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RACALE. Gli ulivi salentini non si toccano. La terribile altalena di allarmi e speranze finisce qui, almeno per ora. In particolare nei giorni precedenti Natale, nel giro di 24 ore l’eradicamento delle piante veniva dato per inevitabile e subito dopo veniva sostituito da  indicazioni di altre misure su tutti i media cartacei e web.

Il punto fermo è stato messo a Bruxelles, dopo incontri e riunioni con la Regione, le istituzioni scientifiche coinvolte (Cnr e Università di Bari), e le organizzazioni dei produttori olivicoli. L’incubo dell’espianto dei 600mila  ulivi maggiormente colpiti dal batterio Xylella con la complicità di insetti e funghi, è dunque accantonato. L’Unione europea ha promesso aiuti diretti agli agricoltori riguardo al problema del disseccamento degli ulivi, che ha colpito una vasta area del Salento Jonico, oltre agli interventi di più ampio respiro volti a sostenere il territorio con la riforma della nuova Pac (Politica agricola comunitaria).

Scongiurato il rischio di eradicazione delle piante, rimane ora l’impellenza di eradicare comunque il batterio. «Ad oggi nessuno  ha la competenza tecnica – sottolinea, in conferenza stampa presso la sede provinciale Pd a Lecce il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro – per spiegare perché alcune piante infette manifestano disseccamento e altre no. Esistono anche zone in cui il batterio è stato trovato, ma non compare un singolo sintomo della malattia». Da qui la decisione presa dai vertici europei  che si dicono “pronti a sostenere con cofinanziamento europeo il 50% dei costi di eradicazione della malattia, essendo la prima volta che si manifesta un danno del genere sarà bene approfondire le ricerche”.

Intanto 5 milioni di euro sono arrivati per potenziare il monitoraggio e il Servizio fitosanitario regionale dipendente dal Ministero. I ricercatori dell’Istituto di virologia vegetale del Cnr di Bari dovranno produrre nuove campionature entro aprile. « I 5 milioni citati nella legge di stabilità comma 297- precisa a Piazzasalento  Donato Boscia del Cnr di Bari – sono destinati al potenziamento del monitoraggio e dei controlli, non esplicitamente alla ricerca. Per il resto questa è una fase di stasi, attendiamo con ansia la bella stagione per vedere l’evolversi della situazione.

È stabilito che dovranno essere fatte analisi per un totale di 16mila piante, di cui 4mila già effettuate, ne mancano ancora 12mila circa per poter  trarre una fotografia della regione da cui partire per poter attuare un piano di intervento. Ed è ciò che faremo. Così come continueremo a fare ricerca anche senza fondi e a titolo volontario».   «Abbiamo lavorato nonostante il clima di incertezza – è il commento di Federico Manni della cooperativa agricola Acli di Racale, in prima linea nella lotta alla malattia –  il calo di produzione si è registrato soprattutto nelle aree maggiormente colpite dal complesso rapido di disseccamento negli agri di Taviano, Gallipoli, Alezio, Parabita.

Ora si può solo attendere gli esiti della ricerca e seguire le direttive della Regione praticando le buone pratiche  agronomiche, le potature, bruciando le ramaglie in loco, non movimentando fuori regione la legna. Rimane un po’ di  paura per il futuro».

Fabio_Ingrosso-300x234ULIVI MALATI – “Bisogna  imparare ad affrontare le questioni importanti senza la smania dell’allarmismo. Non è possibile trattare situazioni complesse come la cosiddetta moria degli ulivi solo in termini di emergenza. Non si tratta di episodi di cronaca, ma di eventi connessi alla natura e all’ambiente, argomenti, quindi, che nessuno conosce meglio degli agricoltori e dei produttori”: questo l’invito più recente del vicepresidente della Confederazione produttori agricoli di Puglia, Fabio Ingrosso, sul capitolo aperto ed “in attesa di giudizio” da parte degli organismo europei.

Come si ricorderà, intorno a metà mese l’Unione europea – a fronte di una più cospicua messe di test (2.500, invece delle poche centinaia effettuati prima degli incontri a Bruxelles) – dovrebbe pronunciarsi sulle misure da mettere in atto, compresi eventuali interventi finanziari. In effetti, di ufficiale finora c’è una deliberazione del governo regionale che prevede alcuni interventi (anche drastici nella zona attigua a quella maggiormente colpita dal batterio Xylella, da insetti vettori e funghi) ma in gran parte sospesi temporaneamente. C’è attesa infatti non solo per quel che deciderà l’Europa, che teme contagi anche in altre zone della Ue, ma anche per le verifiche che i ricercatori stanno compiendo nei laboratori dell’Università di Bari e del Centro nazionale delle ricerche barese.

“Purtroppo, la vicenda è stata affrontata nel peggiore dei modi – lamenta la Copagri pugliese – con un clamore allarmistico che ha gettato  nel panico gli operatori agricoli e nel caos l’intero settore, arrivando, addirittura, a paventare l’ipotesi terrificante dell’abbattimento delle piante”. Da qui “tensioni tra produttori, confusione tra i consumatori, guerra tra territori ‘sani’ e Salento ‘malato’ e guerra tra vivaisti e olivicoltori”. “Esorto, pertanto, gli operatori del settore, i rappresentanti istituzionali e gli organi di informazione ad uscire dal ghetto dell’allarmismo e ad affrontare la piazza del confronto sereno, ma efficace sulla delicata questione, mantenendo alta l’attenzione su una problematica di vitale importanza per l’economia del nostro territorio”, conclude il vicepresidente Ingrosso.

Convegno olivicoltura

PRESICCE. «Il complesso disseccamento rapido dell’ulivo e la politica agricola comunitaria tra il 2014 e il 2020». Questo il tema di un convegno che si è tenuto nella sala del trono del Palazzo ducale il 26 novembre scorso su iniziativa della Cooperativa Nuova agricoltura “La Fasciana” di Presicce, della Coldiretti di Lecce e della Coopolio Salento (associazione che riunisce  13 cooperative per un totale di 6mila soci che producono 5mila tonnellate di olio.

