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Gallipoli – Hanno voluto essere se stessi fino alla fine, pensarsi come marito e moglie e amarsi per sempre. Anche se il sempre è stato maledettamente breve, troppo breve. Loro lo sapevano: il male si era dimostrato incurabile e quindi invincibile. Così, lunedì, scorso, un paio di giorni prima di San Valentino, da innamorati si sono sposati con intorno familiari, parenti, amici ed una gioia particolare.

I medici e gli infermieri del reparto Oncologico dell’ospedale “Sacro Cuore” sono stati vicini a Davide Mauro, 23 anni appena compiuti, impiegato in un punto di ristoro di corso Roma, nella cerimonia di nozze svolta col rito civile e sino alla fine clinica, giunta questa mattina. Non è stata purtroppo una sorpresa. Davide era, in gergo medico, un malato terminale. In qualche maniera a sorpresa era stata la decisione di unirsi in matrimonio: le fedi, lunedì 12, non erano pronte infatti. Sono arrivate agli anulari di Davide e Deborah Solidoro, sua compagna da qualche tempo, due giorni dopo, benedette dal cappellano del “Sacro Cuore”, don Marcello Spada.

Non poteva non suscitare sgomento in città questa storia al pari della malattia che ha colpito il giovane, nonostante tutti i tentativi di salvarlo (compresa l’amputazione di una gamba). Ma anche tanta commozione per questa comune sfida, tutta loro, di andare oltre i limiti medici e razionali, affermando la supremazia di un amore tra ragazzi che pensano di avere tutta una vita da trascorrere insieme. Un gesto di consolazione, ed anche di amore alla fine, per chi resta con il loro sguardo negli occhi e per coloro che, con le lacrime agli occhi, hanno comunque pensato che “oltre la morte c’è sempre qualcosa o qualcuno”.

I funerali si terranno domani alle 15, presso la chiesa del Sacro Cuore su corso Roma.

Ha collaborato Amleto Abbate 

sacra rota (4)IN EVIDENZA. La primavera e l’estate sono le stagioni più gettonate per la celebrazione dei matrimoni. Fino a poco tempo fa si evitava di sposarsi a maggio, mese dedicato alla Madonna perché si credeva portasse male rubare  in qualche modo l’attenzione dovuta a Maria. Vietato pure il martedì (non sia mai che Marte il dio della guerra cominciasse ad affilare le armi già nel giorno delle nozze) e il venerdì, dedicato al sacrificio e al digiuno, poco indicato, quindi a festeggiare. Ora ci si sposa quando lo si desidera, in realtà il più delle volte secondo la disponibilità della chiesa e del ristorante scelti. Ci si separa anche più di quanto succedeva in passato o tacitamente, o con divorzio o anche chiedendo l’annullamento davanti a un tribunale ecclesiastico.

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acquarica-Fabio-e-SandraACQUARICA. E così anche il castello di Acquarica del Capo finalmente ha la sua buona favola, diventata realtà il pomeriggio di domenica 3 luglio 2016. Sotto un sole cocente, alle ore 18,00 nel cortile del castello è stato celebrato il matrimonio tra Sandra Baglivo e Fabio Tirinato. Si corona così il sogno di due giovani, lei di Acquarica e lui di Soverato (provincia di Catanzaro). Ma quella di Sandra e Fabio è una storia particolare perché l’una e l’altro hanno difficoltà motorie e si muovono su una sedia a rotelle. Ma come hanno fatto due ragazzi con difficoltà di movimento che sono nati e cresciuti in due paesi distanti circa 500 chilometri a frequentarsi ed a decidere di sposarsi, vincendo resistenze di ogni genere, comprese le preoccupazioni delle rispettive famiglie? “Galeotto fu Facebook”, perché il primo approccio è avvenuto proprio grazie a questo strumento che, se usato con buon senso, può rendere meno difficoltosa la vita di tante persone. Incontrarsi e frequentarsi per Fabio e Sandra (in primo piano nella foto) non è stato semplice. I primi incontri avvenivano a metà strada. Ma mentre Fabio guida l’automobile senza grossi problemi, Sandra ha dovuto di volta in volta farsi accompagnare agli appuntamenti con Fabio dalle sue migliori amiche. In questo modo Daniela, Gina e tante altre sono diventate coautrici di una favola che è diventata realtà il 3 luglio. Per concretizzare il loro sogno Fabio e Sandra ne hanno dovuti superare di ostacoli. Loro ci sono abituati e la loro incommensurabile forza di volontà sopperisce benissimo alle tante difficoltà. Per dirla con le parole di un poeta negro (Langston Hughes) “La vita non è stata una scala di cristallo. Ci furono chiodi e schegge ed assi sconnesse, e tratti senza tappeti sul pavimento: nudi”. Ciò nonostante la forza dell’amore ha prevalso su tutto, sulle difficoltà, sulle preoccupazioni, sui pregiudizi. E così in un “pomeriggio africano” dei primi di luglio dell’anno 2016 ha avuto inizio il percorso in comune di Fabio e Sandra.

