Home Tags Posts tagged with "In Evidenza"

In Evidenza

GALLIPOLI. “Ogni città deve sapere quali sono i flussi turistici che la interessano ed attrezzarsi di conseguenza: ecco i dati ufficiali di Gallipoli”: è stata questa la chiave e il regalo di questa mattina agli operatori turistici (balneari, alberghieri, B&6, campeggi, case vacanza, intrattenimento, promotori culturali) riuniti in Comune con l’assessore regionale al Turismo, Loredana Capone. E i numeri presentati da lei al Sindaco Minerva ed all’assessore comunale Piccinno rafforzano quella che fino a qualche anno fa era una speranza e sta diventando una solida realtà, peraltro in crescita costante. “Sono i turisti stranieri ad aver colmato il calo di turisti italiani durante questi anni di crisi”, fanno notare dall’agenzia regionale “Puglia Promozione”. E il pensiero degli imprenditori ed amministratori gallipolini va subito a corso Roma ancora folto di ospiti d’Oltralpe. Sono svizzeri, tedeschi e francesi ad animare il mercato che, in quattro anni, ha portato Gallipoli da 89.702 arrivi e 450.288 presenze a 113.719 arrivi e 504.651 presenze. Sono ovviamente dati ufficiali ed altrettanto ovviamente c’è chi ha rilevato che la produzione dei rifiuti è stata uguale a 2 milioni di presenze. Siamo ai turisti fantasma, in nero e senza volto, ma questo è un altro discorso.

Tornando alla “realtà”, dal 2013 al 2016 gli arrivi sono aumentati del 26% e le presenze del 12. Detto che la provenienza straniera è in crescita anno dopo anno, nei particolari questo il quadro a tutto il 2016 relativo a Gallipoli: la scelgono più di 18 elvetici su cento, come i tedeschi al secondo posto (18,43% arrivi di cittadini svizzeri, 18,11 tedeschi). Al terzo posto i francesi con un 15,08. Il quarto posto lo si trova  distanziato di quasi otto punti, sempre in tema di arrivi: sono gli inglesi attestati al 7, 62. Il divario tra i provenienti dalla Gran Bretagna e i successivi in graduatoria (Belgio 6,64; Paesi Bassi 5,30) viene spiegato con la presenza di collegamenti aerei diretti con la Puglia. Tra il 3 e il 2% ci sono nell’ordine gli statunitensi, gli austriaci, gli svedesi gli spagnoli, i principali competitori dell’Italia in tema di turismo balneare (che detiene comunque la fetta più grossa del movimento gallipolino) e di altro (cultura, cucina…). Da questi Paesi parte l’80% del turismo estero che interessa la città. “Il livello attuale di belgi e inglesi – è stato rimarcato durante i lavori di programmazione della stagione 2018 di questa mattina in Comune – è potenzialmente molto interessante se servito con linee aeree dirette, perché sono utenti che preferiscono paesaggi, parchi, cicloturismo e gastronomia, tutti ingredienti che da queste parti sono presenti”. Ultimo dato, sempre in base a rilevazioni ufficiali, sulle scelte delle strutture in cui soggiornare: sono stati nel 2016 alberghi da tre e quattro stelle e i campeggi a quattro stelle. Case vacanza e B&b seguono. Da sottolineare infine che se i primi tre Paesi di origine dei villeggianti sono attratti dal mare (e non solo), la gran parte degli altri preferisce altri mesi che non siano quelli estivi.

NARDÒ. Da un caso proibitivo ad una possibile soluzione: l’annullamento dei festeggiamenti civili in occasione della festa di San Gerardo Maiella a causa delle troppo onerose misure di prevenzione per la sicurezza e anti terrorismo, sembra aver dato la spinta necessaria a cercare di trovare una soluzione alla portata delle ricorrenze religiose e civili legate alle tradizioni ed alle identità popolari.

Quanto “pesa” la circolare Gabrielli. La mole di novità introdotta dalla “circolare Gabrielli” del giugno scorso rischia infatti di strozzare sul nascere le feste più piccole, sul cui bilancio non è materialmente possibile caricare anche quei 1.500-2.000 euro per vigilanza, verifiche, autorizzazioni, piani di sicurezza e altro (si pensi alle barriere anti intrusione di automezzi anche pesanti). Il “non abbiamo i soldi necessari” riecheggiato dalla parrocchia guidata da don Luigi Filieri, d’accordo col Comitato festa e il Consiglio pastorale parrocchiale, sembra aver raggiunto l’obiettivo, profeticamente adombrato dal parroco quando aveva detto il 6 ottobre scorso: “Certo, non sono contento del fatto che quest’anno non ci saranno i cosiddetti festeggiamenti civili in occasione della memoria liturgica di San Gerardo, ma sono consapevole che anche questa battuta d’arresto può rappresentare un’opportunità”.

Dalla battuta d’arresto per S. Gerardo Maiella ad una via d’uscita. L’opportunità appunto viene offerta adesso – per questa festa ma si suppone anche per le altre numerose feste parrocchiali e naturalmente per le cinque maggiori per tradizione – da un accordo stretto tra gli amministratori di Gallipoli, Nardò, Galatina e Leverano, in base al quale costi tecnici e strutture di salvaguardia dell’incolumità delle persone saranno condivise ed utilizzabili all’occorrenza in ciascuno dei quattro centri. “Esclusivamente – si sottolinea in una nota del Comune di Nardò che ne dà notizia – per eventi legati ai riti legati e al sentimento religioso”.  Il Sindaco Giuseppe Mellone ha informato della novità il vescovo della diocesi Nardò-Gallipoli. Cambia qualcosa per i festeggiamenti per S. Gerardo Maiella del 14 e 15 prossimi? Si andrà oltre i fuochi d’artificio che il parroco aveva comunque garantito, oltre ai riti molto seguiti dai fedeli? “In attesa che nei prossimi giorni questo accordo tra Nardò, Gallipoli, Galatina e Leverano venga formalizzato, l’”Amministrazione comunale neretina – si legge nella citata nota – ha dato piena disponibilità ad accollarsi “. Inoltre, Palazzo Personé offre l’apporto gratuito di un tecnico, l’ingegnere Gianluigi Barone, per la predisposizione del piano di sicurezza”.

Dal Comune, soldi, tecnico e una tirata d’orecchie. Dalla parrocchia di don Luigi Filieri, al momento, non ci sono prese di posizione né decisioni (ribadite o nuove). Si sa solo che si stanno valutando i nuovi scenari e soprattutto i tempi residui prima della data dell’evento. Quest’ultimo fattore potrebbe far propendere per il mantenimento della decisione già presa. Intanto però arriva alla guida della parrocchia una tiratina di orecchie. È il commento del Sindaco Mellone a chiusura del comunicato del Comune: “Ho anche rammentato al parroco di San Gerardo che sarebbe stato utile essere informati per tempo di queste difficoltà e dei rischi che correva la festa, piuttosto che essere avvisati semplicemente giovedì scorso che la stessa era stata ormai cancellata. Come ho detto a Sua Eccellenza, ci sono le condizioni per salvarla e spero che Don Luigi faccia di tutto nei pochissimi giorni a disposizione. Avessimo saputo prima, avremmo risolto tempestivamente”.

Il comitato di S. Gregorio: “Il Comune ci riunisca”. L’unità d’intenti dei quattro grossi Comuni, che attende peròdi essere messa nera su bianco, ha ovviamente sollecitato l’interesse dei numerosissimi comitati festa della città, un po’ per l’apertura manifestata verso le celebrazioni per San Gerardo, un po’ per i possibili risparmi comunque legati alla predisposizione di piani di sicurezza e tutto il resto, fino ai palchi con delle precise caratteristiche. “Credo che l’Amministrazione comunale – afferma Cosimo Caputo, presidente del comitato della maggiore festa, San Gregorio Armeno – dovrebbe fare il punto della situazione con i parroci e i rappresentanti di tutti i comitati per trovare le possibili soluzioni e far avere a ciascuno un quadro chiaro delle incombenze e delle eventuali agevolazioni”.

CASARANO. Si parlerà del Sistema sanitario pugliese, e dunque anche dell’ospedale “Ferrari” di Casarano, nell’incontro di lunedì 16 ottobre presso la Federazione regionale di Sinistra italiana a Bari. Ne da notizia Mino Borraccino, presidente della commissione Affari generali della Regione, commentando l’occupazione avvenuta questa mattina presso il reparto di Chirurgia pediatrica per impedire  il trasferimento degli arredi al “Vito Fazzi” di Lecce. «Siamo solidali con i cittadini di Casarano e con il comitato pro ospedale che in queste ore hanno occupato il “Ferrari”. Riteniamo profondamente giuste le ragioni che hanno portato a questo gesto esasperato», afferma il consigliere regionale tarantino, da sempre vicino alle rivendicazioni dell’ospedale di Casarano così come delle altre strutture declassate dal Piano di riordino voluto dalla Regione Puglia. Anche da Borraccino, così come dal comitato Pro Ferrari, giunge l’invito a “riaprire il tavolo di discussione con le comunità pugliesi, con le associazioni, e rivedere quanto prima la programmazione degli ospedali sul territorio”. All’incontro programmato in via Abbrescia 13 nel capoluogo saranno presenti sindacati, ordini professionali e comitati di lotta per la difesa degli ospedali insieme all’ex assessore regionale alla Sanità Tommaso Fiore.

