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Gallipoli – Due buone notizie in tema di olivicoltura sotto stress a causa dell’attacco del batterio da quarantena denominato Xylella fastidiosa. Il Ministero delle Politiche agricole ha pubblicato oggi i risultati dei più recenti monitoraggi su scala nazionale. Tranne la provincia di Lecce e una parte di quelle di Brindisi e Taranto, l’infezione risulta sconosciuta in tutto il resto d’Italia. Le indagini svoltesi nell’ultimo scorcio del 2017, più massicce e complete che nel resto d’Europa, hanno dato esito negativo in tutti i 12.594 casi esaminati nel resto della Puglia. La zona di contenimento quindi sembra resistere alla espansione della malattia che ha messo in ginocchio gli uliveti tra Gallipoli e Taviano, dove l’organismo nocivo è comparso per la prima volta più di quattro anni fa. Sperando ovviamente che le “buone pratiche agricole” imposte dalla Regione e necessarie a distruggere gli insetti vettori già allo stato larvale, siano state effettuate come da indicazioni (previste sanzioni per i trasgressori).

L’altra buona notizia è che finalmente lo stesso Ministero ha pubblicato il decreto che consente il reimpianto di ulivi nella zona infetta. Si può dunque procedere a piantare ulivi delle specie che i ricercatori hanno verificato essere resistenti alla Xylella, tra cui la Favolosa che l’associazione di coltivatori “Amici del’ulivo” ha messo al centro di un accordo d’acquisto antispeculazione con vivai italiani. Finalmente, dopo una lunga e incomprensibile odissea, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale per il contrasto a Xylella fastidiosa che autorizza l’impianto di ulivi nella zona infetta. Adesso la Regione proceda celermente con le indicazioni operative circa le varietà ammesse”. Coldiretti Lecce tira un respiro di sollievo ed incalza: “Sono state accolte le nostre richieste – dicono il presidente di Coldiretti Lecce, Pantaleo Piccinno (sopra a sinistra) e il direttore Giuseppe Brillante – Ci battiamo da anni perché venga restituita al Salento la libertà imprenditoriale ed una speranza di futuro. Con queste motivazioni, siamo scesi in strada con i trattori il 10 agosto del 2015 ed il 18 marzo 2017, abbiamo fatto in modo che parlamentari europei di diverso orientamento politico, come Paolo De Castro e Raffaele Fitto, sposassero la stessa battaglia, e dopo aver pressato in tutti i modi le istituzioni con incontri e manifestazioni vediamo finalmente accolta la nostra istanza principale. Adesso ci aspettiamo la pubblicazione celere dei bandi del Psr che possano contribuire alla rigenerazione agricola”. Dopo la pubblicazione del decreto,  ci si aspetta la pubblicazione dei bandi destinati alla rigenerazione agricola: quello relativo alla misura 4.1C del PSR (investimenti in agricoltura) che, come è stato assicurato, prevede finanziamenti per 32 milioni di euro, ed ancora quello relativo alla misura 5.2 per il ripristino del capitale produttivo, nonché il bando per la rinegoziazione dei mutui e l’abbattimento degli interessi.

Sul Piano di sviluppo rurale e sulle conseguenze pratiche di alcuni ritardi della Regione interviene il consigliere regionale Cristian Casili (foto a destra), di Nardò,  vicepresidente della commissione Ambiente: “L’agricoltura pugliese vive un dramma epocale. Dall’assessore Di Gioia continuiamo a sentire tante belle parole, ma è necessario rispondere con i fatti al grido di dolore sollevato dall’intero settore. L’impasse che sta interessando il Psr pugliese che vale 1,6 miliardi di euro ha praticamente immobilizzato gli investimenti di centinaia di aziende, molte delle quali costrette a ricorrere ai Tar. A ciò si aggiunge la disperazione del comparto olivicolo che, in provincia di Lecce, ha visto un crollo vertiginoso delle produzioni e un abbandono sempre più consistente delle campagne. Un’intera filiera olivicola compromessa – sostiene Casili – che ha comportato la chiusura di diversi frantoi e la perdita di migliaia di posti di lavoro. Una situazione diventata ormai insostenibile, ma che Emiliano e la sua giunta continuano a sottovalutare, guardando dalla finestra il susseguirsi degli eventi”. Per il consigliere, per risollevare il settore olivicolo non sono sufficienti le ultime misure 4.1c e 5.2 del PSR a sostegno delle aziende olivicole in zona infetta, che interesseranno numero esiguo di aziende. “Oggi – continua il vicepresidente della Commissione Ambiente – quello che serve è avere le idee chiare per il futuro partendo dall’analisi di uno scenario utile a contestualizzare gli interventi proposti. La portata di questa malattia che sta causando il disseccamento dei nostri ulivi purtroppo coinvolgerà un territorio sempre più ampio.

 

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