matrimonio punto fisso 2015 (12)GALLIPOLI. É il sogno d’amore tra Aurelio Negro e Marilena Fachechi il primo matrimonio celebrato sulla costa nord di Gallipoli dal giudice di pace Ezio Piccolo, presso il lido “Punto fisso”. «Siamo stati felicissimi di metterci a disposizione – commenta Federico Mezzi, gestore della spiaggia – ci siamo impegnati per rendere la cerimonia indimenticabile». Una storia d’amore lunga 23 anni, di cui 15 di convivenza «Noi che siamo più grandi – commenta sorridente la sposa – abbiamo voluto un matrimonio come quelli dei film e segniamo la via per i giovani». Il matrimonio è stato organizzato in poche settimane. Partita subito la macchina organizzativa “nell’entusiasmo di tutti, dai giovani gestori del lido, Federico e Stefania, al pasticciere Marco Andronico alla fioreria Zumummi, tutti contenti quanto noi di questo sogno hollywoodiano”. Commovente discorso del giudice Piccolo, fuochi d’artificio e musica.

matrimonioRACALE. Primo matrimonio celebrato con rito civile nella Torre così come previsto dal regolamento approvato a suo tempo dal Consiglio comunale. A scegliere il luogo del cuore in cui pronunciare il “sì”, una coppia di fidanzati, lui originario della Campania, lei di Rimini, da anni turisti affezionati del Salento e in particolare della marina di Torre Suda. A officiare il rito il sindaco Donato Metallo; ad attendere gli sposi, oltre ai parenti e amici, anche la banda e numerosi turisti.
Nella Torre, che suscita un innegabile fascino su quanti la conoscono,   sono possibili anche i matrimoni “in notturna “con incremento della tariffa che varia dai 150 ai 300 euro.

GALLIPOLI. Sembra un racconto tratto dal libro “Cuore” o da una fiaba di Charles Perrault, l’amore tra Antonella e Roberto: e invece è accaduto realmente e merita di essere raccontato.
Si sono conosciuti (allora appena trentenni) a Firenze nel 2002, facoltà di architettura, poi l’innamoramento, tanti sogni e tanti progetti assieme, quindi la malattia e, in pochi anni, la sedia a rotelle, le paure, i dubbi e le comprensibili esitazioni di Antonella, la decisione drastica di troncare una relazione “impossibile”, per poi arrendersi alla corte serrata di una persona che in fondo pure lei non aveva mai smesso di amare. «Mi ha costretto a fare anticamera per tredici lunghi anni, ma io sapevo che anche lei mi amava e non volevo perderla» esordisce Roberto e pronta, quasi a giustificarsi, la replica di Antonella: «ero appena uscita dall’ospedale con quella diagnosi e sapevo bene a cosa andavo incontro; non volevo coinvolgerlo sino a quel punto, perché la nostra non sarebbe mai stata “una coppia normale”». «A me bastava starle accanto per essere felice, mi dà sicurezza e non ho bisogno di altro: lei mi dà tutto ciò che nessun’altra al mondo potrebbe darmi. Ora che ho lei, potremo costruire assieme il nostro futuro» prosegue deciso Roberto.

E quando l’amore bussa alla porta – si sa – non v’è nulla che possa resistergli, e così è stato anche per loro. Sabato 20 giugno il coronamento del loro sogno, nella chiesa di S.Antonio, a Gallipoli. A celebrare le nozze, il parroco don Salvatore Leopizzi e lo zio di lei, don Primaldo Giaffreda (Chiesanuova).
C’era anche un folto numero di conoscenti e parrocchiani a fare da cornice e gli auguri a questa splendida coppia che, alla ritrosia e alla riservatezza, ha preferito rendere “pubblico” e condiviso.
E che quella di Antonella e Roberto non sarà mai una “coppia normale” c’è da giurarlo, perché la loro è già di per sé “una straordinaria storia d’amore”. Non solo d’amore, ma anche di generosità e di disponibilità senza limiti.