Su quanto avvenuto in mattinata a Casarano interviene anche Ignazio Zullo, presidente del gruppo regionale di Direzione Italia, il quale evidenzia come il presidente Emiliano voglia la “partecipazione” dei cittadini su temi come la Tap e la “ignori” per il riordino ospedaliero, in questo caso “senza neppure aspettare il 20 febbraio quando il Tar si esprimerà nel merito del ricorso presentato dal sindaco di Casarano contro il declassamento”.

Intanto la direzione sanitaria del “Ferrari” ha provveduto a verbalizzare quanto accaduto stamattina nel reparto di Chirurgia pediatrica evidenziando che il prelievo degli arredi da una stanza del reparto non è potuto avvenire per l’occupazione da parte del sindaco Gianni Stefàno, di alcuni consigliere e assessori comunali e del presidente del comitato Pro Ferrari Claudio Casciaro. «La direzione medica, nella persona della dott.sa Gabriella Cretì, su ordine del direttore sanitario dott. Antonio Sanguedolce, ha richiesto l’intervento dei carabinieri della Stazione di Casarano. È intervenuto il comandante Amgelo Carbone il quale ha provveduto ad identificare gli otto occupanti” è scritto nel verbale.

 

Un treno delle Ferrovie Sud – Est

GALLIPOLI. La sicurezza prima di tutto: questo l’obiettivo che dovrà essere raggiunto dalle Ferrovie del Sud Est nel giro di due anni, il tempo necessario per realizzare la convenzione che due giorni fa il ministro Graziano Delrio ha firmato con sette Regioni tra cui la Puglia. Si tratta di adeguare in termini di sicurezza  le linee regionali alla rete nazionale. Alle sette Regioni sono stati assegnati complessivamente 237 milioni, di cui la fetta più consistente è toccata alla Puglia con 115, 2 milioni. “I progetti più grossi – ha evidenziato il presidente Emiliano – sono legati essenzialmente alla messa in sicurezza di tutta la rete regionale che ancora non ha l’Scmt, il sistema marcia-treno che blocca il treno in caso di presenza contemporanea di altro treno sulla stessa linea, e a quella infinità di passaggi a livello e altri punti di crisi che possono rendere minore la sicurezza”. La convenzione riguarda la  ferrovia Bari Nord, le ferrovie del Gargano e del Sud Est. In particolare per queste ultime ci sarà anche l’automazione di 26 passaggi a livello. Tutti gli interventi saranno sottoposti alla valutazione “prima e dopo” da parte dell’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria. Per la Puglia e le reti locali la questione della sicurezza, secondo Emiliano, è diventato un obbligo dopo il terribile incidente del luglio 2016 sulla linea Andria-Corato,  che costò 23 vittime, e l’incidente, per fortuna senza gravi conseguenze, sulla Galugnano-San Donato. Dopo gli interventi strutturali previsti potrà essere modificato il limite dei 50 orari che fa dei treni della Fse dei veri e propri treni lumaca.

Intanto pare che le linee Maglie-Otranto e Gallipoli-Casarano, pur non essendo sfruttate al massimo,  non saranno soppresse e sostituite da pullman, come  aveva fatto pensare la sospensione poco motivata e per ben due mesi nell’ultima stagione estiva.

Daniele Battistini

PORTO SELVAGGIO (NARDÒ). È stato ritrovato senza vita il 26enne Daniele Battistini scomparso da Nardò la scorsa domenica. In località “Punta della Lea”, nei pressi di Porto Selvaggio, questo pomeriggio c’è stata la terribile conferma che il ragazzo non fosse uscito di casa per fare una semplice passeggiata, timori peraltro sempre più pesanti col passare dei giorni. Le ricerche di carabinieri e della Protezione civile si sono da subito incentrate su Porto Selvaggio perché qui portavano gli ultimi contatti delle cellule telefoniche agganciate dal telefonino di Daniele. Il corpo dello studente di Scienze infermieristiche (a Lecce) è stato trovato con delle ferite da coltello e, al momento, gli inquirenti sono al lavoro per stabilire le modalità del decesso. Fondamentale sarà la perizia medico legale. Proprio oggi il fratello Andrea aveva lanciato un altro drammatico appello: “Lascia perdere qualsiasi problema, torna da noi. Fallo per mamma e papà che stanno morendo di dolore”.

NARDÒ. Saranno celebrati oggi pomeriggio alle 16.30 presso la parrocchia “San Francesco d’Assisi” i funerali di Daniele Battistini, lo studente neretino 26enne ritrovato cadavere il 5 ottobre scorso nella pineta di Portoselvaggio. In queste ore la salma, che si trova presso la camera mortuaria dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, verrà traslata presso la parrocchia neretina di largo Cappuccini, non lontano dall’abitazione del ragazzo. Ieri pomeriggio il medico legale Roberto Vaglio ha effettuato l’autopsia sul corpo di Battistini stabilendo che il decesso sarebbe avvenuto per emorragia toracica causata da un’unica coltellata. Si farebbe strada dunque l’ipotesi del suicidio, seppur compiutosi in una modalità giudicata rarissima. In attesa però di ulteriori accertamenti il sostituto procuratore Maria Vallefuoco ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per presunta “istigazione al suicidio”. Esclusa da subito l’ipotesi della rapina finita in tragedia: lo zaino del ragazzo è stato ritrovato non lontano dal suo corpo, telefonino compreso, ed è stato naturalmente sequestrato per risalire a eventuali contatti avuti da Battistini nelle drammatiche ore della sua scomparsa avvenuta domenica primo ottobre. La città è intanto sgomenta per l’accaduto e continua a interrogarsi sulle cause che hanno portato alla morte del ragazzo stringendosi attorno a papà Elio, mamma Anna e Andrea, fratello maggiore della vittima.

CASARANO. Ospedali e Piano di riordino: il Tar di Bari rinvia la decisione a febbraio. La lunga attesa per l’esito dell’udienza dello scorso 3 ottobre sul ricorso presentato dal Comune di Casarano non ha risolto il rebus sugli ospedali. La seconda sezione del Tar di Bari (presidente Giacinta Serlenga) ha respinto l’istanza cautelare chiesta dal Comune di Casarano fissando il merito del ricorso per l’udienza del 20 febbraio 2018. I giudici amministrativi hanno rilevato che nella bozza di accordo n. 7/2017, relativa alla modifica del regolamento regionale di riordino della rete ospedaliera, “è stata ipotizzata una diversa riorganizzazione dei presidi ospedalieri di Casarano e Gallipoli dando atto della praticabilità di una soluzione che non pregiudichi l’obiettivo del potenziamento dell’efficienza del sistema complessivo”.

L’ordinanza pubblicata quest’oggi non spegne, dunque, le speranze dell’ospedale di Casarano di conservare un ruolo di Primo livello, magari proprio insieme a Gallipoli. Richiamando la bozza d’accordo sottoscritta, sembra che il Tar voglia concedere alla politica altro tempo per trovare una soluzione “condivisa”. Il Tar, infatti, ha deciso di fissare una “sollecita discussione nel merito della controversia prima che la prevista ristrutturazione venga portata interamente a compimento”.

Nel ricorso in questione il Comune di Casarano è rappresentato dagli avvocati Giuseppe Lo Pinto e Fabio Cintioli mentre il comune di Gallipoli dall’avvocato Alessandra Musardo.

 

by -
0 4214

 

TAVIANO. La rete è la migliore difesa contro reati, violenze, crimini, sopraffazioni. Una rete fatta di istituzioni certo (Comuni in prima fila, veri avamposti di legalità, amministrazioni pubbliche superiori, forze dell’ordine, magistratura) ma anche di associazioni anti racket, contro gli usurai, cittadini per il rispetto delle regole e quindi degli altri. Quelle strisce di liquido infiammabile tutto intorno alle sagome delle due auto e fino al muricciolo di cinta che all’alba del 7 agosto scorso è diventato un unico terrificante rogo non sono state dimenticate né dagli involontari protagonisti – Francesco Pellegrino, avvocato e vicesindaco, la moglie e le loro tre figliolette che dormivano nella casa al mare, tra Torre Suda (Racale) e Marina di Mancaversa – né dalla gente di Taviano ed oltre. Tanto che in piazza del Popolo, a distanza di quasi due mesi, c’è tutto un paese, attento, silenzioso, consenziente al richiamo di un impegno civico unanime, ed anche alcuni Sindaci del comprensorio, da Melissano a Racale, da Alliste a Ruffano, Sannicola, Ugento, Gallipoli, Matino.