L’incontro, moderato da Donato Ratano (agronomo della Coopolio), dopo i saluti di Dario Ratta (presidente di Nuova agricoltura) e di Amedeo Falcone (presidente del Codile), ha registrato numerosi interventi di esperti e tecnici che hanno cercato di fare il punto della situazione, alla luce del fenomeno di disseccamento degli ulivi. Nel suo intervento l’assessore Pacella ha più volte sottolineato la necessità di dare vita ad un consorzio per la tutela e la valorizzazione dell’olio. Ma è stata la rappresentante della Coldiretti, dottoressa Monti, a focalizzare più di ogni altro il problema, chiedendosi chi pagherà i danni che subiranno le aziende agricole colpite dalla Xilella Fastidiosa, sia per il mancato raccolto di quest’anno che per la decimazione delle piante. Coldiretti ha fatto già pervenire le proprie proposte in merito sui tavoli tecnici della politica provinciale e regionale. «

Le proposte sono state fatte, sia sul recupero di somme, sia sulle linee guida per le procedure – ha dichiarato Donato Ratano – Ora occorre che chi di competenza prenda posizione e agisca in fretta, in quanto la diffusione della batteriosi tra gli ulivi non ha la stessa lentezza delle procedure della politica e della burocrazia». Ma tra gli olivicoltori serpeggia un dubbio: «Che questa occasione non venga sfruttata ancora una volta per pompare soldi alla Unione Europea, magari senza utilizzarli nel settore olivicolo». I rischi ci sono tutti e lo comprovano due assenze da giustificare:  la Regione e l’Università che è elemento trainante del rilancio dell’economia basata sull’olivicoltura.

ulivi cura e non tortura (1)

ULIVI MALATI – È un braccio di ferro oramai  tra Europa e tavolo tecnico sulla questione ulivi. L’incubo che da Bruxelles arrivi l’obbligo di eradicazione degli esemplari colpiti da xylella,  previa dimostrazione della patogenicità del batterio, incombe e il Salento si prepara a combattere. Tanti i convegni organizzati  nei comuni, sedi focolaio del batterio incriminato del disseccamento rapido dell’ulivo. Stabilito che  sia l’insieme di rodilegno, funghi lignicoli e xylella a far seccare gli ulivi, rimane ora da provare se la xylella giunta fino a noi  sia o meno quella da quarantena. Tecnici ed esperti continuano a lavorare incessantemente alle migliaia di analisi richieste dall’Eu e iniziano a piovere le polemiche circa la bontà delle azioni intraprese.

Durante il convegno “Complesso del disseccamento rapido dell’ulivo: patogeni identificati e misure di intervento” tenutosi a Taviano lo scorso 23 nov, i relatori De Serio della Coldiretti Lecce, Savino, preside  della Facoltà di Agraria dell’Università di Bari e Boscia (foto), responsabile del Cnr, hanno posto l’accento sul “braccio di ferro” in atto in questi giorni tra Bruxelles e il tavolo tecnico. L’Europa sarebbe obbligata, in caso di comprovata patogenicità del batterio, a pretendere la quarantena, ma nessuno in terra salentina è disposto a cuor leggero a sacrificare gli ulivi.

Intanto, ora, si aggiungono le voci di chi approfitta della situazione per lanciare una denuncia di più ampio respiro: «Il problema vero – dichiara Altieri, agroecologo, a Sannicola, durante il convegno “Ulivi, cura e non tortura” a cura di “Spazi popolari”- è l’uso inquietante dei pesticidi neurotossici e dei disseccanti che uccidono l’humus e provocano alluvioni e tumori, non ultimi quelli infantili. La xylella deve essere lo spunto per avviare una rivoluzione agroecobiologica». Lancia poi un appello alla Coldiretti:«Vendiamo il biologico». Alle sue parole fa da eco anche il prof. Andrani, dell’Istituto agrario di Maglie: «Bisogna tornare a curare i nostri campi, come facevano i nostri bisnonni. La ricetta del nostro futuro risiede nel nostro passato».

L’on. Zaccagnini, vicepresidente della XIII commissione agricoltura, promette:«Ho già sottoposto alla commissione la richiesta di attenzione sulla questione, ascolteremo diversi esperti tecnici  per poter formulare delle risoluzioni più organiche. Sono stati previsti 5 milioni di euro nella legge di stabilità al Senato come prevenzione, ricerca e indennizzi, nella quale rientrerà anche questa situazione».  Infine un altro accenno di polemica. Il professore De Bellis dell’ Università di Lecce ha segnalato pubblicamente, il suo rammarico circa l’esclusione dell’Università salentina dalla ricerca in corso.

 

cooperativa sviluppo agricolo giaffreda sannicola

SANNICOLA. La società cooperativa agricola Aprol Lecce sarà questo pomeriggio a Sannicola per un incontro tecnico sul tema degli ulivi malati. La riunione, che avrà inizio alle 18 presso la cooperativa Sviluppo agricolo (su via Lecce, nella zona industriale), si ripropone d’informare e di supportare gli olivicoltori, consolidando così l’interesse collettivo verso la problematica e stimolando alla collaborazione tra i vari soggetti interessati.

In particolare, Aprol Lecce fa sapere di aver messo a disposizione i propri tecnici per raccogliere eventuali segnalazioni e fornire assistenza nella fase di monitoraggio e di individuazione delle piante con i sintomi della malattia. Altri incontri di natura tecnica e informativa saranno organizzati, successivamente, anche presso altri Comuni della provincia.

Questo pomeriggio, intanto, spetterà all’agronomo Fabrizio De Castro relazionare sull’argomento.

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SANNICOLA. Un altro convegno, un altro incontro per parlare della malattia che ha colpito gli ulivi della fascia ionica. Questa volta, l’attenzione verrà posta non solo sul disseccamento ma anche sull’inquinamento da pesticidi e diserbanti. Di tutto questo e di molto altro si discuterà a Sannicola il 28 novembre, a partire dalle 18.30, presso il centro polivalente di via Sferracavalli.

Interventi di: Giuseppe Altieri, docente e agroecologo; Antonio Andriani, professore presso l’istituto agrario di Maglie; il dottor Prisco Piscitelli dell’Isbem (istituto scientifico biomedico euro mediterraneo); Giulio Sparascio della Cia (Confederazione italiana agricoltori); Ivano Gioffreda portavoce di “Spazi popolari – I colori della terra”; infine l’onorevole Adriano Zaccagnini, vicepresidente della XIII commissione (agricoltura). Modererà Margherita D’Amico, patologa vegetale.

