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Nardò – Sembra facile fare un cortometraggio – oggi uno dei modi più efficaci per comunicare un’idea, un messaggio o un prodotto – ma non lo è. Da questa constatazione nasce il Laboratorio di scrittura e sceneggiatura, promosso dalla società Sia-Servizi museali, che gestisce il Museo diocesano di Nardò (e anche di Gallipoli). Docenti o “tutor” saranno Fausto Romano e Marta de Nitto Personé ed ha lo scopo di ideare, scrivere e realizzare un corto-spot con i partecipanti che saranno selezionati attraverso un colloquio motivazionale. Il laboratorio si svilupperà nel Museo Diocesano di Nardò, in quattro incontri da tre ore l’uno distribuiti nei weekend del 28-29 aprile e del 5-6 maggio. Nei primi due incontri i tutor forniranno ai partecipanti i principali strumenti della narrazione: la linea della storia, i cerchi del protagonista, il triangolo della scelta, il quadrato del valore. Poi i partecipanti lavoreranno su un’idea per il corto. Le idee più originali saranno sviluppate nel terzo incontro, quando i partecipanti impareranno le regole di base per scrivere un soggetto e una sceneggiatura. Il lavoro migliore sarà trasformato in cortometraggio nel corso del quarto incontro.

Chi sono i tutor. Fausto Romano, attore, scrittore e regista, priginario di Galatina, è autore di due romanzi: “Grazie per aver viaggiato con noi” (Lupo Editore, 2013) e “Anche i pesci hanno il mal di mare” (Alter Ego Edizioni, 2016). Suoi i cortometraggi “Cratta”, coprodotto da Apulia Film Commission e vincitore di numerosi premi, e “La giraffa senza gamba” vincitore del bando MigrArti del MiBact e presentato alla 74ma Mostra del Cinema di Venezia. Marta De Nitto Personé, di Lecce, esperta di comunicazione cinematografica e pubblicitaria, ha lavorato in Communication & Pr di agenzie e aziende internazionali, conseguendo nello stesso periodo il diploma di sceneggiatura del Kino di Roma, in collaborazione con la scuola Holden.

 

ipsia professionale casaranoFranco FASANO preside BottazziCASARANO. L’”arte” dell’inclusione è di casa per l’associazione “Nova vita Elena Fattizzo”.  Partirà a breve il progetto di inclusione sociale per ragazzi diversamente abili intitolato “L’arte dell’inclusione”. Il progetto promosso dall’associazione presieduta da Christian Fattizzo, in collaborazione con l’”International theatre institute Italia” e l’istituto di istruzione superiore “Filippo Bottazzi”, presieduto da Franco Fasano, è finanziato nell’ambito del Piano azione coesione “Giovani no profit” dal dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale della Presidenza del consiglio dei ministri.
I numerosi laboratori attivati all’interno del progetto potranno essere frequentati gratuitamente.Lo scopo dell’iniziativa è quello di favorire l’integrazione sociale, di promuovere l’espressività e la capacità di interazione dei ragazzi con disabilità.
Sono previsti laboratori teatrali con professionalità internazionali, laboratori artistici, di danza e di arti figurative. Tutte le attività laboratoriali saranno condotte da esperti del settore e saranno aperte a tutti quanti vorranno parteciparvi. Prevista la presenza di testimonial d’eccezione. Per informazioni e iscrizioni è possibile contattare l’associazione diretta da Christian Fattizzo, al numero 347/6872150 o scrivere all’indirizzo email info@novavitaelenafattizzo.it. Per conoscere meglio l’associazione e le sue attività è disponibile anche il sito internet www.novavitaelenafattizzo.it.

Gallipoli. Con un’affollata partecipazione di pubblico, si è dato il via, lo scorso 23 gennaio, presso il chiostro San Domenico, al progetto d’inclusione sociale “Liberinsieme”. Finanziato da “Fondazione con il Sud”, nell’ambito delle iniziative per valorizzare e promuovere il patrimonio artistico e culturale del Meridione, l’iniziativa ha come struttura capofila, l’associazione “Emys”, che da oltre un decennio promuove, elabora e realizza servizi, progetti ed attività di ricerca nel campo della formazione, informazione, educazione ambientale, aggiornamento culturale e professionale in direzione di uno sviluppo durevole e sostenibile.

La conferenza stampa di presentazione

Rinasce a nuova vita il chiostro di S. Domenico. Una prima ristrutturazione era stata effettuata grazie ad un co-finanziamento dalla Regione Puglia, nell’ambito del progetto “Bollenti Spiriti”, e dal Comune di Gallipoli, proprietario della struttura. Tale progetto aveva permesso di creare il laboratorio urbano “Liberl’Arte”, ideato dai giovani e per i giovani.

I partner del progetto Liberinsieme sono: “AppleHeart”, associazione di volontariato informatico che sin dal 2000 riunisce i “fedeli della mela” presenti sul territorio ed utilizza, nelle sue iniziative, solo ed esclusivamente prodotti Apple; la ditta Roberto Perrone (Pero), di proprietà dell’omonimo artista gallipolino, grande esperto di formazione nelle materie artistiche; l’associazione “Regalami una Rosa”, nata per andare incontro alle esigenze e le necessità dei disabili psichici; l’associazione culturale “Gallipoli Nostra”, da sempre attiva nella salvaguardia della cultura, della tradizione e della memoria storica del popolo gallipolino; la compagnia teatrale “Talianxa”, istituita nel 2001 per sensibilizzare alle problematiche legate all’infanzia, per diffondere la cultura teatrale e proporsi come occasione d’incontro e aggregazione; il Comune di Gallipoli.