Aumentano i delitti-spia contro amministratori pubblici. Poiché il problema riguarda tutti potenzialmente: sono sempre più numerosi i casi di intimidazioni e atti vandalici contro amministratori pubblici. Il senatore Dario Stefano ha fornito le cifre dell’indagine fatta da una commissione parlamentare: negli anni 2013 e2014 se ne sono contati 80 al mese in tutta Italia; in gran parte hanno provocato le dimissioni delle vittime “per cui è molto importante sostenere Francesco perché non molli”.
Il Consiglio comunale aperto si è svolto davanti ad ospiti di prima grandezza: il Sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore, il Capo della Polizia Franco Gabrieli, l’assessore regionale Loredana Capone, il prefetto di Lecce Claudio Palomba, il presidente della Provincia Antonio Gabellone, il Sindaco baby Lorenzo Errico di 13 anni. Ha ringraziato tra gli altri anche Cataldo Motta, capo della Direzione distrettuale antimafia da poco in pensione, il Sindaco Giuseppe Tanisi ed ha citato l’ultima relazione antimafia presentata al Parlamento: la criminalità appare meno esuberante in questi territori ma è adesso multiforme, frammentata, complessa. Preoccupa la microcriminalità e l’apparato della sicurezza indebolito da carenze di organico, causa della diffidenza dei cittadini che non ottengono le risposte volute.

I reati comuni in calo a Taviano e la realtà percepita. A chi ha invocato presenze numericamente più adeguate, soprattutto nel periodo estivo (il presidente Gabellone, il presidente del Consiglio di Taviano Germano Santacroce, l’ex Sindaco Carlo Portaccio che ha ricordato un analogo attentato di due anni fa ai danni del consigliere Salvatore Rainò) ha replicato il Capo della Polizia con dati alla mano. Intanto ha smentito l’idea che lo Stato non si sia fatto vedere negli ultimi 15 anni, quelli in cui la Sacra corona unita ha subito colpi pesanti. Poi ha snocciolato elementi da cui si evincono che – in un quadro di calo degli organici a livello nazionale che però risaliranno dagli attuali 98mila a 106mila – in provincia di Lecce vi sarebbero 11,1% di finanzieri; + 1% di poliziotti e + 2,7 di carabinieri. Poi è passato all’andamento delle attività criminose nei primo otto mesi dell’anno rispetto a quello precedente: i reati da 266 sono passati a 255; i reati scoperti da 48 a 64; le rapine da 3 a 1; i furti da 159 a 116. “Non sono dati rassicuranti – ha detto il prefetto Gabrieli – ma non dicono di un territorio abbandonato. Anche se la percezione dei cittadini è di segno diametralmente opposto ai numeri”.

Il silenzio delle vittime, la grave remora. “E’ singolare cje nel territorio in cui aumentano i delitti-spia, calino nettamente le segnalazioni, le denunce – ha rimarcato Gabrieli – la non partecipazione dei cittadini va curata, la sicurezza non può essere qualcosa da attribuire ad altri (le forze di polizia, magistratura): una rete di soggetti è fondamentale in questi casi. Dalle infiltrazioni nell’economia e nelle istituzioni (ha citato Parabita e Casarano dove un anno fa fu preso l’impegno di creare un protocollo analogo a quello di Gallipoli) è partito il prefetto Palomba per arrivare anche lui a sollecitare la collaborazione dei cittadini: niente denunce per il racket, niente per l’usura, zero denunce da Taviano nonostante che non siano poche le notti in cui si levano bagliori sinistri da automezzi o immobili. Dal presidente del Consiglio tavianese a Palomba passando per altri intervenuti la linea è stata comune: “Noi ci siamo, le nostre porte sono aperte, siamo presenti, attenti e vigili”, ha rimarcato Santacroce. “Pure i giochi hanno le regole, dobbiamo rispettarle tutti quanti, la legalità è anche giustizia e il rispetto delle leggi è il rispetto degli altri. Non bisogna avere paura: la paura porta all’omertà”: questi alcuni pensieri di sprone del baby Sindaco, intervenuto col piglio dei grandi che dovrebbero essere più seri.

L’unità d’intenti dà coraggio e speranza. L’intimidazione è la forma più subdola di violenza; l’obiettivo non è il singolo ma l’intera comunità”: se questo è, per l’assessore regionale Capone “la risposta non può che essere corale, collettiva. Certo, “sarebbe bello che le mele marce venissero cacciate prima di entrare nelle istituzioni, nelle aziende sane”, ha auspicato Palomba, suscitando un applauso convinto. Se così non accade, “almeno indirizzateci”, trovando magari il coraggio che à lo stare insieme. Tra le recenti modifiche di leggi (il reato di voto di scambio si è allargato dai denari ai favori promessi o ottenuti; un decreto recente introduce la riqualificazione socioculturale in aree insicure), in molti sono tornati ad augurarsi azioni coordinate e corali, come il consigliere comunale Salvatore Trisolino (M5S), a lavorare sul versante educativo (“Indigniamoci anche per ciò che accade agli altri, coltiviamo la cultura della vergogna prima ancora delle condanne”, ha detto Francesco Lezzi, “Taviano insieme”), Don Francesco Marulli ha ribadito l’impegno diocesano per la giustizia e la legalità ed ha ricordato i due ingredienti citati da Papa Francesco: il coraggio di uscire da se stessi e la forza della speranza.

I segni di quella notte di agosto. L’impegno del sen. Stefàno e di altri organizzatori era alimentato non solo dal dover testimoniare una vicinanza indiscussa alla vittima dell’ultimo attentato, ma anche per stimolare reazioni e conferme. E Francesco Pellegrino ha recepito. Il vicesindaco ha per tratti ricordato quel drammatico, inspiegabile agli occhi atterriti di tre bambine; si è detto incredulo e sgomento ancora oggi, poi ha aggiunto: “La convinzione che non siamo soli, nessuno è solo, oggi è ancora più forte. Rivolgo il mio pensiero a tutte le vittime di simili atti vigliacchi, che minano la nostra vita. Ciò che ci accomuna, che ci unisce sarà sempre più forte di costoro”.

GALLIPOLI. Malgrado le prime piogge d’autunno, le fonti dell’Acquedotto pugliese restano al minimo e la società preannuncia la riduzione del servizio. Da giovedì 28 settembre verranno effettuate, quotidianamente, manovre di riduzione della pressione idrica su tutto il territorio servito, “garantendo, comunque, i livelli minimi previsti dalla Carta dei servizi”. I maggiori disagi potranno, dunque, aversi nei piani più alti degli stabili senza autoclave o con una insufficiente capacità di riserva.

Nelle sorgenti “storiche” di Caposele e Cassano Irpino la disponibilità d’acqua è ridotta del 34% rispetto alla media del periodo mentre gli invasi registrano un calo di 225 milioni di metri cubi. L’emergenza non ha colpito, finora, gli utenti finali solo perché Aqp è riuscita a recuperare 58 milioni di metri cubi d‘acqua, pari alla portata di una diga di medie dimensioni. Nei mesi scorsi la stessa Regione Puglia ha emesso un decreto per l’emergenza idrica, disponendo il divieto di utilizzare la risorsa per “usi impropri” e ad agosto è stata avviata una campagna di comunicazione finalizzata ad un uso “responsabile” coinvolgendo i Sindaci, molti dei quali hanno emanato ordinanze e misure specifiche sul contenimento dei consumi. «Le attuali, persistenti, condizioni metereologi che impongono una attenzione ancora maggiore e ulteriori misure di prevenzione che coinvolgono tutti: l’azienda, le istituzioni e i cittadini», fa sapere Aqp. Da ciò l’appello ai cittadini per dare il proprio contributo attraverso “piccoli gesti quotidiani”. Acquedotto Pugliese raccomanda di dotarsi di un impianto idrico interno adeguato ai propri fabbisogni, magari provvisto di autoclave o booster.

GALLIPOLI. Non è stato abolito il divieto di piantare alberi di ulivo al posto di quelli uccisi dalla Xylella fastidiosa, batterio da quarantena. La decisione n. 789 del 2015 resta in piedi, a conclusione della “due giorni” di lavori del Comitato fitosanitario europeo, che si tenuta il 21 e 22 settembre a Bruxelles.

Tutti d’accordo a Bruxelles ma non sui rimedi. La deludente notizia viene giustificata col fatto che “non è stato possibile mettere ai voti la proposta di modifica della decisione n. 789/2015 sulla Xylella fastidiosa, atto lungamente atteso e su cui la Regione Puglia da tempo si sta spendendo in ogni sede”, come si legge nella nota della Regione, nonostante che, nel corso della discussione tenutasi a Bruxelles, si sia registrato consenso pressoché unanime da parte di tutte le delegazioni sulle tre modifiche che sono di estremo rilievo per il nostro territorio: autorizzazione al reimpianto dell’ulivo, tutela degli alberi monumentali non infetti nei 100 metri da pianta infetta, liberalizzazione della movimentazione delle tre varietà di vite resistenti alla Xylella (Negroamaro, Primitivo, Cabernet Sauvignon). Le divisioni sono emerse sul “che fare”: l’assenza di soluzioni condivise ha bloccato ogni cosa, senza che si completasse l’analisi di tutti gli articoli del testo e senza quindi poterlo votare.

