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mercato ittico gallipoli

Gallipoli – Affari (sporchi) sull’asse Gallipoli – Monteroni, con ramificazioni in Calabria e in Albania. Questo è quanto ha portato alla luce, nero su bianco, l’imponente operazione antimafia denominata “Labirinto” condotta all’alba di quest’oggi (con 200 militari e 80 mezzi) dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale. È la conferma che, malgrado arresti e condanne, il legame tra due clan storici del Salento, quello dei Padovano di Gallipoli e dei Tornese di Monteroni, è rimasto sempre saldo nel corso degli anni. Gli inquirenti hanno appurato come per dirimere una controversia di natura commerciale sorta tra due società di Gallipoli operanti nel settore ittico fosse intervenuto proprio il 46enne di Monteroni Saulle Politi: grazie a ciò, alla Ittica Gallipoli srl, con l’imprenditore 37enne Davide Quintana, sarebbe poi stato dato il via libera per intrattenere rapporti commerciali con alcuni dei propri fornitori.

L’assegnazione del mercato ittico all’ingrosso di Gallipoli La stessa srl gallipolina ha svolto il ruolo di “garante” della “Gallipoli Fish srl” nel recente bando per l’assegnazione (trentennale) della gestione del mercato ittico all’ingrosso della città, dopo altre due tentativi andati a vuoto: l’offerta giunta dall’unica società partecipante è stata, tuttavia, “congelata” dopo il parere negativo espresso dalla Prefettura (in una nota “riservata” inviata in Comune”). Alla base della decisione la sussistenza di “elementi pregiudizievoli all’aggiudicazione dell’appalto”.

Due sodalizi, tante ramificazioni L’estensione nel gallipolino degli interessi della malavita veniva curata da Davide Quintana, referente locale del clan Padovano: l’indagine avviata nel 2015 dal Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri ha individuato sue sodalizi criminali federati con il clan Tornese di Monteroni, riconducibile alla frangia salentina della Sacra corona unita: quello capeggiato da Vincenzo Rizzo e operante nell’area di San Cesareo, San Donato e Lequile con una forte influenza anche a Gallipoli, e quello capeggiato da Saulle Politi, attivo invece tra Lecce e Porto Cesareo (passando da Monteroni, Arnesano, San Pietro in Lama, Carmiano e Leverano).

I legami con la ‘ndrangheta Il clan Tornese, grazie ai due gruppi guidati da Rizzo (54enne di San Cesario, arrestato nel 1994 e in libertà dopo una lunga detenzione) e Politi (46enne di Monteroni con legami con la cosca ‘ndranghetista dei “Mammoliti” di San Luca), è risultato particolarmente attivo nel settore del narcotraffico attraverso un canale di approvvigionamento albanese. In particolare, a Gallipoli i proventi dello spaccio sul territorio dello stupefacente permettevano anche di sostentare gli esponenti del sodalizio  detenuti. Oltre alla droga, altro filone “d’oro” del gruppo Rizzo è risultato quello del controllo dei servizi di “security” nei locali di intrattenimento. Il gruppo Politi è, invece, parso più propenso alle attività di reinvestimento di capitali in attività imprenditoriali molte note nel tessuto economico sociale. Malgrado la “stretta sinergia” tra i due gruppi criminali, non sono mancati momenti di “frizione” proprio nell’ambito dell’approvvigionamento dello stupefacente.

Gli arrestati L’operazione “Labirinto”, condatta con il supporto del sesto Elinucleo di Bari e del Nucleo carabinieri cinofili di Modugno, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia ha portato all’arresto di 27 soggetti, con le accuse (a vario titolo) di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico internazionale e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi, estorsione e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso. Insieme a Rizzo, Politi e Quintana, in carcere sono finiti Massimo Cosi (46 anni) e Rodolfo Franco di San Cesareo, Vincenzo Costa (53 anni) di Matino, Tommaso Danese (42), Fabio Rizzo (48), Antonio Totaro (40) di Lequile, Giuseppino Mero (54) di Cavallino, Alessandro Scalinci (34) di Campi Salentina, gli albanesi Ervin Gerbaj (37), Marenglen Halka (37), Marjus Halka (32). Gli arresti domiciliari sono stati, invece, disposti per Gabriella Scigliuzzo, 45 anni di Gallipoli, Anselmo Briganti, 40 anni di Alezio, Matteo Rossetto, 26 di Matino, Vito Bollardi, 37 di San Cesario, Antonio Malazzini, 40 di Frigole, Alessandro Quarta, 35 di Lecce. Altri cinque soggetti risultano destinatari dell’obbligo di dimora e una persona dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

