laudato s’ mi Signore, per sora nostra Morte corporale,/da la quale nullu homo vivente pò skappare”.  Lo sottolinea la saggezza popolare che in un detto mette in evidenza come “La morte num perduna mancu a Crristu”. Come meravigliarsi, quindi,  se “tuzza a  lli purtuni, e ttuzza a lle porte” cioè ai palazzi dei nobili e dei ricchi e alle umili porte dei poveri? Hanno un certo che di consolatorio i modi di dire popolari che mettono in evidenza la “democraticità” della morte: “La morte mete puareddi e rricchi”; “La morte nu sparagna rre de Francia e rre de Spagna”;”La morte nu ttene regule de tiempu”;”La morte nu ttene urariu;”La morte nu ttime dittori”; “More lu disciunu e mmore  lu bbinchiatu”. Come se la saggezza del popolo prendesse atto delle disparità sociali: va bene c’è gente che sta meglio di noi, che ha tutto quello che desidera ma poi c’è chi farà giustizia e renderà tutti uguali. Per i poveri può essere addirittura una soluzione perché “La morte de lu poveru, paca tutti li debiti”

A volte trapela quasi un rimprovero: è vero che “La morte è mulinu ca sempre macina”, ma a volte “Morene li santi, e ccampane li bbirbanti”, e poi succede anche che “La morte nu vva’ a cci la spetta, ma a cci li ttuppa”.
C’è la consapevolezza che la morte è il peggiore di tutti i mali che vengono accettati perché “sulu alla morte nu nc’è rimediu”. Se la falce pronta a mietere è lontana, allora tutti i guai si possono sopportare: “Morte cu nc’eggia, e gguai cu lla pala”; “Morte a ddu nunc’è, li guai su gnenti”. Peccato che la morte interrompa la vita degli uomini sul più bello, quando cioè le esperienze gli hanno insegnato a vivere bene: “La morte rria, quannu hai mparatu ccampi”.
Si muoia o si continui a vievere, restano gli obblighi quotidiani, le cose da portare a termine in ogni caso:”More o campa lu malatu, lu duttore ole pacatu” e se poi viene meno la motivazione per cui si sta insieme e ci si vuole bene, termina ogni obbligo “Morse lu sciuscettu, e nnu ffosime cchiui cumpari” Quando il figlioccio non c’è più, finisce il san Giovanni, non si è più compari, i legami possono essere sciolti.

giorgio tamborrini matino

MATINO. Lo scorso 8 gennaio è scomparso, a 77 anni, Giorgio Tamborrini (foto), titolare della ditta “Dolciumi Tamborrini”. Giusto il tempo di trascorrere l’ultimo Natale con la famiglia e poi la malattia, che diverso tempo fa lo aveva colpito, ha avuto il sopravvento.

Numerosi gli amici, i conoscenti e i concittadini che nel giorno dei suoi funerali hanno voluto portare una parola di cordoglio alla famiglia. Tamborrini, infatti, era uno di quei personaggi entrato a far parte di diritto della storia di un paese e dei ricordi dei suoi cittadini semplicemente per il suo modo di essere. Quanti lo hanno conosciuto raccontano di lui come di un uomo euforico e festoso, soprattutto quando aveva in mano la chitarra, la sua grande passione, con la quale cantava, insieme agli amici, gli stornelli della musica popolare: era l’orgoglio della famiglia e dei nipoti  tutti che avevano vicino un nonno così speciale.

La gioia e l’allegria facevano, naturalmente, parte di lui, ed in ogni festa di paese il suo camioncino carico di dolciumi era lì, insieme a lui, pronto a servire le squisitezze che da anni la sua famiglia prepara: “cupete”, “mustazzoli” e vari dolcetti a base di pasta di mandorle.
Una tradizione avviata nel  lontano 1878 quando i nonni di Giorgio, Virginia e Luciano, iniziarono a produrre dolci, trasmessa poi alla figlia Marina con il marito Rosario, fino a Giorgio ed la moglie Carmela.

