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Melissano. Non morirà mai il ricordo di Fabio Bruno, il giovane di Melissano scomparso tragicamente il 20 marzo del 2006 a causa di un incidente stradale verificatosi sull’autostrada A1, nel tratto Napoli – Roma.

Fabio aveva solo ventun’anni e si stava recando nella Capitale, insieme al suo principale, per un impegno lavorativo. La comunità melissanese non ha mai dimenticato uno dei suoi figli più belli, strappati all’improvviso dall’affetto dei suoi cari.

Al fine di tenere vivo il suo nome, per il sesto anno consecutivo, i suoi amici hanno organizzato un torneo di calcetto (“6° Memorial Fabio Bruno”), cui partecipano sedici squadre provenienti da Melissano e paesi limitrofi.

Le partite del Memorial, promosso e curato da Mauro Scozzi e dalla moglie Daniela, si giocheranno tutte le sere, dal martedì al venerdì, dalle ore 21 alle ore 23, presso il campetto della Polisportiva “Cesare Pindinelli”. Fabio, tra l’altro, era anche un grande appassionato di ciclismo e per questo motivo l’Amministrazione comunale gli ha intitolato l’anello ciclabile che si snoda alle spalle del cimitero.

Il torneo dovrebbe concludersi il 19 giugno prossimo. I proventi saranno consegnati al padre di Fabio, Gino, che li devolverà in beneficenza.       

MM

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TESTIMONE Orazio e Liliana Tramacere, i due fi gli della tabacchina di Tuglie Michela Paglialonga (sotto) premiati da Ivano Gioffreda (a destra nella foto) con una targa in ricordo della loro madre, tra le protagoniste delle lotte contadine nel Salento

Sannicola. Una lezione di forza morale e di dignità del lavoro delle donne, e delle braccianti in particolare, è venuta dal ricordo di Michela Paglialonga. La tabacchina di Tuglie, scomparsa un anno fa, è stata tra le protagoniste delle lotte contadine per il raggiungimento dei diritti civili e di un’equa retribuzione.

Di lei e del suo impego si è parlato nel recente convegno dal titolo “Primo maggio di donne in lotta in ricordo di Michela Paglialonga”, organizzato a Sannicola presso il centro culturale di via Oberdan. Ad organizzare l’appuntamento, con la presentazione del film – documentario “Le tabacchine” realizzato dall’Università degli studi di Lecce, è stato  Ivano Gioffreda, da sempre impegnato per il riconoscimento dei diritti di quanti lavorano nel settore agricolo.

«La festa dei lavoratori  diventa una giornata di lutto nel ricordo di quanti, dall’inizio dell’anno, si sono suicidati per la perdita del lavoro e con questa iniziativa – ha affermato Gioffreda – vogliamo stimolare la gente ad evitare la rassegnazione. Precarietà e ricatto non sono scoperte del presente, ma sono esistite anche nel passato e le tabacchine sono state l’esempio di forza e di lotta per i propri diritti e la propria dignità».

Durante il convegno, svoltosi a Sannicola anche perchè qui vive Liliana Tramacere, la figlia di Michela, è stato presentato anche il libro “Le tabacchine di Tiggiano” dell’economista  Giovanni De Francesco il quale si è soffermato sulla genesi dei troppi suicidi che stanno caratterizzando questo periodo di crisi economica. «La precarietà e il ricatto non sono scoperte del presente perché sono esistite anche nel passato e le tabacchine sono state un esempio di forza e di lotta», ha affermato lo studioso.

Commovente l’intervento dell’attore di Tuglie Antonio Calò, che insieme a Laura Imperiale ha letto alcune pagine dedicate  alle trenta  persone suicidatesi negli ultimi due mesi. Un altro tugliese, Rocco De Santis, ha, inoltre, ricordato l’episodio che ha avuto per protagonista la stessa Paglialonga nel filmato realizzato dall’Università del Salento assieme a Orazio Tramacere, figlio della “tabacchina”. Ai due figli della lavoratrice di Tuglie è stata poi consegnata una targa a ricordo dell’impegno della loro madre.                               

MCT

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Taurisano. Ci sono persone che lasciano il segno nella comunità e, anche se muoiono, rimangono nei ricordi dei concittadini che hanno avuto l’onore di conoscerle e di apprezzarne le doti umane e professionali.

