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Gallipoli – Ha trascorso se così si può dire, “in apnea”, l’intera estate, senza mai lamentarsi per le gravi carenze di personale, Antonio Girau, primario del “Pronto soccorso” al “Sacro Cuore” di Gallipoli. Di ferie poi, nemmeno a parlarne, e come lui, anche i colleghi e il personale infermieristico: “le ferie del 2017 non le ho ancora cominciate e quelle del 2016 le ho prese poco alla volta, e mai per 2 giorni di seguito, per non aggiungere ulteriore disagio ad una situazione già precaria”, dice.

Sotto organico, senza ferie ma gli interventi sono aumentati. Hanno lavorato con 15 infermieri contro i 23 previsti per 25mila interventi all’anno: “Noi, invece, oltre ai comprensibili disagi che una località turistica come Gallipoli comporta, ne abbiamo effettuati 28mila, 3mila in più cioè”, prosegue il primario. Anche il personale medico dell’Unità operativa di medicina e chirurgia d’accettazione e urgenza (così è conosciuto in gergo tecnico un Pronto soccorso) è sottodimensionato: 8 medici contro i 12 previsti. La situazione è esplosa però in tutta la sua drammaticità a fine ottobre, quando, il 23, diretta verso Lecce,  un’ambulanza del nosocomio gallipolino è rimasta coinvolta in un gravissimo incidente in cui hanno perso la vita sia il paziente trasportato che l’autista del mezzo (Gimmi Manni di Taviano); gravemente feriti un medico e l’infermiera del Pronto socorso. Il dottore Girau, presa carta e penna, ha scritto a varie autorità (“una decina circa”, dice), ivi compreso il prefetto Palomba, il presidente della Regione Emiliano e il Sindaco Minerva.

Dieci lettere-denuncia sulla situazione sotto i limiti di sicurezza. “Ho segnalato la drammatica situazione, al di sotto degli standard minimi di sicurezza, specie poi per un ospedale che si accinge ad essere di primo livello, che esponeva gli utenti ad un rischio costante di eventi avversi” – ricorda il dottore Girau – ciò a fronte di un incremento tendenziale di un migliaio di accessi in più rispetto all’anno scorso, e nonostante le raccomandazioni regionali ad aumentare l’organico di infermieri per assicurare il “triage h24”, servizio svolto da personale infermieristico altamente qualificato che, sotto la supervisione del medico di guardia, valuta i sintomi del paziente identificandone le condizioni potenzialmente pericolose per la sua vita e attribuendogli uno dei 4 codici (bianco, verde, giallo e rosso) per stabilire le priorità di accesso alla visita medica.

Dall’Asl di Lecce tre infermieri e un medico. E’ un fiume in piena il dottore Girau, che mentre snocciola i dati della sua Unità, compreso un Punto di osservazione breve con 4 posti letto (“di norma ne ospitiamo non meno di 7-8”) risponde alle domande del cronista e, per non perdere tempo, si porta appresso da solo l’ecografo per una consulenza urgente. Quasi a buttare acqua sul fuoco di  recenti polemiche, non dimentica però di sottolineare un dato: “Pur restando, rispetto ad altri ospedali della provincia, ai minimi degli standard previsti, ora la situazione è più tranquilla: ci hanno mandato altri tre infermieri e ci hanno promesso che a giorni arriverà un altro medico, in sostituzione del collega rimasto coinvolto nell’incidente del 23 ottobre”.

Il dilemma Gallipoli-Casarano e gli scambi di pazienti. Incalzato dal cronista non si sottrae a dare la sua opinione sulla disputa tra Gallipoli e Casarano: “Per un medico lavorare a Gallipoli o a Casarano è la stessa cosa, anche se – prosegue – la viabilità e l’accesso all’ospedale di Gallipoli è certamente migliore. E poi qua ci sono strutture non ancora utilizzate che potranno ospitare i nuovi reparti”. Circa infine il rapporto che oggi esiste tra i due nosocomi con spostamenti di pazienti dal “Sacro Cuore” al “Ferrari”, risponde: “Prima di più, specie a Chirurgia pediatrica; ora solo a Neurologia e Urologia, quest’ultima però prossima ad essere trasferita a Gallipoli”. Poi basta, il suo lavoro lo reclama: è in arrivo una persona in arresto cardiaco.

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