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L’istituto comprensivo

Alliste. «“Capolavori” di socialità e amore»: così la dirigente scolastica dell’istituto comprensivo “Calvino”, Filomena Giannelli, ci tiene a definire i manufatti realizzati ogni martedì pomeriggio all’interno di quel laboratorio d’inclusione sociale che vede coinvolti, da ottobre scorso e fino al prossimo maggio, i bambini delle classi terze (sezioni B e C) della scuola primaria, i ragazzi disabili del centro socioeducativo polivalente “L’Albatros” di Matino e ultime, ma certamente non per spirito di collaborazione, le famiglie.

«Con questo laboratorio – spiega la dirigente – si è voluto andare oltre il concetto d’integrazione sociale, intesa come passiva partecipazione in una società che ha già le sue regole, preferendo parlare invece d’inclusione sociale che è la piena e attiva partecipazione delle persone con disabilità a tutti gli ambiti della vita in comune».

La preside Giannelli

Succede una volta la settimana, infatti, che i piccoli allievi della scuola allistina e i diversamente abili del centro matinese s’incontrino e, sotto la guida delle insegnanti Ada Fiorito e Laura Piccinno, mettano a disposizione gli uni degli altri i rispettivi talenti, la maggiore bravura in una tecnica pittorica piuttosto che in un’altra. I simpatici oggetti prodotti a Natale, per esempio, sono stati venduti e il ricavato è andato alla Comunità.

«È eticamente bello – continua la Giannelli – vedere il disabile che trasferisce le proprie competenze, acquisite negli anni, al “suo” gruppo». Quindi, “scuola come promotrice di cultura dell’inclusione, scuola come mediatrice di relazioni sociali e scuola come punto di riferimento della conoscenza e ponte verso il futuro”. Ma c’è anche una notevole carica innovativa nell’esperimento “che sfonda il muro dei preconcetti e apre le porte alla diversità”.

Non è un caso che il Ministero abbia riconfermato il “Calvino” presidio della legalità e che l’inclusione sociale, richiamandosi alla Costituzione italiana e alla Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo, rientri tra le sue attività.

Roberta Rahinò

Il laboratorio di Liliana De Lorenzis con le allieve intente ad apprendere l’arte dei ricami pregiati. Avranno anche loro incantevoli mani.

Felline. Un viaggio nel tempo, anzi “sul filo” del tempo, a Felline. Basta oltrepassare l’arco di Piazza Caduti e mettersi nelle “incantevoli mani” di Liliana De Lorenzis.

Recita così quell’insegna fuori dal suo laboratorio dove, da quattro anni, si eseguono antichi lavori pregiati: dal tombolo al chiacchierino, dal filet all’hardanger. Ma Liliana, giovane casalinga, ha cominciato dieci anni fa a “cucire addosso” ad altre, anche, quella passione che lei non ha ereditato dalla mamma: «Avevo 12 anni quando osservavo le mie vicine di casa dedicarsi a questo tipo di lavori. Da allora, è cominciato il mio percorso da autodidatta, grazie a libri, tv Internet».

Si è specializzata così tanto, De Lorenzis, da risultare meritevole, l’estate scorsa, di quel riconoscimento andato anche ad altri piccoli imprenditori salentini, in occasione  della rassegna culturale allistina “Premio Kallistos”. Ad applaudirla quella sera, in platea, c’erano le sue allieve, dai trent’anni in su, che la seguono, fedeli, nei corsi da ottobre a maggio.

Non altrettanto si può dire delle sue figlie, “lontane da quel mondo”, come Liliana ammette. A loro, però, c’è da ben credere che quell’arte antica non sia del tutto indifferente, almeno non lo è il corredo cucito dalle “incantevoli mani” della loro mamma.

Qualcuno in famiglia c’è, però, ad essere contagiato dalla magica manualità della donna. È il marito Tebaldo Verardi, anche lui “creatore” di alcuni oggetti artigianali esposti all’interno del piccolo edificio “culla” del laboratorio. Un tempo deposito di attrezzi da lavoro del padre di Liliana, oggi cassaforte di piccoli tesori antichi: non solo tende, centrini e simili, ma anche vecchi oggetti d’arredo che la padrona di casa si diverte a scegliere con cura, in giro per i mercatini delle pulci.

Dal passato familiare, invece, provengono le foto in bianco e nero sulle pareti, la collezione di chiavi e quella di stemmi della Marina militare, quest’ultima a cura del marito. Era il suo lavoro prima di andare in pensione e dedicarsi all’attività teatrale con la sua “Compagnia dei talenti”, sempre ospitata nello stesso laboratorio. Una struttura a duplice uso dunque, anzi triplo: potrebbe essere adibita a B&B, fa sapere Liliana, la camera del piano superiore. Una stanza dai muri “parlanti”, con sovraimpressa una data: 1707. Lassù, dunque, il “filo” del tempo è tirato ancora più indietro.

Voce al Direttore

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