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Molfetta

Alessano – Quella parola rassicurante che forse qualcuno si aspettava, non è venuta, non almeno in senso esplicito. Chi conosce le segrete cose della Chiesa non se ne meraviglia: è la Congregazione delle cause dei santi a fare la segnalazione al Papa, al quale spetta poi il decreto. Ma alla gran parte dei 15mila convenuti fin da prima dell’alba nel piazzale del cimitero poco importa: c’è fa giurarci che don Tonino Bello rimarrà don Tonino Bello anche quando l’auspicata elevazione a Beato dovesse ufficialmente arrivare. Gli interventi ufficiali del vescovo di Ugento – S. Maria di Leuca, Vito Angiuli, per oltre dieci anni accanto al salentino vescovo di Molfetta, e del Pontefice venuto dall’Argentina si sono intrecciati su ben altri terreni, quelli che il profeta “che ha legato cielo e terra”, teneva più a cuore e praticava giorno per giorno. Agli espliciti auspici del presule di Finis terrae Francesco ha risposto con un sorriso e con tanti accenti convergenti sui poveri e la Chiesa del grembiule, sulla pace e la lotta a qualsiasi tipo di guerra, sui migranti e la dignità calpestata.

Ammalati, migranti, giovani in primo piano fin da subito con mons. Angiuli Gli ammalati, i migranti, i giovani hanno trovato posto fin nell’incipit dell’intervento di mons. Angiuli, insieme “ai confratelli Vescovi, alle Autorità religiose istituzionali civili e militari, ai familiari di don Tonino Bello. a tutta la gente del Salento”. Insieme alla “grande gioia” la consapevolezza di “vivere oggi un giorno memorabile: l’incontro con Lei lascerà un segno indelebile nella nostra storia e rimarrà sempre vivo nella memoria del popolo salentino”. “La ringraziamo, Padre Santo, per questo Suo gesto di squisita paternità nei riguardi del Servo di Dio, Mons. Antonio Bello, nel XXV anniversario del suo dies natalis. La sosta orante presso la sua tomba – ha rimarcato il vescovo di Ugento – è espressione di sincera ammirazione per l’esempio di vita evangelica che egli ha offerto, ma è anche un invito, rivolto a tutti noi, a seguire i suoi insegnamenti”. Mons. Angiuli ha ricordato davanti ad una folla attenta e a tratti rapita dall’importanza dell’evento “la più bella testimonianza su don Tonino offerta da lui stesso: “Volevo diventare santo – scriveva il parroco di Tricase parlando della sua “evocazione” – cullavo l’idea di passare l’esistenza tra i poveri in terre lontane, aiutando la gente a vivere meglio, annunciando il Vangelo senza sconti, e testimoniando coraggiosamente il Signore Risorto». “Siamo persuasi che questa sua aspirazione – ha ripreso il vescovo – si è pienamente realizzata ed è diventata per noi uno stimolo a incamminarci sulla via della santità; quella via che Lei ci ha invitato a percorrere con la Sua recente Esortazione Apostolica Gaudete et Exsultate. Il Cardinale Carlo Maria Martini, che ha conosciuto personalmente don Tonino, ha scritto che in lui brillava «la centralità assoluta del mistero di Gesù crocifisso e risorto». Anche Mons. Angelo Magagnoli, Rettore del seminario dell’Onarmo di Bologna, era convinto che don Tonino era stato «uno strumento docile per scuotere dal torpore tanti cristiani». E aggiungeva: «Non mi meraviglierei se domani la Chiesa lo dichiarasse santo»3. Non ce ne meravigliamo nemmeno noi. Anzi lo auspichiamo ardentemente”.