Dopo più di cento anni, la maestria nell’arte dolciaria è giunta sino alla quarta generazione, con il figlio Davide che esercita con la stessa passione dei suoi avi. Nei giorni scorsi è stato ricordato in occasione della festa di Sant’Antonio Abate che si celebra a Taviano, festa rionale nata grazie all’iniziativa dello stesso maestro matinese. A salutarlo per l’ultima volta c’era un grande manifesto e gli stornelli popolari incisi dallo stesso Tamborrini.

by -
1 1224
Totu terragnu - Cavaliere Salvatore Terragno

foto di Michele Mariano

GALATONE – Aveva compiuto 95 anni lo scorso 11 luglio e in quell’occasione i maggiori quotidiani locali avevano riservato ampi servizi a Salvatore Terragno, da tutti e da sempre conosciuto come “Mesciu Totu”.  L’artigiano in attività più anziano d’Italia è scomparso la vigilia di Natale a Galatone. Il sindaco Livio Nisi ha subito partecipato alla scomparsa:  “Quando si deve salutare un uomo come Totò Terragno il rischio è sempre quello di perdere di vista il dato più intimo e personale, tanto è forte il rilievo della sua figura popolare. E’ stato considerato l’artigiano più anziano d’Italia, era un uomo creativo e instancabile lavoratore, a lui va il saluto di tutta la cittadinanza e dell’Amministrazione comunale”.

La notizia ha suscitato una affettuosa commozione in paese. A Salvatore Terragno, figura molto nota anche nel resto del Salento, viene attribuito la paternità delle prime macchine automatiche per la lavorazione della pietra leccese e pietre simili. Da prigioniero di guerra – era in Eritrea come arruolato nella Regia Marina – e dopo anni di lavoro forzato come maestro tornitore in India sotto il comando inglese, era tornato a Galatone negli anni ‘50, dove aveva aperto la sua officina proprio alle spalle del Santuario del Crocefisso. Da allora una attività instancabile e, fino alla fine, piena di progetti; da poco aveva festeggiato infatti 80 anni di attività artigianale. Ma “Mesciu Totu” era anche il promotre di se stesso, presso fiere e imprenditori potenzialmente interessati: dopo le ore in officina, se ne andava in giro a trovare clienti. Tra i riconoscimenti attribuitigli c’è anche quello di Cavaliere del lavoro ed una laurea honoris causa, a lui che aveva studiato fino alla quinta elementare.

giuseppe de simone

Da sinistra: il segretario del Pd Davide Stamerar e Giuseppe De Simone

ALLISTE. “Addio Pippi, servo del partito e grande maestro”: così, discepoli e compagni di ogni età, hanno voluto salutare Giuseppe De Simone, 82 anni (foto), in occasione dei funerali. Venerdì 29 novembre, la comunità allistina non ha perso solo un esponente storico della sinistra cittadina, ma anche “un faro umano della politica locale”.

In tanti si dicono onorati di aver ricevuto i suoi insegnamenti, tra questi l’attuale segretario del Pd allistino Davide Stamerra: «Non potrò mai dimenticare quando, per le amministrative del 2009, Pippi andava a piedi, casa per casa, in cerca di voti per noi, nonostante avesse 78 anni». Giorgio Adamo, segretario della sinistra giovanile nel 2005 lo ricorda “fedele agli ideali del partito e sempre pronto a spalleggiare i suoi compagni, a spendersi per loro ed era aperto al dialogo”. Qualità apprezzate da tutti: nel Consiglio comunale del 30 novembre, su proposta del sindaco Renna, è stato osservato un minuto di silenzio. De Simone era stato consigliere comunale nel ’73.

by -
0 2829
Alessandro Leopizzi

Alessandro Leopizzi

ALEZIO. Ad un anno dalla scomparsa di Gianfranco Leopizzi (avvenuta il 7 settembre del 2012), il figlio Alessandro (che ne ha ereditato la passione per il calcio nello stesso ruolo di portiere), ne ricorda la figura: «Con lui ho avuto a volte un rapporto conflittuale – confessa Alessandro –  ma è stato un generoso di cuore. Ha aiutato tanta gente che non sempre è stata riconoscente. Ha fatto anche i suoi errori, ha sofferto la solitudine per la separazione (io avevo solo sei anni) e non sempre si è fatto aiutare».

Alessandro ripercorre le tappe della carriera di Gianfranco, l’esperienza in serie A nel Bari negli anni 60, poi Lecce, Galatina, Mesagne, Gallipoli e Galatone. Quasi in fotocopia le carriere erranti di padre e figlio, ma mentre Gianfranco ha vissuto da “artista”, Alessandro, ora 33enne e di nuovo al Casarano in Eccellenza, da ragazzino veniva chiamato “u tenzia” (ovvero “ragazzo terribile”) ed è dovuto crescere in fretta, da professionista, con regole ferree (a sei anni era già in collegio “Palmieri” di Lecce) e molto lavoro.