GALLIPOLI. “Scene da un matrimonio” domenica pomeriggio presso il Lido Zeus di Gaetano Gallo a Gallipoli. A partire dalle 17:30 infatti si è avuta una romantica esposizione dal tema “matrimonio sul mare” dal titolo appunto “Wedding day on the beach”. Sposi, promessi sposi, fidanzati e semplici curiosi hanno potuto quindi osservare i diversi stand con le varie proposte per il matrimonio sempre sognato, tra esibizioni di danza del ventre, sfilata di abiti da sposa, disegni sulla pelle con una coppia di sposi indiani e la presenza di un veliero proprio di fronte al lido Zeus.

“Il trend dei matrimoni sulla spiaggia è decisamente in crescita – afferma Gaetano Gallo – dopo la passata stagione (la prima come wedding location) in cui ne abbiamo avuti tre, quest’anno ben cinque già confermati e uno per il 2016.  I giovani sono stanchi delle solite cerimonie lunghe e noiose, quindi sempre più spesso richiedono buffet informali, un posto suggestivo come la spiaggia al tramonto e la buona compagnia della musica e degli amici. In spiaggia inoltre non c’è limite alla creatività: ieri abbiamo riportato degli esempi di allestimenti e decorazioni, ma ogni sposa ci mette sempre del suo, rendendo unico e personale il suo evento”.

GALATONE. A due passi dalla selva di Fasano, nel brindisino, tra Borgo Egnazia, masseria San Domenico e Cala Masciola beach, per ornare, con tonnellate di fiori, le nozze dell’ultimogenita del re del ferro indiano Pramod Agarwal, dal 3 al 6 settembre scorso.
Selezionati da Emilio Lorusso, presidente dell’associazione fioristi della Puglia, diversi fioristi salentini si son messi al lavoro sotto la guida di Daniël Ost, scultore floreale e decoratore di origini belga. «Abbiamo lavorato incessantemente per realizzare le mega strutture floreali, a volte in situazioni disagiate a causa delle condizioni atmosferiche. Niente, comunque, ci ha impedito di portare a termine un grande progetto floreale, unendo le nostre forze e facendo squadra», racconta Tommaso Filieri (di Galatone) che non nasconde l’emozione per i complimenti indirizzati alla squadra italiana.
«È stata una splendida opportunità professionale. Mi è sembrato di toccare il cielo con un dito», afferma, invece, Sergio De Donatis di Parabita. Per Robert Russo di Gallipoli si è trattato, invece, di “una crescita sia umana che professionale, data dal convivere con nuove persone e di diverse nazionalità”. «Un’esperienza che rimarrà per sempre», ha confidato Gianni Prete di Nardò. “Un’emozione bellissima”, infine, per Ilenia Marzo di Racale che con Elisa Zampini di Lecce e Mario Tundo di Collepasso ha impugnato le cesoie e contribuito alla realizzazione della mega scenografia floreale.

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Sannicola, Loretta e Antonio sposi dopo 15 anni di fidanzamento

Simu Salentini. Lei splendida e dal sorriso travolgente in un abito della maison Calignano di Nardò, lui alto e raffinato, visibilmente emozionato, fa un figurone nell’abito Dolce e Gabbana. Attendono sulle scale della chiesa matrice, l’arrivo del sacerdote.

«Di solito è la sposa a farsi attendere – racconta gioiosamente Loretta Simone, la sposa – e io, che sono nota per i miei ritardi, ero stata precettata da tutti i parenti ad essere in orario: mai sposa fu puntuale come me. È stato don Salvatore a tenerci sulle spine». Don Salvatore Leopizzi è stato parroco della chiesa madre di Sannicola per molti anni e da poco è stato trasferito «Non poteva che essere lui – aggiunge Antonio Venturelli, lo sposo – a celebrare il nostro matrimonio, poiché ha visto nascere la nostra storia d’amore quando, 15 anni fa, ragazzini, frequentavamo la parrocchia. Ero fiducioso: non sarebbe mancato, ma una certa ansia mi ha colpito in quella mezz’ora in cui lo abbiamo atteso».