È importante esserci, perché solo se ben informati possiamo dare il nostro contributo.

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ULIVI MALATI –  Si susseguono incontri e summit a livello centrale (Osservatorio fitosanitario regionale, Università e Centro nazionale delle ricerche di Bari, adesso con la partecipazione delle associazioni degli olivicoltori) e periferico (incontri e riunioni in diversi paesi più o meno coinvolti dal problema): per gli ulivi malati, per i rimedi, per gli interventi reclamati c’è però da aspettare. E forse è meglio vederci davvero chiaro, prima di procedere verso una qualsiasi direzione.

Adesso la partita guarda – oltre che ai laboratori dove proseguono analisi e verifiche – a Bruxelles. L’Unione europea, che ha catalogato il batterio Xylella fastidiosa con le sue numerose sottospecie tra quelli che fanno scattare drastiche misure di quarantena, vuole riscontri ben più corposi (2.500 almeno invece dei 300 presentati nei giorni scorsi) prima di emettere il suo verdetto. In particolare vuole prove che il resto del Salento (fascia adriatica e le province di Brindisi e Taranto) è immune dalla malattia. I tempi: fine novembre per il comitato europeo e il 15 dicembre, riunione decisiva in base ai riscontri che farà la Regione.

Tutto sospeso, dunque, anche gli allarmi e le proteste accese dalla deliberazione regionale del 29 ottobre che delimitava quattro zone e in quella “focoliaio” prevedeva senza mezzi termini l’eradicamento delle piante attaccate dal batterio ed anche da un fungo e da insetti parassiti. «Quell’atto andava fatto – si giustificano i funzionari regionali a bassa voce – per dimostrare all’Ue che stiamo seguendo il problema che ormai allarma anche loro», hanno detto a mezza voce alcuni funzionari regionali durante il sopralluogo in contrada “la Castellana” con Rodrigo Almeida, studioso presso l’Università californiana di Berkeley ed esperto di particolari batteri infestanti come la “Xylella fastidiosa”. Quale la sua prima impressione? «It’s bad and complicated», dice, mentre si guarda intorno, tocca i rami, accompagnato dal direttore dell’Istituto di virologia vegetale del Cnr barese, Donato Boscia (foto a sinistra), e dal professore Giovanni Martelli dell’Università di Bari e dell’Accademia fiorentina dei Georgofili. Lui ha visto il batterio all’opera quando ha messo sotto attacco i vigneti della California. La versione nostrana sembrerebbe di un altro tipo, considerata la riconosciuta capacità di mutazione della Xylella. «Il quadro che abbiamo di fronte e le ricerche fin qui effettuate sul Dna del batterio – afferma il professore Boscia – conferma alcuni elementi rassicuranti: non ci sono problemi per la vite e gli agrumi. Non possiamo essere altrettanto rassicuranti per gli ulivi».

Covano intanto altri interrogativi. «Questa patologia è comparsa due anni fa in territorio di Alezio, in circa dieci ettari. Perchè lo abbiamo saputo solo ora?», si chiede il prof. Martelli. Messo in qualche misura sotto accusa, il Codile (organismo per la difesa delle colture intensive), risponde così: «Notammo la presenza anomala di alcuni colettori chil flusso linfatico. Di Xylella non si parlava allora», dice Vincenzo Parisi, coordinatore del Codile provinciale.

Le varie fasi del sopralluogo effettuato ieri in contrada “La Castellana” (tra Gallipoli, Matino e Alezio) dai ricercatori del Cnr Bari guidati dal professor Donato Boscia, dal professor Rodrigo Almeida (dell’Università di Berkeley in California) e dal professore emerito Giovanni Martelli.

Federico Manni, della cooperativa Acli di Racale, e Sergio Navone, proprietario dell'azienda in contrada "La Castellana"

Federico Manni, della cooperativa Acli di Racale, e Sergio Navone, proprietario dell’azienda in contrada “La Castellana”

GALLIPOLI – “Siamo venuti qui da Milano circa dieci anni fa, proprio attirati dagli ulivi. Ora vogliamo che venga fuori qualcosa che blocchi questo flagello”: parla così Sergio Navone, già manager del gruppo Rizzoli-Corsera, mentre esperti, nazionali e stranieri, giornalisti e telecamere sciamano nel suo ormai ex uliveto, alla presenza dei ricercatori del Cnr e del prof. Rodrigo Almeida, studioso dell’Università di Berkeley e venuto appositamente fin qui chiamato dalla Regione Puglia.

L’azienda di Navone, in contrada “La Castellana” tra Alezio-Gallipoli-Matino, è stata scelta per un sopralluogo anche perchè nei dieci ettari ci sono anche agrumi: nessun pericolo per loro, tanti e ben visibili per gli ulivi ridotti nel giro do pochi mesi ormai a degli scheletri. “Che cosa devo fare adesso? – si chiede il dottor Navone – La produzione è crollata: dalle 1.200 piante raccoglievamo e vendevamo 1000-1500 litri di ottimo olio; quest’anno siamo a un quarto…”.

Ma più che l’oggi, a preoccupare il coltivatore e tutti gli altri suoi colleghi è l’immediato futuro: “E pensare che quando ci siamo trasferiti qui ed abbiamo costruito una casa, abbiamo rinunciato a 15 mq previsti nel progetto approvato perchè avremmo dovuto abbattare ul ulivo secolare; non ce la siamo sentita, Adesso, sta morendo”.

GALLIPOLI. In contrada “la Castellana” il professore Rodrigo Almeida, studioso presso l’Università californiana di Berkeley ed esperto di particolari batteri infestanti come la “Xylella fastidiosa”, è arrivato intorno alle 11, accompagnato dal professore Donato Boscia, direttore dell’Istituto di virologia vegetale di Bari, e dal professore Giovanni Martelli dell’Università di Bari e dell’Accademia fiorentina dei Georgofili. Ha lasciato per strada il suo bagaglio (imbarcato all’aeroporto parigino “Charles De Gaulle” non è ancora giunto a Bari Palese) ed ha trovato un fascio di apprensioni e interrogativi, lui che il batterio l’ha visto all’opera quando ha messo sotto attacco i vigneti della California.