“Delusione grande, dopo tanto ritardo accumulato. “La delusione è grande – affermano il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e l’assessore Leo di Gioia – per una notizia che, ancora una volta, priva gli agricoltori e tutto il territorio salentino della possibilità di immaginare un futuro economicamente sostenibile e di restaurare il paesaggio agrario gravemente compromesso dalla Xylella. Questo stop si aggiunge al ritardo accumulato negli scorsi mesi, in cui avevamo già assistito a diversi rinvii pur in presenza di una bozza di decisione utile alla causa del territorio pugliese. Già prima dell’estate, infatti, avevamo denunciato questa situazione che – nei fatti – penalizza esclusivamente il territorio pugliese, poiché negli altri Stati membri il problema non ha questa vastità e portata, anzi in alcuni di essi è del tutto assente. Per questo, già in occasione del primo rinvio avevamo indirizzato al Ministero una nota per segnalare la necessità di giungere con urgenza al voto e di innescare, grazie all’eliminazione del divieto di impianto dell’ulivo in zona infetta, un meccanismo virtuoso di estirpazione delle piante e di riconversione colturale supportata dai finanziamenti del PSR Puglia misure 5.2 e 4.1, che avrebbe comportato anche una riduzione della pressione di inoculo cioè la riduzione del rischio di espansione della malattia”,

Due giorni di Comitato fitosanitario europeo “utili ma non sufficienti”. E’ ritenuto positivo ma non sufficiente dai governanti pugliesi, il fatto che “gli Stati membri abbiano raggiunto il consenso sulle modifiche di interesse per il territorio pugliese, ma ciò non basta: occorre arrivare all’adozione della decisione formale, per poter attuare in concreto queste previsioni”.

Lunedì Regione dal ministro per preparare nuove mosse. “Nel frattempo non staremo con le mani in mano e già da lunedì avvieremo un confronto col Ministero – assicurano Emiliano e Di Gioia – per iniziare a preparare gli atti nazionali che sono necessari per rendere operativo il diritto di impianto di ulivi in zona infetta, affinché esso possa divenire realtà appena la decisione europea entrerà in vigore. Chiederemo inoltre a Roma di far presente alla Commissione europea che qualora le divergenze di vedute tra gli stati membri sui punti contestati della decisione dovessero protrarsi, sarebbe saggio dividere il testo in due parti, portando così al voto in Ottobre gli articoli su cui vi è unanime consenso”.

CASARANO. Confermata anche dalla Corte d’Appello la condanna a 14 anni e 8 mesi di reclusione per Tommaso Montedoro. In attesa degli sviluppi giudiziari dell’operazione “Diarchia”, che lo scorso maggio portò all’arresto (insieme ad altri 13) del 41enne di Casarano (ritenuto al vertice del clan mafioso responsabile dell’esecuzione di Augustino Potenza e del tentato omicidio di Luigi Spennato), la conferma della pena arriva nell’ambito del processo di secondo grado per la precedente operazione “Tam Tam”. L’accusa confermata è quella di traffico di droga.  Lo stesso processo ha, invece, confermato l’assoluzione per Marco e Luigi Giannelli, di Parabita, per i quali la procura aveva invocato 8 mesi . Per i vari imputati nel processo per spaccio di droga ed estorsioni tra Taurisano, Acquarica del Capo, Ugento, Matino e Casarano, è venuta meno l’aggravante dell’associazione mafiosa. Le altre condanne sono per Gregorio Leo (di Vernole) a 5 anni, Rocco Trecchi (Taurisano) 8 anni, Antonio Parrotto (Casarano) 2 anni e 10 mesi,  Rosario Sabato (Taurisano)  3 mesi e 10 giorni, Stefano Ancora (Taurisano) 8 anni e 10 mesi, Adamo Causo (Ugento) 9 anni e 2 mesi, Daniele Manco (Taurisano) 7 anni, Carmelo Mauro (Taurisano) 7 anni e 4 mesi, Sabrina Morciano (Ugento)  1 anno e 8 mesi.

 

GALLIPOLI. “Si è agito molto sull’informazione, per far emergere il malessere sommerso; sulle strutture protette come le case rifugio; sulla legislazione resa più severa; poco lavoro è stato fatto sugli autori delle violenze, quasi abbandonati a se stessi. Attenzione: questo non è giustificazionismo ma volontà di capire la situazione andando oltre lo smarrimento e l’indignazione, formulando ipotesi e risposte”: inizia così l’intervista di “Piazzasalento” a Beatrice Sances, di Alezio, quasi 40 anni spesi tra Consultorio familiare del distretto di Gallipoli e corsi con i ragazzi delle Superiori su educazione delle emozioni, educazione sessuale ed altri temi relativi a quella delicatissima fase della vita che è l’adolescenza. Adolescenti come i due ragazzi di Specchia ed Alessano di cui oggi tutti parlano (e sparlano).

Più di qualcosa si è fatto sul versante delle donne; scarso il lavoro e quindi scarsi i risultati sul “se stesso” dell’uomo violento?

“Le aberrazioni mentali cui assistiamo sgomenti lo dicono; altri atteggiamenti meno eclatanti sembrano più accettabili ma devono preoccupare lo stesso. Il punto di partenza, la radice della questione è, a mio parere, che la donna ha fatto un percorso di emancipazione in cui l’uomo non sempre c’è stato, ha imparato, ha raggiunto un’altra armonia di coppia. Anzi, si è sentito sopraffatto, ridimensionato, senza potere ed allora – specie nelle fasce meno abbienti – ha fatto e fa ricorso alla violenza come uno strumento di affermazione del sé.  Noemi viveva forse una relazione di questo genere”.

Anche se con contrasti interiori molto evidenti, tra dichiarazioni assolute di amore e confidenze dolorose e prossime al distacco…

“Questa è la condizione di fondo degli adolescenti, la distanza tra ciò che si è appreso e quello che fai. La mancanza di coerenza che magari rimproverano agli adulti è un connotato tutto loro: riconosco il male, so che il comportamento più giusto è interrompere quel tipo di rapporto ma poi non lo faccio. È un comportamento in linea con la fase culturale attuale, in cui manca l’elemento della riflessione. Si brucia tutto in fretta, di corsa: ti mando uno stimolo, tu non reagisci come volevo e io mi sento uno scarto, tutto in un fiat. Da quello che vedo, quel 17enne si sentiva uno scartato e nessuno ci aveva messo le mani. Anche quando è uscito dalla caserma dei carabinieri ieri sera tardi, davanti alla folla provocatoriamente lui l’ha aizzata, sbeffeggiata: un’ulteriore tentativo di affermazione di sé, come un bullo: è l’unica piattaforma comunicativa che ha, la forza”.

Per cominciare ad uscire dall’impotente annichilimento e dalla rabbia inconsulta e semplicistica, e per recuperare quel “percorso” che tanti uomini non hanno fatto, da dove bisogna ripartire? Ha dei casi limite, nella sua lunga esperienza, da poter indicare come possibili modelli?

“Nessuna verità rivelata. Quello che cerco di fare col mio lavoro è esaltare la cultura della ‘fragilità’ tanto da farla diventare una risorsa in grado di farci diventare uomini e donne consapevoli di sé. Certamente ogni istituzione educante dovrebbe attrezzarsi per agevolare il percorso di questi nostri giovani avventurieri dell’identità. Poi cominciamo col farci domande prima di esprimere opinioni e giudizi. Perché, ad esempio, l’emozione prevalente nei giovanissimi è la rabbia? cosa manca in questa società in cui ‘tutto è permesso’? Io non ho la risposta ma cominciamo a cercarla e magari scopriremo cose insospettabili in cui anche noi adulti siamo compromessi. Il pensiero in questi momenti va ai tanti ragazzi e ragazze seguiti in questi anni, i cosiddetti ‘minori del Tribunale’, dai quali ho molto imparato, soprattutto che la rabbia è frutto della disperazione e dell’umiliazione”.

CASARANO. Si svolgeranno domani alle 17 a Soleto i funerali di Pierpaolo Serra, il 27enne di Soleto ritrovato senza vita, lo scorso martedì, nella sua abitazione di Perugia. La camera ardente verrà allestita presso la cattedrale dove il feretro del giovane sarà intorno alle 9. Questa mattina, a Perugia, si è svolta l’autopsia per risalire alle cause della morte improvvisa dell’universitario (ad un esame dalla laurea in Medicina) e per individuare eventuali responsabilità di terzi soggetti.

Sotto choc le due comunità salentine più direttamente coinvolte dal dramma, ovvero Soleto, dove il padre del giovane, il professor Elio Serra, noto psichiatra, è stato sindaco per dieci anni, e Casarano, dove la madre del ragazzo, la professoressa Maria Grazia Attanasi, è dirigente del Liceo Scientifico “Giulio Cesare Vanini”.

Per la scuola, queste, sono ore e giorni particolarmente difficili, visto che la notizia della tragedia è giunta proprio in avvio del nuovo anno scolastico. Giusto martedì mattina, la dirigente Attanasi aveva accolto in auditorium, con il suo solito entusiasmo, le “matricole” del “Vanini” in una mattinata di festa, consegnando una rosa ad ognuna delle ragazze presenti. Poche ore dopo la notizia che ha sconvolto per sempre l’esistenza di una famiglia e profondamente segnato l’intera comunità scolastica.

