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missione in Uganda

Nardò – Dopo lo spettacolo “Mission Is Possible” del 17 dicembre scorso a Nardò e la “Quaresima di Carità”  promossi dal Centro missionario diocesano (vicedirettore don Giuseppe Venneri, di Nardò, secondo da sinistra) per la raccolta di fondi, al fine di completare la costruzione di una scuola nel villaggio di Pajule in Nord Uganda (già ben avviata è invece una cooperativa agricola per la coltivazione di legumi e l’allevamento di suini), è ora tempo di consuntivi, non solo economici. Come si sa, la diocesi di Nardò-Gallipoli guidata dal vescovo, mons. Fernando Filograna, ha rapporti strettissimi di solidarietà umana con quelle terre martoriate dalla guerra civile. E’ proprio don Giuseppe a raccontarne alcuni risvolti personalissimi: ha fatto il suo percorso formativo prima di diventare prete, a Barletta, città natale di Padre Raffaele di Bari, un missionario Comboniano, barbaramente trucidato a colpi di bazooka in un’imboscata a pochi chilometri dalla missione di Pajule dove si stava recando a celebrare messa.

“Tutto è iniziato proprio da lì – confida commosso don Giuseppe Venneri – proprio dalla figura di quel missionario martire cristiano: e di martiri cristiani, specie in questi ultimi tempi se ne contano a centinaia. Poi ho conosciuto  Francesca De Luca e Padre Leonsyo, e grazie a loro, il rapporto con l’Uganda è stato l’epilogo naturale. Prima un progetto di adozione a distanza – prosegue – di alcuni bambini, che poi abbiamo ospitato assieme ad alcuni accompagnatori durante l’estate di due anni fa nell’Oasi Tabor. Il volto raggiante di quei bimbi alla vista per la prima volta del mare fu per tutti noi una gioia indescrivibile e poi per alcuni di loro era la prima esperienza di viaggio fuori dalla terra natale. Durante il loro soggiorno, fummo accolti dal sindaco a Palazzo Personè (fatto insolito per loro, dove da circa trent’anni non c’è più democrazia). Poi, ad opera della dirigenza della squadra di basket “Andrea Pasca” del presidente Carlo Durante, la ristrutturazione a Pajule di un vecchio rudere abbandonato, adibita ora a centro di ascolto. Di lì a qualche mese, nel dicembre 2016, il nostro primo viaggio in Africa: tutto il resto – conclude don Giuseppe – è storia di questi giorni, che si è potuta realizzare grazie alla generosità di tutti, istituzioni pubbliche comprese, ma grazie anche e soprattutto a tantissimi nostri anonimi concittadini”.

 

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