La versione nostrana sembrerebbe di un altro tipo, considerata la riconosciuta capacità di mutazione della Xylella. “Il quadro che abbiamo di fronte e le ricerche fin qui effettuate sul Dna del batterio – afferma il professore Boscia – conferma alcuni elementi rassicuranti: non ci sono problemi per la vite e gli agrumi. Non possiamo essere altrettanto rassicuranti per gli ulivi”.

Ma allora, perchè parlare di abbattimenti delle piante infette? “Ulivi come questi – dice il professor Martelli indicando sconsolato il panorama che lo circonda – si abbattono da soli. Per le piante di confine bisogna stabilire alcune cose. Il problema fondamentale è capire come si diffonde la malattia: attraverso i vettori o è l’ulivo a essere fonte di contagio?Nel primo caso le piante sono recuperabili, nel secondo non si può evitare l’abbattimento. Ci vuole tempo, stiamo ancora studiando”. Poi anche da un esperto in materia trapela una qualche insofferenza, in seguito alla nostra domanda: “E’ vero, questa fitopatia si è manifestata due anni fa in territorio di Alezio, per un’estensione di circa dieci ettari. Perchè lo abbiamo saputo solo ora?”.

Sul tavolo resta però un dato ufficiale: la deliberazione della Giunta regionale che stabilisce quattro zone (d’insediamento, focolaio, tampone e di sicurezza) relative misure da adottare, compreso lo sradicamento nell’area focolaio, nel tentativo di bloccare il propagarsi del morbo come sancisce una Direttiva dell’Unione europea davanti a attacchi patogeni classificati A1. Si tratta di drastiche e ineludibili – parrebbe – misure da quarantena. Che si fa davanti a tali inequivoche ingiunzioni? “La Regione ha dovuto fare quel provvedimento per rassicurare l’Ue. Nella realtà – spiega anonimamente un funzionario regionale – tutto è ancora da decidere”.

MATINO. Domani si apriranno “Nuovi scenari per l’olivicoltura salentina” , si spera, nel convegno così intitolato che si svolgerà presso il teatro comunale a partire dalle 17. Nella struttura di piazza Primiceri, i saluti spetteranno al sindaco Tiziano Cataldi e al presidente della Provincia Antonio Gabellone, mentre l’introduzione sarà di competenza del consigliere con delega all’Agricoltura Rocco Romano e di Alfredo Prete, presidente della Camera di commercio di Lecce.

Si entrerà nel vivo dell’incontro con le relazioni di Antonio Guario (dirigente dell’Osservatorio fitosanitario regionale), dell’accademico dei Georgofili Giuseppe Ferro e dell’onorevole Raffaele Baldassarre. In programma anche gli interventi del professore Giorgio Nuzzaci, preside della Facoltà di Agraria di Bari, e del vicedirettore della Banca popolare pugliese Mauro Buscicchio. Modera Gianluca Lovagnini, giornalista del Tgr Rai Puglia. Le conclusione saranno affidate a Francesco Pacella, assessore provinciale all’Agricoltura, e al senatore Giorgio Costa.

striscia la notizia

La necessità di confinare la zona infetta e di monitare l’intero territorio da un lato; dall’altro la rassicurazione sulla bontà dell’olio e sull’arrivo, a breve, degli esperti della California: è quanto emerso dal servizio sugli ulivi malati del Salento ionico, andato in onda ieri sera all’interno del tg satirico di canale 5 “Striscia la notizia”.

Niente di nuovo sotto il sole, dunque. Fabio e Mingo, i due inviati, hanno raggiunto prima le campagne salentine, dove hanno parlato con l’agronomo Vincenzo Parisi, per poi incontrare a Bari il dirigente dell’Osservatorio fitosanitario regionale Antonio Guario. Da sperare c’è che tutto questo risalto, anche in televisione, dato ai nostri ulivi, serva concretamente a qualcosa.

Per riguardare il servizio dedicato, seguite il link: Servizio sugli ulivi salentini a cura di Fabio e Mingo

rodilegno gialloULIVI MALATI – «Questa fitopatia che è caratterizzata da disseccamenti estesi e rapidi della chioma degli olivi che ne sono affetti e che ne muoiono,  si è manifestata un paio di anni addietro  nel Salento leccese, agro di Alezio, su di una  decina di ettari. Essa si è poi diffusa  rapidamente, specie nell’anno in corso, sì da interessare oggi un’area stimata  di circa 8mila ettari»: inizia così l’intervento del professore Giovanni P. Martelli, emerito dell’Università di Bari ed esponente di spicco dell’Accademia dei Georgofili di Firenze, nata nel 1753 per le scienze applicate in agricoltura, la tutela dell’ambiente e lo sviluppo rurale. A lui il direttore dell’Istituto di Virologia vegetale del Cnr di Bari, Donato Boscia, ha fatto rilsalire su queste pagine l’intuizione che ha portato alla Xylella fastidiosa.

«Il tipo di sintomi – ha scritto il prof. Martelli sul sito dell’Accademia fiorentina – ha fatto supporre l’azione di agenti tracheifili, la cui localizzazione potrebbe ridurre, se non bloccare, il rifornimento idrico. Ed è lungo questa direttrice che si sono mosse le indagini condotte dal Dipartimento di Scienze del suolo, della pianta e degli alimenti dell’Università di Bari e dalla Unità operativa di Bari dell’Istituto di Virologia vegetale del Cnr».