Il particolare momento vissuto dal liceo viene espresso nelle parole che i professori Claudia Costanino e Giuseppe Isernia, collaboratori della dirigente, hanno rivolto (sulla home page del sito istituzionale della scuola) “Alla grande famiglia del “Vanini”, ricordando alcuni versi della poesia “Giorgio per giorno” di Giuseppe Ungaretti, ed invitando ad esprimere la vicinanza alla dirigente “continuando a lavorare, studiare e collaborare al meglio delle nostre possibilità secondo le indicazioni che lei ci ha dato sino a ieri per cercare di alleviarle l’ulteriore carico della quotidianità lavorativa”.

Tantissimi i messaggi di cordoglio e di vicinanza espressi – in queste ore -su facebook non appena la professoressa Attanasi, aggiornando l’immagine di copertina, ha pubblicato la foto di Pierpaolo.

SPECCHIA. Noemi Durini è stata ritrovata due giorni fa; ora ci sono da ritrovare altri pezzi di una vicenda il cui ricordo durerà molto a lungo. Occorrerebbe trovare sempre più spazio per una riflessione corale, di comunità, come ha consigliato da questo giornale la dottoressa Beatrice Sances, per recuperare ritardi pesanti sulle attenzione mai date agli autori degli abusi e dei delitti contro le donne. Ma ribolle ancora troppa rabbia e tanti perché dalle risposte facili e ultimative, che tengono inchiodato questo dolore collettivo.

I nodi da sciogliere.

Sul piano delle indagini gli interrogativi non mancano: la 16enne non è morta per i colpi di pietra sferrati dal suo compagno, come accertato ad un esame diagnostico: allora dice il vero l’autore del crimine, il quale ai carabinieri ha parlato di un coltello? E dove sarebbe finita quest’arma? Di chi sono le macchie di sangue nell’auto della 500 in cui si sarebbe svolto l’ultimo incontro tra i due all’alba di domenica scorsa? Ma il 17enne ha fatto tutto da solo o, come ha urlato a “Telerama” il papà dell’uccisa, l’autore sarebbe il padre del giovane che ora in isolamento in una struttura protetta? L’autopsia di sabato dovrebbe chiarire qualche dubbio.

La guerra tra famiglie.

Resteranno tutti interi e strazianti i rapporti dilaniati tra le due famiglie e tra quelli che ormai sono schieramenti in campo. Era lui la rovina di lei o viceversa? Un gioco al massacro, un altro ancora. Molto pare aver pesato l’arcaica cultura di chi concepisce la donna – quale che sia la sua età – come oggetto di proprietà, silenziosa, sempre al suo posto e sempre obbediente, con autonomia zero. Se questo è, c’è chi pensa che – ad un altro livello, beninteso – anche il minore appare una vittima. Lo scambio di accuse continua, come i particolari che cambiano nel racconto del ragazzo. Sarebbe pentito, avrebbe lasciato in casa un biglietto trovato, dopo il rinvenimento del corpo della ragazza, dalla madre; parole con cui sostiene di aver “fatto tutto per voi, vi voleva ammazzare e fuggire con me a Milano”; scrive di sentirsi un fallito. Lontane ormai le immagini di strafottente bullo all’uscita dalla caserma di Specchia, davanti ad una folla violenta quasi al suo stesso livello, almeno nelle espressioni.

I funerali e il circo mediatico.

La madre di Noemi, puericultrice apprezzata, dopo le due denunce inviate alla Procura dei minori di Lecce, ha avuto anche il coraggio di stoppare un funerale-show (maxischermi fuori dalla chiesa, moto rombanti…). Ha invitato ad un comportamento sobrio durante il piccolo percorso che farà la salma della figlia, dalla casa in chiesa. Ma l’impressione che al circo mediatico, in cui tutti i protagonisti sono “buoni” per fare audience, senza eccezione alcuna, non si riuscirà a togliere questo boccone. Il comitato sorto a Specchia con gruppi e associazioni, avrebbe voluto collaborare ai funerali (data la previsione di una grande folla) ma adesso farà altro: in programma iniziative per ricordare lei e le ragazze come lei, vittime di amori corrosi da antichi veleni.

Le Istituzioni zoppicanti.

Il Comune di Alessano (l’omicida abitava nella frazione di Montesardo) riceve dalla Procura del Tribunale dei Minori di Lecce la richiesta di una relazione sul soggetto L. M.; ha tempo 90 giorni per presentarla a partire dal ricevimento dell’istanza che è di fine agosto. La stessa magistratura per minorenni scrive al Comune di Specchia proponendo l’affidamento di Noemi ai servizi sociali; forse è un modo, un altro dopo quello consigliato a più riprese dalle sue amiche, per allontanarla da lui. La data della comunicazione è del 4 settembre, il giorno dopo l’ufficializzazione della scomparsa della donna. Dopo mesi di silenzio ufficiale, ecco una mossa. Un caso che sia stata fatta appena scattato l’allarme? Dubbio legittimo e denso di possibili conseguenze. Il ministro della Giustizia, Orlando, ci vuole vedere chiaro ed ha inviato i suoi ispettori “per vedere è stato fatto tutto il necessario dopo le due denunce della madre”. Si paventano comportamenti del Tribunale “abnormali”. Pure il Consiglio superiore della magistratura riunirà martedì il comitato di presidenza “per verificare se ci sono stati problemi, omissioni oppure no”.
Questo non lo avrebbe mai immaginato. La tragica protagonista di questa storia non lo avrebbe di certo voluto né mai immaginato, ma la sua barbara uccisione ha aperto una importante cerimonia a Palazzo di giustizia di ecce dove questa mattina si è insediato il nuovo presidente della Corte d’Appello, Roberto Tanisi, di Taviano. Il magistrato ha aperto il suo intervento in un’aula magna gremita, parlando proprio di Noemi, “vittima della più grave delle ingiustizie”.

NARDÒ. Il “Grande Fratello” nel 2015; prima ancora Miss Italia (2011) e il programma tv “Veline” (2012). Poi, lo scorso 7 settembre, riecco in uno studio televisivo la 25enne neretina Mary Falconieri, stavolta non per parlare di spettacolo ma di salute. Intervistata da Barbara D’Urso, Mary ha rivelato che una predisposizione genetica la espone a un’alta probabilità di ammalarsi di tumore. Perciò si farà asportare i seni e, dopo aver realizzato il sogno di diventare mamma, anche le ovaie. Decisioni difficili, laceranti, definitive.

«Ho una storia familiare critica – spiega Mary – con mia mamma colpita da tumore dieci anni fa a 35 anni; mia zia a 37 anni e mia cugina a 31. Sotto consiglio dei medici ho eseguito il test genetico, scoprendo che senza intervento ho l’85% di rischio tumore».

A pochi giorni da quell’intervista, su cui ha molto riflettuto prima di esporsi di nuovo davanti al grande pubblico televisivo, la giovane donna ripercorre la sua storia: «Ho saputo di essere positiva alla mutazione del gene Brca1 ad aprile, dopo un test all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Ho guardato in faccia la realtà e rivissuto i momenti negativi della mia vita con mamma, zia e cugina malate di tumore (più altri casi di parenti lontani)». Così Mary affronta la situazione mettendo da parte ansie e paure: consulta oncologi e senologi e poi vola a Milano, direzione Istituto europeo di Oncologia. «Non ho esitato un secondo – ricorda adesso  – a prendere la decisione: mi opero. Non potrò allattare i miei figli ma non avrò il tumore al seno!”». Poi le reazioni degli amici. «Mi facevano i complimenti per il coraggio ma io so solo che amo la vita e voglio viverla, finché posso, in salute. Puoi nascondere quello che vuoi e far finta di nulla ma poi i nodi vengono al pettine». Altro passaggio delicato e coinvolgente, la scelta di raccontare la sua vicenda in un popolare salotto televisivo. «Mi son chiesta: perché non mandare un buon messaggio ai telespettatori spiegando l’importanza della prevenzione?! Ne ho parlato con gli autori. Ammetto che, stavolta sì, ho avuto paura. Di essere fraintesa». Rischio superato: tantissimi i telespettatori che continuano a scriverle in questi giorni. Un plauso a Mary (impegnata nel corso di studi di infermieristica) arriva anche dai suoi concittadini dell’Ant “Don Tonino Bello”, che si occupa di assistenza oncologica: «Condivido la decisione di Mary Falconieri di seguire i consigli dei medici – dichiara la delegata neretina Luciana Fracella – perché la prevenzione salva la vita. Da quest’anno l’Ant organizza anche giornate dedicate alla prevenzione del tumore tiroideo, essendo riusciti ad acquistare un ecografo». Già, la prevenzione: tema sul quale Mary torna ormai spesso. Con una raccomandazione finale: «Lasciamo stare il gossip: stiamo parlando di cose serie».