Dalla Polisportiva “Don Bosco” di Alezio al Casarano, fino alla serie A con l’Udinese di Zaccheroni e Bierhoff, passando attraverso tutte le nazionali giovanili.

Poi, la discesa: mal consigliato dal procuratore Caliendo, rifiuta il contratto col Southampton in Inghilterra per tornare in Italia. «È il mio più grande rammarico. Ma ho già gettato le basi per concludere la mia carriera col botto finale all’estero. Voglio finire in grande stile», promette Alessandro.

statale 274

GALLIPOLI. L’hanno trovata intorno alle 6,30 di questa mattina riversa ai piedi di un ulivo, con un piccolo foro alla tempia destra ed il sangue che era fuoriuscito. In una campagna che costeggia la statale 274 (la “Gallipoli – Leuca”), in località “Li Sauli”, sono stati i carabinieri a ritrovare L.P., una giovane di 29 anni, gallipolina, infermiera da due mesi disoccupata. Ad allertarli era stato la sera di lunedì 29 luglio il marito, guardia giurata, allarmato dalla persistente assenza della donna che si era allontanata da casa intorno alle 15. A portare i militari sulla pista giusta è stata l’auto guidata dall’infermiera, una Opel Astra grigia, posteggiata in una piazzola di sosta poco distante dal luogo dov’è stato ritrovato il cadavere.

Accanto al corpo c’era la pistola usata per lavoro dal marito e questo, in un primo tempo, ha fatto pensare ad un ennesimo caso di contrasti familiari sfociati in tragedia. Niente di ciò, a quanto pare. Dovrebbe invece trattarsi di suicidio che potrebbe essere stato originato da uno stato di depressione in cui L.P. era piombata dopo la perdita del lavoro in un laboratorio di Nardò. Aveva un figlio di otto anni.

Indagini sono in corso per accertare eventuali altri particolari della tragedia.

by -
0 1225

MARE INFEDELE Mino Casalino, neppure 30enne, è annegato nel tentativo di districare una cima nelle acque del porto. Faceva parte di una confraternita e dell’associazione “Off Limits”

Gallipoli. L’amico di tutti se n’è andato. Travolto da un beffardo destino. Una morte assurda quella di Cosimo Casalino, detto Mino, che ha funestato quel pomeriggio del 27 aprile scorso. Un malore (una congestione decreterà poi l’autopsia) mentre si immergeva nel suo habitat naturale, quel mare di Gallipoli che lui tanto amava e che rispettava. Una tragedia immane nello specchio d’acqua antistante la banchina del molo Ferrovia del porto mercantile. Lì dove, adagiati e il più delle volte imbrigliati, si ormeggiano i pescherecci della gente di mare.

Una fatalità si è portato via per sempre Mino “Popoff”, così lo chiamavano gli amici. Così lo conoscevano i gallipolini. Il nipote “tu Mariu Popoff” è il ridondante richiamo che riecheggia nell’area portuale nei concitati momenti di quella maledetta sera in cui i gallipolini si sono riversati sulle banchine per capire cosa fosse successo. Un dramma senza fine.

La vittima è lui, il giovane e corpulento Mino Casalino, figlio di “tutti” i pescatori e sempre pronto a dare una mano agli equipaggi e ai motobarca in difficoltà in fase di attracco. Si immergeva spesso nelle acque del porto il giovane gallipolino che ad ottobre avrebbe compiuto 30anni. Era conosciuto come un esperto “sbrogliareti”, un più prosaico ormeggiatore da chiamare in caso di emergenza. Capace di disincagliare le reti o le cime, o recuperare i “corpi morti” dove ancorare le paranze. Un’attività che Mino svolgeva più per dedizione e senso dell’aiuto verso il prossimo, che non per mestiere. Certo, serviva anche per arrotondare un po’ la giornata, perché qualche euro in più i pescatori lo elargivano per il suo intervento.

Non sarà più così, purtroppo. Un ragazzo gioviale e impegnato, Mino “Popoff”. Una vita vissuta tra i vicoli e i meandri della città vecchia. Nei tempi in cui gli amici si chiamavano bussando al portone di casa e non con sms, email, profili facebook o diavolerie tecnologiche dei tempi moderni. Il suo quartier generale era la chiesa della Purità, dove Mino ha condiviso la vita sociale e anche religiosa. Era un “confratello” e partecipava attivamente ai riti della Settimana santa, alle processioni, ai concerti di passione, alla festa di Santa Cristina. Impareggiabili i suoi travestimenti carnascialeschi con il gruppo dell’associazione “Off Limits” di cui faceva parte e che con un drappo commemorativo tengono in vita il ricordo del loro amico: “Mino sempre con Noi”. E così sia.