Cosa si è appreso da queste indagini? Intanto che “il legno dell’annata delle piante deperenti è estesamente imbrunito e colonizzato da funghi  tacheomicotici del genere Phaeoacremonium (gli stessi coinvolti nell’eziologia nel complesso del “Mal dell’esca” della vite) la cui specie più rappresentata è P. parasiticum”. «Gli imbrunimenti causati da questi miceti  – prosegue lo studioso – sono solitamente collegati alla presenza  di gallerie del rodilegno giallo (Zeuzera pyrina) il cui ruolo nella insorgenza delle infezioni fungine non è stato ancora accertato. Inoltre, nelle piante sintomatiche di olivo (ma anche di mandorli ed oleandri con bruscature fogliari presenti nelle vicinanze degli oliveti colpiti) è stato identificato, sia con saggi molecolari che sierologici, un ceppo del batterio Gram-negativo Xylella fastidiosa, un agente da quarantena non segnalato in Europa e nel Bacino del Mediterrano (i reperimenti di qualche anno addietro in Kosovo su vite, ed in Turchia su mandorlo, mancano di conferma definitiva). Xylella ha una vasta gamma di ospiti, legnosi ed erbacei, che ne costituiscono il serbatoio naturale e di vettori (cicaline), alcuni dei quali vivono anche da noi. La sua presenza, pertanto, è fonte di giustificati timori anche per la gravità dei danni che il batterio infligge alla vite (Pierce’s disease) nelle Americhe, ed agli agrumi (Citrus variegated chlorosis) in Sud America, colture di primaria importanza anche per la Puglia».

Dopo aver messo in guardia da allarmismi crescenti e da congetture prive di verifica alla fonte, sottolinea che “le indicazioni molecolari acquisite a Bari forniscono buoni motivi per ritenere che il ceppo salentino di X. fastidiosa appartenga ad una sottospecie (o genotipo) che non infetta né la vite né gli agrumi, e che esperienze statunitensi (California) indicano come  dotato di scarsa patogenicità per l’olivo”. Di ciò è stata data notizia alla Regione ed al Ministero competente. In conclusione – afferma Martelli –  non vi sono al momento elementi che  facciano ritenere X. fastidiosa come l’agente primario del disseccamento rapido dell’olivo. Essa è verosimilmente coinvolta nel quadro eziologico come compartecipe». Da qui gli accertamenti ancora in corso per la “definitiva ed incontrovertibile identificazione del batterio e dei possibili vettori”.

In attesa delle risultanze degli studi in corso e quindi di un piano di contenimento e di lotta, ecco i suggerimenti avanzati per l’immediato:  1, delimitare l’area contaminata; 2, identificare una zona tampone; 3, bloccare la movimentazione di piante e di materiali di propagazione nelle e dalle zone considerate.

Querce malate - Viale san Paolo Secli- 2

SECLÌ. Ci si accorge subito che qualcosa non va con gli alberi di quercia che costeggiano viale San Paolo a Seclì. Sono sempre più numerose le piante che, attaccate da parassiti, ingialliscono per poi seccare completamente. E’ una vera e propria malattia, molto probabilmnete collegata a quella che sta colpendo gli ulivi. Per risolvere il problema si fa appello all’esperienza, ma i risultati sembrano ad oggi scarsi.

Sia le irrorazioni che il taglio delle parti malate al momento risultano solo inutili palliativi. Dopo le palme, gli aranci, gli ulivi e le querce, ora sembra che sia la volta anche dei melograni.

ULIVI MALATI – «Dobbiamo intervenire con tempestività, per evitare che la patologia che colpisce quest’area del Salento si estenda a tutta la Puglia», ha detto il ministro delle Politiche agricole, la campana Nunzia De Girolamo (a destra). Per intervenire occorrono però i soldi, tanti soldi. L’assessore regionale Fabrizio Nardoni parla di 30 milioni di danni, di 6mila alberi ormai compromessi e di 8mila ettari coinvolti ed ha rivolto gli occhi e le mani al governo nazionale, mettendo intanto a disposizione quel che c’è, appena 350mila euro. «Siamo incatenati dal patto di stabilità» ha spiegato l’assessore al suo omologo della Provincia di Lecce, Francesco Pacella (in alto a sinistra) di Ugento, che lo criticava per l’esiguità della somma.

Le stime fatte dalle varie associazioni di produttori olivicoli varia dai 300 ai 500 milioni: una enormità se si pensa che l’intero fondo nazionale per le calamità è di 18 milioni. Tutti però sono convinti che bisogna fare in fretta: dopo un periodo di latenza di un paio di anni, il morbo è esploso e si sta diffondendo a ritmi veramente preoccupanti. Ecco allora la chiamata all’Unione europea, da parte del governo (che col ministero competente ha annunciato l’invio di 40 tecnici specializzati), di europarlamentari come Sergio Silvestris e Paolo De Castro, che hanno scritto al commissario europeo per l’Agricoltura Dacian Ciolos, di Coldiretti e Cia.

Ma che cosa si dovrebbe fare con tanti euro? Basta leggere la deliberazione della Giunta regionale di fine ottobre – in particolare gli allegati 1 e 2 – per capire che gli interventi saranno complessi e lunghi nel tempo. Lasciando da parte il capitolo della ricerca non ancora ultimato (importantissimo sarà individuare i siti degli insetti vettore per bloccare almeno la diffusione del contagio), c’è da fare tanto oltre l’area tra Gallipoli, Sannicola, Tuglie, Alezio, Taviano. Racale, Alliste. dove gli ulivi aggrediti sembrano destinati a morire. Bisogna trattare con insetticidi e diserbanti i bordi stradali e mantenerli puliti per molto tempo; ripulire a fondo tutti i canali naturali e quelli di bonifica; realizzare misure preventive in parchi e aree protette; monitorare puntualmente, soprattutto nelle zone focolaio, tampone e di sicurezza, gli uliveti, per individuare subito eventuali insorgenze sospette.

Poi c’è tutta la partita che riguarda gli olivicoltori, chiamati a obblighi e divieti costosi (come le pulizie straordinarie con insetticidi contro erbe infestanti e spontanee) oltre che problematici (come, per esempio, tenere le parti potate e secche nei campi per un mese…). «Non possiamo farcela da soli», ha segnalato Coldiretti.

ulivi malati in contrada Mazzì, tra Alezio e Gallipoli

ulivi malati in contrada Mazzì, tra Alezio e Gallipoli

ULIVI MALATI – “Ciò che sta avvenendo è eventualmente dovuto alla scarsa cura dei campi magari dettata da alti costi? Oppure va accertato un probabile inquinamento delle nostre campagne? E perchè non interrogarsi sulle carenze nutrizionali che hanno indebolito persino alberi forti come gli ulivi? Come agire in termini di cura per fare in modo che le erbe infestanti non siamo brodo di coltura della Xylella?”: questi gli interrogativi centrali di una nota del vicepresidente regionale della Confederazione produttori agricoli di Puglia, Fabio Ingrosso.

