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Torre Mozza (Ugento) – Tragedia sfiorata ieri sera nelle acque del basso Ionio per un veliero incagliatosi tra le rocce affioranti nelle secche al largo del litorale ugentino. L’imbarcazione trasportava, in pessime condizioni igienico sanitarie, circa 65 immigrati (35 uomini, 14 donne e 16 minori). Ad intervenire sul posto il BSO 249 della seconda squadra unità navale della Guardia di Finanza di Leuca alle dipendenza della sezione operativa di Gallipoli.

Due arresti I militari hanno intercettato l’imbarcazione, bloccato e arrestato i due scafisti (di probabile nazionalità ucraina) per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I due, tra l’altro, dopo aver abbandonato l’imbarcazione e l’equipaggio hanno cercato di darsi alla fuga a bordo di un tender mettendo ancor di più a rischio la salute dei migranti. L’operazione dei militari della Guardia di Finanza, atta a disincagliare il veliero in secca, è continuata fino alle prime ore di questa mattina mentre i migranti sono stati soccorsi e “scortati” verso il porto di Gallipoli dalla Capitaneria di Porto e trasferiti nel centro di accoglienza Don Tonino Bello di Otranto.

Santa Maria di Leuca (Castrignano del Capo) – Un’imbarcazione con 47 migranti a bordo è stata intercettata e soccorsa questa mattina al largo di San Gregorio (marina di Patù). Alle prime luci dell’alba l’intervento della Guardia costiera che ha poi scortato il natante sino al porto di Santa Maria di Leuca. Il veliero lungo 12 metri trasportava 47 uomini dello Sri Lanka, 43 del Pakistan e 6 minori non accompagnati. L’imbarcazione è giunta presso il porto di Santa Maria di Leuca scortata dalla Guardia Costiera. I militari, dopo aver trainato la barca nel porto, hanno allertato il personale della Croce rossa italiana per le prime procedure di accoglienza. I volontari del Comitato di Lecce sono intervenuti tempestivamente prestando soccorso ai migranti che, successivamente, sono stati condotti al centro di prima accoglienza “Don Tonino Bello” di Otranto, per le operazioni di identificazione.

Gallipoli – Avevano messo in salvo 47 migranti giunti nelle prime ore del 23 luglio; l’imbarcazione – a vela, lunga 12 metri – era rimasta lì, incagliata nei pressi di Lido Pizzo, stabilimento balneare a poche decine di metri di Torre Punta Pizzo. Questa mattina gli uomini della Capitaneria di porto di Gallipoli, con l’ausilio del Nucleo subacquei della Guardia costiera di San Benedetto del Tronto e i sub dell’associazione gallipolina “Paolo Pinto” hanno rimosso il veliero, trainandolo fin dentro il porto commerciale.

Le operazioni, spiegano dalla Guardia costiera gallipolina, si sarebbero svolte prima se non fosse stato necessario rinviarle per avere migliori condizioni meteomarine. Con la rimozione della barca insabbiatasi, si sono scongiurati pericoli di eventuali inquinamenti del mare e si è restituito all’uso pubblico quel tratto di costa in condizioni di assoluta sicurezza.

Come si ricorderà, i migranti tratti in salvo, in gran parte di nazionalità pakistana con otto minori non accompagnati, sono stati portati al Centro di prima accoglienza “Don Tonino Bello” di Otranto, dove sono stati sottoposti alle cure mediche e di controlli sanitari con esiti per fortuna negativi. In quella stessa notte un’altra imbarcazione ha portato a riva presso le Cesine (spiaggia tra Lecce e Vernole, sull’Adriatico) 28 migranti individuati poi dalla Guardia di finanza.

 

Marittima di Diso – Musica, multiculturalismo e integrazione nel doppio appuntamento in programma sabato 21 luglio, a partire dalle ore 20, in piazza Principe Umberto. Si comincia con la presentazione di “Canzoni a Sud-Est”, iniziativa nata dalla collaborazione fra i musicisti del gruppo Officina Zoè (in foto) e i migranti beneficiari del progetto Sprar del Comune di Diso, gestito da Arci Lecce e finalizzato all’integrazione dei richiedenti asilo. A seguire, il concerto per piano e voce “Le canzoni dei Nobraino”, che vedrà protagonista Lorenzo Kruger.
Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Diso Antonella Carrozzo, a prendere la parola per presentare il progetto Sprar saranno l’assessore Giandomenico Letizia e la presidente di Arci Lecce Anna Caputo (in foto). Intervengono inoltre alcuni operatori locali del progetto. Nel corso della serata saranno poi esposti i lavori artigianali realizzati dai richiedenti asilo che partecipano ai laboratori artistici inseriti nei progetti di accoglienza di Arci Lecce.