Una storia d’amore estremamente romantica, nata tanti anni fa tra le note del coro della chiesa e le serate con gli amici dell’oratorio. «Avevo 15 anni – prosegue Antonio – lei ne aveva 17, all’inizio mi era persino antipatica, ma poi è successo qualcosa che non so spiegare. Suo fratello era fidanzato con mia sorella, per cui ci vedevamo spesso e avevamo in comune l’amore sfrenato per la musica. Avevo paura che mi rifiutasse, così ne ho parlato con suo fratello Dino, che mi ha sconsigliato: infatti era convinto che Loretta non mi avrebbe voluto, per la differenza di età. Tuttavia ho deciso di farmi avanti, perché la paura di essere rifiutato non era niente rispetto a quella di non fare nulla e perderla». Così Antonio, saputo che la ragazza ama gli Articolo 31, le compra l’ultimo cd dei cantanti e quando si vedono nell’oratorio, glielo fa trovare sul giubbotto. «Quando ho trovato il cd non ho capito nulla: né che era per me, né che era l’inizio di un corteggiamento. Tutti avevano capito tutto, tranne io, cosicché me lo hanno dovuto spiegare».

Così è iniziata una storia d’amore che è durata 15 anni, coronata dal matrimonio. «Mi sono reso conto – prosegue Antonio – nel corso degli anni, che voglio passare con Loretta la mia vita, ma non si poteva pensare a metter su famiglia senza una sistemazione economica. Così ho studiato con enorme impegno per partecipare al concorso per vigili del fuoco. Appena ho saputo che l’avevo superato, anche se non sapevo ancora quando e per dove sarei partito, le ho chiesto di sposarmi. Non avendo idea di come fare una cosa del genere, confesso di essermi ispirato ai film d’amore». Infatti la richiesta è stata da manuale: «Eravamo in un ristorante – aggiunge la sposa – e, durante la cena, lui ha tirato fuori l’anello. Ero assolutamente emozionata, e non avevo alcun dubbio: avrei accettato in qualsiasi modo me lo avesse chiesto, ma lui è stato perfetto»

La festa ha avuto inizio nella Tenuta “Mascarini” a Carmiano ed è durata a lungo perché gli sposi non hanno smesso di festeggiare per tutta la notte con gli amici e i parenti in un appartamento sino alle 4 del mattino.

Maria Cristina Talà

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La chiesetta di Casaranello

Matrimoni solo nella chiesa di appartenza degli sposi? Non se ne parla nemmeno. Le reazioni dei fedeli sono più o meno dello stesso tenore anche negli altri centri della diocesi, la sola ad aver adotatto tale tipo di provvedimento, considerato “restrittivo” da quanti vogliono maggiore libertà nella scelta della chiesa dove sposarsi.

A Gallipoli il recente decreto firmato da monsignor Domenico Caliandro taglierebbe fuori Santa Maria della Purità e la Madonna del Rosario, templi gettonatissimi dai promessi sposi. Basti pensare che lo scorso anno su 66 matrimoni celebrati nella sola città vecchia solo 25 si sono svolti nella chiesa di San Francesco d’Assisi e 17 nella cattedrale di Sant’Agata, mentre tutti gli altri hanno preferito altre  soluzioni. Occorre anche valutare come lo scorso anno la “Purità”, tra le chiesette preferite, è rimasta chiusa per restauro, altrimenti la percentuale di celebrazioni al di fuori delle parrocchiali sarebbe aumentata.

Di recente il problema è stato segnalato anche dai confratelli degli oratori del centro storico dove, dal prossimo anno, i matrimoni saranno banditi. Don Piero De Santis, il parrocco del borgo, invita, però, tutti alla calma, ed alla riflessione, rivalutando “la dimensione ecclesiale della celebrazione”. La norma appena adottata, che salva comunque le chiese che un tempo erano parrocchie anche se ora non più, nasce da un’idea di addirittutra trenta anni fa addietro.

La questione è molto sentita a Matino, per esempio, per la chiesa della Pietà, ed a  Casarano dove la chiesetta della Madonna della Campana, sulla collina, e quella di Santa Maria della Croce, a Casaranello, sono di gran lunga le preferite anche da coppie dei paesi vicini. Non sono, però, nè sono state parrocchie, e per questo dal prossimo anno non potranno ospitare matrimoni. Stesso discorso anche per la cappelletta  della Madonna di Lourdes.«Non comprendiamo in nome di quali principi dovremmo sacrificare la Campana e Casaranello due luoghi simobolo della nostra storia e della nostra fede» fanno sapere alcuni fedeli.