E non sono domande da poco. Esse rimandano infatti a questioni di fondo non ancora appurate definitivamente e che rendono problematico il quadro di riferimento in cui gli olivicoltori sono costretti a muoversi. La Copagri lamenta “la lentezza operativa , un nemico che in questa fase va combattuto in modo sinergico: il comparto olivicolo attende risposte rapidissime”.

“Per questo proponiamo da subito – scrive il vicepresidente Ingrosso – si utilizzino le strutture delle organizzazioni dei produttori – finanziate dall’Unione Europea per il miglioramento della qualità dell’olio – affinché spostino e investano risorse umane ed economiche almeno per la lotta ai cicadellidi, lotta che certamente potremmo essere in grado di affrontare. Ad oggi non sappiamo se le cause di questa grave situazione siano da attribuirsi esclusivamente ad un batterio, ai vettori o ad un fungo, oppure all’azione combinata di tutti e tre questi fenomeni; ma se possiamo intervenire almeno su uno di essi non farlo sarebbe colpevole”.

convegno del 28 ottobre 2013 presso cooperativa Acli - Racale

convegno del 28 ottobre 2013 presso cooperativa Acli – Racale

ULIVI MALATI/2 – Il primo impatto  con gli olivicoltori – e non è stato piacevole – gli studiosi che stanno seguendo la genesi e le orme dell’attacco agli ulivi l’hanno avuto ieri sera, nell’androne della cooperativa Acli di Racale. Dapprima attenti a leggere le chiare e preoccupanti diapositive che comparivano su di un piccolo schermo; poi a commentare tra di loro man mano che ci si avvicinava ai rimedi indicati; infine a protestare animatamente contro l’obbligo di sradicare le piante malate della zona maggiormente colpita, tecnicamente “zona di insediamento”.

Si entra nel vivo, comunque, nella lotta del tutto inedita contro un batterio – la Xylella fastidiosa – e i suoi vettori – un fungo e la Zeuzera, una farfallina – che ne propagano troppo velocemente gli effetti nefasti. “Le prime segnalazioni le abbiamo avute in febbraio”, racconta il presidente della cooperativa Enzo Manni. A giudicare dalle pietose condizioni in cui versano ormai gli ulivi delle contrade Li Sauli, Mazzì, Castellana tra Gallipoli, Sannicola, Alezio, Matino, Taviano, Racale e Alliste, il fattore tempo diventa essenziale.

Allora, si deve procedere “tenendo presente – dicono dall’Osservatorio fitosanitario regionale e dal Centro nazionale delle ricerche di Bari – che il quadro è complesso, perchè non c’è un solo agente patogeno”. La prospettiva piuttosto prossima – anche se non c’è ancora una decisione ufficiale – è che nelle aree profondamente compromesse si debba procedere con lo svellimento degli ulivi infetti, accompagnato insieme all’obbligo di bruciare le parti rivenienti da potature e di far seccare la parte legnosa lì dove si trova (vietato il trasporto altrove, dunque, per scongiurare la diffusione del morbo).

Contemporaneamente, nella “zona focolaio” che cinge la prima procedere in una radicale pulizia del terreno da erbe e infestanti, compresi i cigli delle strade e dei canali, senza movimentare nulla anche qui. Nella zona tampone, ancora più esterna, l’attività principale sarà di controllo continuo per scoprire subito un eventuale sintomo e bloccarlo immediatamente. “Prima di abbattere gli alberi, vogliamo provare a potarli! Vogliamo vedere che cosa si può salvare, se nella ricrescita c’è ancora la malattia”, hanno sostenuto a gran voce alcuni olivicoltori, incoraggiati dagli aspetti ancora poco definiti della drammatica questione, come gli stessi ricercatori hanno ammesso. Ma un dato è certo: la presenza della Xylella comporta – di per sè – la quarantena: l’isolamento della zona colpita e lo sradicamento delle piante infette per evitare il diffondersi del contagio.

In allegato le mappe provvisorie riguardanti la diffusione del morbo. Nella prima, in rosa la zona sotto attacco grave definita dagli studiosi di “insediamento”; con colore più chiaro l’area “focolaio”, con attacco iniziale o medio. Ecco le mappe: mappe zone colpite ulivi malati

ULIVI MALATI/1 – ARRIVERANNO GLI ESPERTI dall’Università di Berkeley (California) per dare man forte ai ricercatori pugliesi impegnati nella diagnosi e cura del disseccamento degli ulivi saletini, in particolare dell’arco jonico. La scelta non è casuale: la “Xylella fastidiosa”, che sta facendo strage da queste parti con una capacità di penetrazione assai preoccupante, in California ha colpito la vite mentre in Sud America, segnatamente in Brasile, le sue vittime sono stati gli agrumi.

Con l’Osservatorio fitosanitario regionale e con l’Istituto di virologia vegetale del Cnr di Bari collaboreranno quindi gli entomologi Alexander Purcell e Rodrigo Almeida dell’Università californiana, esperti negli insetti vettore. Atteso anche il professore Rodrigo Krugner del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, l’unico studioso – a quanto pare – ad aver approfondito la presenza del batterio sugli ulivi, novità assoluta non solo nel Salento ma in tutta Europa.

teresa-bellanova-pdULIVI MALATI – “Ministro, venga a vedere che sta succedendo ai nostri ulivi”: contiene l’invito-appello ad un sopralluogo la lettera inviata oggi dagli onorevoli Salvatore Capone e Teresa Bellanova a Nunzia Di Girolamo, pugliese e a capo del Dicastero delle Politiche agricole. I due parlamentari salentini ricostruiscono la situazione così come si è definiti in queste settimane e sollecitazione la massima attenzione del ministro verso “una vera e propria calamità naturale”, qual è il disseccamento rapido degli ulivi salentini che colpisce particolarmente l’arco jonico.