Una di queste, per Taurisano, è Rosaria Orlando, (foto) «la» maestra per antonomasia, insegnante di tante generazioni di bambini e guida esperta di molte giovani professioniste della scuola. Rosaria è deceduta nella sua casa di corso Giulio Cesare Vanini, all’età di 80 anni.

Solo poche settimane fa, in occasione della festa delle donne, su «Piazzasalento» avevamo raccontato la sua storia. Rosaria Orlando, la più anziana tra le insegnanti di scuola materna della città, negli anni Settanta diede vita al primo asilo a gestione privata di Taurisano e, probabilmente, di tutta la provincia.

Con la sua tenacia riuscì a portare avanti il suo progetto ed a farsi conoscere per le sue capacità professionali. Dopo aver studiato ad Arona e a Roma, portò nel suo paese il metodo di insegnamento ispirato a Maria Montessori, che è stato il filo conduttore di tutta la sua attività.

«Era una persona allegra, socievole e sempre ottimista – afferma con commozione Sonia Santoro, pronipote di Rosaria – amava stare con la gente per parlare di tutto. Era colta e sempre con la parola pronta». Da Sonia scopriamo anche che «zia Rosaria», come era da tutti conosciuta – era una fervente cattolica. «Andava a Messa ogni giorno e portava la sua testimonianza di fede ovunque si trovasse, trasmettendo a tutti coloro che incontrava l’amore per Cristo».               

PT

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Alezio. È scomparso di recente ad Alezio Antonio Bidetti (foto), veterano  dell’associazione motociclistica “Alixias”.

Era stato uno dei primi ad iscriversi al sodalizio ed in ogni raduno riusciva a conquistare  il titolo di “partecipante più anziano”. La sua scomparsa ha lasciato l’amaro in bocca a tutti i soci della “Motociclistica Alixias”. In molti ricordano l’aneddoto del “36”, ossia il numero identificativo che Antonio esigeva venisse dato alla sua Vespa e che, tra l’altro, rimandava al suo anno di nascita, il 1936.

«È doveroso ricordare il nostro Antonio, socio esemplare e maestro di vita. La sua presenza ai raduni – ricorda, con voce commossa, il vice presidente Luigi Magagnino – veniva confermata di anno in anno, come se per lui fosse un evento imprescindibile, al di là di ogni circostanza». Proprio in suo ricordo il raduno che si terrà il prossimo 12 agosto non assegnerà ad alcun partecipante il mitico numero 36. «Vogliamo omaggiare in questo modo la figura di Antonio del quale resterà in noi un vivissimo ricordo che non mancheremo di ravvivare in  ogni occasione» afferma ancora Magagnino.

«Il mio vespone non lo venderò mai, lui morirà con me» affermò Bidetti, durante la sfilata “Vespe e Lambrette” dello scorso agosto, a chi gli  proponeva di vendere la sua “cara” vespa.

Un pensiero commosso al veterano della motocicletta giunge da tutti i soci della “Alixias” ed in particolar modo dal presidente Giacomo Achille e dai soci Massimo Gianfreda, Massimo Caricato, Simone Marra, Antonio Magagnino,  Antonio Gorgoni e Sandro Magagnino.        

NP

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Alessandro Manzo

Taviano. Il carabiniere Alessandro Manzo di Taviano, in servizio presso il comando compagnia di Cento (Ferrara), aveva 22 anni quando, la sera del 27 gennaio 2009, morì a San Giovanni in Persiceto (Bo) in un tragico incidente stradale.

Fu un dolore grandissimo, soprattutto per la sua famiglia: accettare una morte, improvvisa e violenta a quell’età, fu e lo è tuttora, una pena troppo grande. Alessandro Manzo, che alla compagnia di Cento era alla sua prima esperienza sul campo dopo il periodo di formazione, anche se  giovane, durante i quasi due anni di servizio, aveva dimostrato doti umane e professionali di altissimo livello.

Adesso, a tre anni di distanza, i carabinieri di Cento hanno deciso di intitolare alla sua memoria la sala convegno. Nel  corso della cerimonia, dopo la scopertura della targa posta all’ingresso della sala, il generale di brigata, Vittorio Tomasone, comandante della legione CC Emilia Romagna, ha posto l’accento sul legame intenso instauratosi tra i carabinieri e i familiari di Alessandro.