GAGLIANO DEL CAPO. La comunità di Gagliano del Capo ha reso l’estremo saluto, questo pomeriggio, a Jasmin Gissela Cherre Quintero, la 23enne dell’Ecuador morta in un incidente stradale sulla Matino-Taviano lo scorso 20 agosto insieme all’amico e coetaneo Ivan De Blasi di Matino. In una chiesa gremita (presenti i familiari ma assente il fidanzato Luigi Ruberti 28enne di Gagliano, l’unico sopravvissuto all’impatto e ancora ricoverato al “Vito Fazzi” di Lecce), il parroco padre Angelo Buccarello ha ricordato la dolcezza di Jasmin, affidandola nelle mani di quella stessa Vergine tanto venerata sia nel Salento che nel Paese sudamericano. Ha rivolto anche un ringraziamento a Davide Rizzo (presente alla cerimonia funebre in prima fila), il 20enne di Taviano primo soccorritore che è riuscito a estrarre Luigi e Jasmin dall’auto prima che andasse a fuoco con all’interno Ivan. Momenti terribili che difficilmente si cancelleranno dalla memoria di chi li ha vissuti. I fedeli hanno tributato un caldo applauso a Davide, definito dal sacerdote “l’angelo custode di Luigi”.
All’uscita dalla chiesa matrice di San Rocco confessore, dove attendevano gli amici dei due fidanzati, i colleghi di Luigi del Servizio civile e molti conoscenti salentini ed ecuadoregni residenti in Italia, è scattato un altro lungo applauso. La bara con il corpo di Jasmin è stata condotta presso il cimitero comunale di via Margherita di Savoia. Ci resterà qualche giorno in attesa che venga prenotato il volo intercontinentale con partenza da Roma Fiumicino che riaccompagnerà per il suo ultimo viaggio terreno la giovane grafica, che aveva il sogno di volare in Giappone e conoscere il mondo accanto al suo amato Luigi.

Jasmin Gissela Cherre Quintero

GAGLIANO DEL CAPO. Domani pomeriggio la comunità di Gagliano del Capo renderà l’estremo saluto a Jasmin Gissela Cherre Quintero, la ragazza 23enne originaria dell’Ecuador morta nell’incidente incidente stradale il 20 agosto scorso sulla Statale all’altezza dello svincolo per Matino-Taviano. Con lei c’erano il fidanzato Luigi Ruberti, 28 anni di Gagliano, estratto miracolosamente dai primi soccorritori prima che l’auto prendesse fuoco, e il loro amico Ivan De Blasi, 23 anni di Matino, morto anch’egli nel terribile impatto.Jasmin, fidanzata da due anni con Luigi, viveva a Tricase e in questo periodo era impegnata nell’organizzazione della manifestazione “Finibus terrae comics” ora annullata.
Le esequie si svolgeranno alle 16.30 nella chiesa parrocchiale di San Rocco confessore e il corteo partirà dall’abitazione del suo compagno, in via Raffaele Protopapa. Dopo il funerale, la salma della ragazza sosterà per alcuni giorni nel cimitero comunale in attesa della prenotazione di un volo aereo che la condurrà per sempre nella sua patria di origine. La partenza dall’aeroporto di Fiumicino è prevista per fine mese.
Ad accompagnarla ci sarà la madre di Jasmin, giunta in Italia per il riconoscimento del corpo nella camera mortuaria del “Vito Fazzi” di Lecce, mentre nel paese sudamericano ci sono ad attenderla la nonna e il padre con altri familiari.
La comunità di Gagliano ha avviato una raccolta fondi presso il bar Centrale di via Margherita di Savoia per fornire alla famiglia Quintero un aiuto economico per le esigenze immediate a cui deve drammaticamente ancora fare fronte.

Salva

MATINO. Non c’è consolazione per la famiglia di Ivan De Blasi. Mamma Erminia, papà Giuseppe e la sorella Lara hanno salutato oggi, per l’ultima volta, il loro amato Ivan, tragicamente scomparso la notte del tra il 19 e il 20 agosto scorsi. Un incidente senza scampo ha stroncato la vita del 23enne, da 2 anni residente a Pordenone dove studiava Scienze e tecniche multimediali. L’altra vittima – Jasmin Cherre Quintero anche lei di 23 anni, riceverà l’estremo saluto dopodomani a Gagliano del Capo, dove viveva col suo compagno.

Inermi le parole di don Roberto Tarantino, formatore presso il Seminario Regionale di Molfetta, che oggi ha celebrato i funerali nella parrocchia del Sacro Cuore unitamente al parroco don Gianni Filoni. «Non c’è una spiegazione a tutto questo, ora è il momento della rabbia e del dolore» ha detto commosso il giovane parroco. La chiesa gremita ha accolto il feretro, la folla si è poi stretta intorno alla famiglia. Anche don Roberto ha invocato a gran voce la necessità di supportare la famiglia. «Abbiamo una responsabilità importante questa sera, siamo coloro che accompagnano Ivan in questo suo ultimo viaggio – ha proseguito – spero che quanti oggi soffrono la perdita di Ivan possano sentire l’affetto grande che in questo momento tutta la città sta riversando quasi a voler colmare un vuoto creatosi in maniera improvvisa e inaspettata». Dopo la celebrazione il corteo ha accompagnato il feretro sino al cimitero. All’ingresso una delle ultime foto di Ivan, lui l’aveva pubblicata lo scorso 15 agosto sul suo profilo Facebook. Un primo piano rubato durante una serata trascorsa insieme ai suoi amici. Una sera come tante. Come quella sera nella quale la sua vita è svanita in un rogo.

Drammatico scontro nella notte sulla strada statale 274 Gallipoli- Santa Maria di Leuca nei pressi dello svincolo per Taviano e Matino. A perdere la vita sono stati i 23enni Ivan De Blasi, di Matino, e Jasmine Giselle Cherre Quintero, originaria dell’Ecuador ma residente a Tricase. Nell’auto c’era anche il fidanzato della ragazza, il 28enne di Gagliano del Capo Luigi Ruberti, che si è miracolosamente salvato.
La dinamica è ancora in fase di ricostruzione. Quello che appare certo è che la Toyota Yaris a bordo della quale erano i tre ragazzi, viaggiava in direzione Santa Maria di Leuca quando, intorno alle 2.30, è avvenuto lo schianto frontale con una Porsche Carrera guidata da un imprenditore di 38 anni di Zollino operante nel settore farmaceutico. Accanto all’uomo sedeva una 24enne di Lecce.L’impatto è stato violentissimo. La Yaris è sbalzata fuori dalla carreggiata ed è finita oltre il guardrail e dopo un volo di circa 5 metri si è schiantata sulla complanare e dopo qualche minuto ha preso fuoco.
Sul posto sono giunti i vigili del fuoco, che hanno dovuto lavorare duramente per tirare fuori dall’auto il corpo carbonizzato del giovane. Il corpo della ragazza, invece, era già fuori dall’abitacolo. Il sopravvissuto è stato trasferito dal 118 al pronto soccorso dell’ospedale di Lecce ed è stato ricoverato con una prognosi di 30 giorni. Quasi illesi il conducente e la passeggera della Porsche.

La ricostruzione della dinamica è in mano ai carabinieri della Compagnia di Casarano e della stazione di Taviano. I corpi sono stati trasferiti nella camera mortuaria del “Vito Fazzi” di Lecce in attesa di ulteriori disposizioni dell’autorità giudiziaria, mentre le auto sono state sequestrate.

Sconcerto e grande dolore nei paesi di origine dei due ragazzi scomparsi. Ivan De Blasi viveva a Pordedone per motivi di studio ed aveva fatto ritorno a Matino (dove la madre è membro della Frates) per le vacanze estive.

GALLIPOLI. Sono 22 gli stabilimenti balneari sequestrati e 2.500 i metri quadri di costa restituiti alla fruizione libera della gente. In tutto il Salento. Il resoconto è della Guardia costiera di Gallipoli. Gli ultimi tre casi si sono verificati tra ieri e oggi, in località Padula bianca di Gallipoli (due) e Torre San Giovanni di Ugento.  In uno dei primi due casi nella marina che confina col litorale di Sannicola, il titolare di un lido si era arbitrariamente allargato annettendo 500  metri quadri senza alcun titolo; così 38 ombrelloni e 76 lettini sono finiti sotto sequestro e il titolare denunciato alla magistratura. Nella stessa zona, invece, un lido aperto e funzionante in un’area di 225 metri quadri, non aveva nessuna autorizzazione o concessione; anche qui sequestro di ombrelloni (15) e lettini (30) e denuncia all’autorità giudiziaria del “titolare”.

Un occupazione risultata abusiva infine è stata rilevata a Torre San Giovanni. Su 84 mq erano stati installati undici ombrelloni e dieci lettini. L’epilogo ha seguito le procedure degli altri due casi.

