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L’incontro tra Ager e Comune nell’impianto

Poggiardo – Sono partite le lettere di ammonimento ai 45 Comuni che conferiscono all’impianto di biostabilizzazione rifiuto secco, aggiungendoci arbitrariamente ed illegalmente anche rifiuto con una forte componente organica.  Le ha firmate il commissario straordinario di Ager Puglia, la struttura tecnico operativa che si occupa della gestione delle immondizie domestiche, Giancarlo Grandaliano. Sono iniziati anche i controlli più serrati della società che gestisce l’impianto in località Pastorizze, la Progetto Ambiente srl, sugli scarti conferiti, con la possibilità di bloccare gli automezzi con un alto tasso di materia organica, mentre il Comune di Poggiardo sta allestendo un servizio apposito con i vigili allo scopo di controllare la tenuta stagna dei cassoni degli autocompattatori impiegati nel trasporto dei rifiuti (ed anche degli orari in cui vengono trasferiti). Sono questi i primi effetti pratici  alla diffida per via dei periodici cattivi odori, fatta dal Sindaco Giuseppe Colafati al commissario dell’Ager, all’Arpa Puglia dipartimento di Lecce, a Progetto Ambiente bacino Lecce 2 e alla Regione, dipartimento Mobilità, Qualità urbana, Ecologia e Paesaggio.

Sono chiamati ad essere più rigorosi – pena la chiusura dell’impianto di Poggiardo, come paventato dal Sindaco – nella selezione dei rifiuti i Comuni di Alezio, Andrano, Aradeo, Bagnolo del Salento, Botrugno, Cannole, Carpignano Salentino, Castrignano dei Greci, Castro, Collepasso, Corigliano D’Otranto, Cursi, Cutrofiano, Diso, Galatina, Galatone, Gallipoli, Giuggianello, Giurdignano, Maglie, Martano, Melpignano, Minervino di Lecce, Muro Leccese, Nardò, Neviano, Nociglia, Ortelle, Otranto, Palmariggi, San Cassiano di Lecce, Sanarica, Sannicola, Santa Cesarea Terme, Scorrano, Seclì, Sogliano, Cavour, Soleto, Spongano, Sternatia, Supersano, Surano, Tuglie, Uggiano la Chiesa, Zollino.

Poggiardo e Giuggianello, alla presenza di Grandaliano, si sono impegnati a dare l’esempio, portando ad altro impianto il proprio materiale organico di scarto.

Della situazione determinatasi proprio per colpa della componente umida dei rifiuti che arrivano là dove non dovrebbero arrivare e quindi alla base di disagi olfattivi (l’ultimo che ha scatenato la forte reazione del Comune si è verificato il 29 agosto dalle 17 circa e fino a notte inoltrata) sono stati informati il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il suo omologo della Provincia di Lecce Antonio Gabellone, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce.

Ogni estate i miei cittadini sono costretti a subire le continue molestie olfattive – ha scritto Colafati – pertanto si diffidano gli organi di

L’incontro in Comune

competenza  a procedere immediatamente ad effettuare il controllo sulle quantità e sulla natura del rifiuto in entrata dell’impianto di biostabilizzazione”. Nella stessa nota si richiama anche l’urgenza di installare le centraline di monitoraggio continuo delle emissioni odorigene. Si tratta di tre impianti decisi a giugno – due a sud e uno a nord del centro abitato – e che dovrebbero entrare in funzione il prossimo novembre. Con Poggiardo e la frazione Vaste, investiti dai cattivi odori se spirano venti da nord, è coinvolto anche il Comune di Giuggianello, se i venti tirano da sud. Va ricordato infine che la diffida del Sindaco aveva provocato l’arrivo immediato in paese del commissario Grandaliano il giorno successivo.

Chiesto un “incontro pubblico” Una assemblea pubblica chiedono infine i consiglieri di minoranza del gruppo La città di tutti”, che intanto segnalano “per l’ennesima volta la nostra disponibilità al coinvolgimento ed alla collaborazione soprattutto in tema di ambiente e salute”. “Non siamo stati coinvolti nemmeno questa volta”, lamentano mentre sollevano il problema dell’impatto odorigeno sulla comunità: “Non si dovrebbero trascurare gli effetti delle possibili esposizioni croniche a sostanze inquinanti, pur nel limiti dei parametri di riferimento”.

 

 

 

Gallipoli – Da dove si riparte? Quali le priorità ed urgenze? Il nodo vecchio dell’assetto idrogeologico di Baia verde (anche oggi bombardata d’acqua con un accumulo record quest’anno, già a 687 millimetri rispetto ai 530 dell’anno scorso); il nodo nuovo del progetto di rinaturalizzazione della litoranea (probabile una variante); il centro storico e le nuove regole (da applicare del tutto evidentemente); la riorganizzazione del Corpo di polizia municipale; opere pubbliche fondamentali, come i due lungomari, marciapiedi e sistema dei parcheggi; riassetto del decoro urbano e la partenza del nuovo servizio di igiene pubblica (con il problema del futuro per circa venti addetti in esubero): queste le priorità – su domanda di piazzasalento.it – del Minerva bis, il cui varo è stato completato ieri con l’assegnazione delle deleghe ai nuovi e nuovissimi assessori, tra rientri e ritorni e prime esperienze.

Futuro, Benessere, Crescita, Armonia, Concretezza Non rinuncia il Sindaco, apparso rilassato e fiducioso, alle definizioni originali dei compiti assegnati a ciascuno componente dell’Esecutivo, le stesse che poco più di due anni fa suscitarono curiosità. Per cui Giuseppe Venneri, vicesindaco, è assessore alla Crescita e si occuperà di Bilancio e Tributi, Rapporti con gli Enti, Ambiente, Servizi cimiteriali, Igiene urbana, Politiche e finanziamenti comunitari. A Biagio Palumbo, già assessore con Venneri Sindaco per otto mesi, la Concretezza, da perseguire con i Lavori pubblici, Edilizia privata, Urbanistica, Decoro e arredo urbano, Centro storico, Periferie, Marine, Verde pubblico, Regolamenti comunali, Tutela del territorio. Ad Angelo Mita, alla prima esperienza, il Benessere: Politiche sociali, Piano di zona, Servizi al cittadino, Politiche per l’infanzia, Sanità, Famiglia, Welfare, Pari opportunità, Politiche del lavoro e Politiche giovanili. Antonella Russo, altra new entry, ha avuto il Futuro, vale a dire  Turismo, Sport, Spettacolo, Portualità, Sviluppo economico, Protezione civile, Associazionismo, Politiche scolastiche e della formazione, Beni archeologici e monumentali. Infine l’Armonia a Paola Scialpi: Polizia locale, Personale ed organizzazione, Demanio, Patrimonio, Traffico e mobilità, Trasporti, Contenzioso, Affari generali, Viabilità. Il Sindaco Stefano Minerva ha tenuto per sé la delega alla Cultura, come in precedenza e “per il momento” anche il Commercio.

E’ la migliore Giunta che in questo momento, la città potesse avere”, ha assicurato Minerva, con componenti “di alto profilo”., un gruppo “più forte ed efficiente, come mi chiedeva il mio popolo”. Attento a non dispiacere troppo ai rimossi, il primo cittadino ha occupato un bel pezzo della conferenza stampa di mezzogiorno, ringraziando tutti quanti, a cominciare dai gruppi politici che lo sostengono: “Se ne parlava da circa un anno ma ho preso il tempo necessario in considerazione anche del periodo e degli avvenimenti accaduti”, con chiaro riferimento alle dimissioni dell’assessore Emanuele Piccinno (uscito anche dall’Udc) ed allo scontro tra la consigliera Caterina Fiore ed un vigile urbano in Comune” con la maggioranza che mi chiedeva una presa di posizione forte”.

Ringraziamenti per tutti quindi, da “Noi giovani per Minerva, tre consiglieri ed “un assessore (Silvia Coronese, ndr) che mi è stato accanto fin dai primi momenti, e si è distinto per passione e risultati”, a Salvatore Guglielmetti, da Rosario Solidoro (Pd) al gruppo misto Piteo e Piro; a Grande Gallipoli e a La Puglia in più. Senza dimenticare i vertici regionali consultati ed ascoltati, dal presidente della Regione Emiliano al presidente della Provincia Antonio Gabellone, agli assessori Sebastiano Leo, Loredana Capone, Totò Ruggeri.

Non l’ha mandata a dire agli oppositori vecchi e nuovi, agli ex alleati. “C’era chi ci accusava di agire come un triumvirato; eccolo adesso Fasano, insieme a Fiore e Quintana, dimenticate le accuse di mafia… “. Lontanissime le immagini della sera del ballottaggio vittorioso con Minerva e Quintana bagnati fradici di spumante, festeggiare insieme davanti al comitato elettorale del primo. Oggi le gocce sono di tutt’altro genere: “Come ho detto in Consiglio, c’è anche chi esce da una maggioranza per tornaconto personale. Quintana voleva togliere i gazebo davanti a Marechiaro (il ristorante clou della famiglia, ndr), un altro un posto di lavoro per la moglie o un familiare… Parafrasando Guccini posso dire ‘agli altri le ghiande, a noi le ali'”.