Anche il colonnello Antonio Lobianco, comandante provinciale dell’arma, ha sottolineato le peculiari qualità militari e caratteriali e la naturale disponibilità nei rapporti umani verso i colleghi e i superiori del giovane. I genitori del carabiniere Manzo, Giorgio e Liliana, e il fratello, Simone, ufficiale presso l’Accademia militare di Modena hanno assistito con grande commozione e legittima soddisfazione alla cerimonia che ha fatto registrare il suo momento di massima intensità quando la signora Liliana ha preso la parola per esprimere i suoi sentimenti di gratitudine e di immensa gioia per l’iniziativa assunta dall’Arma.

Il sindaco di Taviano, Carlo Portaccio,oltre ad un bellissimo omaggio floreale, ha inteso esprimere, a nome della città, il compiacimento per l’iniziativa quale segno di vicinanza ed affetto alla famiglia del carabiniere.                             

RP

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Taviano. Scompare a 74 anni. Osvaldo Giannì, già ordinario di latino e greco al liceo classico di Casarano, una vita dedicata alla scuola e ai suoi allievi.

Era andato in pensione da qualche anno e si era dedicato, anima e corpo, all’analisi dell’autore letterario in dialetto salentino più rappresentativo di Taviano, quell’Orazio Testarotta (Oronzo Miggiano) che tanto ha fatto parlare di sé durante tutto il Novecento, per la satira con cui sapeva farcire i suoi versi.

Il primo libro fu pubblicato nel 1996 con “Le opere di Orazio Testarotta –testi editi e inediti” Congedo editore. È un volume di spessore che conferma il forte senso morale e civile del suo attaccamento ai fatti accaduti nel paese. Osvaldo Giannì ha la grazia e la bravura di fotografare e riproporre, dalla sua angolazione, tutto il sapere di Orazio Testarotta, uomo poco incline a essere “impacchettato ed etichettato” in quanto capace di sfuggire ad ogni regola.

Osvaldo Giannì era un profondo conoscitore del dialetto salentino, di questo amava parlare anche ai suoi allievi. «Il dialetto –sosteneva – ha una sua forte valenza comunicativa, rappresenta la vera espressione popolaresca che si può gustare nella quotidianità, stando in piazza o al mercato e con tutta quell’ironia e arguzia che diventano il mezzo intelligente per sdrammatizzare i momenti più difficili».

E di momenti difficili ne ha avuti tanto nella sua vita, sempre, però venendone a capo e continuando a vivere credendo nei suoi valori e in quello che aveva fatto di buono nella sua esistenza. Pubblicò l’altro libro nel 2004: “A sporta picciulara” Testi dialettali tavianesi in versi e in prosa dell’ultimo Novecento” Grafema ed, di cui Piazzasalento ha parlato in “Simu Salentini” nel n.24 dello scorso anno .

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La scomparsa di Aldo Bello (a destra nella foto) ha suscitato unanime cordoglio in quanti hanno condiviso con lui esperienze di lavoro e amicizia

Matino. Si sono svolti a Matino i funerali del giornalista e scrittore Aldo Bello, morto nella notte tra il 26 e il 27 dicembre scorso a Roma, dove lavorava e risiedeva con la sua famiglia. Due giorni dopo la salma è arrivata a Matino e la chiesa della Santa Famiglia ha ospitato la sua ultima visita in un paese che aveva adottato e che gli aveva dato la “cittadinanza onoraria”.

Originario di Galatina, dov’era nato 74 anni fa, a Matino lo aveva portato l’amore e la famiglia. L’ultima apparizione pubblica matinese risale solo a poco fa. Era il 5 agosto, si celebrava la Festa dell’Emigrante con una serata dedicata a “Emigrazione di ieri e di oggi”. Anche lui era stato un emigrante, aveva imparato ad esserlo all’età di 18 anni, scelta obbligata, figlia della sua passione per il giornalismo, che lo aveva portato a Roma a muovere i primi passi di una carriera che sarebbe stata lunga e brillante.

Aveva ancora a cuore la questione dell’emigrazione e i cambiamenti che negli anni si sono susseguiti in questo ambito. Con la sua proverbiale sintesi disse: «Ancora oggi ogni anno dal sud emigrano 80.000 tra laureati e diplomati, prima chilometri di fibre muscolari, adesso quintali di materia grigia». «Tu sei stato un uomo illustre – ha detto don Maurizio Pasanisi durante la funzione funebre – perché sei stato un uomo di fede, un uomo di speranza, un uomo di carità, che ha saputo cogliere negli eventi della storia, il soffio di Dio».