Per una politica dell’inclusione: le parole del sindaco e di Anna Caputo – “La scelta operata dall’amministrazione comunale di Diso si pone in un’ottica di estrema attenzione alla tutela del territorio, ritenendo l’accoglienza attraverso il progetto Sprar la più efficace per l’integrazione – afferma il sindaco. – Certa che Arci, in ragione della comprovata esperienza e professionalità, saprà garantire una gestione efficiente volta al raggiungimento degli obiettivi che tale progetto si prefigge, primo fra tutti una partecipazione a pieno alla vita sociale della comunità che accoglie i richiedenti asilo”.
E Anna Caputo sottolinea: “L’accoglienza che Diso e Marittima hanno dato alle famiglie costrette a fuggire dai rispettivi paesi d’origine è stata inclusiva e solidale. Proprio per questo abbiamo deciso di presentare il progetto Sprar all’interno di una serata da trascorrere insieme, a base di musica e contaminazioni. Questo in un periodo storico particolare, che ci chiede di mettere ancora più passione e impegno nei territori in cui siamo presenti, contro la politica del respingimento, dell’egoismo, della negazione dei diritti.

Giuseppe Mellone

Nardò – “L’apertura del campo istituzionale sancisce la fine del sistema emergenziale che in questi ultimi tre decenni ha vessato Nardò, i suoi abitanti e migliaia di lavoratori giunti sul territorio e sfruttati alla bisogna. In questo contesto meraviglia la presa di posizione tutta politica del Consiglio italiano per i rifugiati e delle associazioni Meticcia Lecce e Diritti a Sud, che vorrebbero proseguire con una accoglienza senza regole, mantenendo sul territorio persone che, prive di titolo, non possono lavorare in regola”: attaccato sul piano della coerenza con precedenti dichiarazioni a seguito dei criteri di accesso alla Foresteria per braccianti con contratto di lavoro, il Sindaco Mellone ribatte subito.

“Senza contratto di lavoro non si entra nella Foresteria” Mellone non usa più termini come “delinquenti, nullafacenti e accattoni” per indicare coloro che sono sprovvisti di regolare contratto ed ugualmente presenti a Boncuri, ma ribadisce con forza il suo ragionamento: “Aborro questo sistema che rende disponibili un numero incalcolabile di fratelli vulnerabili e invisibili – dice – uomini che diventano facilmente carne da macello nelle mani degli sfruttatori e rimpolpano un sistema di sfruttamento attivo da tre decenni, un sistema in cui hanno sguazzato in troppi e che stiamo contrastando con ogni mezzo, fin dal primo giorno dell’insediamento. Noi abbiamo tracciato un solco tra legalità e illegalità, liberando Nardò dal marchio infamante dello schiavismo e iniziando a mettere ordine nel difficile rapporto tra mondo agricolo e migrazioni”.

Il Sindaco non entra nel merito delle due principali obiezioni: gli alloggi, per le norme che regolano il settore agricolo, spetta alle aziende fornirli, invece qui sono le Istituzioni pubbliche a farvi fronte con soldi pubblici. Secondo appunto: non è colpa dei migranti se sono sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli, per cui non possono essere pure “criminalizzati”.

“Solo in questo modo – conclude invece convinto Mellone – spezzeremo la catena dello sfruttamento. Le associazioni che scrivono al prefetto per contestare la nostra linea, possono accomodarsi fuori. Il perimetro del campo istituzionale, ospitato su terreno comunale, non è luogo per fare politica.  Quindi chi vuole dare un tetto agli irregolari, favorendo di fatto gli sfruttatori, si organizzi, comprando lenzuola e letti e aprendo le porte della propria casa. Nel campo istituzionale non c’è spazio per l’illegalità”.

 

 

 

 

 

Giulia Puglia

Nardò – Braccianti stagionali: in Prefettura si prova a programmare meglio l’”accoglienza” dei lavoratori migranti in vista della prossima estate, quando puntualmente la stagione di raccolta di pomodori e angurie porterà nelle campagne intorno a Nardò centinaia di migranti in cerca di impiego.

Il sindacato: “Accoglienza, si prospettano ritardi anche quest’anno” Punti di vista diversi quelli che si registrano dopo la riunione di ieri (13 marzo) del “tavolo tecnico permanente” previsto dal protocollo firmato la scorsa estate: a mettere in allerta gli attori in campo è una nota del segretario provinciale della Flai-Cgil Alessandro Fersini, che punta i fari sui tempi e sul nodo trasporti. “Dal tavolo è emerso che anche quest’anno si prevede l’allestimento del campo di accoglienza in ritardo rispetto all’inizio dell’attività nelle campagne – afferma il sindacalista – visto che le strutture per ospitare i braccianti arriveranno a metà maggio. Tra l’altro – sottolinea Fersini – non sono state ancora fornite mappature dei percorsi per gli spostamenti da e per il luogo di lavoro, così come previsto dall’articolo 6 del Protocollo di intesa”.