Gallipoli – È tutto pronto per il “Premio Fratelli del Mare”, giunto quest’anno alla 25esima edizione, che si svolgerà sabato 25 agosto a partire dalle ore 20 presso la sede dell’Anmi (Associazione nazionale marinai d’Italia), su lungomare Marconi. Condurranno la serata il professor Gino Cuppone, la scrittrice Nadia Marra e Pamela Rizzello. Musiche a cura del maestro Enrico Tricarico, con il soprano Lucia Conte e Alessandro Gazza alla fisarmonica. Le coreografie sono a cura di Betty Boop Dance Academy, di Eleonora Benvenga.

Nato negli anni ’80 come “Premio Bontà”, nel decennio successivo il riconoscimento ha assunto la denominazione attuale e viene assegnato a coloro che si sono distinti in atti di altruismo, mettendo a volte a rischio la propria vita.

Il programma – Alle ore 19,30 è previsto l’arrivo delle autorità. A seguire, alle 20, ammaina bandiera e lettura della Preghiera del marinaio, con i saluti del presidente dell’Anmi Carmelo Scorrano e l’inizio della cerimonia di assegnazione dei premi. Tra i premiati di quest’edizione, l’ammiraglio di divisione Salvatore Vitiello (Taranto), Raffaela Giugni per “Marevivo” (Roma), Paolo Pagliaro per “Cuore Amico” (Lecce), il capo della polizia municipale Andrea Rossellini (Firenze) e il maresciallo luogotenente Marco Ancora (Soleto). La targa “In memoria” va quest’anno ad Antonio Zingarelli (già presidente Revisori). L’attestato di benemerenza per i 50 anni all’Anmi va invece al cavaliere Wilson Reali e a Carmelo Scorrano.

Il comitato d’onore è composto poi da Paolo Pagnottella, presidente nazionale dell’Anmi; monsignor Fernando Filograna, vescovo della diocesi Nardò-Gallipoli; Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia; Antonio Gabellone presidente della Provincia di Lecce; Stefano Minerva, Sindaco di Gallipoli; Domenico Morello, comandante della Capitaneria di Porto di Gallipoli; Vincenzo Barba, senatore; e Attilio Caroli, socio benemerito.

 

Casarano – Il presidente della Regione Michele Emiliano sarà a Casarano per la posa della prima pietra della quarta torre dell’ospedale “Ferrari”. Lunedì 9 luglio, alle 16, è in programma la cerimonia ufficiale alla presenza del direttore generale della Asl Lecce Ottavio Narracci, del vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli monsignor Fernando Filograna e del sindaco Gianni Stefàno. Non sarà un semplice cerimonia, però, visti i rapporti a lungo burrascosi intercorsi tra Regione e Comune, ovvero tra Emiliano e Stefàno, prima del recente “disgelo” che ha visto i due protagonisti di uno scambio di lettere improntato al reciproco rispetto.

La speranza della comunità casaranese è che la presenza del Governatore regionale in città possa portare ad una concreta apertura del progetto degli “Ospedali riuniti” (con Gallipoli già di primo livello nel Piano di riordino ospedaliero) scongiurando il definitivo declassamento del “Ferrari”. Il comitato civico “Pro ferrari”, con il presidente Claudio Casciaro, parla, infatti, della posa della prima pietra come “momento fondamentale per il rilancio del “Ferrari”.  Per un totale di 14,2 milioni di euro (garantiti dal Programma di investimenti sanitari della legge 67 del 1988) si provvederà non solo a realizzare la nuova quarta torre ma anche a completare ed adeguare a norma la terza, a rinnovare le attrezzature tecnologiche e ad ottenere il necessario accreditamento istituzionale delle strutture. La Asl, da parte sua ha sempre spiegato che le opere in programma non entrano in conflitto con quanto previsto dal Piano di riordino ospedaliero che ha declassato l’ospedale cittadino con la chiusura di alcuni reparti (chirurgia pediatrica e ostetricia su tutti).

 

 

Ugento – Il 28 giugno 2018, alle ore 10, le associazioni del territorio manifesteranno presso la sede della Regione Puglia contro i ritardi della bonifica della discarica Burgesi. In una lettera al presidente della Regione Puglia i cittadini chiedono lo sblocco del milione di euro destinato al monitoraggio della discarica Burgesi, la bonifica della discarica e di tutte quelle situazioni d’inquinamento che interessano il territorio e un incontro nel corso della giornata con il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, per affrontare le tematiche in questione e la spinosa questione della chiusura del ciclo dei rifiuti in Puglia.

La stessa lettera è stata inviata e posta all’attenzione del Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa. “Burgesi con i suoi presunti 600 fusti tombati illegalmente all’inizio degli anni 2000, così come si evince dalle dichiarazioni del pentito Gianluigi Rosafio, rappresentano un argomento scottante che non riguarda solo Ugento ma tutto il territorio – sottolineano le associazioni – una vera e propria bomba ecologica, che potrebbe esplodere da un momento all’altro nelle viscere della terra, inquinando la falda” . Le analisi dei periti del CNR di Bari, infatti, dimostrano – come loro stessi riferiscono – che nella discarica sono stati stoccati fusti contenenti Pcb policlorobifenili rinvenuti nel percolato, ma fortunatamente non ancora nell’acqua. ”Noi chiediamo la risoluzione di un problema gravissimo che porterebbe a conseguenze gravissime se quel pcb dovesse andare in falda – scrivono le associazioni al presidente Emiliano – lo chiediamo a tutti. A Lei Presidente della Regione Puglia, a tutti i consiglieri regionali, ai parlamentari di maggioranza e di opposizione”.

Il 28 maggio 2017, i cittadini, le associazioni e i sindaci marciarono verso Burgesi chiedendo alla Regione la bonifica urgente del luogo. A luglio 2017 e a maggio 2018 le stesse associazioni hanno scritto più volte alla Regione Puglia chiedendo interventi e provvedimenti in tempi brevi, tra cui la risoluzione del problema dello stanziamento del fondo di un milione di euro destinato al monitoraggio della discarica, ma non è mai giunta alcuna risposta. ”Molti di noi hanno vissuto in famiglia e in prima persona le terribili vicende del cancro – scrivono ancora nella lettera le associazioni – e ci aspettiamo da lei un gesto di cuore come persona nell’accogliere il nostro invito all’incontro del 28 giugno. Ci appelliamo non solo al Suo ruolo politico e istituzionale e a quello di tutti i consiglieri regionali. Nonostante il Suo lungo e precedente silenzio noi vogliamo confidare in primis nella Sua umanità – concludono – umanità e dialogo sono appuntamenti al quale chi rappresenta noi cittadini non può e non dovrebbe mai mancare”.

Casarano – Michele Emiliano sarà a Casarano per la posa della prima pietra della quarta torre dell’ospedale “Ferrari”. La notizia, inaspettata, giunge dallo stesso presidente della Regione Puglia che, a stretto giro, ha risposto alla lettera con la quale il sindaco Gianni Stefàno lo aveva invitato per l’importante inaugurazione. «Ringrazio il sindaco di Casarano Gianni Stefano per la lettera che mi ha inviato. Il dibattito pubblico che è scaturito da scelte importanti, come quelle fatte in materia di sanità in ossequio all’applicazione delle leggi nazionali, non ha scalfito lo spirito di leale collaborazione che deve sempre connotare l’agire delle istituzioni. Ci saranno occasioni per ragionare sul futuro, ci vedremo sicuramente per la posa della prima pietra della quarta torre dell’ospedale di Casarano».

Obiettivo “Ospedali riuniti” con Gallipoli È ancora presto per dire a cosa possa portare il “disgelo” tra i due ma appare evidente un cambiamento di strategia tra i protagonisti di quello che, finora, è stato una sorta di braccio di ferro combattuto a colpi di ricorsi (alcuni ancora aperti) e dichiarazioni tutt’altro che accondiscendenti. Chiaro (ed esplicito) l’intento di Stefàno che intende rilanciare la bozza del protocollo d’intesa (finora mai siglato) per l’ipotesi degli ospedali riuniti Casarano-Gallipoli (ad oggi il “Ferrari” è di base ed il “Sacro Cuore” di primo livello). Nei giorni  scorsi era stato Emiliano a fornire l’assist per tale “avvicinamento” quando, nel corso dell’inaugurazione dell’Unità farmaci antiblastici a Gallipoli, aveva chiesto scusa a Casarano per il doloroso taglio operato al suo ospedale. Pronta la risposta di Stefàno che, a sua volta, si è scusato “per le occasioni in cui i toni sono stati accesi e impulsivi” invitando Emiliano in città in occasione della posa della prima pietra (forse già la prossima settimana) per l’inizio dei lavori della quarta torre del “Ferrari” (finanziata dalla Regione con oltre 14 milioni di euro necessari anche per la messa a norma della struttura esistente nonché l’acquisto di nuove attrezzature).

Il segretario del Pd Soddisfazione per il “cambio di marcia” viene espressa dal segretario del Pd locale Gabriele Caputo. «Apprendiamo del rinsavimento “in zona cesarini”, prima del pronunziamento del Tar, del Sindaco di Casarano che finalmente ha compreso l’importanza del dialogo istituzionale», afferma Caputo sottolineando l’importanza dell’ultima riunione del comitato Pro Ferrari indetta proprio per valutare le ultime dichiarazioni di Emiliano. In quella circostanza, Stefàno era stato esortato ad aprire il dialogo al fine di “remare tutti dalla stessa parte”. «Non possiamo che sognare che la nascita degli “Ospedali riuniti” possa avvenire proprio il giorno dell’avvio dei lavori», conclude Caputo.