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La chiesa di Maria Santissima Immacolata a Parabita

Parabita. Nelle (buone) intenzioni della Diocesi, tutto doveva ruotare intorno al matrimonio, inteso come sacramento, ed al suo valore cristiano e spirituale. Ciò  di cui si parla è, invece, solo del business che ci gravita intorno. Soldi e chiesa, dunque. Binomio scomodo e provocatorio.

Il decreto, si dice, penalizzerà soprattutto le piccole chiese e le confraternite che vivono anche di questi proventi. Perché, nonostante la norma imponga di non chiedere offerte superiori ai 100 euro, in realtà gli sposi sono disposti a sborsare molto di più per  poter scegliere la location del loro “si”. Si arriva anche a 300 o 400 euro per disporre del servizio completo.

Il tappeto buono, l’orario più comodo, la data esclusiva, la musica a piacimento, un occhio transigente sul lancio del riso, la possibilità di fermarsi più a lungo per le foto di rito.

Figlie di un dio minore, in questo senso, sembrerebbero le altre chiese sfavorite dal provvedimento, di cui nessuno, o quasi, parla.

La chiesa dell’Immacolata, meravigliosa bomboniera cinquecentesca dell’arte parabitana, che conserva inalterato il suo fascino nonostante lo stato di abbandono.

La chiesa del Santissimo Crocifisso, meglio conosciuta come chiesa di San Pasquale, la cui facciata esterna è stata restaurata appena tre anni fa. Ma anche la chiesa delle Anime, recentemente rivalutata dagli stessi sposi che ne hanno privilegiato l’intimità e il raccoglimento. Non solo Santuario, dunque. E anche se l’immaginario collettivo ne vorrebbe fare un caso a parte, per la legge canonica così non è.

E’ stato lo stesso rettore, padre Clemente Angiolillo, a ricordarlo ai fedeli. L’ordine dei frati predicatori di San Domenico è custode della basilica mariana sin dal 1955, ma il tempio da essi amministrato non gode di alcuna autonomia rispetto alla diocesi in cui è inserito.

Nessuna eccezione e nessun complotto, dunque. Tanto più che gli stessi proventi dei matrimoni fin’ora celebrati erano comunque proprietà delle casse diocesane, adoperati per l’amministrazione della stessa basilica e non per il sostentamento della comunità domenicana, che gode di sussidi a parte.

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La Chiesa del Crocifisso a Parabita

Parabita. C’era da aspettarselo. La notizia del divieto di celebrare i matrimoni in chiese non parrocchiali, disposto di recente dalla curia, ha varcato i confini del Salento diventando oggetto di curiosità nazionale, sul web e sulla stampa. E non stupisce che un richiamo alla sobrietà, di questi tempi, risulti quanto meno singolare.

Nemmeno i fedeli della stessa diocesi hanno, però, accolto di buon grado il provvedimento che dal 2013 in poi non consentirà più la celebrazione del rito in generici luoghi di culto. In un’infuocata assemblea svoltasi di recente presso la Basilica della Coltura, il parroco della Matrice, don Angelo Corvo, ha cercato di spiegare le ragioni del decreto ma le reazioni, anche forti, non sono mancate.

Le accuse parlano di una limitazione alla libertà personale e alla religiosità dei fedeli, di manovra a fini economici, di complotto delle gerarchie ecclesiastiche. Così una decisione che doveva risvegliare un senso comunitario ha sortito, per ora, l’effetto inverso di dividere e allontanare. Sembra cadere nel nulla anche il richiamo all’obbedienza e al buon senso. Lo stesso buon senso che, d’altra parte, rischia di mancare ogni qual volta si è cercato di fare di un matrimonio un set cinematografico.

Moquette colorata sull’altare, brani di Baglioni al posto dei canti liturgici, richieste di celebrare matrimoni sott’acqua pagando il corso da sub al sacerdote, cineoperatori che consideravano il celebrante un intralcio, statue di santi trasferite qua e là per esigenze fotografiche.

In quest’anarchia, l’eccezione era diventata la regola, e la regola un’eccezione, così la chiesa ha ripristinato una norma che esisteva già dal 1983 ma giaceva dimenticata. Chi si oppone ricorda che nella stessa Basilica, in passato, sono stati celebrati  anche battesimi e prime comunioni. «I santuari sono luoghi per la celebrazione dell’Eucarestia e della Penitenza. Di norma – ha spiegato don Angelo – non vi si amministrano altri sacramenti, se non per validi motivi di necessità o convenienza pastorale».