I partecipanti Oltre al viceprefetto Beatrice Mariano, alla riunione hanno partecipato anche i rappresentanti dei datori di lavoro (che hanno già annunciato una ventina di giorni di ritardo nelle operazioni sui campi a causa del maltempo), i delegati della Regione e della Provincia, e poi gli esponenti di vari enti e associazioni coinvolti nella vicenda: Asl, Spesal, Inps, Protezione civile, Centro italiano rifugiati (da anni operativo in contrada Arene-Serrazze e a Boncuri, col recente report “critico” sulla gestione del fenomeno), Caritas (anche loro da sempre tra i braccianti di Nardò), Terzo settore.

L’assessore Puglia: “Serve collaborazione dei datori di lavoro” Per il Comune di Nardò hanno partecipato alla riunione a Lecce il portavoce del sindaco Agostino Indennitate e l’assessore alle Attività produttive Giulia Puglia: “Dopo anni di emergenza si va verso l’ordinaria amministrazione. Il nostro Comune – spiega la Puglia – sta investendo molto sulla qualità, anche valoriale, dei prodotti agricoli della città. In questi anni – afferma – abbiamo lavorato con successo per cancellare il binomio Nardò-schiavitù, ma ribadiamo la necessità di massima collaborazione delle forze datoriali. Le somme messe a disposizione l’anno scorso dall’iniziativa Cassa Amica sono state scarsamente utilizzate. Bisognerebbe rivedere il sistema di accesso ai fondi e trovare nuove modalità di intervento”.

Nardò – Un quadro ampio e dettagliato su oltre 12 mesi di lavoro tra i braccianti stagionali: è il report del Cir (Centro italiano rifugiati), stilato dagli avvocati Donatella Tanzariello e Mariastella Giannini, insieme alla psicoterapeuta Chiara Marangio e alla mediatrice linguistica Francesca Carrozzo, sulle attività svolte a Nardò tra il 2016 e il 2017 tra masseria Boncuri e le campagne dei dintorni. Un resoconto che punta i fari sulle azioni svolte a tutela dei braccianti (sostegno legale, psicologico e di inserimento socio-linguistico) e sulle numerose situazioni traumatiche e di disagio psicologico che caratterizzano chi vive in condizioni di sfruttamento o ha vissuto esperienze persecutorie nel Paese d’origine.
Dinamiche che vanno ad intrecciarsi con il fenomeno del caporalato, cui secondo le operatrici le istituzioni non hanno dato risposte adeguate: “Lo sforzo condotto nell’arco temporale considerato – scrivono la Tanzariello e le colleghe – se da un lato dà evidenza di soluzioni parziali e di interventi fattibili, dall’altro rileva tutta la fragilità dell’intervento istituzionale che, comunque, risente ancora di un approccio emergenziale”.
Passano in rassegna tutte le circostanze rilevate in questi mesi le attiviste, dal ritardo nell’arrivo delle strutture abitative, inaugurate nella seconda metà di agosto, alla “scomoda” sistemazione trovata ai migranti rimasti a Nardò dopo la chiusura della struttura – ad ottobre – collocati in un’abitazione di Santa Caterina. E ancora, le richieste inascoltate dai tavoli in Prefettura nei mesi precedenti al grande flusso estivo, dallo spostamento presso Boncuri del servizio “Liste di prenotazione in agricoltura” all’organizzazione di un servizio navetta. “Come pure rimaneva priva di risposta – sottolineano – la richiesta di stabilire una volta per tutte se la normativa imponesse o meno l’onere dell’accoglienza in capo ai datori di lavoro”.
Il Cir critica anche il quadro legislativo nazionale che rende difficoltosi i processi di inserimento e regolarizzazione, e punta il dito sulle grandi ditte della distribuzione commerciale, spesso indifferenti al contesto. A tal proposito, nei giorni scorsi, nell’ambito della prima udienza del processo per la morte di Abdullah Mohammed proprio nelle campagne dell’Arneo, la pm Paola Guglielmi ha tra l’altro rigettato la richiesta da parte di Mutti e Cirio di costituirsi parte civile nel procedimento. “Occorre sottolineare – concludono le operatrici – come le azioni di tutela sono state effettuate su base volontaria e gratuita e senza una delega concreta, strutturata e programmata: il volontariato non può essere e non deve essere una soluzione al fenomeno”. (Nella foto assemblea dei migranti a Boncuri)

ALEZIO. Incontri di voci e culture mercoledì 6 dicembre alle 18,30 da El Barrio Verde ad Alezio. Ideata e organizzata da Seyf – South Europe Youth Forum e sostenuta dall’assessorato alle pari opportunità del Comune di Alezio e dalle associazioni di volontariato presenti sul territorio, “Voci” è una rassegna di incontri artistici e dibattiti sui temi della multiculturalità e dell’inclusione sociale. Proprio ad Alezio Seyf coordina e gestisce il Cas (Centro di accoglienza straordinaria) di via Garibaldi, che attualmente accoglie 18 richiedenti asilo, ospiti della serata al Barrio Verde. L’incontro di mercoledì sarà aperto dai saluti dei coordinatori Seyf e dell’amministrazione comunale. L’evento entrerà nel vivo con la proiezione del cortometraggio “Kandia”, diretto dal regista e ricercatore originario del Burkina Faso Jean Baptiste Hamado Tiemtoré, il quale dialogherà con gli ospiti. Gli interventi musicali saranno a cura di Mattia Manco, musicista di origine greca e compositore, Flavio Aprile, eclettico percussionista e batterista, entrambi componenti del gruppo “Taxidi”. Per l’occasione, saranno accompagnati dalla voce di Ilaria Lopane.