Casarano – Segnali distensivi sull’asse Casarano-Bari in tema di riordino ospedaliero. Al presidente Emiliano che si è detto “sinceramente dispiaciuto” nell’aver dovuto “sacrificare” il “Ferrari” (previsto di base), il sindaco di Casarano risponde rilanciando l’ipotesi degli “ospedali riuniti” con Gallipoli (anche se il “Sacro Cuore” è già promosso a primo livello). Nella lettera inviata al governatore regionale, Gianni Stefàno chiede, a sua volta, scusa “per le occasioni in cui i toni sono stati accesi e impulsivi” ed invita Emiliano in città in occasione dell’ormai prossima posa della prima pietra per l’inizio dei lavori della quarta torre del “Ferrari” (finanziata dalla regione con oltre 14 milioni di euro). Il sindaco di Casarano chiede di ripartire dal protocollo d’intesa che era stato predisposto per la creazione di un unico presidio ospedaliero di primo livello con Gallipoli.

La lettera di Stefàno ad Emiliano «Ho apprezzato le parole da lei usate per chiedere scusa a Casarano, in occasione della inaugurazione della nuova Unità farmaci antiblastici a Gallipoli. Non capita di frequente – scrive Stefàno – sentire il Presidente della Regione esternare, con evidente partecipazione emotiva, frasi come quella riportata da tutti gli organi di informazione. Dal mio punto di vista, questo le rende merito rispetto al sacrificio che è stato chiesto in questi mesi ai cittadini e pazienti di un vasto territorio, com’è quello del comprensorio dell’ospedale di Casarano». Premesso ciò, Stefàno manifesta la propria fattiva collaborazione  “nella ricerca della soluzione ai problemi che hanno fatto interrompere, negli ultimi mesi dello scorso anno, quel percorso sul protocollo d’intesa”.

I lavori per la quarta torre «Ripartire da quel protocollo, a mio avviso, anche alla luce dell’avvio dei lavori per la costruzione della quarta torre dell’ospedale di Casarano, rappresenta l’unica vera risposta per razionalizzare i costi e fornire servizi sanitari di eccellenza ai cittadini e ai pazienti di tutta l’area ionica del basso Salento», spiega Stefàno. Altro apprezzamento formulato verso Emiliano è stato quello di aver intitolato il polo di chirurgia pediatrica del “Fazzi” di Lecce al dottor Sergio Rini, che è stato fondatore e direttore della divisione a Casarano, quale “giusto riconoscimento alla memoria di un grande professionista, e indirettamente al reparto di eccellenza di Casarano, da lui fondato, che in questo modo sono diventati patrimonio di tutta la sanità pugliese”.

L’ipotesi “ospedali riuniti” con Gallipoli «Partendo dalla considerazione che le esigenze di razionalizzazione e di efficientamento della spesa sono un dato imprescindibile sul quale siamo tutti d’accordo, e senza nulla togliere all’Ospedale di Gallipoli, colgo questa occasione Signor Presidente per fare appello alla Sua sensibilità e elle Sue capacità, fiducioso nella possibilità di poter riprendere il ragionamento intrapreso con la stesura della bozza di protocollo per un ospedale di primo livello Casarano-Gallipoli».

Il 118 si sposta Intanto il Comitato civico pro -Ferrari annuncia che nei prossimi giorni ci sarà lo spostamento degli operatori del 118 nella sede provvisoria di viale Stazione (presso l’ex tribunale), proprio per permettere l’avvio dei lavori per la nuova torre dell’ospedale, invitando il personale coinvolto a collaborare. Le ingenti opere previste a breve dal progetto della regione, oltre alla costruzione della nuova torre, permetteranno la messa a norma della struttura esistente nonché l’acquisto di nuove attrezzature.

Galatone – Il divorzio si è consumato davanti ad una platea di una ventina di persone, convocate lì dal comitato locale dei Cinque stelle. Le strade si sono divise ma non quella sera di lunedì scorso al Palazzo marchesale di Galatone ma un paio di giorni prima, sabato 19, quando Cristian Casili di Nardò, Antonella Laricchia e quattro parlamentari del Movimento hanno diffuso il loro Patto anti xylella in dieci punti ed il “Popolo degli Ulivi” tutto intero ha strabuzzato gli occhi, incredulo. Galatone è stata l’occasione per il primo contatto ravvicinato tra i componenti di quella che era stata fino a poco fa un’anima sola.

Strade separate: chi a Bari con altri due “No”, chi a lavorare per il patto Maurizio Maccagnano dei pentastellati ha cercato di moderare tra le ultime posizioni di Cristian Casili, e Crocifisso Aloisi, uno dei principali animatori dell’associazione informale che – peraltro – ha dato appuntamento a domani, venerdì 25 maggio alle 9 a Bari per una manifestazione nei pressi della sede Rai al grido di “No agli espianti” e “No ai pesticidi”. E’ il decreto Martina di cui si parla, ma ormai con voci diverse. “Sulla questione del disseccamento, io ho definito “un teatrino” le contrapposizioni – ha afferma Casili – non perché volessi delegittimare l’opera sia della scienza sia di chi vi si contrappone, ma perché siamo ancora qui a parlarne senza fare nulla: gli agricoltori sono molti confusi. La politica – ha detto Casili in un clima quasi surreale – che doveva uscire da queste contrapposizioni, non l’ha fatto: se guardiamo il Governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, un giorno con i magistrati con l’appoggio dei comitati popolari ed ambientalisti, un giorno con la scienza”. Sì, va bene la critica politica, ma intanto che cosa è accaduto ai Cinque stelle per un cambio così radicale di linea? “Il Movimento 5 Stelle ha cambiato posizione? Si è semplicemente evoluto – ha ribattuto Casili – di fronte all’evoluzione della malattia del disseccamento, e rispetto ad alcune posizioni rimaste fisse da anni su di un problema così complesso e ad una malattia che cambia continuamente”.

Casili: “Le cose sono cambiate, basta con vecchie posizioni” Casili ha “semplicemente guardato quello che sta accadendo” ed ha cambiato registro, nella speranza di chiudere un patto in cui siano presenti e attivi anche gli ambientalisti che però non siano ancora ancorati ad infruttuose posizioni tipo “la frode Xylella”, il “complotto” internazionale eccetera. Come si ricorderà, i dieci punti contengono sì il diserbo meccannico, le buone pratiche agricole, alcune innovazioni ma non chiudono più porte e finestre agli eradicamnti “chirurgici” poiché “ogni albero colpito è fonte di inoculo” per altri contagi e neancheescludono i trattamenti chimici “compatibili”. “ La politica in questo momento, anche a costo di essere impopolare, deve alzare la testa di fronte a posizioni che non possiamo più permetterci cercando al contempo di essere costruttivi anche verso coloro che nella fascia di contenimento stanno subendo misure molto drastiche”, ha detto chiaro e tondo il consigliere regionale. 

Delusione e rabbia. Aloisi: “Ci saremmo aspettati l’appoggio della politica locale” Un prezzo da pagare, lo sa bene Casili che lo ha toccato con mano, ci sarà: in qualche cosa si trasformeranno il disappunto, l’amarezza, l’incredulità, persino rabbia, respirati nella sala dell’antico palazzo. Come la delusione di Aloisi, che rimarca un tratto ancora in comune: aver contestato gli attori protagonisti di questa vicenda,, ricercatori compresi. “Il movimento dei cittadini continua a vivere una pressione fortissima; si sta cercando addirittura di additare questi ultimi come i responsabili dell’avanzata del batterio. Allora, con l’ultimo decreto Martina, per rasserenare il clima, ci saremmo aspettati l’appoggio almeno dalla politica regionale (dopo l’abbandono della politica nazionale), e che i nostri rappresentanti locali avrebbero preso la palla al balzo per richiedere un cambio di attori e ripartire da zero. Invece – rincara la dose Aloisi – ci siamo sentiti accusare di complottismo e di essere noi i colpevoli della diffusione del batterio. Il batterio Xylella fastidiosa è stato trovato dal Cnr nell’ottobre del 2013 e si è gridato dopo pochi mesi all’epidemia; ma già tre anni prima, nel 2010, si era tenuto un convegno a Bari per formare dei tecnici su come affrontare il batterio se un giorno si fosse presentato”. “Loro” hanno avuto tutto il tempo a disposizione tutte le risorse e le competenze: possibile che si sia lasciato lì a Gallipoli quel focolaio, se la soluzione era l’eradicazione? Siamo stanchi di sentire queste falsità”.

Nessun ripensamento: “Paghi chi non ha fatto nulla contro il problema” Nessun ripensamento o riesame delle posizioni fin qui sostenute, neanche in assenza di un partner che si riteneva affidabile e prezioso è trapelato durante l’incontro e subito dopo. Le parole d’ordine della manifestazione indetta a Bari domani stanno lì a dimostrarlo. Come le reazioni al vetriolo sulle reti sociali: “Va tutto bene, tanto Pd e M5S ora vanno d’amore e d’accordo sulla Xylella”, vi si legge. C’è chi protesta anche contro gli interventi di “eliminazione delle piante ospiti spontanee lungo fossi, canali e strade: un punto di gravità assoluta”. “Andiamo tutti a Bari per fermare la distruzione degli ulivi, l’avvelenamento delle persone, l’attacco alla Costituzione”, è l’appello di Luigi Russo, un altro degli esponenti di spicco del “Popolo”. Che davanti a Casili ha lanciato una sua proposta: “Io chiedo è questo: se in tutti questi anni non si è trovata la soluzione da parte di chi ha gestito questa questione, perché un movimento politico come i 5 Stelle non chiede la dimissione di chi si è occupato della vicenda finora, visto che non hanno saputo risolvere il problema? La responsabilità scientifica e politica si sta ora riversando sui cittadini attivi perché qualcuno non ha saputo fare il suo mestiere”. Sipario.

