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Parabita – Forse pensavano ancora di essere in una zona franca, senza leggi né limiti,  ben protetti dallo schermo di un computer, quando nel novembre 2013 si lasciarono andare a commenti, offese, insulti ed anche semplici “mi piace” in coda a queste espressioni rabbiose. Ad accenderle era stato – anche lui ignaro o indifferente verso norme e divieti – Marco Antonio Giannelli, 34 anni e figlio dell’ergastolano Luigi Giannelli, capo della criminalità organizzata della zona. Giannelli junior si era visto sequestrare la moto perchè sprovvista di assicurazione, da un brigadiere della Compagnia di Casarano durante controlli di routine. Tornato a casa, il giovane si era lasciato andare su facebook proprio contro il milite, con foto dello stesso corredate anche da minacce.

Si era aperta così la strada a quanti avevano ritenuto di manifestare non solo “solidarietà” alla “vittima” del sequestro del mezzo da parte del tutore dell’ordine  definito “piaga sociale”, ma anche affermazioni pesanti ed auspici di “morte tra atroci sofferenze”. Alla gogna pubblica avevano partecipato – almeno secondo le individuazioni che hanno concluso le indagini – in 22 oltre al Giannelli, tutti identificati con nomi e cognomi e paesi di residenza: Parabita, Matino, Alliste, Racale, Casarano, Alezio. Diffamazione aggravata a mezzo internet l’accusa di cui dovranno rispondere nel processo fissato per novembre prossimo. L’ipotesi di reato trae spunto dalle legge che equipara internet (e quindi i vari social) ai media tradizionali e quindi sottoposto alle stesse leggi, reati a mezzo stampa compresi.

Specchia – Una brutta Befana, con il dramma in casa cominciato già il giorno prima, quando in due sono dovuti andare dai carabinieri per sporgere denuncia contro un proprio stretto familiare. Lo hanno fatto padre e fratello minore di un uomo – 44 anni nato a Tricase e residente a Miggiano, pregiudicato – che nel pomeriggio di ieri era tornato alla carica, con i suoi modi violenti, per ottenere le chiavi dell’auto di famiglia intestata al fratello. A causa anche di una lunga serie di angherie, con pressanti richieste di denaro per lo più, è scattata la richiesta di soccorso ai carabinieri che subito si sono messi in movimento. Hanno rintracciato  Donatello De Santis nel tardo pomeriggio a Specchia ed hanno cercato innanzitutto di calmarlo. Risultati vani tutti i tentativi, si è deciso di portarlo in caserma, ma l’uomo ha continuato ad inveire contro i militi ed a lanciare minacce verso i familiari ai quali l’avrebbe “fatta pagare” non appena in condizioni di agire. E’ stata allora chiamata la “gazzella” radiomobile della Compagnia di Tricase per meglio gestire il caso. Non c’è stato però niente da fare: De Santis non ha mutato il proprio atteggiamento, anzi ha rivolto, come si legge in una nota dell’Arma, altre minacce ai carabinieri. Alla fine, intorno alle 2 di questa notte, sono scattate le manette e il pregiudicato è stato dichiarato in arresto in flagranza di reato. Dovrà rispondere tra l’altro di atti persecutori e tentata estorsione aggravata. Ora è in carcere a Borgo San Nicola di Lecce.

 

 

 

 

 

SCORRANO – Continua a minacciare la ex moglie malgrado il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla donna e finisce in carcere. Le manette sono scattate nel pomeriggio di ieri a Scorrano per il 29enne C.M., già noto alle forze dell’ordine, che in più di una circostanza, tra il 28 settembre e l’8 ottobre scorsi, ha molestato, con minacce e ingiurie, l’ex consorte ed in alcune circostanze anche in presenza del figlio minore. L’intervento dei militari ha fatto seguito alle denunce presentate dalla donna.

