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in aumento sotto i 10mila euro di reddito

Nardò – I contribuenti che dichiarano e pagano l’Irpef (imposta sulle persone fisiche) sono aumentati in un anno di oltre duemila, esattamente sono passati da 513.017 dell’anno 2015 a 515.122 del 2016 con dichiarazioni presentate l’anno scorso: lo rileva uno studio compiuto dall’Osservatorio economico della provincia di Lecce, diretto da Davide Stasi in collaborazione con l’Associazione italiana dottori commercialisti ed esperti contabili (Aidc), sezione di Lecce (nella foto durante un meeting), sulla base delle dichiarazioni presentate nel 2017, all’Agenzia delle entrate, attraverso i modelli 730 ed Unico. Ma il territorio della provincia si conferma, ancora una volta, caratterizzata da forti squilibri sociali, tra recessione economica ed evasione. A Lecce città non superano la soglia dei 10mila euro 20.111 contribuenti; segue in questa poco invidiabile classifica, Nardò (8.928 contribuenti), Copertino (7.209), Galatina e Gallipoli (6.570), Casarano (5.369), Leverano (4.726), Tricase (4.496), Galatone (4.111), Ugento (4.050), Veglie (4.043).

Più in generale, nel Salento, sono 243.431 i lavoratori dipendenti; il loro reddito medio è di 15.554 euro (l’ammontare complessivo dei redditi percepiti dai dipendenti è di tre miliardi 786 milioni di euro). Gli autonomi sono 8.728, con un reddito medio di 32.790 euro (il totale è di 286 milioni di euro). I pensionati sono 200.511, con un reddito medio di 14.097 euro (l’ammontare è di due miliardi 826 milioni di euro).  All’Erario, i salentini versano, in tutto, al netto però delle deduzioni e delle detrazioni, oltre un miliardo e 200 milioni di euro. Per la precisione, un miliardo 217 milioni 421mila euro, a cui si aggiungono altri 92 milioni 775mila euro per l’addizionale regionale ed ancora 44 milioni 393mila euro per l’addizionale comunale. Il reddito imponibile Irpef si attesta a sette miliardi 539 milioni 950mila euro.

I redditi dichiarati per fasce; sempre di più quelli in basso Altri dati forniti dall’Osservatorio: il cosiddetto “bonus Renzi”, gli 80 euro mensili in busta paga, è stato elargito a 132.120 contribuenti, per un ammontare complessivo di 107 milioni 708mila euro. La maggior parte dei salentini con una qualche occupazione dichiara redditi inferiori ai 10mila euro: sono 214.377 e rappresentano il 41,6 per cento del totale. Inoltre, in 2.368 casi, il reddito risulta negativo o pari a zero, per via degli oneri deducibili e detraibili. I contribuenti con un reddito compreso tra i 15mila e i 26mila euro: sono 118.243, pari al 23 per cento. Tra i 10mila e i 15mila euro sono in 89.920, ovvero il 17,5 per cento. Si fermano a 70.298 i contribuenti con redditi da 26mila a 55mila euro e corrispondono al 13,6 per cento. Pochi i lavoratori o i pensionati che superano la soglia dei 55mila euro: in 5.549 hanno dichiarato di aver percepito tra i 55mila e i 75mila; in 3.981 si collocano nella fascia 75mila e 120mila e solo in 1.373 hanno superato i 120mila. Nonostante la crisi, si registra comunque, nel complesso, una lieve crescita dei volumi di reddito dichiarati e dell’imposta dovuta, anche se va annotato che stanno aumentando il numero dei contribuenti nelle fasce di reddito più basse, mentre diminuiscono, progressivamente, quelli nelle classi di reddito più elevate.

I commercialisti sottolineano le novità fiscali e i loro effetti «Tra le novità fiscalmente più rilevanti sul fronte Irpef nell’anno d’imposta 2016 – evidenziano i commercialisti di Aidc – si segnala che la Legge di stabilità 2016 aveva reintrodotto un sistema di tassazione agevolata per i premi di produttività del settore privato (ovvero un’imposta sostitutiva Irpef e relative addizionali al 10 per cento) e rispetto alla misura prevista negli anni precedenti, sono stati apportati alcuni elementi di novità. In particolare – spiegano – l’importo agevolabile è stato fissato a 2mila euro lordi ed elevato a 2.500 euro per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro; è stata ampliata la platea dei beneficiari, in quanto il limite del reddito da lavoro dipendente, percepito nell’anno precedente, non doveva essere superiore a 50mila euro (nel 2014 il tetto era di 40mila euro); l’applicazione del regime agevolato è stato esteso alle somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili d’impresa, intendendosi gli utili distribuiti; è stata prevista la possibilità, a richiesta del lavoratore, di ricevere i premi sotto forma di benefit che non scontano alcuna tassazione nei limiti previsti».

 

 

 

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