(Nella foto da sinistra Maurizio Maccagnano, Crocifisso Aloisi, Cristian Casili)

Ha collaborato Anna De Matteis

Nardò – “Porre in essere nei confronti di Aqp ogni intervento necessario a impedire il perpetrarsi dell’immissione illegale di scarichi di reflui di depurazione fognaria nelle falde acquifere attraverso le vòre suddette in territorio di Nardò; realizzare in tempi brevi un nuovo piano di trattamento e recupero dei reflui fognari rispondente alla filosofia del riuso agricolo, civile e industriale, mediante la costruzione delle vasche di assorbimento dette “eco filtri”, dello stesso tipo di quelle previste nel piano

proposto per la depurazione dei reflui fognari di Nardò e Porto Cesareo, con l’obbligo per tutti i depuratori che attualmente scaricano in Asso, di realizzare nel proprio territorio un tale analogo progetto, al fine di scongiurare la prosecuzione dello scarico inquinante nel torrente Asso e nella falda”: a sollevare il delicato e vecchio problema su cosa si scarica nel torrente Asso è il consigliere regionale Ernesto Abaterusso (Leu, foto), di Patù, che ieri ha presentato una mozione per impegnare la Giunta regionale, guidata dal presidente Michele Emiliano, ad intervenire nella indicata ed auspicata direzione prima citata.

Tutto nelle vore, acque piovane e non  “Nel territorio di Nardò, nelle contrade Paduli e Colucce, ad alcuni km a nord dell’abitato, nei pressi della strada provinciale per Leverano, si verifica da molto tempo un probabile inquinamento ambientale ai danni delle acque sotterranee e della salute pubblica. Tale probabile inquinamento delle acque sotterranee (falde acquifere) – rileva Abaterusso – si realizza per immissione di reflui, rivenienti da depurazione fognaria, in cavità carsiche delle rocce (inghiottitoi), ossia le vore Colucce, Parlatano, Olivari, Manieri 1 e Manieri 2, nelle quali, trasportati dal Torrente Asso, confluiscono i reflui prodotti dai depuratori fognari di Copertino, Nardò zona Industriale, Maglie impianto consortile, Galatone, Neviano, Aradeo”. Nell’Asso confluiscono anche le acque piovane convogliate da numerosi canali naturali, raccolte dal grande bacino idrografico omonimo che parte dalle zone di Collepasso, Casarano, Cutrofiano e così “giunge, per pendenza naturale dei luoghi fino a Nardò, attraversandone in periferia anche l’abitato (non è ultimato il nuovo ramo del canale che dovrebbe sostituire il tratto urbano dell’Asso). Anche le acque piovane trasportate dal torrente Asso e dai suoi affluenti confluiscono nel sistema carsico delle vore nella zona di Nardò”. Anche perché l’importante bacino idrico del torrente non ha uno sbocco in mare.

Mille metri cubi all’ora di refluo fognario: il torrente mai in secca La preoccupazione contenuta nella mozione di Abaterusso deriva anche dal fatto che il torrente dovrebbe riceve solo ed esclusivamente acque di origine meteorica e, di conseguenza, dovrebbe rimanere in secca in assenza di precipitazioni piovose. Così invece non è anche perché “negli ultimi ‘60 anni gli afflussi di acque al Torrente Asso sono nettamente aumentati e grande parte di tali afflussi sono oggi rappresentati da acque di origine non meteorica, provenienti da ben cinque impianti di depurazione fognaria civili ed industriali, che scaricano all’interno del torrente Asso un volume complessivo giornaliero di oltre mille metri cubi/ora di refluo fognario” per cui Abaterusso deduce che “è ragionevolmente ipotizzabile che il carico inquinante giunga fino alle marine di Torre Squillace, S. Isidoro, Frascone e Torre Inserraglio“. Da qui la richiesta al Governo regionale di bloccare tale inquinamento e di inserire questo ingente flusso liquido nel piani di recupero e riutilizzo in fase di studoo alla Regione, Con Aqp e Autorità idrica.

 

Gallipoli – Mercoledì 23 maggio alle ore 12 si riunirà il Consiglio regionale per un’altra seduta avente per tema “Xylella e il disseccamnto nel territorio pugliese”. relazionerà ai consiglieri l’assessore all’Agricoltura Leonardo Di Gioia; tirerà le somme il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano (foto). Nella stessa giornata ad un paio di migliaia di km da Bari, i Servizi fitosanitari degli Stati dell’Unione si ritrovano per esaminare gli ultimi dati e stabilire se spostare o meno la fascia cuscinetto ancora più a nord, praticamente alle porte di Bari. Terzo appuntamento: il 25 a Bari è indetta una manifestazione delle associazioni ambientaliste e movimenti per chiedere il ritiro del “decreto Martina”, l’atto con cui si recepiscono le indicazioni operative della Commissione Ue in fatto di contenimento della diffusione del micidiale batterio con il blocco – tramite insetticidi – del principale insetto vettore, la “sputacchina”.

Intanto anche il Comune di Gallipoli ha preso posizione. con un’ordinanza il Sindaco Stefano Minerva ha vietato interventi con insetticidi sul territorio gallipolino. Ma come detto, il fronte dei Sindaci non è compatto, anzi solo una minoranza ha messo mano ad ordinanze sindacali o ricorsi giudiziari (con Zollino che rivendica la primogenitura, il 3 maggio, strappandola a Nardò). A tal proposito il consigliere regionale Cristian Casili (M5S) ha provocatoriamente rivolto loro una domanda: “Sanno quanti trattamenti si utilizzano per le produzioni orticole, per i vigneti e quant’altro? Perchè non fanno una campagna di informazione per i contadini che entrano nelle farmacie agricole e comprano il glifosato inquinando le campagne?”. Dalla lista delle sostanze chimiche che il Servizio fitosanitario pugliese sta per emanare, proprio in virtù del decreto ministeriale, dovrebbe sparire l’Imidacoprid messo fuori legge dall’Ue proprio in queste settimane.

La giunta nazionale della Cia, infine, dopo un sopralluogo nel Brindisino e a Presicce, ha ribadito i suoi punti fermi. Che sono abbattimenti degli alberi infetti (motivo per cui i ritardi accumulati hanno messo l’Italia sotto accusa a Bruxelles) senza più indugi; concreti aiuti per il mondo olivicolo così duramente colpito ed al settore del vivaismo; usare nei quattro trattamenti previsti da qui a dicembre solo di sostanze che vanno bene anche per aziende condotte con protocolli bio (la differenza di costi dovrebbe essere, secondo la Confederazione italiana agricoltori, a carico delle Istituzioni). Messa all’angolo da più parti, la Regione mete a punto la linea difensiva chiamando  in causa i ricorsi giudiziari che hanno rallentato ogni tipo di attività; le resistenze degli agricoltori; i vincoli di natura urbanistica e paesaggistica. “Per questo è necessario – ha dichiarato l’assessore Leonardo Di Gioia – un decreto legge che semplifichi gli interventi da parte dei nostri uffici”.

 

Nardò – L’Unione europea tra presente e futuro usando uno strumento poco conosciuto: il Comitato europeo delle Regioni: questo il tema e l’obiettivo della conferenza “Reflecting on Europe-Riflettere sull’Europa” in programma venerdì 20 aprile alle 9.30 al Teatro comunale e promossa dal Comitato europeo delle Regioni. L’incontro-dibattito, moderato dal giornalista Michele De Feudis, dopo i saluti del sindaco di Nardò Giuseppe Mellone, vedrà tra i relatori i deputati Elvira Savino, Matteo Luigi Bianchi e Mauro D’Attis, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone (di Tuglie), il presidente della Provincia di Rovigo Marco Trombini, il già parlamentare europeo e sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone, il presidente di Confindustria Lecce Giancarlo Negro e il segretario generale di Confintesa Francesco Prudenzano.

Sensibilizzare i territori sui temi della cittadinanza attiva europea, stimolare pubblici confronti sull’Europa: questi gli scopi di un’iniziativa finalizzata a dialogare con le popolazioni locali del Vecchio continente e delle sue istituzioni. La scelta di Nardò come sede per ospitare l’evento è nata su proposta della vicepresidente della Provincia di Lecce, la neretina Paola Mita (foto). “Il Comitato delle Region, anche se da noi poco conosciuto, è un organo consultivo del Parlamento europeo – afferma Paola Mita – ed allora abbiamo pensato a questo momento (cui ne seguirà un altro a maggio) in cui ascoltare cittadini e Istituzioni circa aspettative, riflessioni, suggerimenti e preoccupazioni da consegnare agli organi dell’Ue”. Della partita saranno anche gruppi di studenti degli Istituti di istruzione superiore della città.

