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Isola di Sant’Andrea

gabbiano-corsoGALLIPOLI. Si sono svolti intorno all’isola di Sant’Andrea e allo Scoglio del campo i monitoraggi di due colonie del gabbiano corso da parte degli studiosi dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca Ambientale (Ispra) di Ozzano Emilia con il supporto logistico della Guardia costiera. Autorizzate dall’Autorità di gestione del parco naturale regionale dell’Isola di Sant’Andrea e litorale di Punta Pizzo, le ricerche hanno confermato l’importanza delle coste salentine per la conservazione per questa specie a rischio estinzione. Le attività hanno previsto anche il marcaggio di cinque esemplari con un micro sistema gps, che permetterà di monitorare gli spostamenti degli uccelli in tempo quasi reale. Le informazioni ricavate da questi studi sono di fondamentale importanza anche per il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al fine di individuare le aree marine importanti per l’avifauna in ambito della Marine Strategy.

GALLIPOLI. L’estate è  agli sgoccioli ma la Guardia costiera è sempre in azione per verificare l’uso (e l’abuso) del territorio costiero. Nella mattinata di oggi i militari hanno posto sotto sequestro aree e strutture varie “prive di qualsivoglia titolo autorizzativo” in località Punta Pizzo. Le  verifiche, iniziate lo scorso 29 settembre, hanno portato al sequestro di strutture ricadenti in parte in area demaniale marittima ed in parte in proprietà privata, “comunque in assenza di titolo concessorio e di permesso di costruire”, per di più in una zona di tutela e salvaguardia ecologica nell’ambito del parco naturale “Isola di S. Andrea – Litorale Punta Pizzo”. Sotto sequestro è finita anche una parte di scogliera ricadente in area demaniale marittima in concessione, verosimilmente raschiata da interventi non riconducibili ad erosione naturale. Deferito, in stato di libertà, il titolare della struttura ricettiva che avrebbe posto in essere gli abusi.

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isola sant andrea faro (foto di Carlo Pelagalli)

GALLIPOLI. Se n’è parlato durante la seguitissima trasmissione “Linea blu” sulla tv Rai di qualche giorno fa e subito è scoppiata la polemica: «Vogliono vendere l’isola!»; «Faranno un albergo sull’isola!». A dare inavvertitamente la stura una frase del responsabile di Legambiente, Maurizio Manna, che ha parlato di una “piccola foresteria” nel faro dell’isola di S. Andrea.

L’idea non è nuova, anzi è ufficializzata nero su bianco nel piano economico-sociale del parco Punta Pizzo-Isola S. Andrea, consegnato in Comune quanche tempo fa ed in attesa di essere esaminato ed approvato dal Consiglio comunale. «Così come fanno in Francia e in Croazia, per periodi dell’anno che non interferiscono con la vita delle specie protette che albergano sull’isola e per dare al faro da restaurare risorse per la successiva gestione – dice Manna – abbiamo pensato di dedicare alcune delle dieci stanze disponibili a foresteria per pochissime persone che vogliano immergersi nella natura; le altre sono destinate ad un centro di ricerche sulle 150 specie che transitano dall’isola».

 

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CINQUE “PSI” Tra le proposte di Legambiente scaturite dalle richieste dei isitatori, spiccano questi cinque capanni forniti di servizi igienici, acqua potabile, raccoglitori di rifiuti differenziati, impianti di videosorveglianza: i punti servizi integrati sono negli accessi più frequentati

Gallipoli. Cosa dice la prima stagione di gestione “ufficiale” del Parco naturale Isola di Sant’Andrea-Litorale di Punta Pizzo? Cosa hanno chiesto, indicato, denunciato le migliaia di visitatori provenienti dal Nord ed Est Europa e da tutt’Italia? Cosa andrebbe fatto per accogliere meglio i prossimi ospiti  e, tra queste, quali quelle più urgenti? Le risposte a queste ed altre domande sono contenute in una corposa relazione-bilancio della Legambiente di Gallipoli, circolo “Antonio Cederna”, con sede in piazza Matteotti 2.

Chi se ne occupava (nei due anni precedenti alla firma della convenzione triennale col Comune), chi se ne occupa e ancora se ne occuperà, ha fotografato le bellezze, le criticità, le attrattive e le minacce in una trentina di cartelle ricche di mappe, immagini, spunti e proposte. Gli indirizzi sono quelli dell’Ente locale, certo, ed anche del Sistema culturale ambientale  (Sac, capofila Sannicola) “Salento di mare e di pietre” per i percorsi e le piste esistenti; dell’Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali (Arif) col suo vivaio in località “Li Foggi”; degli operatori turistici e delle loro associazioni; dei produttori del settore agricolo e zootecnico; delle associazioni e dei centri di promozione sportiva.