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remigio venuti PD consigliere dimissionario casaranoCASARANO. È stato condannato a quattro anni, due mesi e 20 giorni di reclusione l’imprenditore agricolo G.M. (52 anni) riconosciuto responsabile di lesioni e minacce a carico dell’ex sindaco Remigio Venuti (foto). L’uomo, tra l’agosto e il novembre del 2009, costrinse pure Venuti a consegnargli 10mila euro, cercando di ottenere poi altro denaro, preoccupato di poter perdere l’abitazione di famiglia. Il “particolare rancore” verso l’ex sindaco della città pare fosse dovuto alla mancata assegnazione di un lotto industriale richiesto dal condannato nel 2000.

carabinieri-arrestoNARDÒ.  In tutto il 2014, che sta ormai per finire, l’unica denuncia di una vittima del racket delle estorsioni è arrivata il 25 settembre da Nardò. Il segnale, se da un lato dimostra la volontà, sia pur largamente minoritaria, di resistere al racket criminale, dall’altro certifica che il sistema estorsivo agisce e prolifera nel silenzio più assoluto delle stesse vittime. Significativa in questo contesto la tempestività del comune di Nardò che si è subito schierato al fianco dell’imprenditore che ha saputo trovare il coraggio di reagire. “Esprimo vicinanza a nome mio personale e a nome dell’amministrazione comunale di Nardò all’imprenditore che rifiutando una richiesta estorsiva ha denunciato gli autori del reato, senza lasciarsi intimidire dalle minacce”: è sceso così in campo a fianco dell’ennesima vittima del racket e suo concittadino il Sindaco Marcello Risi, dopo l’operazione delle forze di polizia che ha portato all’arresto di F.L., 45enne di Lecce e di un altro neretino, il 31enne A.C. “Esprimo, inoltre, l’apprezzamento alle Forze dell’ordine e alla Squadra mobile di Lecce, guidata dalla dott.ssa Sabrina Manzone – ha aggiunto il primo cittadino – per aver tempestivamente agito, con scrupolo e professionalità, a tutela dell’impresa minacciata. Il racket dell’estorsione si combatte e si sconfigge in un solo modo: con l’immediata denuncia degli estorsori. Se dovessero verificarsi fatti di estorsione nella nostra città , l’amministrazione comunale valuterà anche la costituzione di parte civile contro i presunti autori”.

Le indagini erano partite a fine settembre, esattamente nella mattinata del 25, quando il padrone dell’impresa edile si era presentato alla polizia per denunciare il tentativo di estorsione avvenuto nel pomeriggio del giorno precedente. “Datemi 5mila euro, servono per far mangiare gli amici”, aveva detto il leccese che si era presentato come “il sogliola”, all’operaio con cui aveva parlato in assenza del titolare dell’impresa. Lo stesso 25 settembre, a denuncia già depositata, i due malviventi si erano ripresentati sul cantiere, minacciando di incendiare gli automezzi necessari per i lavori, se non fossero state soddisfatte le loro richieste.

In poco più di due mesi, con appostamenti e osservazioni dei movimenti degli estorsori, gli investigatori sono riusciti a identificare sia “il sogliola”, sia l’uomo che era al volante di un’auto di grossa cilindrata, accompagnatore del leccese e che risponderebbe ai connotati di A.C.. In una fase delle pressioni per ottenere il denaro, F.L. avrebbe aggiunto alle minacce anche quella della vendetta: “Se mi prendono mi faccio sette anni ma poi appena esco mi vendico”.
L’imprenditore coraggioso era stato messo anche per questo sotto protezione.

salvatore antonazzoNARDÒ. Solidarietà bipartizan al consigliere comunale Salvatore Antonazzo (Impegno civile, foto), presidente della Commissione consiliare Urbanistica e Ambiente e delegato alle Politiche della Sicurezza, al quale in ottobre (ma la notizia è trapelata nei giorni scorsi) sarebbe stata recapitata una lettera anonima chiaramente intimidatoria (“Fatti i fatti tuoi”) che ora è al vaglio degli agenti del Commissariato di polizia di Nardò, dove il consigliere ha denunciato il fatto.
Hanno manifestato vicinanza al consigliere Antonazzo in molti, Il Sindaco  Marcello Risi, per primo: «Al consigliere Salvatore Antonazzo va la piena solidarietà mia e dell’intera giunta. Apprezziamo il suo impegno e il suo rigore e anche per questo gli siamo particolarmente vicini». Anche il gruppo consiliare del Pd e il circolo di Nardò, esprimono “piena solidarietà e umana vicinanza”. Dall’opposizione, parole solidali da Pippi Mellone (Andare Oltre) e Oronzo Capoti (Nuovocorso). Presa di posizione anche da Fi: «Atteggiamenti del genere sono da  condannare in modo fermo e deciso», scrivono i consiglieri Mirella Bianco, Cesare Dell’Angelo Custode, Alessandro Presta e il segretario cittadino, Lucio Calabrese.

Voce al Direttore

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...