Nardò – Si terrà, come annunciato, il 20 aprile il primo degli incontri con i direttori generale delle sei Asl pugliesi, cui seguirà – secondo il cronoprogramma della Giunta regionale – la conferenza dei Sindaci di Puglia (in più sessioni) per poi concludere il dossier Punti di primo intervento da “riordinare” e sostituire col servizio 118, con una riunione finale della Giunta. Alle 15 del 20 aprile presso il Dipartimento regionale delle Politiche per la salute (via Gentile 52, Bari) comincia dunque l’esame della deliberazione del governo pugliese datata 10 aprile, con cui si è avviato il procedimento di chiusura dei Ppi. Intanto continuano le critiche e le proposte alternative, come quelle venute da Nardò ad opera di esponenti di Leu e del Pd sull’operato del presidente ed assessore alla Sanità. Michele Emiliano.

Adesso a prendere la parola, sempre con riferimenti al Pta di Nardò, è il consigliere regionale Ernesto Abaterusso (foto), di Patù. “È preoccupante la politica di smantellamento che si sta portando avanti nel campo della sanità, senza che a questa sia dato uno benché minimo straccio di prospettiva. Un grave errore – afferma Abaterusso (Leu) – oltre che una sconfitta del buon senso. Bene ha fatto dunque il direttore generale della Asl di Lecce Narracci, all’indomani della delibera di Giunta regionale del 10 aprile con il quale si è dato il via libera alla chiusura di 39 punti di primo intervento, a dichiarare che per Nardò occorre un “trattamento particolare”. Ne prendiamo atto. Al contempo però chiediamo a Narracci di spiegare meglio cosa intende con “trattamento particolare”. Dal consigliere regionale parte quindi l’invito a relazionare “in Consiglio regionale sui programmi che ha per la città seconda città più grande della provincia di Lecce. Sarebbe certamente una buona occasione per intavolare un confronto e una discussione seria che tengano conto tanto delle reali esigenze del territorio quanto delle risposte da offrire”. “Faccia altrettanto Mellone”, è il secondo invito di Abaterusso – dica il Sindaco di Nardò come intende, al di là degli annunci roboanti e dei progetti fantomatici, far fare alla sanità neretina quel balzo in avanti tanto atteso”. Abaterusso conclude richiamando e rilanciando una sua proposta: “Oggi torno a riproporre la costruzione del nuovo ospedale del Salento (quello di cui si parla da anni, da realizzare nell’area Melpignano-Maglie, ndr) nell’area compresa tra Nardò, Copertino e Galatina. Su questo Mellone farebbe bene a uscire dal silenzio assordante in cui si è trincerato – conclude il consigliere regionale – e a dire cosa pensa. Sono convinto che sia questa la vera sfida per dare alle domande di cura e di assistenza dei cittadini le giuste risposte e garantire al Salento quel rispetto e quelle attenzioni che merita. Il resto è solo un gettare fumo negli occhi dei cittadini”.

 

Lorenzo Siciliano

Nardò – Incontro con i direttori generale delle sei Asl pugliesi; conferenza dei Sindaci e infine riunione della Giunta regionale per la decisione finale: questo il cronoprogramma stabilito dalla Regione per affrontare il passaggi, che si sta rivelando delciato, dei Ppi, i Punti primo intervento ex Pronto soccorso ospedaliero. Venerdì 20 aprile alle ore 15, presso il Dipartimento regionale delle Politiche per la salute (via Gentile 52, Bari), il presidente della Regione Michele Emiliano incontrerà dunque, insieme con la struttura tecnica del Dipartimento delle Politiche per la salute, i direttori generali Asl “per un ulteriore confronto sulla proposta di riordino dei Punti di Primo Intervento, dopo il passaggio informale e preliminare che si è svolto in Giunta con gli assessori”, da cui è scaturita la deliberazione n. 583 del 10 aprile sul riordino dei Ppi. “Tutto ciò è propedeutico -si legge in una nota della Regione – all’organizzazione delle conferenze dei sindaci che si svolgeranno sui territori, prima dell’ulteriore confronto con gli assessori che si svolgerà nuovamente nel corso di una Giunta ordinaria”.

Le reazioni dai territori: cinque consiglieri critici da Nardò “Dall’1 maggio verrà chiuso il punto di primo intervento del presidio territoriale di assistenza (Pta) di Nardò, quello che un tempo era il Pronto soccorso”: inizia così una nota di protesta dei consiglieri comunali (di opposizione) Lorenzo Siciliano (foto a sinistra), Daniele Piccione, Roberto My, Giancarlo Marinaci, Carlo Falangone. “Ciò avviene sotto la folle gestione delle politiche sanitarie regionali di cui è alla guida il presidente Emiliano. Lo stesso Emiliano che Mellone ringraziava pubblicamente attraverso manifesti larghi sei metri ed alti tre adducendo come motivazione quella del ritorno, per Nardò, “al centro delle politiche sanitarie””, prosegue il comunicato dei cinque consiglieri che ricordano poi la perdita “dell’ennesino servizio offerto ai cittadini” dopo l’ufficio di Acquedotto pugliese, quello del giudice di pace, il progetto per la Tenenza della Guardia di finanzia, la scuola elementare di Boncore, nell’arco di 22 mesi di Amministrazione di Mellone e dei suoi, la Città si impoverisce ulteriormente”.

Un passaggio obbligato “per non subire penalizzazioni” dice Emiliano “La conversione dei Punti di primo intervento in postazioni medicalizzate 118 è stata la conditio sine qua non attraverso la quale ci hanno approvato, ai tavoli romani, il piano di riordino ospedaliero. Se a fine 2018 i Ministeri dovessero riscontrare una inadempienza in tal senso, non è escluso che possano utilizzare la circostanza per mandarci, per un altro triennio, in Programma operativo. Non solo: non avremmo le premilalità che invece ci spetterebbero”: lo afferma in una lunga dichiarazione diffusa da Bari lo stesso Emiliano che ricorda le possibili conseguenze qualora si registrassero ritardi e omissioni. “Ricordo che a fine 2015, ci hanno mandato in Programma operativo per molto, molto, ma molto meno. E comunque la riconversione dei Ppi è scritta e dettata dal Decreto ministeriale 70 e, mi preme dirlo e sottolinearlo – insiste Emiliano – non comporta nessun nocumento per i cittadini in termini di assistenza sanitaria perché comunque i cittadini troveranno la loro risposta sul territorio, in alcuni casi, anche con l’auto medicalizzata che invece prima non era presente. Non cambia nulla. Stiamo solo razionalizzando le risorse”. “La struttura tecnica – ha specificato ancora il presidente della Regione – ha illustrato la sua proposta in base allo stato dell’arte e alle predisposizioni elencate dal Dm 70. Ora questa proposta sarà verificata con gli assessori e con i territori, prima di tutto con i sindaci, in un percorso di confronto e condivisione già iniziato nel 2017. Nel processo di condivisione degli interventi che caratterizza questa amministrazione, era importante illustrare lo stato di attuazione del riordino”.

“Non si smantella niente, impariamo a usare meglio il sistema sanitario” Nessuno “smantellamento”, nessun “danno” per cittadini: si tratta soltanto “di attuare una riconversione che ci chiede il Ministero, sempre nell’ottica della messa in sicurezza i cittadini e nell’ottica di condivisione degli interventi con i territori”. “Dobbiamo imparare ad utilizzare meglio i presidi sul territorio e ricorrere alla emergenza urgenza solo per affrontare casi più gravi – è l’indicazione di Emiliano – e per i problemi di minore impatto non dobbiamo rivolgerci né al Pronto soccorso, né ai Ppi: si deve andare dai medici della continuità assistenziale, ovvero presso i presidi territoriali che stiamo attrezzando e rafforzando”. Da Bari si sottolinea che “il 70 per cento degli accessi ai Punti di primo intervento finora ha riguardato proprio i codici bianchi che, vorrei ricordare, da normativa è un codice che va gestito dai medici di continuità assistenziale mentre i gialli e i rossi vanno gestiti dall’emergenza urgenza, quindi dal Pronto soccorso”.

Romano, presidente commissione Sanità: “Ci sono alternative” Nonostante il tono accomodante dei vertici del governo pugliese, non mancano critiche nel merito di quanto si va a fare. Dal presidente della Commissione regionale Sanità, il consigliere Pino Romano (Leu) arrivano appunti e richiami: “Che visione della sanità ha una Regione che, di fronte alla carenza di medici, declassa i Ppi? Eppure soluzioni alternative ce ne sarebbero” E Romano le elenca: creare il Dipartimento regionale del 118 e lavorare sulle economie di scala; accelerare sulla definizione e approvazione della rete delle patologie tempo dipendenti; attivare un modello organizzativo che metta in sinergia rete di 118, pronto soccorso e dipartimenti di emergenza-urgenza. “Occorre poi dire le cose come stanno. L’uscita a dicembre del Piano operativo, che consentirà di sbloccare ed assegnare circa 500 posti letto ospedalieri – atteso che la Puglia è ormai sotto soglia dei parametri del famoso Dm 70 di circa 500 posto letto – non dipende certo dai tagli che si operano sui Punti di Primo Intervento, ma dal buco che creano i 200 milioni di spesa farmaceutica. Questo è il vero problema”.