GALLIPOLI – Trentadue profughi di nazionalità siriana sono stati rintracciati stamattina prima delle 8 dai carabinieri della Compagnia di Gallipoli; tra di loro 16 sono bambini e ragazzi sotto i 18 anni. I clandestini si trovavano in Contrada Monaci a Gallipoli, in prossimità della complanare che collega alla Statale 274. Sarebbero tutti in buone condizioni di salute ed hanno riferito di essere sbarcati due giorni fa a Santa Maria di Leuca da un natante che li ha imbarcati dalla Grecia. Erano afgani i profughi giunti sugli scogli di Gallipoli vecchia nei primi di settembre. Erano siriani invece quelli recuperati in alto mare e messi al riparo nel porto con la nave su cui si trovavano il 31 dicembre del ’14.
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Gallipoli – Sembrava una semplice chiamata di soccorso sul canale 1530, invece era un natante con migranti a bordo abbandonato a pochi metri dal centro storico di Gallipoli. Tutto ha Avuto inizio poco dopo le 21, quando appunto una telefonata ha messo in moto i soccorsi della Capitaneria di porto che ha inviato sul posto due motovedette per sorrorere un natante a vela in difficoltà. Però gli agenti hanno capito subito che si trattava di altro: alcune persone erano riuscite a scendere dalla barca in prossimità del bastione San Domenico; altre si affollavano nel punto più accessibile per raggiungere la terra ferma. Il natante era infatti incastrato tra gli scogli, con alcune falle nella carena. In un primo momento si è parlato di 76 migranti; poi, intorno alle 23 la Guardia di finanza che ha tecnicamente gestito la vicenda, ha definito il numero in 60, tutti di nazionalità afgana. Gli uomini della Capitaneria non hanno potuto mettere piedi – al momento – sulla barca che è in condizioni giudicate pericolose proprio perchè imbarca acqua. Non è stato possibile ancora stabilire la provenienza della barca a vela lunga 12 metri ma è molto probabile che il viaggio sia iniziato dalle sponde greche o dalla Turchia. Quattro persone sono state ricoverate in ospedale a Gallipoli, ma le loro condizioni non sono gravi.

LEUCA. Continua la festa dei giovani del Mediterraneo per il meeting internazionale che si concluderà con la firma della «#Carta di Leuca.1» all’alba del 14 agosto. L’avvio in forma solenne è avvenuto giovedì 10, a sera, con lo sbarco dei partecipanti sui moli del porto peschereccio, tra lo sventolio di decine di bandiere e una cerimonia sul piazzale della basilica a cui hanno partecipato il cardinale albanese Ernest Simoni, il vescovo di Ugento monsignor Vito Angiuli, l’assessore regionale all’industria turistica Loredana Capone, il prefetto di Lecce Claudio Palomba, il presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone e tantissimi sindaci dell’area.
Questa mattina c’è stata l’apertura delle “Tende della convivialità” a San Gregorio (marina di Patù), Specchia, Andrano e Tricase Porto, con incontri tematici sulla fratellanza alla presenza di esperti come il direttore Coldiretti Lecce Giuseppe Brillante, il presidente Csv Salento Luigi Russo, il direttore del Dipartimento di filosofia dell’Università di Bologna Franco Farinelli, il presidente di Confartigianato Lecce Giuseppe Negro, il docente dell’Università del Salento Guglielmo Forges Davanzati e il segretario generale dei Cammini d’Europa Federico Massimo Ceschin.
Domani altro appuntamento con le “Tende”, convegno alle 21 a Leuca con il presidente della Federazione organismi cristiani di servizio internazionale volontario Massimo Cattai, padre Massimo Pazzini decano dello “Studium biblicum francescanum” di Gerusalemme, l’arcivescovo di Bologna monsignor Matteo Maria Zuppi, e il regista Luciano Toriello, prima del concerto di Linda alle 23. Il momento clou sarà la marcia notturna tra il 13 e il 14 con partenza all’1.30 dalla tomba di don Tonino Bello ad Alessano e arrivo sul piazzale della basilica pontificia di Leuca dove alle 7 ci sarà la firma e la promulgazione della “Carta”.