La lettera di due ragazzi al vescovo “C’è una forte unione tra loro due” Una testimonianza particolare ha poi raccontato il pastore, riguardante due ragazzi, due ministranti: “Mi hanno inviato una tenerissima lettera nella quale hanno scritto queste parole: «La visita del Papa sulla tomba di don Tonino è segno di forte unione tra loro due. L’episcopato di don Tonino e il pontificato di Papa Francesco hanno in comune la semplicità bella dell’umiltà. Speriamo di vedere presto don Tonino Beato! Don Tonino è vivo esempio per i nostri pastori. È stato per tutti, don Tonino, prima che Vescovo, papà del suo popolo, mostrando una forte paternità». Conferma autorevolmente questo comune sentire mons. Angiuli: “Santità, nelle Sue esortazioni all’amore verso i poveri, all’impegno per la pace, all’accoglienza dei migranti, ci sembra di riascoltare l’eco delle parole che più volte ci ha rivolto il nostro amato don Tonino. Nei Suoi gesti, ci pare di intravedere gli esempi di vita che don Tonino ci ha lasciato. Troppo evidente ci sembra la somiglianza. Ogni volta che Lei appare alla finestra del Palazzo Apostolico, a noi viene in mente il titolo di un libro di don Tonino: Alla finestra la speranza. Sì, Padre Santo, le Sue parole, come quelle di don Tonino, ci aiutano a non farci rubare la speranza”. E allesperanze ha messo le ali “la Sua presenza, oggi qui”.

Papa Francesco: “Da pellegrino su di una tomba tutta piantata per terra” “Sono giunto pellegrino in questa terra che ha dato i natali al Servo di Dio Tonino Bello. Ho appena pregato sulla sua tomba, che non si innalza monumentale verso l’alto, ma è tutta piantata nella terra: Don Tonino, seminato nella sua terra – lui, come un seme seminato –, sembra volerci dire quanto ha amato questo territorio. Su questo vorrei riflettere, evocando anzitutto alcune sue parole di gratitudine: «Grazie, terra mia, piccola e povera, che mi hai fatto nascere povero come te ma che, proprio per questo, mi hai dato la ricchezza incomparabile di capire i poveri e di potermi oggi disporre a servirli. Capire i poveri era per lui vera ricchezza, era anche capire la sua mamma, capire i poveri era la sua ricchezza. Aveva ragione, perché i poveri sono realmente ricchezza della Chiesa. Ricordacelo ancora, don Tonino, di fronte alla tentazione ricorrente di accodarci dietro ai potenti di turno, di ricercare privilegi, di adagiarci in una vita comoda”: Papa Francesco ha cominciato così la narrazione di don Tonino “un nome semplice e familiare che ci parla ancora”. “Non lo disturbavano le richieste, lo feriva l’indifferenza. Non temeva la mancanza di denaro, ma si preoccupava per l’incertezza del lavoro, problema oggi ancora tanto attuale. Non perdeva occasione per affermare che al primo posto sta il lavoratore con la sua dignità, non il profitto con la sua avidità. Non stava con le mani in mano: agiva localmente per seminare pace globalmente, nella convinzione che il miglior modo per prevenire la violenza e ogni genere di guerre è prendersi cura dei bisognosi e promuovere la giustizia”, ha rilevato il Vescovo di Roma, interrotto spesso dagli applausi. E questa terra è terra di pace, ne ha la vocazione, “arca di pace” anzi, che non diventi mai “arco di guerra”, per citare l’amato figlio di Alessano. Questo suo rifiutare titoli ed onori “racconta il suo desiderio di farsi piccolo per essere vicino, di accorciare le distanze, di offrire una mano tesa. Invita all’apertura semplice e genuina del Vangelo. Don Tonino l’ha tanto raccomandata, lasciandola in eredità ai suoi sacerdoti. Diceva: «Amiamo il mondo. Vogliamogli bene. Prendiamolo sotto braccio. Usiamogli misericordia. Non opponiamogli sempre di fronte i rigori della legge se non li abbiamo temperati prima con dosi di tenerezza».