Le posizioni di M5S e DI – Con una interrogazione anche il gruppo consiliare pentastellato muove le sue critiche:  “I Ppi – sostengono dal Movimento Cinque Stelle – devono essere trasformati in punti di primo intervento territoriali da collocare negli ospedali di comunità, nelle case della salute o nei Pta. Come sono intesi oggi, creano aspettative di cure nei cittadini che poi non possono essere soddisfatte traducendosi in una inutile spesa e, soprattutto, in una perdita di tempo che, per le patologie più gravi può divenire fatale. Con la trasformazione che abbiamo suggerito più volte ad Emiliano i Punti di Primo Intervento creerebbero quel filtro territoriale, la cui assenza oggi intasa i triage dei Pronto soccorso che sono già al collasso”. Dei 39 Ppi in ballo (tre nel Salento) parla anche il gruppo consiliare di “Direzione Italia – Noi con l’Italia”, per il quale così “si infliggono notevoli disagi ai cittadini che dovranno chiamare il 118 o andare all’ospedale più vicino nel caso di malore”.

 

Claudio Casciaro

CASARANO – Comitato “Pro Ferrari” di nuovo sul piede di guerra con la proposta di iniziative clamorose. All’indomani della decisione con la quale il Tar, su ricorso della Asl, ha confermato la sospensiva dell’ordinanza con la quale il sindaco Gianni Stefàno aveva disposto la riapertura d’urgenza del reparto di Pediatria, il comitato civico parte all’attacco. Tra le iniziative proposte nel corso di una recente riunione vi sono lo sciopero della fame, la consegna al Prefetto delle schede elettorali dei cittadini casaranesi e il sit-in a Bari in occasione del Consiglio regionale monotematico sulla sanità in programma venerdì 24 novembre.Intanto, una nuova tegola sta per abbattersi sul “Ferrari”. Dopo il trasferimento a Gallipoli dei reparti di Ostetricia-Ginecologia e di Pediatria, anche Chirurgia pediatrica sembra ormai prossima ad abbandonare il “Ferrari”, alla volta del “Vito Fazzi” di Lecce.

Martedì 21 si terrà la riunione con le organizzazioni sindacali convocata dalla Asl allo scopo di programmare il trasferimento del personale di chirurgia pediatrica. Non mancano le critiche verso la Regione, soprattutto per non essersi resa disponibile per l’incontro in prefettura che si sarebbe dovuto tenere lo scorso 3 novembre. Il primo a stigmatizzare l’atteggiamento del presidente Michele Emiliano, ritenuto “arrogante e poco rispettoso”, è il presidente del comitato Claudio Casciaro, che sino ad oggi ha sempre cercato di stemperare i toni e di procedere sulla via della mediazione. Critico nei confronti del presidente della Regione, nonché assessore alla sanità, è anche il consigliere regionale Cosimo Borraccino. «Sinistra Italiana – dice Borraccino – continua a chiedere al presidente Emiliano di rivedere il piano di riordino ospedaliero e di rivedere le tante scelte sbagliate, compresa quella perpetrata ai danni della comunità di Casarano».

CASARANO – Sentenze che si susseguono mentre Casarano resta in attesa della convocazione del “tavolo tecnico” in Prefettura per ridiscutere, con Asl e Regione, il Piano di riordino ospedaliero. L’ultimo provvedimento della battaglia legale intrapresa dal Comune per difendere l’ospedale “Ferrari”, declassato a struttura di base, è la sentenza con la quale il Tar di Lecce da ragione alla Asl e sospende gli effetti dell’ordinanza con la quale il sindaco di Casarano Gianni Stefàno, lo scorso 17 ottobre, aveva “intimato” alla stessa Asl di riattivare il reparto di Pediatria dell’ospedale Ferrari. Il 28 marzo si discuterà nel “merito” della questione (il 20 febbraio è attesa la decisione sull’impugnazione del Piano) ma intanto il Comune è stato pure condannato al pagamento delle spese legali (1000 euro) del grado di giudizio. 

«Il reparto resterà dunque chiuso confermando la bontà del percorso del Piano di riordino ospedaliero la cui attuazione sta interessando la Puglia. Siamo nel giusto – afferma il presidente Michele Emiliano – e fin quando un tribunale non ci darà torto, noi continueremo ad operare secondo il piano di riordino. Constato che fino ad ora i tribunali continuano a darci ragione. Ieri è successo a Putignano, oggi succede a Casarano. Noi trasferiamo i reparti, non li chiudiamo. Li trasferiamo per la sicurezza dei pazienti, delle gravide, dei piccoli, dei neonati. Andiamo avanti».

Nardò – Ha finalmente oltrepassato il frastuono delle polemiche  (soprattutto sui “padri” cui rendere omaggio) per entrare nel suo ambito più naturale e discreto il nuovo Servizio clinico di senologia, inaugurato oggi con due assenze pesanti che hanno fatto rumore.

Già in funzione: ecco il calendario delle visite. Nell’ex ospedale, da tempo ormai Presidio territoriale di assistenza (Pta) le donne possono trovare da subito a loro disposizione uno screening mammografico completo, con diagnosi sui vari livelli delle patologie mammarie. Il servizio – il secondo nell’Asl dopo quello di Lecce – vedrà operare da oggi in maniera stabile altri due medici, oltre a quello già operativo. Questo il calendario delle aperture: lunedì mattina screening, martedì mattina senologia, mercoledì pomeriggio screening, giovedì mattina senologia, venerdì mattina screening, sabato mattina senologia.

Un bel segnale in pieno “mese rosa”. All’inaugurazione, che arriva non a caso nel “mese rosa” dedicato alla prevenzione del tumore al seno e che allargherà considerevolmente la platea degli utenti nel seminterrato dell’ex ospedale, hanno preso parte, tra gli altri, il direttore della Asl Lecce Silvana Melli, il vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli mons. Fernando Filograna, l’assessore all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia Loredana Capone (delegata dal presidente Michele Emiliano), il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici del Comune Oronzo Capoti (delegato dal sindaco Giuseppe Mellone), il direttore del distretto Oronzo Borgia e il referente del tavolo tematico sulla senologia del Comitato consultivo misto della Asl, Rita Tarantino.

L’Asl: “Prosegue il percorso per arricchire l’ex ospedale”. “Continua il percorso con cui arricchiamo di servizi il Pta di Nardò – ha voluto rimarcare la dottoressa Melli, rimandando agli anni in cui si è lavorato per dare un futuro utile all’ex nosocomio – un percorso che unisce strutture e territorio. Peraltro, inaugurare questo servizio nel mese “rosa”  è un segnale ulteriore di un cammino che ci ha portato in poco più di un anno e mezzo nelle strutture della nostra Asl ad incrementare del 22% il numero delle donne che hanno accettato di aderire allo screening senologico e di passare da 15 a 25 pazienti a seduta. Un altro segnale positivo è la crescita della consapevolezza tra le donne dell’importanza della prevenzione”.

Numeri in preoccupante crescita; cresce pure la prevenzione. “Visti i numeri che danno il cancro alla mammella in preoccupante crescita – ha sottolineato l’assessore  Capone – è chiaro che la prevenzione e la diagnosi precoce diventano decisive. In questo avvio del servizio a Nardò vedo una opportunità per rafforzare il presidio e, da un’altra prospettiva, per ridurre ulteriormente le liste d’attesa e l’angoscia che comportano”. “Per la città e per il territorio è un segnale importante – ha detto infine il vicesindaco Capoti – perché è la dimostrazione che con l’impegno di tutti è possibile invertire la tendenza del nostro ex ospedale, scientificamente privato di tutto nel corso degli ultimi anni. Oggi apriamo un nuovo ciclo”.

Finita la cerimonia, si è aperto il fuoco sugli assenti illustri. Chiusa la cerimonia, si è aperta un’altra pagina iniziata con la pubblicazione del grande manifesto dal titolo “Ospedale di Nardò – Apre un nuovo Reparto” a firma di “Pippi Melone” e raffigurante un contento Emiliano, cui il primo cittadino ha rivolto i ringraziamenti: “Nardò torna al centro delle politiche sanitarie regionali”. In nessuno degli intervento odierni sono riecheggiati però termini come ospedale e reparto; tutti hanno chiamato le cose col loro nome (Servizio di senologia) ,  probabilmente per evitare altre polemiche con chi ha segnalato in questi giorni la forzature contenute nel manifesto della discordia. Alcuni hanno fatto risalire a presunti screzi tra Mellone ed Emiliano (alla fine assenti entrambi alla inaugurazione) proprio quel messaggio, che finisce nell’archivio del grande comunicatore, qual è Mellone,  fascicolo dei meno riusciti.

 

TAVIANO. Presenze d’“eccellenza” lunedì 2 ottobre in piazza del Popolo a Taviano per il Consiglio comunale monotematico sul tema “Legalità e sicurezza nel nostro territorio”. Per rispondere all’escalation  delinquenziale dell’ultimo periodo, culminata con l’attentato del 7 agosto scorso ai danni del vice sindaco Francesco Pellegrino e della sua famiglia (due auto bruciate nella residenza di mare) saranno presenti, alle ore 16 (al Teatro Fasano in caso di pioggia), anche il Capo della Polizia Franco Gabrielli, il presidente della Regione Michele Emiliano, il Prefetto Claudio Palomba, il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore, il presidente della Giunta delle elezioni e immunità parlamentari Dario Stefàno ed il presidente della Provincia Antonio Gabellone.