Sbarco di migranti a Leuca

LEUCA. A volte la storia gioca con gli uomini e ieri, proprio mentre era in corso la cerimonia di apertura della “Carta di Leuca” dove convergono esperienze da tutti i paesi del “Mare nostrum”, un veliero con a bordo 87 disperati è approdato nonostante il cordone di sicurezza stretto intorno alla manifestazione. L’ennesimo sbarco avvenuto quest’anno (gli ultimi a Leuca il 5 giugno, con 78 persone, e l’8 giugno, con altre 43).
A bordo 42 uomini, 20 donne e 25 bambini che hanno viaggiato in condizioni disumane dopo essere partiti probabilmente da un porto turco. Un viaggio al limite della sopravvivenza soprattutto per i tantissimi bambini e per gli anziani del gruppo, sotto il sole cocente, con una temperatura elevatissima e con pochi viveri: sulla massicciata di cemento del molo foraneo sono state almeno tre le donne che sono svenute cadendo a terra sotto gli occhi degli operatori dell’agenzia Frontex e dell’Unhcr.
Alla festa dei giovani partecipanti al meeting ha fatto da specchio la spensieratezza dei piccoli migranti, inconsapevoli dei “grandi giochi” che governano l’ordine mondiale e verso cui la stessa “Carta di Leuca” si rivolge, sperando di arginare le sofferenze delle popolazioni del Medio Oriente e del Nord Africa martoriate dalle guerre. Il bilancio finale è stato di due presunti scafisti fermati per essere identificati e di due donne condotte in ambulanza nell’ospedale di Tricase per ulteriori controlli medici.
La cerimonia di apertura del meeting, “disturbata” per diversi minuti dal suono delle sirene e dal volo di un elicottero delle Fiamme gialle, è proseguita con le musiche completamente diverse di un concerto bandistico. E chissà se queste due facce della stessa società umana abbiano capito di essersi sfiorate, anche se per un solo istante.

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Maurizio Albahari insegna Antropologia all’Università Notre Dame nell’Indiana, Usa. Studia in particolare i flussi migratori. Dice: “Ci sono 290 milioni di persone nel mondo che si spostano, dal Sud al Nord”

Maurizio
Albahari insegna Antropologia all’Università Notre Dame nell’Indiana,
Usa. Studia in particolare i flussi migratori. 

GALLIPOLI. Si discuterà di vita e morte nel Mediterraneo durante l’incontro in programma questa sera, alle 20,30 sul sagrato della chiesa parrocchiale di San’Antonio da Padova. “Mediterraneo, mare di tutti o mare di lutti? – Migrazioni inarrestabili e responsabilità dell’Europa”, evento promosso dalla parrocchia San’Antonio da Padova, Pax Christi Gallipoli, Agapolis e l’associazione culturale “Don Pippi Leopizzi” prevede una conversazione con Maurizio Albahari, professore associato presso il dipartimento di Antropologia dell’Università californiana di Notre Dame.  Introduce e coordina il dibattito Fernando D’Aprile, direttore di Piazzasalento, con intermezzi musicali a cura di Tamara e Dario Albahari.

LEUCA. Soccorso per 78 migranti e pericoloso inseguimento per mare, questa mattina, al largo di Leuca. L’intervento della Guardia costiera è scattato in seguito alla segnalazione di un cittadino il quale ha riferito di uno sbarco in località “tre porte”, lungo il tratto di scosta compreso tra Santa Maria di Leuca e Marina di Felloniche. Dalla sala operativa della Guardia costiera di Gallipoli è stato, così, disposto l’intervento di due motovedette e di una pattuglia via terra. Dopo aver accertato che tutti i migranti (di sedicente nazionalità pakistana) fossero salvi e sulla terraferma, i militari si sono posti all’inseguimento del natante battente doppia bandiera (greca e statunitense) che ha tentato la fuga compiendo pericolose manovre “evasive”. La motovedetta della Guardia costiera non ha però desistito ed alla fine è riuscita a bloccare lo yacht dal quale, dopo aver spento i motori, è uscito con le mani sollevate in segno di resa un uomo (la cui nazionalità è in corso di accertamento).

 

LEUCAUn’imbarcazione a vela con 43 migranti è stata intercettata e soccorsa questa mattina dalle motovedette della Guardia costiera a dieci miglia nautiche al largo di Santa Maria di Leuca. Dopo aver risposto alla richiesta di soccorso lanciata al numero d’emergenza “112 europeo”, intorno alle 7.45, la sala operativa della Capitaneria di porto di Gallipoli ha disposto l’impiego di due motovedette dall’Ufficio locale marittimo di Leuca e di una motovedetta da Gallipoli specificatamente attrezzata per i soccorsi d’altura e con condizioni meteo mare proibitive. I militari della Guardia costiera, hanno intercettato ed abbordato l’imbarcazione a circa dieci miglia dal Capo di Leuca mentre navigava in precarie condizioni di stabilità dovute al cospicuo numero di persone presenti a bordo ed alle cattive condizioni meteo marine peraltro in peggioramento. Dopo aver proceduto all’ immediato trasbordo di 11 minori in evidente stato di malessere, gli altri migranti a bordo dell’imbarcazione a vela sono stati  scortati a lento moto fino a porto di Santa Maria di Leuca. Sono in atto le procedure di identificazione e segnalamento dei minori nonché le indagini di polizia giudiziaria ad opera della squadra investigativa interforze costituita dalla Procura della Repubblica di Lecce al fine di ricostruire le dinamiche del viaggio ed identificare gli eventuali responsabili della traversata.