“Che sia sempre di più una Chiesa contemplattiva” “Da questa sua amata terra – ha continuato il Capo spirituale della Chiesa cattolica – che cosa don Tonino ci potrebbe ancora dire? Questo credente con i piedi per terra e gli occhi al Cielo, e soprattutto con un cuore che collegava Cielo e terra, ha coniato, tra le tante, una parola originale, che tramanda a ciascuno di noi una grande missione. Gli piaceva dire che noi cristiani «dobbiamo essere dei contempl-attivi, con due t, cioè della gente che parte dalla contemplazione e poi lascia sfociare il suo dinamismo, il suo impegno nell’azione», della gente che non separa mai preghiera e azione. Caro don Tonino, ci hai messo in guardia dall’immergerci nel vortice delle faccende senza piantarci davanti al tabernacolo, per non illuderci di lavorare invano per il Regno. E noi ci potremmo chiedere se partiamo dal tabernacolo o da noi stessi. Potresti domandarci anche se, una volta partiti, camminiamo; se, come Maria, Donna del cammino, ci alziamo per raggiungere e servire l’uomo, ogni uomo. Se ce lo chiedessi, dovremmo provare vergogna per i nostri immobilismi e per le nostre continue giustificazioni. Ridestaci allora alla nostra alta vocazione; aiutaci ad essere sempre più una Chiesa contemplattiva, innamorata di Dio e appassionata dell’uomo”.

Alessano – Gli aneddoti sono tanti ma tutti convergono su di un aspetto fondamentale di don Tonino Bello: la sua volontà appassionata di abbattere barriere anche interpersonali, per poter dividere il proprio pane, la propria casa, i propri averi con chi ne aveva bisogno. Il “don” gli è rimasto per questo attaccato, anche dopo che aveva rifiutato per tre volte la nomina vescovile. Un nome umile, familiare, come ha detto Papa Francesco durante la sua visita in Puglia, ad Alessano prima e a Molfetta poi. Coerente sempre, senza sforzo alcuno, davanti ai segni del potere, a cui preferiva il potere dei segni, dei gesti, dei simboli. Era stato anche richiamato per questo da chi, in Vaticano, esigeva il ferreo rispetto dell’ortodossia anche nei paramenti. ma lui, niente: via il pastorale pregiato, eccone uno di legno di ulivo ,custodito adesso in quella che è stata la sua sede da presule.

Con questi ed altri precedenti – compresi attacchi feroci a lui, uomo di pace, provenienti dall’interno della stessa Chiesa – che lo avevano reso scomodo per le alte gerarchie ma fratello e maestro per il popolo di credenti e non, non poteva non suscitare attenzione un episodio per certi versi marginale se non ci fosse di messo, appunto, don Tonino, con quel suo sorriso a tratti da birichino che l’ha fatta grossa e lo sa. Una folata di vento di una frizzante tramontanella durante l’ascolto dell’intervento di benvenuto di mons. Vito Angiuli, ha portato via dal capo del Pontefice lo zucchetto bianco, segno inequivocabile del numero uno (è rosso porpora per i cardinali e paonazzo per vescovi, monsignori e canonici). Glielo hanno subito riportato ma Papa Bergoglio non lo ha più indossato (pur accusando qualche colpo di tosse). Tra i commenti sorridenti sull’accaduto, ecco quello su Facebook di don Bruno Tarantino di Tuglie, parroco di una frazione di L’Aquila: “Quando ci furono i funerali di Giovanni Paolo II il vento girava le pagine del libro dei vangeli poggiato sulla sua bara. Tutti i commentatori ne videro un segno dello Spirito. Oggi il vento del Salento ha permesso ancora una volta allo Spirito di parlare. Quel vento infatti ha eliminato tutti gli zucchetti (papali, episcopali, curiali, monsignorali). Dico questo perché pochi sanno di un richiamo solenne avuto da don Tonino direttamente da parte della Segreteria di Stato vaticana. Si permetteva la libertà, quando andava a celebrare al suo paese, di non usare lo zucchetto, insieme a tutti i “segni del potere” per lasciare spazio al “potere dei segni”. Ebbene a Roma questo non piaceva, forse nemmeno ad Alessano piaceva a tutti tanto da segnalare il ” caso” a Roma. Oggi davanti alla tomba di don Tonino Bello tutti si sono dovuti togliere lo zucchetto, quello del papa è addirittura volato a terra. Don Tonino è ancora profeta”.

Per la cronaca va detto che anche all’arrivo alla tomba di don Tonino Bello , nel cimitero di Alessano, appena sceso dall’elicottero che lo aveva portato in paese dall’aeroporto di Galatina, Papa Francesco era a capo scoperto, segno anche questo – se si vuole – di quel “potere” esercitato da don Tonino che altrimenti si chiama familiarità, autorevolezza e credibilità.