«Date dieci righe in cronaca, senza commenti. Così avrebbe detto. I commenti non servono mai e meno che mai davanti alla morte. Aldo Bello era un giornalista puro»: così lo ricorda sul “Quotidiano” Antonio Errico, scrittore, dirigente scolastico di Sannicola. «Uno di quelli per i quali l’unica cosa che conta sono i fatti, perché i fatti servono a comprendere la storia e gli uomini che si agitano dentro di essa», ha proseguito, da amico dello scomparso e collaboratore  (“me lo impose”) di “Sud Puglia”, poi “Apulia”, la prestigiosa rivista della Banca popolare pugliese di Matino. Errico sottolinea il meridionalista che è stato Bello, le sue analisi storiche e politiche “lucidissime e sferzanti a volte, saggi che spesso parlavano del Sud e al Sud”. «Perchè questo Sud – prosegue il ricordo dello scrittore – questo Sud del Sud Aldo Bello ce l’aveva nelle profondità dell’anima e del pensiero».

Sono stati in tanti a voler raccontare del giornalista e saggista scomparso, del suo Salento fatto di Galatina e Matino dove ormai si ritrovava (la moglie è di Matino) quando non era a Roma.  Televideo Rai, di cui fu il primo direttore, ha emesso questa nota: «Si è spento a Roma Aldo Bello. Era nato a Galatina. Aveva 74 anni. Scrittore raffinato, uomo di cultura, elegante e di grande umanità, da giornalista è stato inviato e caporedattore dei Servizi speciali dei Gr1 Rai ed ha diretto dal ‘91 la testata di Televideo. Tra i suoi libri, “L’idea armata” su terrorismo e Br, “Passo d’Oriente” e “L’Imam”. Ha collaborato ad “Amore con te”, collana coordinata da Sergio Zavoli, con interviste a noti pugliesi».

Nel Salento, oltre ad Antonio Errico, ha pubblicato una testimonianza anche Salvatore Colazzo, animatore culturale e scrittore: «Lo avevo conosciuto grazie ad Antonio Verri (intellettuale salentino e poeta, scomparso ancora giovane) del quale era amico ed estimatore.  Aveva serbato un intenso legame con la sua terra alla quale tornava ogni qualvolta gli si presentasse l’occasione. L’ultima volta che l’ho visto – prosegue Colazzo – è stato a Giuggianello nell’agosto 2009 in occasione del Premio Monolite d’argento: l’organizzazione volle che fossi io a consegnarglielo scrivendo anche la motivazione». Sul sito Galatina.it si ricorda anche i primi passi da giornalista di Bello fatti con la “Tribuna del Salento” diretta da Antonio Maglio di Alezio e del suo sodalizio con Ennio Bonea (erano entrambi del Pli partito liberale). Ha scritto “Il  Laboratorio” di Parabita: «Grande giornalista e scrittore, promotore di cultura e intellettuale di valore, meridionalista imparziale, ha onorato il Salento in Europa».

Col “Laboratorio” di Aldo D’Antico aveva pubblicato “Passo d’Oriente” rinunciando ad offerte di editori nazionali.

Maria A. Quintana

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Casarano. Si è spento a Faenza, lo scorso 4 gennaio, il professore Fabrizio Cenni (foto), ex primario e fondatore del reparto di ortopedia e traumatologia del «Francesco Ferrari».

Il ricordo che il medico ha lasciato in ospedale ed in città è vivo e carico di gratitudine e di stima.

Basti pensare alla proposta, lanciata dal segretario provinciale della Cisal sanità, Giovanni D’Ambra, di intitolare al professor Fabrizio Cenni il reparto di ortopedia del «Ferrari» e una strada o una piazza della città.

L’obiettivo è di conservare nel tempo la memoria della figura e dell’operato dell’ortopedico. Con questo preciso intento, D’Ambra si è fatto «umile portatore di un sentimento comune e sincero dell’intera cittadinanza di Casarano».