“Venga a constatare di persona l’estrema gravità della situazione”, dicono Capone e Bellanova, mentre si fa sempre più probabile la dichiarazione di quarantena (come del resto prevede l’Unione europEa in caso della presenza di batteri come la Xylella fastidiosa. Questa drastica misura prevede addirittura lo svellimento delle piante colpite; il divieto di reimpiantarne altre almeno per un certo periodo di tempo; la creazione di un’area di rispetto da monitorare puntualmente per vedere l’eventuale diffusione del mordo, causo, oltre che dal batterio citato, anche  dal rodilegno e da un tipo di fungo che ne accrescono la propagazione. Lunedì a Lecce nuovo vertice con i produttori e la Regione per annunciare ufficialmente i provvedimenti.

prof. Donato Boscia responsabile Unita organizzativa Istituto di Virologia vegetale Cnr BariULIVI MALATI – La svolta si è avuta il 15 ottobre scorso, dando finalmente un nome al morbo che secca a chiazze le chiome degli ulivi. Ed è stato un risultato di grande rilievo scientifico targato interamente Puglia, non essendoci precedenti in tutta Europa.

«Le posso assicurare che la diagnosi del batterio presentava delle  difficoltà enormi per almeno tre ragioni: 1) si tratta di un patogeno  mai rilevato in Europa (quindi un’entità per la cui diagnosi di routine  i fitopatologi europei non sono attrezzati); 2) una sua associazione ad  una malattia dell’olivo, oltretutto devastante, non ha precedenti  neanche Oltreoceano, per cui mancano in letteratura tecnica e  scientifica casi simili con cui confrontarsi; 3) il grosso  “depistaggio” operato dagli altri due patogeni coinvolti (rodilegno e  funghi lignicoli)»: a raccontare la vigilia di questa importante scoperta scientifica che potrebbe avere enormi risultati nella protezione di una risorsa economica e di un connotato culturale di prima grandezza è il professore Donato Boscia, resonsabile dell’Unità organizzativa dell’Istituto di Virologia vegetale del Centro nazionale delle ricerche di Bari, che si rivolge a “Piazzasalento” riconoscendone la “posizione territoriale strategica” in questa vicenda che sembra coinvolgere principalmente la fascia jonico-salentina.

«Un caso del genere poteva essere risolto, con non poche difficoltà,  solo da ricercatori e/o scienziati di una certa esperienza – prosegue il prof. Boscia, che intende fare chiarezza su note stampa e articoli circolati in queste settimane – e non a caso  la diagnosi è partita dalla geniale, ma non casuale, intuizione del  fitopatologo Giovanni Martelli, professore emerito dell’Ateneo barese e,  come ben sanno tutti gli addetti ai lavori, scienziato di fama  internazionale. All’intuizione del professore è seguito l’impegno di  ricercatori dell’Istituto di Virologia vegetale del Cnr e del  Dipartimento di Scienze del suolo, della pianta e degli alimenti  dell’Università di Bari. Pertanto sono queste ultime (Cnr ed Università)  le Istituzioni che hanno “effettuato gli studi”, cui gli amici “Tecnici” hanno sicuramente “collaborato”».

Ne è prova di questo la comunicazione ufficiale della diagnosi  trasmessa il 15 ottobre 2013, Prot. Selge 16/2013, al dottor  Antonio Guario, dirigente responsabile del Servizio fitosanitario della  Regione Puglia, attraverso la Rete  regionale Selge (Servizi e  tecnologie innovative per l’agroalimentare, a cui i predetti laboratori  del Cnr e dell’Università di Bari afferiscono), a firma, oltre che del  coordinatore Selge prof. Vito Savino, dei quattro ricercatori  responsabili della diagnosi (il già citato Donato Boscia, Franco Nigro, professore  associato dell’Università di Bari; Maria Saponari, ricercatore  dell’Istituto di Virologia vegetale del Cnr; Giovanni Martelli, fitopatologo. Definita la paternità fondamentale di questo primo successo, ora si dovrà scrivere un altro capitolo, quello altrettanto importante dedicato al contrasto della diffusione della malattia e alla sua sconfitta, premesso che un ceppo della Xylella fastidiosa ha colpito gli agrumi in Brasile e un altro la vite negli Usa.

Si tratta di ceppi simili a quello individuato a Bari? Il batterio “nostrano”, novità assoluta nella letteratura tecnico-scientifica, è agevolato da alcune concause?  E i rimedi ipotizzati sono quelli più adeguati? Ne hanno parlato in Regione lunedì 21 Cnr e Osservatorio fitosanitario; martedì quelle conclusioni sono state presentate al Comitato fitosanitario del Ministero delle risorse agricole, dal professore Boscia e dal direttore dell’Osservatorio, Antonio Guario. La questione è ormai di rilievo nazionale. Con un’avvertenza finale: «C’è ancora molto da lavorare», conclude il professore Boscia.

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ULIVI MALATI –  “Gli ulivi ci hanno visti nascere, crescere e ci vedranno morire. Proteggiamoli perché così dev’essere”: a veder ammalarsi, seccarsi e perdersi le piante secolari di questa terra, Lucio e tanti altri lettori di piazzasalento.it proprio non ci stanno. Così, dalle prime foto degli alberi “violati”, pubblicate oltre due mesi fa, le discussioni sul web hanno cominciato a correre parallele a quelle intavolate dagli esperti e dalle autorità.

Prima che venisse fuori il nome della Xylella fastidiosa, si dibatteva sulle possibili cause del male oscuro: il fungo della verticillosi per alcuni, per altri i pallini da caccia conficcatisi nei rami; altri indicavano “la trascuratezza dei nuovi agricoltori, in cui manca l’amore e la passione di una volta: l’utilizzo smodato di diserbanti chimici è ormai una prassi”. C’è chi, talmente incredulo di fronte a quello che sta accadendo, ritiene il tutto “pilotato per il profitto di qualcuno”. Altri stimolano all’azione, chiedendosi “se ci siano le competenze per agire, e in fretta”.

La paura, quella ha fatto il giro di tutto il web. C’è il timore che la malattia si trasmetta ai vigneti, ma ce n’è uno più grosso: “Speriamo non sia in atto la distruzione del Salento”, si legge in un commento. Speriamo.

ulivi malati lungo la strada Alezio-Taviano

ulivi malati lungo la strada Alezio-Taviano

ULIVI MALATI – Era prevista una sola mattinata, quella di martedì, da dedicare agli ulivi malati di questa parte del Salento: massimo anche il pomeriggio si sarebbe potuto continuare, per ultimare i lavori giungendo a quelle conclusioni tanto attese. Invece in via XX Settembre a Roma sono rimasti a lavorare anche il mercoledì, i componenti del Comitato nazionale fitosanitario, e i dirigenti dell’omologo organismo regionale, professore Antonio Guario, e dell’Isituto di Virologia vegetale del Cnr di Bari, professore Donato Boscia.