Torre dell’Alto vista da Portoselvaggio foto Fernando Spirito

NARDÒ. Il pericolo veniva dal mare perciò era necessario difendersi. Il Salento, ponte di transito da Oriente a  Occidente, con le sue coste prevalentemente basse, è stato nel passato testimone e vittima anche di sbarchi di inaudita violenza. Valga per tutti l’assalto a Otranto dei Turchi nel 1480 con l’uccisione degli Ottocento Martiri, destinato a rimanere impresso nella memoria e a suggerire strumenti di difesa o soltanto di avvistamento del pericolo. Le pietre, ancora oggi, ci raccontano questa storia di tentativi di difesa sulla costa che da Brindisi percorre tutto il Capo di Leuca fino alle marine di Nardò: sono le Torri costiere che costituivano una prima barriera spesso in relazione con una seconda cinta difensiva formata dalle masserie fortificate.  Per anni abbandonate a un lento degrado, le Torri ora nella maggior parte restaurate, alcune consegnate alla fruizione pubblica, altre di proprietà privata,  continuano a raccontarci stralci di storia. Come fa il bel libro di Cesare De Salve “Torri costiere. La difesa delle coste del Salento al tempo di Carlo V” pubblicato la scorsa estate per i tipi dell’Editrice salentina  con  foto dello Studio De Salve di Tuglie.

Nel 1503 l’Italia meridionale  annessa alla Spagna, divenne “viceregno” e fu proprio Carlo V a immaginare un sistema di protezione delle coste salentine costituito da una serie di torri costiere. Nel 1533 il viceré Don Pedro di Toledo emanò un’ordinanza che imponeva ai privati possessori di torri di ristrutturarle e di renderle agibili ed efficienti. Nel 1563 seguì un’altra ordinanza, questa volta  del viceré Don Perafan de Ribera, che ordinava nuova costruzione di torri.  Avvenne così  che nel 1748 il regno di Napoli contava 379 torri costiere, poco più di 80 nella Terra d’Otranto. Progettate a Napoli, erano costruite da maestranze locali, soprattutto leccesi.

Il testo di De Salve, dopo un breve excursus storico, esamina le diverse tipologie: Torri tipiche del Regno di Napoli; Torri a base circolare, grandi, medie e piccole; Torri della serie di Nardò a base quadrata; Torri tipo masseria; Torri atipiche. Seguono 62 schede da Torre Specchiolla (località Casalabate)   a Torre Castiglione (Porto Cesareo), passando, per citare le più note, da Torre del Serpe, Torre Sant’Emiliano, Torre Vado, Torre Suda, Torre Pizzo, Torre Inserraglio, Torre Lapillo. Un capitolo è dedicato a quelle  scomparse o mai costruite; in conclusione un agevole glossario.

Un testo che invoglia per qualche ora ad andare “via dalla pazza folla” agostana e a ritrovare nelle torri costiere il fascino del racconto della storia. Le pietre, a saperle ascoltare, hanno ancora qualcosa da dirci.

GALLIPOLI. Disordinato e contraddittorio il Ferragosto trascorso ieri a Gallipoli. Atti vandalici, di nuovo un’ambulanza bloccata lungo la litoranea, divieti di sosta e passi carrabili non rispettati, scene di maleducazione. Tutto già visto negli scorsi anni, si dirà. Ma a questo si è contrapposto un dato per nulla confortante: il calo registrato in questi 15 giorni di agosto da molte strutture ricettive rivolte ad un target medio alto di clientela. La domanda è calata e non di poco: dal 10 al 15%, fra tutti il dato dei campeggi sembra essere quello più eloquente, in quanto strutture di grande capienza e che già l’anno scorso avevano tirato la linea del totale a mento 20%. “Anche noi – commenta Michele Minerva del “Camping la Vecchia Torre” – registriamo una forte flessione in questi primi 15 giorni di agosto”.  Il confronto che fanno gli operatori è con i numeri degli ultimi tre anni; quindi vi è una tendenza in atto, su cui riflettere.

“La gente c’è – dicono ad un noleggio di biciclette e motocicli (preferiscono rimanere nell’anonimato) –  ma è sicuramente meno rispetto allo scorso anno; inoltre questo tipo di attività in questi anni si sono moltiplicate e quindi con questo calo si fatica a risultare competitivi e in attivo”. Tutti d’accordo anche sul successo di un giugno sopra la media e il flop di queste settimane in cui erano concentrate le speranze di molti. Ota si guarda al prossimo sabato come ad un punto di svolta per risalire, passato il picco del turismo giovanile e fidando su alcuni ospiti che avevano prenotato – si parla di alberghi – per agosto ed hanno poi preferito spostare il soggiorno o a giugno o a settembre. “E’ in atto una sorta di parabola – continuano – che, a dispetto dell’apparenza, mostra ora una Gallipoli che rientra in uno standard più ragionevole”.

In effetti nei giorni precedenti il 14 la litoranea sud nell’orario di punta risultava scorrevole e il centro storico in notturna chiudeva per buona parte i battenti già intorno alle 2 di notte. La baraonda si è consumata tra il 14 e il 15 anche a causa del concentrarsi di tanti eventi di richiamo nei locali di intrattenimento e nelle spiagge. In zona Lido San Giovanni, dove vige un’ordinanza di divieto di vendita di alcolici dalle 15 del pomeriggio in occasione dei concerti, era in realtà facile reperire bevande alcoliche così come altre sostanze illecite, sia in pieno giorno che di notte. “Ho visto con i miei occhi gli spacciatori all’uscita di un grosso concerto – racconta una lettrice di “Piazzasalento” con le buste di cellophane in mano piene di dosi di diverse droghe”. C’è chi ci fa notare che in qualche locale le capienze massime sarebbero state superate abbondantemente.

Lidi pieni e corsa al lettino lo scenario di giorno; da Lido San Giovanni al canale dei Samari strada intasata di pedoni, ciclisti, auto: un’autoambulanza a sirene spiegate è rimasta di fatto bloccata, Nella notte di ferragosto è stata divelta completamente la staccionata in legno in prossimità del primo lido attrezzato ed ora la situazione si presenta con qualche rischio per i passanti. Disagi e proteste oltre l’ordinario infine a Baia Verde dove “mai come quest’anno – dicono residenti e villeggianti – in tanti se ne sono fregati della zona a traffico limitato”. Lo rileva anche l’associazione lamenta il non rispetto della ztl e gli scarsi controlli per tenere a freno, di giorno e di notte, eccessi, rumori, vandali e spacciatori. “Mai vista una cosa simile – scrivono alcuni interessati sconvolti –  così derisi e irrisi, con auto parcheggiate anche davanti ai dissuasori con passo carrabile, permessi profumatamente pagati al Comune”.

GALLIPOLI. A Nardò dopo due firme solenni di altrettanti accordi intercomunali (coinvolto anche Porto Cesareo ed i suoi reflui), Regione e Comune sono tornati indietro: niente condotta a mare, lunga 2 km, sì al riutilizzo “totale” dei reflui depurati; scarico a mare resta, proprio sotto costa, per i momenti di “troppo pieno”. A Gallipoli, dove la condotta a mare venne decisa alcuni anni fa, non se n’è mai fatto nulla e ancora c’è chi la reclama. A maggior ragione quando il mare, sul litorale nord in località San Leonardo, presenta il conto. “Venite a vedere alle prime ore del mattino – sollecitano gli operatori turistici della zona, costretti a convivere da 15 anni con il divieto di balneazione – quando il mare sotto costa cambia colore (poi l’inclinazione del sole non lo evidenzia più in modo così netto, ndr) e poi qualcuno ci dica come si può  continuare a fare impresa in questa condizione”.

La denuncia arriva in pieno agosto, senza temere che il rimbombo dei media possa nuocere alle attività in essere tra l’inizio della liotrnaea nord e Torre Sabea. Sono esasperati. Né è servito a molto, anzi, il recente protocollo d’intesa sottoscritto da Regione, Aqp, Provincia, Comune e Consorzio di bonifica Ugento li Foggi. In 12 pagine non c’è neanche un accenno alla condotta sottomarina che loro auspicano come soluzione a tutti i problemi. Grazie all’impianto di affinamento di cui è dotato l’impianto depurativo di Gallipoli (al servizio anche di Alezio, Tuglie e Sannicola), si produrranno acque depurate al massimo grado (tabella 4 in gergo) da utilizzare nel distretto irriguo “Brile – Trappeto Raho” di 33 ettari tramite la rete distributiva dl consorzio di bonifica.  Un’altra parte sarà assorbita dall’area di rispetto del depuratore, di circa 6 ettari, in cui in base ad un progetto dell’Acquedotto, verranno impiantati alberi di alto fusto. E il resto dei reflui affinati? Nei momenti della stagione irrigua in cui si verificheranno disponibilità eccessive, le stesse prenderanno la strada dello Jonio, tramite il canale Serrazze che confluisce nel ronco principale di un altro canale, quello dei Samari che sfocia sulla litoranea sud in prossimità dei grandi alberghi. Nella stagione in cui non si innaffiano i campi, quando il surplus sarà quindi maggiore, i reflui non saranno affinati, saranno solo trattati al minimo (tabella 1) e raggiungeranno – proprio com’è adesso – il mare Jonio con sbocco dalla socgliera. Con le conseguenze – cromatiche ma non solo – che si possono vedere a occhio nudo. Nel protocollo  del 3 agosto scorso si stabiliscono anche gli oneri e si stabilisce che questa convenzione tra Istituzioni ed enti durerà fino al 31 dicembre 2018.