Fatto sta, che al momento una soluzione che accontenti tutti sembra lontana, soprattutto perché non ci sono i numeri che servirebbero a fare della stessa Basilica la quarta parrocchia del paese. Per rimarcare che non si tratta di speculazione economica, però, lo stesso parroco ha tenuto a precisare che per coloro che decideranno di sposarsi nella parrocchia da lui amministrata «non ci saranno oboli da pagare» e si proporrà di tornare a celebrare il rito anche di domenica, cosa fin’ora  ritenuta problematica a causa del ritardo, cronico, delle spose, che imponeva a tutti lunghe attese. Perché l’ordine e il buon senso devono cominciare anche da questo.

Daniela Palma

Per separarsi si va in tribunale ma, a volte, ci si ritorna per le liti

Alliste. Un amore che finisce, una storia che si chiude, una coppia che scoppia. È sempre una lacerazione e una sconfitta per chi nel matrimonio aveva creduto e investito risorse affettive e materiali. Soprattutto quando in mezzo ci sono i figli.

Il livello di delusione per il fallimento di un’unione non è mai sullo stesso piano per i due protagonisti. C’è sempre uno che si sente più tradito, che non si rassegna,. E a questo punto o subentra la rassegnazione e la decisione di mantenere il rapporto sul piano civile, oppure, e gli esempi sono sempre più frequenti, le reazioni diventano aggressive e ossessive.

È successo così ad una coppia, lui di Alliste e lei di Racale, separati legalmente, lui che non si rassegna al distacco della moglie  e della figlia. L’amore di un tempo che diventa disprezzo manifestato in tanti modi: telefonate ossessive, sms, appostamenti, minacce di morte.

La donna già nel 2008 aveva denunciato ai carabinieri la situazione che stava riempendo la sua vita di ansia e paure.  Quindi la denuncia per stalcking e ora la notifica all’uomo, da parte dei carabinieri di Racale, del provvedimento di divieto di avvicinarsi all’ex moglie e alla figlia.

Del caso si è occupato il sostituto procuratore Paola Guglielmi. Già precedentemente l’uomo aveva perso la possibilità di incontrare la figlia minorenne in ambito familiare e, infatti, gli incontri avvenivano presso il consultorio familiare alla presenza di un’assistente sociale. Ora il divieto assoluto di avvicinarsi alla moglie e alla figlia.

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Piazza San Quintino, teatro dell’incidente

Alliste. Può un matrimonio appena celebrato andare in fumo? È vero che il pomeriggio era molto afoso, letteralmente si boccheggiava e gran parte degli invitati era sfinita già prima di cominciare la cerimonia con relativo, lungo banchetto in un ristorante affermato della zona.

È vero pure che la letteratura ed il cinema ci consegnano esempi di scioglimenti ultrarapidi di legami indissolubili, ma quel che è successo in piazza San Quintino, cuore di Alliste, ha dell’incredibile e se se ne può parlare col sorriso è per semplice, pura e fortunatissima casualità.

Giacché se un fuoco d’artificio “impazzisce” per imperizia o grave superficialità di chi lo maneggia, possono scapparci ferite gravi se non peggio. Qui si registrano invece – per quanto è dato di sapere – due ferite lievi, una donna al seno ed una bambina ad una gamba. Ad accendere i tre scatoli contenenti i piccoli “mortai” che sparano verso il cielo filamenti fumosi che ad una certa altezza si aprono in mazzi di colori pare sia stato un malaccorto invitato. Solo che uno di questi contenitori si è reclinato sul lato ed invece di sfidare il cielo ha mirato alle persone sbigottite.

«Sono stati momenti di panico, non capivamo da dove venissero quelle fiammate e tutte quelle scintille», racconta chi se l’è vista brutta. Insomma, un dramma sfiorato propro nel momento più bello dei due sposini, increduli a loro volta ma pure loro tra le “vittime”: infatti non solo numerosi invitati sono dovuti tornare precipitosamente nelle loro case per cambiarsi d’abito causa bruciature e annerimenti, ma anche la sposa ha dovuto abbandonare il suo vestito, così a lungo vagheggiato e meticolosamente preparato.

Alla fine, per non rovinare a nessuno quella che comunque è stata una festa, sono rimasti ignoti i fuochisti mancati.

Voce al Direttore

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...