 

img_archivio11572017164824GALLIPOLI. Pesce in cattivo stato di conservazione, occupazione abusiva di suolo pubblico e lavoratori in nero. Questi i risultati del blitz condotto dalle forze dell’ordine al mercato ittico di Gallipoli. L’accesso ispettivo alle cinque pescherie ed all’unico ristorante presenti a ridosso del castello è stato effettuato da Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza, Capitaneria di porto, Ispettorato del lavoro, Asl e Spesal bloccando, in contemporanea, gli accessi all’area per evitare ai soggetti presenti di sottrarsi all’identificazione. Circa 354 chilogrammi di pesce sono stati sequestrati per il cattivo stato di conservazione e per la mancata tracciabilità del prodotto. In alcuni casi è stata rilevata pure la presenza di parassiti della specie “Anisakis simplex”.

Due esercizi di vendita al dettaglio di prodotti ittici effettuavano, inoltre, la somministrazione non autorizzata di alimenti e bevande: ai tavolini vi erano, infatti, 13 avventori intenti a consumare pesce crudo e cotto, pane e bevande. È stata, inoltre, rilevata l’occupazione abusiva di suolo demaniale marittimo a carico di quattro degli esercizi controllati e notificato il provvedimento di divieto di vendita dei prodotti ittici e molluschi al di fuori della struttura in muratura. Altre irregolarità riguardo i lavoratori: su 19 dipendenti identificati ben 10 erano “in nero” e 5 collaboratori familiari non erano stati assicurati presso l’Inail. In entrambi i casi  è stata disposta la sospensione dell’attività con decorrenza dalle ore 12 di lunedì. Nel totale sono state elevate sanzioni per un importo complessivo di circa 40mila euro.

Altri accertamenti sono in corso per verificare  verificare la posizione dei titolari delle citate attività in relazione al pagamento dei canoni concessori ed in materia di sicurezza sul lavoro. Anche l’Enel ha rilevato “anomalie” nei quantitativi di energia elettrica consumata nelle ore notturne, riservandosi di effettuare un monitoraggio approfondito. Più in generale, il “tavolo tecnico” riunitosi nei giorni scorsi in Prefettura a Lecce per dare il via all’azione congiunta, ha delineato una situazione di “cronica e quasi assoluta illegalità creatasi nel tempo in quel cruciale contesto cittadino”.

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GALLIPOLI. Almeno sulla carta, si profila una vigilia interessante per la città, con novità sia dal punto di vista strutturale che economico. A partire infatti da una nuova gara per la gestione del mercato ittico all’ingrosso, progettato negli anni 1998-99 e collaudato nel 2003, esclusa l’area esterna che era ed è da sistemare. La Giunta comunale ha approvato nei giorni scorsi il disciplinare relativo alla proceduta per l’affidamento dell’importante struttura situata a nord della città, tra la via per Lecce e quella per Sannicola, mai utilizzata benché sia costata 2 milioni e mezzo di euro ma spesso visitata da vandali che hanno danneggiato impianti elettrici, arredi soprattutto nell’area destinata alla vendita all’ingrosso, e gli infissi vetrati.

Il governo cittadino, presieduto da Francesco Errico, ha fatto proprie le direttive indicate dal Consiglio comunale agli inizi del 2011 ed ha preso atto che il precedente tentativo di affidamento della struttura, nello stesso anno, è andato a vuoto (nessun partecipante). Ora tocca al dirigente del servizio Patrimonio comunale procedere verso la gara di evidenza europea, tenendo presente che l’eventuale assegnatario dovrà provvedere a sue spese ai lavori di adeguamento del mercato perché possa funzionare regolarmente. «In sede di gara – si legge nella deliberazione della Giunta – dovrà essere stabilito solo un prezzo corrispondente al canone fisso già stabilito nella precedente gara, con esclusione della quota di compartecipazione sui compensi, diritti e ogni altro introito derivante dalla gestione (prevista nella precedente procedura)». Condizioni generali migliori per attirare i concorrenti, insomma, per attivare una struttura che potrebbe portare una occupazione di una trentina di addetti, che inoltre ridefinirà i passaggi del pescato verso il commercio e i consumatori.

Novità importanti sono infine attese a Palazzo di città rispetto a quattro progetti presentati all’attenzione della Regione. Si tratta di un finanziamento per riqualificare la rampa di accesso al Castello e al Rivellino, attualmente in asfalto; di un altro finanziamento per realizzare un impianto di illuminazione pubblica del centro storico efficiente ed energeticamente moderno; altri fondi sono stati richiesti per riscaldare gli uffici di via Pavia e il Tribunale con energia geotermica; interventi di rigenerazione (strade, allagamenti, cabina Enel) a Baia verde.

Voce al Direttore

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