Oltre le carte però, starebbero riaffiorando altri orientamenti pro condotta sottomarina. È sicuramente a favore l’assessore alla Tutela del territorio e vicesindaco Cosimo Alemanno. Lo stesso Sindaco Stefano Minerva nei giorni scorsi ha effettuato un sopralluogo con l’assessore regionale all’Ambiente, Anna Maria Curcuruto, a San Leonardo, per far vedere “in diretta” la situazione attuale. Anche in questa occasione si sarebbe parlato della necessità della condotta che porti i reflui depurati al largo. Dando per scontato l’inevitabile scarico a mare quantomeno per i mesi di scarso utilizzo della risorsa idrica, come peraltro ribadito pochi mesi fa dall’allora assessore regionale Giovanni Giannini in un convegno in città, resta da capire il definitivo orientamento del presidente Michele Emiliano che – come si diceva in apertura – la condotta a mare ha azzerato in quel di Nardò per gli scarichi di Nardò e Porto Cesareo.

Lunghe code per entrare nel parcheggio del porto

GALLIPOLI. “Allora va tutto bene? Se le cose che accadono qui (droga, furti, vendita di alcol senza regole…) succedono anche a Rimini e Riccione, bisogna accettarle?”: le reazioni al primo articolo su il “Caso Gallipoli”/1 non si sono fatte attendere. I più hanno compreso che ci sono fenomeni generali ancorché negativi, diffusi in ogni latitudine. Simili episodi di cronaca nera si assomigliano e sono tipici delle località affollate. Gli spacciatori ad esempio, come i caporali con i braccianti, seguono i flussi disegnati dai gusti giovanili: è il loro mercato e non lo perdono un attimo di vista. Insomma, appare piuttosto azzardato definire Gallipoli un “Caso”, se è per questo.

Ci sono però – ed i più lo sottolineano – fatti e punti critici tipicamente gallipolini. Scrive un lettore: “Possibile che in questa città,chiunque si trovi a fare il sindaco,non riesca mai a programmare la stagione estiva molto prima e nel migliore dei modi? Eppure,sappiamo che tipo di turismo arriva in città ogni anno, sappiamo degli abusi di alcol e droga,sappiamo delle case pollaio,delle bici contro mano,dei tavolini selvaggi, del volume della musica alta sino all’alba…“.

A Rimini, giusto per mantenere un confronto indispensabile cinque-sei anni fa, non cisi accampa in spiaggia: è vitato. Il problema è stato risolto dagli albergatori che hanno riservato parte dei parcheggi per chi vuole dormire in casso a pelo e sotto le stelle ad un passo dal mare. Qui le proteste sono dei bagnanti che – o perché hanno i bimbi piccoli o per motivi di salute – arrivano in spiaggia alle 7 e trovano tende, rifiuti, piccoli wc improvvisati. Come e perché nin si sono ancora trovate soluzioni alle ormaei notissime criticità? Risponde il Sindaco Stefano Minerva, alla sua prima estate (nella precedente era stato appena eletto).

 I vigili urbani stagionali dovevano essere 20, alla fine dei conti oggi sono 10 o poco più: cosa è successo?

“I vigili stabili sono 15; in più altri 12 ora sono operativi sebbene siano stagionali. Proprio in questi giorni stiamo completando il concorso per la selezione di nuovi vigili per avvalerci di altre unità. Purtroppo la burocrazia ha allungato i tempi ma anche su questo l’Amministrazione ha voluto dare una svolta. Tra le recenti Amministrazioni nessuna si era preoccupata di ampliare il corpo di Polizia municipale. Qualcosa si muove, lo dico sempre, dateci tempo e fiducia”.

Nelle riunioni in Prefettura si è parlato di rinforzare le forze dell’ordine sul territorio, oltre che di coordinamento? Se sì, quali rinforzi sono giunti a Gallipoli?

“Anche quest’anno abbiamo fatto richiesta di altre unità, ma ne sono giunte in numero ridotto. Questo perché i ‘problemi’ non sono presenti solo sul territorio gallipolino, come qualcuno vuole far credere, quindi le forze sono state spalmate su tutta la zona. La verità è anche che i rinforzi non bastano mai!”.

Dopo le 2 con la cessazione del servizio di polizia municipale, il centro storico perde il suo fascino e diventa terra di nessuno per clamore e abusi vari: che si fa?

“In realtà, non noto la situazione peggiorata rispetto agli anni scorsi: il rispetto delle regole è richiesto, si cerca con i controlli di far fronte all’inciviltà e alla maleducazione. Sicuramente non è l’oasi di pace e tranquillità che vorremmo, ma la situazione è in ripresa. Tanti i blitz e i controlli effettuati: alcuni hanno scelto il rispetto, altri continuano con gli illeciti. Quel che è certo è che noi ci proviamo veramente a riportare ordine, decoro e rispetto. L’ostacolo peggiore? Chi si lamenta senza dare un vero contributo”.

I parcheggi al servizio dei lidi sembrano funzionare; restano vuoti e semisconosciuti e senza servizio navette – servizio annunciato dal Comune, del  resto – quelli alle porte della città, soprattutto sul versante nord (ingresso da Lecce): cosa è successo?

“Ci abbiamo messo un po’ ad ingranare, è vero. I tempi sono slittati per via di alcuni ritardi che non sono sempre dipesi da noi. Tutte le aree individuate si possono utilizzare, ma quello in via Lecce non è ancora attrezzato. Non appena tutto sarà come previsto provvederemo anche ad apporre la dovuta segnaletica. Il sistema dei parcheggi è veramente una sfida complessa che sono sicuro supereremo alla grande”.

Il parcheggio nel porto resta un imbuto infernale.

“L’altra sera hanno gridato al caos: sono intervenuto sul posto, ma il parcheggio dell’area ‘Blue Salento’ era semi-vuoto e alcuni si ostinavano a voler andare nell’area portuale, per avvicinarsi una manciata di metri in più. Il problema peggiore è che ancora noi gallipolini siamo convinti che l’unico modo per raggiungere un luogo sia quello di arrivarci in macchina a ridosso della meta. Nelle altre culture o più semplicemente quando si viaggia, si tende sempre a muoversi a piedi. Perché nella nostra città questo metodo non funziona? Capisco che è difficile, ma a migliorarsi non sempre è richiesto tanto impegno, a volte basta solo la volontà. Non nego che il caos si crei, ma quando vi sono tante macchine risulta poi inevitabile”.

Rifiuti e servizi di raccolta: com’è stato l’impatto con il nuovo gestore? Dei servizi nuovi?

Assolutamente tranquillo, dopo un periodo di assestamento la nuova ditta ha ingranato regolarmente. Anzi, da qualche giorno, è attivo il terzo turno: operatori ecologici sono dunque operativi anche in tarda serata. Purtroppo il senso civico a volte è del tutto assente: mi chiedo se non fosse più semplice prestare maggiore attenzione ed avere più cura del proprio paese invece che lamentarsi della sporcizia in città. Dobbiamo amare di più la nostra Gallipoli;abbiamo una fortuna immensa e non ce ne rendiamo conto.

Salva

Sbarco di migranti a Leuca

LEUCA. A volte la storia gioca con gli uomini e ieri, proprio mentre era in corso la cerimonia di apertura della “Carta di Leuca” dove convergono esperienze da tutti i paesi del “Mare nostrum”, un veliero con a bordo 87 disperati è approdato nonostante il cordone di sicurezza stretto intorno alla manifestazione. L’ennesimo sbarco avvenuto quest’anno (gli ultimi a Leuca il 5 giugno, con 78 persone, e l’8 giugno, con altre 43).
A bordo 42 uomini, 20 donne e 25 bambini che hanno viaggiato in condizioni disumane dopo essere partiti probabilmente da un porto turco. Un viaggio al limite della sopravvivenza soprattutto per i tantissimi bambini e per gli anziani del gruppo, sotto il sole cocente, con una temperatura elevatissima e con pochi viveri: sulla massicciata di cemento del molo foraneo sono state almeno tre le donne che sono svenute cadendo a terra sotto gli occhi degli operatori dell’agenzia Frontex e dell’Unhcr.
Alla festa dei giovani partecipanti al meeting ha fatto da specchio la spensieratezza dei piccoli migranti, inconsapevoli dei “grandi giochi” che governano l’ordine mondiale e verso cui la stessa “Carta di Leuca” si rivolge, sperando di arginare le sofferenze delle popolazioni del Medio Oriente e del Nord Africa martoriate dalle guerre. Il bilancio finale è stato di due presunti scafisti fermati per essere identificati e di due donne condotte in ambulanza nell’ospedale di Tricase per ulteriori controlli medici.
La cerimonia di apertura del meeting, “disturbata” per diversi minuti dal suono delle sirene e dal volo di un elicottero delle Fiamme gialle, è proseguita con le musiche completamente diverse di un concerto bandistico. E chissà se queste due facce della stessa società umana abbiano capito di essersi sfiorate, anche se per un solo istante.

Voce al Direttore

by -
Le immagini che scorrono e scorreranno sugli schermi fino a sera tardi ed in parte anche domani, sono le ultime che hanno il sapore...