Mistero sulla morte di Carlo Noira, poliziotto

Taviano. Sono avvolti nel mistero i motivi per cui Carlo Noira, il poliziotto di 43 anni di Taviano è stato trovato senza vita la sera del 25 aprile. E’ stata  un’overdose come si pensa? Un gesto disperato? Cercheranno di dare una risposta ai quesiti le indagini avviate dai carabinieri della compagnia di Casarano e l’autopsia disposta dal magistrato di turno.

Resta comunque  tanta amarezza per l’accaduto soprattutto nella moglie, Maria Rosaria De Maria e nei due figli, Andrea di 14 anni e Giulia di 10. Disperati anche i genitori e i fratelli: il più grande Sandro fa il finanziere a Casarano e da anni dirige la Protezione civile della città. L’altro fratello, più piccolo, Silvano, lavora come commesso in una farmacia di Taviano.

Tutti, in paese, dipingono  Carlo Noira come un bravo ragazzo, tranquillo e trasparente sotto tutti i punti di vista. Aveva tanti amici e anche se era stato trasferito a Taranto continuava ad abitare con la famiglia a Taviano, in via Torquato Tasso, 60. Negli anni scorsi, però, l’agente di polizia aveva avuto qualche problema con la droga, al punto che era stato sospeso dal lavoro quando era in servizio presso il commissariato di Gallipoli.

Ma un processo lo aveva reintegrato e il ministero dell’Interno lo aveva assegnato al commissariato di Taranto. L’avvocato Biagio Palamà, che lo aveva difeso nel processo lo ricorda così: «Carlo era un ragazzo solare, semplice, amava la vita come la amano i giovani. Era molto attaccato alla sua famiglia, ai figli, soprattutto, che adorava. Quello della droga era stato un momento di debolezza, assolutamente inconsistente e minimale, al punto che i giudici non avevano esitato a reintegrarlo nel servizio di fedele servitore dello stato».

Qualche difficoltà nella nuova sede di lavoro forse l’aveva incontrata, se è vero quanto aggiunge  l’avvocato Palamà: «Certo, forse, a Taranto non si trovava bene o, forse, il trasferimento l’aveva vissuto come una punizione troppo dura. Quell’andare e venire da Taranto, magari, non l’accettava».

Anche i colleghi di lavoro e gli amici del paese sono rimasti sconvolti per l’accaduto e si chiedono  come sia potuta accadere questa tragica fatalità. Carlo, per loro, era un amico a cui chiedere qualsiasi cosa.  E sono convinti, soprattutto, che niente nel suo modo di agire lasciava prevedere una fine così repentina. Adesso che non c’è più resta tanta tristezza nel cuore.       

Rocco Pasca

by -
1 2328

Casarano. Si è spento a Faenza, lo scorso 4 gennaio, il professore Fabrizio Cenni (foto), ex primario e fondatore del reparto di ortopedia e traumatologia del «Francesco Ferrari».

Il ricordo che il medico ha lasciato in ospedale ed in città è vivo e carico di gratitudine e di stima.

Basti pensare alla proposta, lanciata dal segretario provinciale della Cisal sanità, Giovanni D’Ambra, di intitolare al professor Fabrizio Cenni il reparto di ortopedia del «Ferrari» e una strada o una piazza della città.

L’obiettivo è di conservare nel tempo la memoria della figura e dell’operato dell’ortopedico. Con questo preciso intento, D’Ambra si è fatto «umile portatore di un sentimento comune e sincero dell’intera cittadinanza di Casarano».

«L’uomo ed il professionista che è stato capace per oltre 40 anni di alleviare le sofferenze di migliaia di persone di ogni età e ceto sociale – commenta D’Ambra – ha anche contribuito a far conoscere la città di Casarano ben oltre i confini geografici della provincia di Lecce e della regione Puglia. È stato, e rimarrà per sempre, un tassello della storia di Casarano e dell’ospedale “Francesco Ferrari”».

A piangere la scomparsa dell’«indimenticabile primario» sono stati anche il personale dell’unità operativa di ortopedia e traumatologia e la direzione ospedaliera del «Ferrari». I suoi stessi familiari, la moglie Maria Teresa Cova e le figlie Daniela, Vittoria, Roberta e Alessandra, nel dare il triste annuncio della scomparsa del noto medico, avevano descritto l’ex primario come «l’uomo che volle vivere e dedicare la sua professione a Casarano».

