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Gallipoli – Non cercate una sia pur piccola targhetta che indichi la sede di una società in via della Cala, nei pressi della chiesa del Canneto: non c’è alcuna indicazione che porti alla Ittica Gallipoli srl, che – sia pure come garante per certi aspetti legali – era nell’affidamento del mercato ittico all’ingrosso di via Lecce. La vincitrice del bando comunale, il terzo, risulta essere la Gallipoli Fish della Statale 101 al km 1. Per  l’una e per l’altra ieri è stato un lunedì nero, preceduto da un altro giorno da dimenticare quando – a formalità per la consegna della struttura quasi ormai completate – si sono viste recapitare la sospensione dell’affidamento a causa di una interdittiva antimafia arrivata in via riservata negli uffici di via Pavia a metà giugno.

L’interdittiva antimafia e poco dopo gli arresti Che le due date siano collegate strettamente lo si comprende chiaramente in questi giorni in cui l’operazione “Labirinto” della Procura antimafia di Lecce con gli investigatori speciali dei carabinieri (Ros) ha messo in luce rapporti manovre e conflitti su Gallipoli, sulle sue attività economiche principali, compreso il comparto ittico, locale e d’importazione. Protagonista principale Davide Quintana, 37 anni, con amicizie assai ingombranti ma anche tranquillizzanti se si pensa ai suoi vari tentativi di farsene scudo per avanzare nel capo del commercio ittico. A lui e ad alcuni suoi familiari è intestata la società a responsabilità limitata “Ittica Gallipoli”; con questo vascello voleva arrivare ad ingrandire la sua fetta di mercato soprattutto di frutti di mare, togliendone un pezzo ad altri. Che a loro volta godevano di amici protettori che sapevano farsi valere.

Quel balzo in avanti di Quintana, col mercato assegnato, rimasto a metà Certamente l’assegnazione del mercato all’ingrosso sarebbe stato un passo importante per l’Ittica Gallipoli:. E’ vero che quella struttura ultimata a fine anni Novanta, collaudata nel 2003 e poi praticamente abbandonata, per cominciare a funzionare necessità di interventi sostanziosi (almeno 400mila euro), tali da aver fatto scappare i precedenti vincitori del bando (cooperative di San Bendetto del Tronto e Leuca), lasciando nelle casse comunali i 36mila euro di caparra. Ma è anche vero che con gli sponsor adatti ed i fornitori giusti, quel mercato sarebbe potuto diventare un grande macinatore di soldi, reali e non. Proprio sui fornitori la strategia di Quintana e dei suoi partner – dal clan Padovano ad un gruppo che fa capo al clan Tornese di Monteroni, quello di Vincenzo Rizzo, 54enne di San Cesario – si è impantanata per un po’. Quel tanto che è bastato ai Ros per mettere gli ultimi tasselli di una inchiesta in corso fin dal 2015.

Dallo scontro al patto tra due gruppi con le stesse mire Appena in tempo, si potrebbe dire, con un mercato che resta in cerca di un padre. Con un impianto simile a disposizione, forse un patto si sarebbe alla fine trovato tra il gruppo Rizzo e quello di Saulle Politi, 46 anni di Monteroni, sostenitore di un altro grosso operatore nello stesso settore il quale, per non correre rischi, aveva schierato in campo anche i suoi referenti del clan Coluccia di Noha di Galatina. Gli affari sono affari, si sarebbe concluso, insieme ad una concordata ripartizione delle zone: per Quintana i rubinetti dei fornitori di pesce e cozze si sarebbero aperti, quelli nazionali ed anche quelli spagnoli e greci in particolare; l’import nel settore è ormai vitale, il pescato nelle acque di Gallipoli è andato sempre più calando. Alla fine tutto si è interrotto davanti alle manette (33 gli arresti).

Il “padre” Fasano: “Quella struttura serve ancora oggi” La città ha subito una ulteriore scossa. E il “padre” di quel mercato dotato di tutto punto, l’allora Sindaco Flavio Fasano, che era collegato – nei suoi progetti ad un porticciolo per l’attracco dei pescherecci nella stessa zona – ora dice: “In tutti questi anni si è perso tutto, abbandonato ai vandali. Era nato per essere dato in gestione ad una società di cooperative di pescatori, Camera di commercio e Comune per una piccola partecipazione, non per essere consegnato a terzi. Erano le categorie della pesca a doverlo utilizzare. Invece…”. Ma ha ancora senso puntare su di un mercato all’ingrosso, con una marineria che segna anno dopo anno record negativi, sia come pescato che come numero di imbarcazioni? “Certo! – risponde Fasano -. Del resto erano nato per togliere di mezzo locali fatiscenti ed anti igienici in cui veniva commercializzato il pescato, ma ancora oggi sono in funzione. Vi si opposero proprio loro, quelli dei magazzini, anche perché così agivano indisturbati e incontrollati. Com’è pure adesso”.

Emanuele MonacoMONTERONI. In casa aveva realizzato una vera e propria piantagione di marijuana da 250 metri quadrati, l’uomo arrestato ieri sera a Monteroni. Il 40enne Emanuele Monaco era riuscito ad avviare una fiorente piantagione, ben nascosta da sguardi indiscreti, nel giardino della propria abitazione rivestita da una impenetrabile rete verde per occultarne la vista anche dall’alto. Tutto ciò ha però insospettito i carabinieri che hanno pensato bene di andare a verificare trovando circa 490 piante, tra i 70 e i 170 centimetri, nonché 120 germogli di marjiuana. All’interno dell’abitazione centinaia di sementi e nuove piantine. L’uomo altro non ha potuto fare che ammettere le proprie responsabilità e su disposizione del magistrato di turno è stato condotto presso la Casa circondariale di Lecce.

MONTERONI. Una pistola calibro 9 con matricola cancellata con munizioni; una bomba da mortaio tipo Brixia; trenta coltelli a serramanico ed una sciabola; undici pugnali di vario tipo; due tirapugni: hanno trovato questo ed altro in casa e nell’officina in cui lavorava i carabinieri di Monteroni che hanno tratto in arresto, alla fine di indagini che li avevano messi sulla pista giusta, Claudio Caputo di 46 anni.  L’uomo è adesso in carcere a Lecce e dovrà spiegare provenienza e presenza di questo arsenale in casa sua.

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