Alessano – “Con questi luoghi don Tonino Bello ha stretto un patto d’amore”: seguendo questo forte e sempre attuale richiamo oggi si sono riuniti i Consigli comunali di Molfetta ed Alessano nella sala consiliare “Gianni Camicella” a Palazzo Giovene a Molfetta, in preparazione della vista di Papa Francesco fissata per il 20 aprile prossimo per il venticinquesimo anniversario del Dies Natalis di Don Tonino Bello. Alla riunione congiunta delle due assise consiliari, hanno partecipato per Alessano il Sindaco Francesca Torsello, il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Rizzo, gli assessori ed i consiglieri comunali. Presenti all’evento monsignor Vito Angiuli, vescovo di UgentoS. Maria di Leuca e mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi. Insieme agli omologhi del centro barese guidati dal Sindaco Tommaso Minervini, i rappresentanti alessanesi hanno sottoscritto un patto di gemellaggio “che rafforza i rapporti istituzionali e la condivisione dei principi della pace e della solidarietà, tanto auspicati dal compianto Vescovo di Molfetta”, come si legge in una nota congiunta.

“Molfetta e Alessano sono due comunità del Sud. Molta letteratura è stata costruita
sull’idea antica del Sud come terra di soggezione, di subalternità, di gattopardismo. E di povertà. Pertanto, troppo tempo ci siamo affannati a pianificare con particolate cura una sofisticata rimozione dei limiti e delle angosce del Mezzogiorno, per inseguire il paradigma dello sviluppo senza limiti, dell’appagamento degli appetiti individuali, della costruzione della società dell’usa e getta. Don Tonino, invece, ha fatto delle angustie del Sud un punto di osservazione privilegiato: è stato, in questo, il precursore del pensiero del Sud visto dal Sud e non pensato da altri. In questo risiede una delle radici più feconde della sua profezia”: questo l’incipit dell’intervento del Sindaco Torsello, che ha toccato alcuni punti del pensiero del vescovo di origini alessanesi, tra cui il senso della politica, più volte chiamata in causa: “E’ una delle forme più esigenti, più crocifisse e più organiche dell’esercizio della carità”. “Egli ci ricorda che il politico debba essere innanzitutto “un “un artista, un uomo di genio, una persona di fantasia”. Politica è – ha sottolineato il Sindaco di Alessano –  “arte nobile e difficile. Nobile, perché legata al mistico rigore di alte idealità… Nobile, perché ha come fine il riconoscimento della dignità della persona umana, nella sua dimensione individuale e comunitaria”. Sono pensieri che scuotono le coscienze di chi è chiamato alla responsabilità di governo delle comunità locali. A ciascuno di noi è affidata la missione di cambiare le cose, guai se non fosse così”.

 

Papa Francesco e Don Tonino Bello

Alessano – Fervono le iniziative in preparazione all’evento del 20 aprile, quando Papa Francesco sosterà in preghiera sulla tomba di don Tonino Bello per poi portarsi a Molfetta, dove il religioso di Alessano ha esercitato il suo breve ma intenso ministero episcopale. Anche per Bergoglio quello del 20 aprile non sarà certamente un appuntamento come altri.

Il vescovo portato ad esempio dal Papa durante una visita in Perù “Don Tonino Bello ha toccato il cuore anche di Papa Francesco – afferma il presidente della Fondazione  don Tonino Bello, Giancarlo Piccinni, il quale riferisce un  inedito in occasione della visita del gennaio scorso di Papa Francesco in Perù quando – a sorpresa – ha indicato ai vescovi peruviani come modello di pastore proprio don Tonino Bello, il vescovo che “era molto paterno “e parlava di “un ordine del grembiule“. “Don Tonino Bello – queste le parole del Papa –  quando ordinava un vescovo lo ungeva di olio sulle mani perché non rimanesse attaccato al denaro“.