Particolarmente toccante il ricordo tributato dagli infermieri di sala operatoria.

«Noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscere il professor Cenni, le sue qualità, la sua forza, la sua gioia di vivere, proprio per la riconoscenza e il rispetto che gli dobbiamo, cercheremo – commentano gli infermieri – di fare un modello del suo incancellabile ricordo».

Chi conosceva molto bene Cenni, con il quale aveva preparato la tesi di specializzazione in ortopedia, andandolo a trovare, dopo cena, nella sua abitazione, è Antonio Aloisi, primario di ortopedia a Galatina.

Musicista, polistrumentista e poliglotta (parlava correntemente inglese, tedesco, francese e greco), Cenni fu soprattutto un «maestro» per generazioni di giovani medici. Uno di questi è proprio Aloisi.

«Ha amato Casarano e il Salento – rammenta Aloisi – dove ha trascorso la gran parte della sua vita, formando tanti di noi, insegnando soprattutto l’arte dell’ortopedia e della traumatologia, ma anche e soprattutto il modo per onorare la professione difendendo i principi e valori che sono indispensabili per l’uomo e poi per l’ortopedico».

Alberto Nutricati

by -
0 990

Leonardo Gabellone

Tuglie. Gentile, onesto ed un gran lavoratore. Con queste parole l’intera comunità di Tuglie ama ricordare il dottor Leonardo Gabellone, lo “storico” farmacista che ha esercitato la sua professione, con amore e dedizione, per oltre quarant’anni, in via Plebiscito.

Si è spento nella sua casa a Tuglie, nel centro del paese, lunedì nove gennaio circondato dall’affetto della moglie, la signora Elsa, e dei figli Antonio, presidente della Provincia di Lecce, Giovanni e Maria Rosaria. Un’intera comunità, quella tugliese, che si è unita per rendere l’ultimo onore al farmacista “semplice e disponibile” con tutti.

Per questo, un fiume di gente ha preso parte ai funerali che si sono svolti nella Chiesa matrice di Tuglie e che hanno visto la partecipazione di tantissima gente comune ed anche di tanti politici, amministratori e dirigenti provinciali che hanno voluto manifestare la loro sincera vicinanza in questo giorno di dolore, al presidente Antonio Gabellone.

Nato a Sannicola il 14 novembre del 1925, il dottor Leonardo Gabellone si è impegnato rigorosamente, sin da giovane, nello studio. Il suo obiettivo prefissato era quello di diventare un farmacista. Dopo la laurea, iniziano le prime soddisfazioni personali. Infatti, comincia a lavorare come dipendente in una farmacia del suo paese. Dopo alcuni mesi, però, decide di trasferirsi in Molise, precisamente in provincia di Campobasso, per lavorare in una nuova farmacia.

Le soddisfazioni crescevano sempre di più così come le nuove offerte lavorative con la proposta di incarichi allettanti. Nonostante ciò, il giovane dottore  decide definitivamente di ritornare a Tuglie, il paese d’origine della madre e della nonna. Da quel giorno e, per oltre quarant’anni, è stato il farmacista di tutti i tugliesi impegnato con costanza non solo nella sua attività lavorativa, ma anche nel sociale del proprio paese.

La moglie Elsa ed i figli Antonio, Giovanni e Maria Rosaria lo ricordano come un uomo semplice, cordiale ed onesto, amante della sua famiglia e del suo lavoro, pilastri fondamentali della sua vita. Questo è anche il ricordo di tutti i tugliesi che, dal nove gennaio, hanno perso una delle figure più carismatiche dell’intera comunità cittadina.

Giampiero Pisanello

Tuglie. «Vogliamo conoscere tutta la verità sulla morte del nostro Sinisa».  Non si rassegnano  i genitori del bimbo di appena due mesi morto la sera della vigilia di Natale mentre era ricoverato presso il reparto di Pediatria dell’ospedale “Perrino” di Brindisi.

Per questo Natalie Lomartire e Sasa Simovic, la madre ed il padre di Sinisa, hanno sporto denuncia contro ignoti, presso la caserma dei carabinieri della stazione di Sannicola. I giovani genitori non si danno pace per la morte del loro primo figlio, che,  proprio nel giorno di Natale, avrebbe compiuto due mesi di vita.