 

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GALLIPOLI. Operazioni di soccorso complicate per i circa 70 migranti intercettati ieri a circa 20 miglia al largo di Torre Rinalda. Dopo la richiesta di soccorso ricevuta dal “112 europeo”, la Capitaneria di porto di Gallipoli e l’Ufficio circondariale marittimo di Otranto hanno disposto l’utilizzo di quattro motovedette della Guardia costiera, di un battello e di un pattugliatore della Guardia di finanza per intercettare in natante nel più breve tempo possibile. D’ausilio anche un elicottero dei Vigili del fuoco decollato da Bari. Le ricerche sono terminate dopo circa quattro ore quando è stata individuata un’imbarcazione a vela di piccole dimensioni che navigava a motore lento ed in precarie condizioni di stabilità. In flagranza di reato sono stati arrestati i due uomini di nazionalità ucraina al comando dell’imbarcazione. Tutti i migranti, alcuni anche bambini, comuqnue in buone condizioni di salute, sono stati condotti al porto di Otranto per le consuete procedure di identificazione.

 

OTRANTO. Si sono concluse in mattinata le operazioni di soccorso ai migranti intercettati nella notte al largo di Otranto. Tra i 91 passeggeri intercettati su di un’imbarcazione a vela, solo per una bambina di appena due mesi si è reso necessario il ricovero presso l’ospedale di Scorrano. L’allarme è scattato intorno alla mezzanotte in seguito ad una segnalazione pervenuta alla centrale operativa della Guardia costiera a Roma da parte delle autorità greche. A coordinare le operazioni, conclusesi intorno alle 2,30 e rese complicate anche dalle condizioni di scarsa visibilità, è stata la Guardia costiera di Gallipoli: tra motovedette sono partite da Gallipoli, Otranto e Leuca. Da Pakistan, Iran e Afganistan la provenienza dei migranti, tra cui 20 donne, 26 minori e 45 uomini. Gli stessi, una volta giunti nel porto di Otranto, sono stati affidati agli operatori sanitari giunti sul posto per prestare le prime cure del caso. In stato di fermo sono stati posti due cittadini russi sospettati di essere gli scafisti.

IMBARCAZIONE TORRE PIZZOGALLIPOLI. Sversamento di carburante in mare da scongiurare, a Punta Pizzo, dopo il naufragio dell’imbarcazione con a bordo 53 pachistani. Il natante a motore lungo 13 metri è andato a incagliarsi contro la scogliera bassa a ridosso della pineta protetta e della spiaggia. Il rischio che i militari della Guardia costiera hanno cercato di evitare è quello della dispersione in mare di eventuale carburante. I migranti sono stati notati nel pomeriggio di ieri lungo la litoranea a sud di Gallipoli. Tra di loro, poi trasferiti in buone condizione di salute nel Centro di accoglienza Don Tonino Bello di Otranto, non è escluso possano esserci anche gli scafisti.

 

barca a vela migrantiGALLIPOLI. Nel pomeriggio di sabato è stata messa a segno un’altra importante operazione di salvataggio nelle acque dell’Adriatico. La segnalazione di una grande barca a vela al largo di Tricase, con a bordo numerose persone, è arrivata alle 13 alla Capitaneria di porto di Gallipoli. Subito sono iniziate le attività di salvataggio. Due motovedette, dalle sedi di Otranto e Santa Maria di Leuca della Capitaneria di porto di Gallipoli, e un pattugliatore d’altura della Guardia di finanza hanno raggiunto l’imbarcazione al largo di Castro e hanno iniziato le procedure di trasbordo dei migranti; il battello è stato condotto nel porto di Otranto. L’operazione ha permesso di salvare 200 vite, 35 delle quali minorenni.

GALLIPOLI. Il 30 dicembre del 2014, in una notte con condizioni meteo a dir poco proibitive, salvarono dal possibile naufragio la motonave “Blue Sky M.” che aveva a bordo 796 clandestini. Questa mattina, presso la direzione marittima di Bari della Guardia costiera, i tre militari protagonisti di quella difficile operazione sono stati premiati con la consegna delle medaglie d’argento al Valor di Marina. Le decorazioni sono andate al luogotenente Marco Ancora di Soleto, al capo di prima classe Sergio Antonio Solidoro di Ruffano ed al sottocapo di prima classe Antonio Mariano di Borgagne. Quella notte di fine 2014, al largo di Santa Maria di Leuca, i tre vennero “verricellati”, con vento fino a 30 nodi e onde alte fino a due metri e mezzo, dall’elicottero della Marina militare sul cargo battente bandiera moldava che già al largo di Corfù aveva lanciato il segnale di S.O.S. perché ormai con le macchine e gli organi di governo bloccati.