Consigli comunali riuniti e collegati di Alessano e Molfetta Ai preparativi che fervono sempre più intensi in questo periodo (un elicottero del Vaticano è arrivato in paese ieri per prove tecniche) si aggiunge, quasi a suggellarne una comunione di intenti, la notizia dell’ultima ora,  quella di un prossimo “gemellaggio” tra i Comuni di Alessano e Molfetta in nome del vescovo della “convivialità delle differenze”, che sarà anticipato da un Consiglio comunale congiunto in videoconferenza, in data comunque prossima alla venuta di Papa Francesco.

Il Sindaco Torsello: “Sul suo esempio si rafforza il legame tra le due città” A darne la notizia è stato lo stesso sindaco di Alessano Francesca Torsello, che in apertura del Consiglio comunale del 7 marzo ha annunciato la decisione condivisa con il collega di Molfetta e i Presidenti delle assisi consiliari delle due città. “Sarà un momento che rafforzerà il legame che unisce le due città che condividono l’inestimabile ricchezza del messaggio e dell’operato di don Tonino in vista della visita di Papa Francesco – ha esordito il sindaco Torsello – siamo due comunità unite che si predispongono a vivere un evento che entrerà nella storia e nella memoria collettive, per questo vogliamo una manifestazione che si svolga in una cornice istituzionale quale è il Consiglio comunale; inviteremo quindi le scuole, le associazioni, e tutti gli attori civili e religiosi coinvolti nella preparazione della giornata del 20 aprile. Da tempo Alessano e Molfetta – ha concluso il Sindaco – si sentono coeredi del patrimonio valoriale di don Tonino, tant’è che è nostra intenzione rinsaldare il gemellaggio tra le due comunità formalmente avviato nel 2013, e questo rappresenta un passo fondamentale in tale direzione”.

Alessano – Oggi, 2 febbraio, alle ore 12 i vescovi di Molfetta e Ugento-S. Maria di Leuca riuniranno tutti i sacerdoti delle rispettive diocesi ed i Sindaci nelle cattedrali di Molfetta e Leuca per “importanti comunicazioni”. Lo comunica per S. Maria di Leuca il vicario generale della diocesi, mons. Beniamino Nuzzo. La mossa contemporanea e certamente non casuale dei vescovi Domenico Cornacchia e Vito Angiuli ha fatto pensare a molti che ormai ci siamo: la vista di Papa Francesco in Puglia e nel Salento s’avvicina, nel nome di mons. Tonino Bello.
Anche se sul Bollettino della sala stampa della Santa Sede c’è, per ora, solo il programma della visita pastorale del Pontefice a Pietrelcina, diocesi di Benevento, il 17 aprile, nel centenario della comparsa delle stimmate a Padre Pio, oggi santo. Da lì il Vescovo di Roma si recherà, sempre in elicottero, a San Giovanni Rotondo, altra realtà segnata profondamente da Padre Pio.
Il programma papale si svolgerà con altre due tappe il 20 aprile. In quel giorno Francesco visiterà dapprima la diocesi di Molfetta e poche ore dopo la tomba di don Tonino Bello ad Alessano, meta quotidiana di giovani e meno giovani in preghiera e raccoglimento. In un primo momento la doppia tappa si sarebbe dovuta tenere il giorno successivo alla visita del Santo Padre a San Giovanni Rotondo, poi la scelta è caduta sul 20 aprile, in occasione dell’anniversario della morte di don Tonino Bello avvenuta proprio in questo giorno, 25 anni fa.
«La speranza è molto forte, ma nulla si può ancora dire al momento»: questa la frase sull’argomento della probabile visita pontificia raccolta a Tricase e proferita dal segretario di Stato di Sua Santità, il cardinale Pietro Parolin, lo scorso 8 dicembre. In quella sede si era accennato anche ad una possibile data. A proposito dell’elevazione dell’ex presidente di Pax Christi all’onore degli Altari, Parolin ne aveva ricordato la figura aggiungendo senza esitazione che “il popolo di Dio lo venera già come Santo”. Il primo ministro del Vaticano era nel Salento per celebrare il 50° anniversario dell’inaugurazione dell’ospedale “Cardinal Giovanni Panico” di Tricase.

Ha collaborato Amleto Abate

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...