I tanto odiosi rifiuti, ancor più insopportabili alla vista se abbandonati in un contesto di natura rigogliosa, raccontano non solo la sciatteria e talvolta la violenza dei proprietari ma anche altro: una siringa sotto ad un ginepro, un biglietto aereo Miami (Florida)-Milano, un testo in cirillico in una bottiglia, pagine della Bibbia magari accanto ai resti naturali di pic nic  (alimenti, bevande) e chimici (piatti e bicchieri di plastica, posate, lattine) o a relitti di attrezzature da mare (ombrelloni, sedie sdraio…). Cosa fare lo indica Legambiente. Intanto contenitori capienti ai varchi di ingresso più frequentati, ma l’optimum sarebbe la creazione di punti di servizio integrati: capanni con dentro servizi igienici, raccolta differenziata degli scarti umani; informazione e vigilanza; fornitura di bici, distribuzione di acqua alla spina, impianti di video sorveglianza. Sì, perché se negli ultimi tre anni la presenza dei volontari del Cigno ha fatto di molto ridurre atti vandalici e delinquenziali (furti a turisti e bagnanti, piccoli incendi), ancora persiste una certa microcriminalità. Ideale sarebbe un sistema di videocamere in grado di giorno di rilevare il fumo e, di notte, le fonti di calore.

Ma è la richiesta di parcheggi in cima alle segnalazioni dei frequentatori sempre più numerosi del parco, in aree ovviamente lontane dalle dune e dalla vegetazione, le une e l’altra bisognose di cure e “restauri” da non rinviare. Per preservare un tesoro chiamato parco.

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Che ci fa un frigorifero sugli scogli dell’Isola di Sant’Andrea? Come c’è arrivato fin lì? Davanti alla risposta che in molti temiamo, sarebbe forse meglio rifugiarsi in un “boh, chissà, i frigoriferi galleggiano…”. Ma s’impone a forza questa foto fatta scattare dal Sindaco di Gallipoli, mentre sul luogo del delitto una ditta privata rimuoveva l’incolpevole elettrodomestico.

L’immagine è davvero clamorosa. Grida. Accusa. Mostra un futuro prossimo da fuggire. Indica un oltraggio del consumo (e il frigo è il simbolo massimo del nostro grasso vivere) alla natura, la più esclusiva e la più protetta (ne hanno fatto un parco apposta). Sembra dire che non c’è scampo per nessuno e per niente, neppure per un lembo di terra che ha resistito ai secoli ed ai millenni.

Chi è stato? E cosa importa saperlo? Un essere umano, di sicuro, di quelli che pensano che tutto sia loro consentito, anzi, che tutto è loro. C’è un filosofo francesce che predica la decrescita felice (non si può crescere all’infinito, almeno su questo pianeta); noi ci accontenteremmo di una pausa intelligente, di un riuso virtuoso. Per non finire spiaggiati come delfini disperati.

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Gallipoli. Conto alla rovescia per il recupero funzionale della torre costiera della zona del Lido San Giovanni, che diventerà un museo naturalistico e un centro di documentazione ambientale.

Il progetto prevede il recupero e la fruizione pubblica dello storico manufatto, che campeggia nell’omonimo quartiere residenziale, negli ultimi anni utilizzato come quartier generale del Centro studi cetacei e per la conservazione dei reperti naturalistici. In passato si sono svolte anche mostre di esemplari marini e sono state esposte tavole didattiche su flora e fauna tipicamente salentina. Un contenitore culturale e scientifico all’interno dell’avamposto costiero (eretto nel XVI secolo), e che è stato consistentemente restaurato più volte nel corso del tempo, quindi si conserva in discreto stato. Ma che necessita di un maquillage complessivo (un tempo l’ingresso era sul lato mare, ma è stato chiuso e in seguito è stata aperta una porta al piano terra, sul lato monte. L’interno è agibile, una scala a muro conduce al piano di sopra, e ogni lato ha una finestrella).

Per la torre del Lido San Giovanni il biologo marino Giorgio Cataldini, ha più volte parlato di riqualificazione e nuova identificazione in qualità di “Porta” del parco naturale regionale Isola di Sant’Andrea-litorale di Punta Pizzo. Una sorta di centro di documentazione primaria dove attingere notizie utili e documentarsi sulle peculiarità di flora, fauna e caratteristiche ambientali dell’area protetta gallipolina.
Parallelamente il Comune, da parte sua, ha già avviato l’iter per il progetto di recupero della torre costiera. Un progetto definitivo per una spesa complessiva di 350mila euro in larga parte finanziato da un apposito bando regionale destinato al “Recupero di manufatti edilizi esistenti da destinare alla fruizione e alla ospitalità diffusa”. Le casse comunali garantiranno un cofinanziamento di 18mila euro. E così potrà presto prendere forma l’intervento di recupero della torre denominata “San Giovanni La Pedata” a ridosso del noto stabilimento balneare della zona Sud.

Così, la vecchia torre diventerà un centro museale e didattico per la fruizione del patrimonio naturalistico del parco di Punta Pizzo. Un museo naturalistico e un centro di documentazione appannaggio del parco naturale regionale che si spera possa finalmente decollare con la contestuale acquisizione al patrimonio comunale anche dell’Isola di Sant’Andrea (inserita tra i beni in dismissione in virtù del federalismo demaniale) e con un piano di valorizzazione e gestione del parco di Punta Pizzo.

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Ora che è passata la festa – giusta: logistica adeguata a compiti delicati e decisivi per il grado di vivibilità – possiamo tentare...