«Abbiamo convocato questo Consiglio comunale – dichiara il Presidente,  Germano Santacroce –  per mettere al centro dell’attenzione i temi della sicurezza e della vivibilità, iniziative che prevedono momenti di pubblico confronto e di testimonianza viva e restando in costante contatto con le Istituzioni. Tutto questo nella convinzione che i fatti criminali non riguardano soltanto le vittime ma anche le Istituzioni ed investono l’intera comunità cittadina». Comunità che da un po’ di tempo a questa parte fa fatica a convivere con i furti nelle abitazioni, con minacce che non sempre vengono denunciate ed auto date alle fiamme. «La città di Taviano –assicura il sindaco, Giuseppe Tanisi – è una realtà di gente per bene, che non consentirà a nessuno di minare le fondamenta della propria comunità. È necessario, però, mantenere alto il livello di attenzione e intervenire con tempestività per non correre il rischio di cadere nella trappola dei silenzi e dell’indifferenza». Il programma del Consiglio comunale prevede i saluti del Sindaco, del “Sindaco baby” Lorenzo Errico e del  Presidente  Santacroce.

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BARI. “Innovazione e sostenibilità delle cure: le proposte da Sud”, è il tema del Forum Mediterraneo in Sanità organizzato da AreSS Puglia e Fondazione Sicurezza in Sanità, che si terrà il 12 e 13 settembre nel contesto della Fiera del Levante a Bari. Un dialogo tra esperti per ascoltare pazienti e operatori e analizzare il tema “salute” dall’interno, tra storie di successo e ipotesi di innovazione. Dopo l’apertura alle 9,30 con il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e il sottosegretario al Ministero della Salute Davide Faraone, subito diversi spunti di riflessione e di confronto per conoscere più in profondità cosa sta accadendo nel contesto sanitario pubblico.
Il primo evento mattutino “Persona – partecipazione e responsabilità” (Sala Auditorium – ore 11,30), presenterà i risultati di due diversi progetti sul clima organizzativo e sull’umanizzazione delle cure nelle strutture di ricovero, con la Asl Lecce capofila di quest’ultimo progetto a livello regionale. La sessione sarà coordinata da Nicola Pinelli, Direttore Generale della Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso). Sarà quindi Nicola Bellè, del Laboratorio Management e Sanità (MeS) Scuola Sant’Anna Pisa, ad entrare nei dettagli della ricerca “Professionista e clima organizzativo: i risultati 2017 delle Aziende Sanitarie pugliesi”. A seguire l’approfondimento su “Paziente e Umanizzazione: la valutazione partecipata 2017 degli ospedali pugliesi”, con l’intervento di Sonia Giausa, responsabile scientifico del Progetto Regionale per l’ASL Lecce, e Sara Carzaniga coordinatrice della ricerca Agenas “La valutazione partecipata del grado di umanizzazione delle strutture di ricovero”.

Seguirà il commento dei risultati delle ricerche, con l’intervento di Tonino Aceti, coordinatore Nazionale del Tribunale Diritti del Malato – Cittadinanzattiva, di Filippo Anelli, presidente ordine dei medici di Bari (OMCeo) e di Giovanna Teresa Pontiggia, segretaria dell’Ordine degli Psicologi di Puglia.

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Nardò – Michele e Pippi uniti dalla dinamite. Il primo, Michele Emiliano, oggi è Presidente della Regione Puglia e quand’era sindaco della sua Bari (2004-2014) ordinò l’abbattimento dell’ecomostro di Punta Perotti sorto sul lungomare. Il secondo, Giuseppe Mellone, sindaco di Nardò dal 2016 ha annunciato l’abbattimento dell’”ecomostro” in contrada Incoronata – una delle più note “incompiute” del territorio – entro la fine del 2017. Per carità, il precedente che lega i due politici pugliesi è solo una curiosa coincidenza che nulla toglie né aggiunge alle ormai note intese sindaco-governatore. O forse meglio definirle “convergenze”, non quelle “parallele” di Aldo Moro col Pci ma quelle “armoniose” di Mellone col Pd. “Armoniosa convergenza” è stata infatti l’espressione usata di recente dal primo cittadino, politicamente nato a destra, per descrivere la sua liaison con Michele Emiliano.

L’immobile di via Incoronata ha tre piani e un seminterrato per complessivi 1.400 metri quadri. L’opera nata negli anni Settanta e mai ultimata avrebbe dovuto ospitare il nuovo Palazzo di città. La Giunta comunale ne ha appena approvato la demolizione con un progetto redatto dall’architetto Elisabetta Ferrocino e dal geometra Salvatore Albanese. Costo totale dell’operazione: 150mila euro. «L’immobile oggi – fanno sapere da Palazzo Personè – rappresenta un problema dal punto di vista ambientale e della sicurezza, oltre che un “pugno nell’occhio” nel contesto urbano che nel frattempo si è formato intorno. All’interno dell’area si registrano furti, danneggiamenti e abbandoni di rifiuti. Una relazione dell’ingegnere Raffaele Dell’Anna ha stabilito l’inidoneità statica dell’immobile e la non economicità di azioni tese all’adeguamento e al recupero». I neretini hanno saputo di questo abbattimento da un comizio pubblico tenuto dal Sindaco in piazza Salandra lo scorso 25 giugno. Al posto del cemento, ha promesso Mellone, sorgerà un parco pubblico. Un’ipotesi – abbattimento e realizzazione di spazi verdi – per cui da anni fa il tifo “Italia Nostra”. Ma non mancano anche voci critiche come quella dell’ambientalista Massimo Vaglio, che l’immobile anziché abbatterlo preferirebbe donarlo a privati per ultimare l’opera, a costo zero per il Comune. Anche a Bari, dalle parti della spiaggia di Pane e Pomodoro, nacquero analoghe polemiche su Punta Perotti oltre un decennio fa. Meglio abbattere o finire i lavori? E fu così che Mellone ed Emiliano si ritrovarono uniti (anche) dal cemento. Il loro, almeno finora, a prova di dinamite.

BARI. Istituito un fondo di 100mila euro per andare incontro alle aziende agricole danneggiate dalla Xylella. Il contributo è utilizzabile per allungare la durata dei piani di ammortamento per la riduzione degli interessi passivi entro i 15mila euro nell’arco di tre esercizi finanziari. La misura era stata annunciata alcuni mesi fa dal presidente della Giunta regionale Michele Emiliano ed oggi è stata approvata dal Consiglio regionale a maggioranza. Tra gli oppositori ecco la nota molto critica di Andrea Caroppo, capogruppo di Fi: “Uno schiaffo che grida vendetta: sei mesi fa, Emiliano promise agli agricoltori interessati dalla Xylella di accordare subito l’azione di accompagnamento degli olivicoltori per la moratoria di mutui e crediti. Ed oggi si propone in aula del Consiglio di votare un emendamento vergognoso che destina 100 mila euro, una cifra da barzelletta, per far fronte ad un impegno del genere e bocciando la mia proposta di stanziare 5milioni di euro”.

 

UGENTO. Il 22 luglio scorso le associazioni e i comitati di Ugento, Gemini, Acquarica, Taurisano (ProLoco Beach di Gemini, ProLoco di Acquarica, C.I.A.T.D.M. sezione di Acquarica del Capo, ProLoco di Taurisano, AttivaMente di Ugento, Comitato Burgesi 2017, Associazione culturale Gemini, Associazione ProLoco Ugento e Marine e Comitato per Torre San Giovanni, hanno inviato una lettera al Presidente della Regione Puglia chiedendo attenzione per la vicenda della discarica Burgesi. Nello specifico è stato chiesto di poter partecipare ai prossimi tavoli tecnici sulla questione Burgesi. Le scorse settimane, infatti, con una nota indirizzata alla Regione e ad altri enti preposti, era stata chiesta la convocazione di un tavolo di “crisi ambientale”, per il quale non sono pervenute risposte.

«Quello che ci fa più paura è il modo eccessivamente pacato con cui le istituzioni stanno affrontando il problema, sapendo che qualcuno asserisce che nella discarica potrebbero esserci 600 bidoni di materiale altamente tossico- scrivono – ma a distanza di anni si continua ancora con le altalene dei monitoraggi, tra dichiarazioni e smentite sui risultati delle analisi: un giorno preoccupanti e l’altro rassicuranti». In questi giorni, sottolineano le associazioni, sono stati avvertiti i fastidiosi miasmi della discarica, un fatto già riscontrato anche dalle analisi dell’aria richieste dal Comune di Acquarica del Capo tra il 16.06.2015 e il 14.01.2016, in cui Arpa Puglia ha evidenziato, per quanto riguarda l’acido solfidrico (Relazione tecnica n.3/2015) 189 valori orari e 5 valori medi giornalieri superiori al valore di soglia olfattiva di 7 ug/m3.

Nel messaggio si chiede attenzione non solo per la Burgesi ma per qualsiasi situazione che comprometta il patrimonio naturale, anche con riferimento alla zona di S. Foca, dove si stanno vivendo tensioni profonde relative alla vicenda No Tap. «Sappiamo bene le difficoltà esistenti nel dover bonificare la Burgesi o altri siti inquinati, ma non possiamo risolvere i problemi fino a quando cittadini e politica operano in modo separato». Le rivelazioni di pentiti come Carmine Schiavone e Gianluigi Rosafio, hanno messo in rilievo come i il business dei rifiuti è avvenuto anche attraverso coperture politiche per questo motivo i cittadini chiedono trasparenza e confronto con le istituzioni. «Se entro dieci giorni non avremo una risposta o non avremo in seguito atti concreti per la risoluzione del problema- concludono le associazioni – saremo costretti ad attuare, nel rispetto delle leggi, iniziative più incisive di protesta».