La vicenda inizia due mesi e mezzo fa, quando Natalie si ricovera presso l’ospedale di Tricase per dare alla luce il proprio figlio. Dopo un parto piuttosto travagliato, però, i medici dispongono il ricovero del neonato in terapia intensiva. Quì Sinisa vi rimarrà per tre settimane durante le quali, dopo vari esami effettuati, gli viene diagnosticato un problema cardiaco congenito, risolvibile con un’operazione  da effettuare dopo il compimento del quarto mese di vita. L’intervento, piuttosto delicato, si sarebbe dovuto effettuare presso il reparto di pediatria dell’ospedale “Perrino” di Brindisi.

Dopo i giorni di  terapia intensiva,  il piccolo insieme alla madre torna a casa, a Tuglie, e per qualche settimana sembra che tutto vada per il verso giusto. «Il bambino aveva raggiunto i 4 chilogrammi di peso  –   racconta la madre in lacrime – Poi, dopo alcuni giorni, siamo ritornati nell’ospedale di Tricase per un controllo, programmato dagli stessi medici, e perché il mio piccolo iniziava a mangiare di meno». Il ricovero dura una settimana durante la quale la situazione si aggrava. Il bambino viene alimentato con un sondino e si debilita.

«Durante la nostra permanenza in ospedale, mio figlio è venuto in contatto con alcuni bambini che avevano delle infezioni e, nonostante ciò, non eravano ricoverati in un reparto specifico, ma nella nostra stessa stanza. Solo quando il  mio piccolo ha iniziato ad avere decimi di febbre, i medici  hanno ritenuto opportuno allontanarlo dagli altri; probabilmente la vicinanza con questi bimbi gli ha procurato un’infezione che gli ha fatto alzare la temperatura corporea fino a 39°. La vigilia di Natale, poche ore prima che morisse, il mio bambino è stato trasferito all’ospedale di Brindisi dove nonostante gli sforzi dei medici,  per il mio angioletto  non  c’è stato  più nulla da fare».

FS

by -
0 1287

Da sinistra Roberto e Luigi Fasano, i due fratelli morti a pochi mesi di distanza

Taviano. «All’intera comunità tavianese, io e il mio amato consorte Emilio Fasano, intendiamo donare l’intero lotto di proprietà comprendente l’intero complesso dei beni e l’opificio industriale adiacente al mercato ortofrutticolo di Taviano, affinché il Comune di Taviano lo possa utilizzare a beneficio di tutta la comunità tavianese, con la sola nostra richiesta che venga con tale luogo ricordata la memoria dei nostri figli, Luigi e Roberto Fasano».

Si conclude con queste toccanti frasi la lunga lettera con cui la mamma di Luigi e  Roberto Fasano, signora Emilia Rosilde Portaccio, dopo la morte dei due figli, appunto, avvenuta a pochi mesi di distanza una dall’altra, qualche anno fa, cede un immobile e terreno circostante, adiacente al mercato ortofrutticolo di Taviano.

L’assessore ai Lavori pubblici, Giuseppe Tanisi, nell’assicurare di tenere in debito conto la donazione ha dichiarato: «Pensiamo di adibire il tutto ad un contenitore sanitario o a luogo di aggregazione giovanile con una mensa sociale. Nei prossimi giorni apriremo un tavolo di discussione».                            

RP

by -
0 914

Sannicola. Quando la notizia della morte di Biagino Leo (nella foto, a sinistra, durante un avvenimento sportivo) è giunta in paese, ha lasciato tutti increduli.

Si è rincorsa di bocca in bocca. Il consigliere comunale con delega alla frazione di San Simone, stava poco bene, si sapeva, ma in primavera, assieme al fratello Fernando, presidente della Polisportiva, aveva organizzato la giornata dello sport e la gara degli aquiloni, aveva partecipato alla passeggiata in bicicletta per la giornata della donna organizzando, sempre con l’associazione, il punto sosta e rinfresco a San Simone, tutto il paese lo ricorda, alla gara di bici del circolo cittadino e, ad agosto, affaccendato nell’organizzazione della sagra delle cose nosce.

Presente in ogni iniziativa di partito e dell’Amministrazione. Sempre sorridente, sempre coerente, sempre positivo tanto nel suo lavoro di impiantista, quanto nel suo incarico amministrativo e politico. L’ultimo saluto lo hanno dato gli amici e gli amministratori e anche gli avversari politici che ne hanno riconosciuto la “bontà e l’altruismo”.

Voce al Direttore

by -
Una buona fetta dell'impegnativa torta chiamata turismi (balneare, religioso, culturale, giovanile, ambientale, crocieristico...) è stata riservata l'altra sera a Gallipoli, durante un'assemblea plenaria, al...