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MESCIU PEPPE

LIDO CONCHIGLIE. Entra nel vivo l’estate sannicolese. Mercoledì 19 luglio appuntamento in piazza della Repubblica con gli Schiattacore, la band composta da Marco, Ylenia e Francesco Giaffreda, Bruno Scorrano, Antonio Marulli, Gabriele Pastore, Gloria Guido, Francesca Giaffreda e Maricò Sarcinella. Novità dell’estate è la musica dal vivo che ritorna dopo oltre 10 anni sulla rotonda di Mesciu Peppe. Le serate saranno dedicate alla memoria di “Mesciu Peppe” Monteduro l’imprenditore che, a inizi ‘900 costruì il complesso turistico “Lido Conchiglie” (che ha poi dato il nome alla marina, in precedenza denominata “Cannole”). Primo appuntamento giovedì 20 luglio, alle 22, sarà la pizzica con i Criamu. A seguire, il 23 luglio, serata di piano bar con Domenico Schiavone, il 27 le “Ronde salentine”, serata di pizzica in cui il pubblico potrà portare i propri strumenti e partecipare attivamente alla serata, ed il 30 piano bar con Marcello Brocca.

lido conchiglie mesciu peppe sannicolaSANNICOLA. Correva l’anno 1976, o giù di lì, era domenica pomeriggio a Lido Conchiglie, tra il lido dell’Aeronautica e Mesciu Peppe (foto). In zona “bonifica”, a trascorrere un pomeriggio di relax con la sua famiglia, c’era anche Giuseppe Mezzi, giovane idraulico, allora a inizio carriera (ora la sua impresa è una delle più importanti). «Quella mattina avevo lavorato ed ero esausto. All’improvviso un uomo uscì dall’acqua con aria rassegnata portando sulle spalle un bambino che credeva morto. “Non c’è niente da fare”, affermò tra disperazione dei genitori del piccolo di 8 anni». “Maria, è Peppino nostro” è la frase che Giuseppe ricorda  aver sentito pronunciare al padre del ragazzino che, per fortuna, era solo agonizzante. L’allora  giovane sannicolese, infatti, non si perde l’animo e inizia a praticargli la respirazione artificiale  sollevandolo per le gambe.

«Non potevo arrendermi, una vita non poteva perdersi così», racconta, oggi, Mezzi. Venti minuti, mezz’ora, e la folla si accalca. «Sento tante voci, chiedo spazio per respirare, riconosco la voce amica della signora Sole, la parrucchiera, che mi incita a continuare con la respirazione artificiale». Dopo mezz’ora il bambino apre gli occhi e riprende a respirare, vomita dell’anguria, ma è vivo. «Mi dissero solo che era di Matino. Quando vado al mare, ci penso spesso. A 40 anni di distanza, mi piacerebbe rivederlo, sapere come sta, così, senza impegno, solo per salutarlo» conclude Mezzi.

 

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