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Imidacloprid

La larva di sputacchina

Gallipoli – “La Commissione europea conferma che l’uso di pesticidi chimici pericolosi è vietato in Puglia, contro quanto disposto dal Decreto Martina”: lo afferma l’eurodeputato di Liberi e Uguali Massimo Paolucci che in una interrogazione denunciava la presenza nella lista di pesticidi suggeriti dal Ministero dell’Agricoltura per il contrasto alla Xylella dell’Imidacloprid, un pesticida pericoloso per le api e gli altri insetti impollinatori e dunque per l’agricoltura e i suoi raccolti. Il pesticida è ormai vietato per tutti gli usi in campo aperto in Europa. La netta risposta, che ribadisce quanto detto in altre sedi europee, consente di svelare anche un fraintendimento tecnico da cui è bene sgomberare il campo. Non prima di una breve cronistoria.

La decisione del 27 aprile scorso a tutela delle api L’Imidacloprid è dunque ufficialmente fuori gioco e non da oggi nella lotta al contrasto della diffusione del batterio Xylella fastidiosa che ha colpito in primo luogo il Salento – zona di Gallipoli-Taviano – per poi risalire fino a lambire la provincia di Bari, come attesta l’ultima mappa elaborata dalla Commissione europea con la zona cuscinetto arrivata nelle campagne di Locorotondo. Lo scorso aprile, esattamente il 27, gli Stati membri dell’Unione avevano approvato la proposta della Commissione per vietare l’uso all’aperto di tre insetticidi neonicotinoidi (l’imidacloprid e il clothianidin della Bayer e il tiamethoxam della Syngenta) ritenuti pericolosi per le api, limitandone l’utilizzo alle sole serre. Oltre all’Italia, avevano votato a favore del divieto Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Grecia, Portogallo, Irlanda, Slovenia, Estonia, Cipro, Lussemburgo, Malta, che rappresentano il 76,1% della popolazione dell’Ue. Quattro i Paesi contrari al divieto: Romania, Repubblica Ceca, Ungheria e Danimarca. Otto gli astenuti: Polonia, Belgio, Slovacchia, Finlandia, Bulgaria, Croazia, Lettonia e Lituania.

Italia primo Paese a sospendere l’impiego di questi neonicotinoidi nel 2008 “I neonicotinoidi sono degli insetticidi sistemici. Il loro utilizzo – si legge in una nota della Cia (Confederazione italiana agricoltori) del Piemonte – comprende la concia delle sementi di mais, del cotone, del colza, della bietola e del girasole, trattamenti fogliari di molti fruttiferi e di piante ornamentali e trattamenti granulari al terreno. L’Italia è stata il primo Paese a sospendere l’impiego dei neonicotinoidi. Lo ha fatto nel lontano 2008 con divieti temporanei, rinnovati poi a ogni scadenza. A maggio 2013 anche la Commissione Europea ne vietò l’utilizzo per due anni, e poi di proroga in proroga fino ad oggi. Dopo anni di polemiche lo stop ai neonicotinoidi è diventato definitivo e sarà applicabile dalla fine del 2018. Agli agricoltori italiani non resterà che rimettersi alla decisione presa dalla maggioranza degli Stati membri, avvalorata dal parere scientifico dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare. L’Europa dovrà controllare – auspica l’organizzazione degli agricoltori – che tutti gli Stati membri, anche quelli che hanno votato contro il bando dei neonicotinoidi, rispettino il divieto, per evitare forme di concorrenza sleale”.

Un allegato “inutile” ha generato l’allarme Questa riconferma da parte della Commissione Ue porge l’occasione anche per ristabilire un dato certo e assodato davanti a dubbi, sospetti ed accuse all’ex ministro Martina (Politiche agricole) e al suo decreto messo sotto processo proprio perchè ritenuto favorevole all’uso di insetticidi fuori legge per fermare la sputacchina, il principale insetto vettore. In una vicenda in cui gli scontri tra portatori di opposte tesi non sono mancati, come si potuto creare quest’altro equivoco in cui sono caduti anche esponenti politici? “Tutto è nato – racconta un ricercatore del Cnr di Bari che ha partecipato in questa fase all’approntamento delle misure legislative – dal fatto che in un allegato del decreto ci fossero, allegati appunto, i risultati di prove sperimentali condotte su principi attivi quali Imidacloprid, studio peraltro vecchio di due anni fa. Questo errore materiale – racconta il testimone diretto, carte alla mano – ha dato la stura a polemiche infondate, nonostante si sia fatta chiarezza in tutte le sedi ormai”. Va aggiunto che il decreto Martina affida al Servizio fitosanitario della Regione il compito di stabilire le sostanze chimiche da usare tra quelle indicate l’Imidacloprid non c’è. Ma come è finito nel fascicolo quell’allegato praticamente inservibile? Sarebbe stato un errore materiale, si sostiene, “perchè comunque ininfluente e vecchio” trattandosi di principi attivi messi al bando. “In ogni caso – è la conclusione – l’uso di Imidacloprid non è stato mai autorizzato”. Nè da Roma né da Bari.

 

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