Basterebbe questo particolare per capire che si è di fronte, ai livelli più alti, ad un problema davvero “importante”. Non è stata sufficiente una intera giornata di lavori per determinare le azioni che andranno intraprese per contrastare la diffusione della malattia causata – a quanto è dato sapere al momento – dal batterio della Xylella fastidiosa. Anche se le normative comunitarie stabiliscono già le iniziative da intraprendere in caso di parassita da quarantena, com’è classificato appunto questi batterio comparso per la prima volta in tutta Europa. Studiosi e ricercatori si muovono al buio, come esploratori nella terra di nessuno. L’Ue dice che, primo, si dovrà definire esattamente l’area colpita; poi intorno ad essa va creata una zona-tampone a cui saranno dedicate le maggiori cure: una intensa vigilanza per vedere l’eventuale comparsa di sintomi, per identificare più precisamente i vettori del batterio e per esaminare gli effetti di eventuali interventi.

«E’ un caso unico nel suo genere, il primo in Europa – ribadisce il professor Guario – per cui vanno prese decisioni ben precise e ponderate. Vanno fatti ulteriori accertamenti su specie che possono essere sotto attacco». Al momento però si esclude che possano essere coinvolte specie come la vite e gli agrumi.

E’ invece certissimo che le olive non corrono alcun rischio: la raccolta è salva, come la qualità dell’olio salentino. Altrettanto sicuro – visto che si parla da un po’ di quarantena, quindi di isolamento delle aree colpite – che i rami seccati eventualmente tagliati, non devono essere trasportati altrove, per non “aiutare” il batterio e i suoi vettori corresponsabili come la Zeuzera pyrina, ad avvicinarsi ad altre prede. Si procederà però con i piedi di piombo, ma sembra garantito l’impegno a fare presto e bene.

vincenzo parisiULIVI MALATI – “Il lavoro è solo all’inizio”:  tecnici e studiosi sono concordi intanto su questo, circa  la morìa degli ulivi attaccati dalla Xylella fastidiosa, un batterio mutante veicolato da insetti ancora non identificati con certezza. Rimedi? Da stabilire. Intanto un unico imperativo: non spostare la legna infetta, semmai bruciarla sul posto.

Prudenza, per ora. «Il nostro lavoro di ricerca è solo all’inizio – dichiara a “PiazzaSalento” il vicedirettore del Consorzio di difesa provinciale (Codile) e agronomo Vincenzo Parisi (foto) – è stato isolato il batterio xylella fastidiosa, avendo così la conferma di ciò a cui eravamo già pervenuti tempo fa; sono quindi stati eseguiti tutti i protocolli per arrivare alla certezza dell’esistenza di questo batterio fitopatogeno. Sui rimedi andiamoci coi piedi di piombo. Al momento è bene che gli agricoltori sappiano che si tratta di una malattia, ma che non è il batterio l’unico responsabile di questo deperimento delle piante d’ulivo: c’è l’associazione del fungo phaeoacremonium.  In realtà, poi, non sappiamo da quanto tempo questi patogeni alloggino  nelle nostre piante d’ulivo, quindi  la comparsa del sintomo non vuol dire che l’infezione si sia verificata il giorno prima. Probabilmente vedremo altre piante manifestare gli stessi sintomi. Dovremo confrontarci con questo problema nel prossimo futuro. Ciò che al momento bisogna fare è delimitare la zona colpita. Per quanto riguarda le misure preventive sarà l’Osservatorio fitosanitario a dire chiaramente cosa bisogna fare».

Sulla paura che il batterio passi ad attaccare anche le viti, il dottor Parisi è chiaro: «Dire questo è ora una sciocchezza, sull’ulivo c’è di sicuro, non è detto che arriverà anche sulle altre piante solo perché in California o in Texas è stato così. E’ un batterio che muta  genoma frequentemente, quindi l’ecotipo che attualmente sta creando problemi sull’ulivo probabilmente sulla vite e su altre colture che sono sulla lista degli ospiti di questo batterio non sortirebbe lo stesso effetto dannoso».

Incertezza operosa anche sui vettori, i propagatori dell’infezione: «Non è una cicalina. C’è sicuramente un vettore, che si sta cercando di individuare. Il tavolo tecnico continuerà a lavorare. C’è ancora tanto da fare. Mancano le prove patogenetiche, sull’inovulazione del patogeno per capire se le risposte siano le stesse e quindi avere ulteriori certezze. Si tratta di esami che richiedono molto tempo».

il professore Antonio Guario

il professore Antonio Guario

ULIVI MALATI – Il problema è talmente “importante” che il Comitato fitosanitario nazionale, operante presso il Ministero delle Risorse agricole a Roma, ha deciso di proseguire i suoi lavori anche domani. Vi partecipano i responsabili del Cnr di Bari e del servizio omonimo presso la Regione Puglia, entrambi coinvolti in prima persona nelle ricerche in atto.

La riunione di ieri non è stata sufficiente a determinare le azioni che andranno intraprese per contrastare la diffusione della malattia causata – a quanto è dato sapere oggi – dal batterio della Xylella fastidiosa. Anche se le normative comunitarie stabiliscono già le iniziative da intraprendere in caso di parassita da quarantena, com’è classificato appunto questi batterio comparso per la prima volta in tutta Europa.

Si dovrà definire esattamente l’area colpita; intorno ad essa verrà creata una zona-tampone a cui saranno dedicate le maggiori cure: una intensa vigilanza per vedere l’eventuale comparsa di sintomi, per identificare più precisamente i vettori del batterio e esaminare gli effetti di eventuali interventi.

“E’ un caso unico nel suo genere”, ribadisce il professore Antonio Guario, dirigente del Servizio Fitosanitario della Regione Puglia, che al momento esclude che possano essere coinvolte altre specie, come la vite e gli agrumi. E’ invece certissimo che le olive non corrono alcun rischio: la raccolta è salva, come la qualità dell’olio salentino.

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