Giunti a bordo, i tre militari riuscirono a sbloccare gli organi di manovra e di propulsione della nave rendendola, seppur parzialmente, governabile sino all’ormeggio nel porto di Gallipoli, avvenuto alle 2.37 del 31 dicembre. L’abile e coraggiosa manovra consentì di scongiurare un possibile disastro umanitario ed ambientale. Gli stessi tre militari, appena 24 ore dopo il salvataggio della Blue Sky recuperarono, con le stesse modalità, oltre 400 migranti a bordo della motonave “Ezadeen” rimasta senza combustibile in balia del vento e della corrente ad oltre 100 miglia nautiche dal Capo di Santa Maria di Leuca. Parole di encomio, con riferimento a tali operazioni, sono state espresse anche da Papa Francesco che ha incontrato i militari salentini nel corso di un’udienza privata.

ghetto7Nardò. Alle 8 di mattina del 22 aprile per la falegnameria abbandonata di contrada Arene-Serrazze gironzolano una trentina di persone appena svegliatesi. Si lavano i denti fra i cespugli, si sciacquano il viso, fumano. Attendonoo – avvertiti dalle forze dell’ordine da una settimana – che arrivi qualcuno ad abbattere lo stabile nel quale da due decenni i braccianti stagionali si rifugiano: fino a 400 persone ha ospitato quell’edificio pericolante negli anni passati, nel periodo di massima presenza. Qui alla fine di aprile i braccianti sfiorano già il centinaio. Nessuno di loro in questo momento lavora, visto che per la stagione dei pomodori e delle angurie è ancora presto, come per le patate (poche) da raccogliere a partire dalla fine di maggio. Alcuni sono già qui perché il ghetto di Rignano garganico brucia, altri hanno anticipato per potersi accaparrare gli angoli “migliori”.

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Oct. 7, 2013; Maurizio Albahari, AnthropologyGALLIPOLI. Mediterraneo, migranti e drammi dei nostri giorni: appuntamento il 7 aprile a Gallipoli, nella sala conferenze del Bellavista Club (Corso Roma, 219), alle 19,30. Promosso da Centro di Cultura “Globo Eco-Solidale” e “Paxchristi” (di cui è esponente riconosciuto don Salvatore Leopizzi, animatore dell’evento), con la collaborazione di Caritas diocesana, degli Uffici di “Pastorale sociale”, “Giustizia, pace e salvaguardia dei Creato” e di  “Cittadinanzattiva” e “Centro servizi volontariato Salento”. Questo il tema del dibattito: “Mediterraneo tra frontiere territoriali e culturali: quali prospettive?” I lavori saranno introdotti da Luigi Russo (sociologo, giornalista e presidente Csv Salento); relatore il gallipolino Maurizio Albahari (foto), esperto di problemi di flussi migratori e docente presso il dipartimento di Antropologia dell’Università di Notre Dame –South Bend, Indiana (Usa). Seguiranno le testimonianze di migranti, rifugiati e richiedenti asilo politico. Verrà presentato, altresì, il “Corso di cormazione alla Cultura dell’integrazione” che si svolgerà nei mesi di aprile e maggio, con incontri settimanali tenuti da esperti e docenti universitari. A condurre il dibattito il  direttore di “Piazzasalento” Fernando D’Aprile. Intermezzi musicali della Corale polifonica “A.gre.ga.da.” dei maestri Gabriela e Davide Greco.

Fernando FilogranaNardò. Anche la chiesa di Nardò- Gallipoli accoglie l’appello di Papa Francesco e non sarà da meno di altri nell’accogliere famiglie di migranti, mobilitando parrocchie, istituti religiosi e conventi. Venerdì 11 settembre se n’è già ampiamente parlato nell’assemblea del clero. Poi, il vescovo monsignor Fernando Filograna (foto), non essendo persona da farsi ripetere l’esortazione del Pontefice, è già passato dalle parole ai fatti: a Boncore, infatti, già da tempo sono ospitati undici ragazzi italiani e stranieri, mentre a Tuglie le suore fanno altrettanto con gli immigrati. Per ora la Caritas di don Giampiero Fantastico, neritino, e gli altri uffici di curia stanno procedendo alla individuazione di locali e di quanto necessario all’accoglienza, per dare risposte adeguate alla Conferenza episcopale italiana (Cei), che coordina in Italia l’iniziativa umanitaria. Il tutto, infatti, non è lasciato all’improvvisazione, anche perché l’accoglienza – per comprensibili motivi- dovrebbe avvenire seguendo le indicazioni di Prefettura e Questura.

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Nardò. Sono già trenta le biciclette sistemate, e una decina di parrocchie attendono il giro dei volontari per la consegna delle altre sin qui raccolte. Hanno risposto in tanti all’appello “A Ruota Libera” della Caritas diocesana diretta da don Giampiero Fantastico (di Nardò, nella foto), e ciò contro ogni più pessimistica e malevola previsione. Come riferito nel numero precedente, gli immigrati stagionali sono ormai una presenza endemica, a Nardò: quest’anno, poi – e siamo ancora a giugno – sono già 50 quelli censiti dalla Caritas, e altri certamente ne arriveranno nei prossimi giorni.
Se il trend è questo, il problema da risolvere non è più  il mezzo di locomozione, ma quello di una loro idonea sistemazione. Se da una parte, infatti, vi è soddisfazione per la risposta positiva della popolazione e per il risultato raggiunto, non si nasconde dall’altra la preoccupazione che i problemi possano sorgere  proprio dal Comune, che dovrebbe assicurare spazi e strutture con un minimo di igiene e di decoro. Da Palazzo Personè si attendono notizie che tardano, però,  ad arrivare: sarà per le ristrettezze di bilancio, sarà per altro, ma la stagione delle angurie è alle porte e non si può tergiversare più oltre. Lo stesso dicasi per i programmi sociali affidati ad alcune società.