Michele Emiliano

Michele Emiliano

GALLIPOLI. “Il Ministro per la Coesione Territoriale ed il Mezzogiorno, su mia interpellanza, conferma che la Puglia non ha attivato gli interventi del Patto per la Puglia, fra questi quello della metropolitana di superficie nel Salento. Emiliano risponde che, su altri fondi, la Puglia ha impegnato 2 miliardi: quanti nella Provincia di Lecce? Emiliano dice che la Puglia ha le disponibilità per avviare i progetti del patto. Bene: venga il suo assessore Giannini sul territorio e ci dica che intende fare perché il progetto parta, con quali modalità, con quali tempistiche. Nessuno ha il diritto di abusare della pazienza dei Salentini!”: la settimana che ci ha portato ai primi di luglio si chiude con questo scontro politico che è poi un dilemma che interessa tutto il Salento, i turisti, una bella fetta dell’economia legata alla bella stagione ed al vecchio nodo dei trasporti.
All’attacco c’è il deputato Federico Massa (Pd), che da tempo si è unito a coloro che portano avanti l’idea delle “Ferrovie Sud Est” come un moderno ed efficace circuito per gli spostamenti rapidi all’interno della penisola salentina e magari con l’aeroporto di Brindisi.
In un dialogo surreale, in cui peraltro i protagonisti sono della stessa parte politica (il Pd), indirettamente ha risposto in queste stesse ore all.on. Massa il presidente della Regione Michele Emiliano, il quale ha sostenuto che “la Puglia è la prima regione di Italia in assoluto per l utilizzo dei fondi”.
Grazie ai moderni mezzi tecnologici, l’on. Massa ha subito replicato, sempre a distanza: “Benissimo, prendo atto, ma insisto: perché non si attivano i progetti del fondo coesione che la Puglia ha messo nel patto sottoscritto con il Governo? Perché non possiamo sapere quanti dei due miliardi impegnati riguardano la Provincia di Lecce? Perché non si procede immediatamente ad un confronto per capire come far partire subito il progetto della metropolitana di superficie?”.
Al di là di note e impegni, repliche e riassunti, in cui anche l’operatore dell’informazione resta confuso tra voci discordanti e ugualmente ufficiali, sarebbe davvero il momento di mettere nero su bianco, se, quando e come questa tanto invocata metro di superficie – lanciata negli anni ’80 dall’allora Ministro dei Trasporti on. Signorile – potrà cominciare a muovere i primi concreti pa

Michele Emiliano

Michele Emiliano

GALLIPOLI. “Il Presidente Michele Emiliano con 1.241 voti è risultato il candidato segretario di gran lunga più suffragato nella provincia di Lecce”: lo sottolinea in una nota la segretaria del circolo pd di Gallipoli, Antonella Bentivoglio. “Le elezioni primarie di domenica 30 aprile – prosegue la dirigente democratica – hanno visto una grande partecipazione popolare, superiore a quella delle primarie del 2013. Ne è risultato un partito unito e compatto attorno al suo sindaco Stefano Minerva, la cui lista, Noi per Emiliano, ha ottenuto un’affermazione netta, quasi plebiscitaria È una risposta che i cittadini hanno dato all’impegno del sindaco nei confronti della città e soprattutto all’attenzione che egli ripone a quella parte della società meno fortunata”. Anche per il Pd di Gallipoli però le primarie sono “uno strumento di partecipazione democratica, ma, come ha dichiarato il segretario regionale Lacarra, per essere uno strumento credibile devono essere indubbiamente regolamentate. Per rendere più trasparente il processo democratico occorre prevedere che agli eletti degli altri partiti non può essere concesso di scegliere il segretario di un partito avverso. Ciò, peraltro, contenuto nello statuto del partito democratico”. Infine la chiusa che è anche un auspicio che rimanda alla parola d’ordine della mozione Emiliano: “Nondimeno si pone la questione politica che è risultata a livello nazionale, l’incertezza dei rapporti interni al partito. C’è il problema del Pd – conclude la Bentivoglio – di considerare tutte le anime, nonostante la schiacciante vittoria di Renzi. Cosa farà  il segretario del Pd? Terrà conto della piattaforma politica di Orlando ed Emiliano? O rinuncerà al contributo di quelle idee e di quei progetti? È un problema posto dal successo di Renzi, considerato che su interi territori Renzi non ha vinto”.

NARDÒ. Asse Mellone-Emiliano alle primarie, il Pd insorge. Le polemiche iniziano in mattinata con un messaggio del sindaco di Nardò inviato via Whatsapp: «Ti chiedo di votare e sostenere con forza la candidatura di Michele Emiliano alla segreteria poiché ha dimostrato di avere un occhio di riguardo per Nardò e con cui ho personalmente un ottimo rapporto. Dalla condotta alla discarica, dall’ospedale al Parco, Nardò ha un gran bisogno di avere riferimenti certi e solidi in Regione». Il “comizio social” di Mellone scatena le ire del Pd neretino. I consiglieri comunali Lorenzo Siciliano e Daniele Piccione e il coordinatore cittadino del partito Rino Giuri convocano una conferenza stampa per denunciare l’insolito feeling sindaco-governatore. «Invitiamo chi si sente vicino al Pd e al centrosinistra – è l’auspicio di Daniele Piccione – a partecipare alle primarie del 30 aprile. Sarà una giornata di democrazia e civiltà e tale vogliamo che rimanga. Non vorremmo avere sgradite situazioni e tensioni». «Il Pd deve consentire il confronto al suo interno e capisco le contrapposizioni – tuona Rino Giuri – ma non è possibile che importanti pezzi del partito vadano a intessere rapporti coi fascisti rautiani! “Andare Oltre” (il movimento del sindaco Mellone, ndr) è stata fondata da Pino Rauti! Se il Pd sarà questo qualcuno di noi non ci sarà più!». Tra i “pezzi importanti del Pd” a sostegno di Mellone, Giuri indica anche la vicepresidente della Regione Loredana Capone e il capo di gabinetto di Emiliano Claudio Stefanazzi: quest’ultimo per Giuri è forse “il principale artefice di questo accordo”. «Denunciamo il possibile inquinamento del voto di domenica – dichiara invece il consigliere comunale Lorenzo Siciliano – e mi affido all’intelligenza degli elettori di Mellone. Si chiedano, costoro: perché il mio sindaco mi invita a votare alle primarie di un partito avversario? È come se noi fossimo andati a votare al congresso di Andare Oltre!». Non tarda l’attesa replica del sindaco Mellone, la cui dichiarazione nel frattempo ha fatto il giro della Puglia. «Le primarie del Partito Democratico – scrive il primo cittadino – sono aperte e non lo ha deciso Pippi Mellone. Sono stato eletto dopo un governo di centrosinistra, raccogliendo oggettivamente la delusione e la sfiducia che quella esperienza ha generato a Nardò. Mi pare sia un dato incontrovertibile. A quella gente chiedo di votare per Emiliano. Ho il diritto o no di rivolgermi a una parte significativa del mio elettorato? Dov’è lo scandalo? Prima che un patrimonio del centrosinistra, Michele Emiliano è un patrimonio della Puglia». A sostegno di Mellone e di Emiliano interviene Giancarlo De Pascalis, l’architetto neretino che nel 2011 fu candidato sindaco di una coalizione che comprendeva proprio il Pd e una civica di destra con candidato consigliere il giovanissimo Mellone. Per De Pascalis quella del Pd neretino è «una baraonda illogica e ipocrita» proprio perché nel 2011 Mellone e Pd furono alleati. «E nel corso della consiliatura conseguente – prosegue il professionista – Giuseppe Fracella, figura della Destra autentica e oggi delegato nazionale di Fratelli d’Italia, è assessore della Giunta Risi, nel frattempo retta anche dal Pd». Ma cosa accadrà quindi domenica 30 aprile se i melloniani si presenteranno al seggio allestito presso il Chiostro di Sant’Antonio? «Non faremo votare dirigenti di partiti e movimenti melloniani – taglia corto Siciliano – né loro candidati alle scorse elezioni comunali. Voti solo chi si riconosce nel Pd!».

NARDÒ. Le affermazioni dell’assessore regionale Giovanni Giannini a conclusione di un convegno in tema a Gallipoli nei primi di marzo (tante le ipotesi allo studio, numerosi i progetti ma nell’immediato lo scarico a mare dei reflui depurati è inevitabile, in sintesi); a metà dello stesso mese l’annuncio inequivocabile e non nuovo del presidente Michele Emiliano (Mai più scarichi a mare): ce n’è a sufficienza per scatenare una nuova polemica sul destino finale dei liquami depurati, a cominciare da quelli di Nardò (ora si scarica sotto costa a Torre Inserraglio) e finire a quelli di Gallipoli (litoranea nord, poco fuori la città nuova. Ma, a questo punto, a chi e cosa si deve credere? Se lo chiedono ormai in tanti, compresi gli abitanti di Sava-Manduria, alle prese con lo stesso problema, e di Porto Cesareo che sollecita il rispetto degli accordi. Tra gli “sconcertati” figura di certo l’ex Sindaco Marcelo Risi, peraltro, compagno di partito (Pd) di Emiliano. «Nardò è uno dei pochissimi comuni rivieraschi in Italia, a vocazione turistica, che ormai da moltissimi anni ha la costa sfregiata dallo scarico direttamente in battigia di reflui fognari spesso non depurati.

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