«L’uomo ed il professionista che è stato capace per oltre 40 anni di alleviare le sofferenze di migliaia di persone di ogni età e ceto sociale – commenta D’Ambra – ha anche contribuito a far conoscere la città di Casarano ben oltre i confini geografici della provincia di Lecce e della regione Puglia. È stato, e rimarrà per sempre, un tassello della storia di Casarano e dell’ospedale “Francesco Ferrari”».

A piangere la scomparsa dell’«indimenticabile primario» sono stati anche il personale dell’unità operativa di ortopedia e traumatologia e la direzione ospedaliera del «Ferrari». I suoi stessi familiari, la moglie Maria Teresa Cova e le figlie Daniela, Vittoria, Roberta e Alessandra, nel dare il triste annuncio della scomparsa del noto medico, avevano descritto l’ex primario come «l’uomo che volle vivere e dedicare la sua professione a Casarano».

Particolarmente toccante il ricordo tributato dagli infermieri di sala operatoria.

«Noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscere il professor Cenni, le sue qualità, la sua forza, la sua gioia di vivere, proprio per la riconoscenza e il rispetto che gli dobbiamo, cercheremo – commentano gli infermieri – di fare un modello del suo incancellabile ricordo».

Chi conosceva molto bene Cenni, con il quale aveva preparato la tesi di specializzazione in ortopedia, andandolo a trovare, dopo cena, nella sua abitazione, è Antonio Aloisi, primario di ortopedia a Galatina.

Musicista, polistrumentista e poliglotta (parlava correntemente inglese, tedesco, francese e greco), Cenni fu soprattutto un «maestro» per generazioni di giovani medici. Uno di questi è proprio Aloisi.

«Ha amato Casarano e il Salento – rammenta Aloisi – dove ha trascorso la gran parte della sua vita, formando tanti di noi, insegnando soprattutto l’arte dell’ortopedia e della traumatologia, ma anche e soprattutto il modo per onorare la professione difendendo i principi e valori che sono indispensabili per l’uomo e poi per l’ortopedico».

Alberto Nutricati

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Leonardo Gabellone

Tuglie. Gentile, onesto ed un gran lavoratore. Con queste parole l’intera comunità di Tuglie ama ricordare il dottor Leonardo Gabellone, lo “storico” farmacista che ha esercitato la sua professione, con amore e dedizione, per oltre quarant’anni, in via Plebiscito.

Si è spento nella sua casa a Tuglie, nel centro del paese, lunedì nove gennaio circondato dall’affetto della moglie, la signora Elsa, e dei figli Antonio, presidente della Provincia di Lecce, Giovanni e Maria Rosaria. Un’intera comunità, quella tugliese, che si è unita per rendere l’ultimo onore al farmacista “semplice e disponibile” con tutti.

Per questo, un fiume di gente ha preso parte ai funerali che si sono svolti nella Chiesa matrice di Tuglie e che hanno visto la partecipazione di tantissima gente comune ed anche di tanti politici, amministratori e dirigenti provinciali che hanno voluto manifestare la loro sincera vicinanza in questo giorno di dolore, al presidente Antonio Gabellone.

Nato a Sannicola il 14 novembre del 1925, il dottor Leonardo Gabellone si è impegnato rigorosamente, sin da giovane, nello studio. Il suo obiettivo prefissato era quello di diventare un farmacista. Dopo la laurea, iniziano le prime soddisfazioni personali. Infatti, comincia a lavorare come dipendente in una farmacia del suo paese. Dopo alcuni mesi, però, decide di trasferirsi in Molise, precisamente in provincia di Campobasso, per lavorare in una nuova farmacia.

Le soddisfazioni crescevano sempre di più così come le nuove offerte lavorative con la proposta di incarichi allettanti. Nonostante ciò, il giovane dottore  decide definitivamente di ritornare a Tuglie, il paese d’origine della madre e della nonna. Da quel giorno e, per oltre quarant’anni, è stato il farmacista di tutti i tugliesi impegnato con costanza non solo nella sua attività lavorativa, ma anche nel sociale del proprio paese.

La moglie Elsa ed i figli Antonio, Giovanni e Maria Rosaria lo ricordano come un uomo semplice, cordiale ed onesto, amante della sua famiglia e del suo lavoro, pilastri fondamentali della sua vita. Questo è anche il ricordo di tutti i tugliesi che, dal nove gennaio, hanno perso una delle figure più carismatiche dell’intera comunità cittadina.

Giampiero Pisanello

Voce al Direttore

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...