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3mv24608Spett.le redazione di Piazzasalento, vorrei rendervi partecipi, insieme alla comunità salentina di cui orgogliosamente faccio parte, dell’esperienza tragica e straordinaria che ho vissuto dal 28 dicembre 2014 al 2 gennaio 2015 e inerente al traghetto passeggeri Norman Atlantic andato in fiamme nella notte del 28 dicembre scorso al largo delle coste di Otranto.

Ho fatto parte dell’equipaggio del rimorchiatore Marietta Barretta che per primo è intervenuto sul luogo della tragedia e che ha da subito operato per lo spegnimento dell’incendio così da garantire il recupero dei passeggeri da parte degli elicotteri.

Ero di servizio di notte sul rimorchiatore di guardia nel porto di Brindisi e sarei dovuto smontare alle 8:00. Alle 5:45 circa arriva la chiamata di soccorso da parte della Capitaneria di porto di Brindisi per un nostro intervento immediato per incendio a bordo su nave a venti miglia a largo di Otranto. Nel giro di non più di 15 minuti eravamo con i motori in moto, ormeggi mollati e in direzione per l’uscita dal porto.Ancora ricordo il forte sibilo del vento e, una volta usciti dalle ostruzioni, il mare tempestoso di scirocco che scuoteva il rimorchiatore come fosse un guscio di noce. A bordo il finimondo: a causa del rollio del rimorchiatore si sentivano rumori di vetri in frantumi, porte che sbattevano in modo violento, tra cui una scardinata completamente, e qualsiasi oggetto non fissato saldamente cadeva sul pavimento e girovagava a seconda che le onde gigantesche che colpivano lo scafo lo facevano inclinare a dritta o a sinistra. Noi dell’equipaggio, però, pensavamo ad una sola cosa: arrivare quanto prima sul luogo del sinistro e salvare le persone che si trovavano a bordo della Norman Atlantic. Eravamo in una situazione difficilissima, ma eravamo consapevoli che a bordo del traghetto in fiamme sicuramente erano in pericolo di vita e quindi dovevamo andare avanti. Anche perchè al vhf ascoltavamo le conversazioni disperate tra il comandante del Norman ed altre unità navali presenti in zona. Il comandante parlava di incendi diffusi e fuori controllo al ponte 4 e 5 e che la situazione era gravissima con imminente pericolo di vita per tutte le persone a bordo.

Iniziò così il contatto radio tra noi ed il comandante Giacomazzi. Ci implorava di fare quanto prima e noi con i motori al massimo e le onde che sbattevano sulla prua facendo vibrare tutto lo scafo guardavamo l’orizzonte per avvistare quanto prima la nave. Infatti, poco dopo, iniziammo a distinguere la lunga scia orizzontale di fumo nero che si perdeva all’orizzonte e che segnalava la posizione esatta della nave. Arrivammo sul posto alle 11:00 circa e nel giro di 1 minuto fu azionato l’impianto principale antincendio denominato Fifi (fire fighting) che consiste in delle grandi pompe centrifughe collegate ai motori principali, le quali aspirano acqua dal mare. Questa, tramite due cannoncini controllati elettricamente, viene spruzzata a notevole distanza sui grossi incendi. Ed è proprio questo che abbiamo fatto, senza mai fermarci, fino a quando il fuoco fosse stato domato. Abbiamo così consentito agli elicotteri di avvicinarsi per recuperare tutte le persone a bordo. Un altro intervento da noi effettuato e che si è rivelato di fondamentale importanza per la riuscita del salvataggio è stato quello di poggiarsi con la propria prua sul mascone di prua della nave e spingere, così da girare la nave al vento ed evitare che il fumo potesse intossicare le persone a bordo.

Ho fatto del mio meglio, anche se ogni giorno penso a quelle povere persone che non ce l’hanno fatta. E mi domando: “se fossimo arrivati prima? Se il mare fosse stato più calmo? Avremmo potuto fare di più?” Non lo so. Di sicuro dopo aver trascorso cinque giorni senza aver mai mangiato, mai dormito e strapazzato dal mare, ma consapevole del fatto che grazie al nostro intervento tante persone si sono salvate, posso dire a gran voce di aver passato il capodanno più difficile, ma al tempo stesso più bello della mia vita.

Saluti,

Direttore di Macchina Roberto Fedele

Gallipoli   

Voce al Direttore

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