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guglielmo cataldi

Alezio – “Terra, solchi di verità e giustizia” è il tema principale della “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti della mafie”, iniziativa promossa da “Libera”, giunta quest’anno alla sua XXII edizione. In concomitanza con le iniziative che si terranno in diversi luoghi d’Italia, è previsto ad Alezio un evento, il prossimo 21 marzo alle ore 17 presso il parco vittime delle mafie (in via Roma – angolo via del Santuario). All’incontro promosso dall’Amministrazione comunale, interverranno il Sindaco Vincenzo Romano, il dirigente scolastico del Comprensivo di Alezio Sabrina Stifanelli, il Procuratore aggiunto e Coordinatore Direzione distrettuale antimafia di Lecce Guglielmo Cataldi (foto).

Quest’anno sarà pugliese la “piazza” principale dell’evento promosso da Libera: da Foggia, simultaneamente a migliaia di luoghi d’Italia, dell’Europa e dell’America Latina, verranno letti i nomi delle oltre 900 vittime innocenti delle mafie, con momenti di riflessione e di impegno per la trasparenza e la legalità, in contrasto con ogni forma di mentalità o di pratica di tipo mafioso. Per ricordare l’importanza di una comunità solidale e corresponsabile, che si mette in gioco per il cambiamento.

 

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Guglielmo Cataldi

GALLIPOLI. Inchieste di successo con squadre interforze contro la criminalità organizzata siciliana (quando era a Gela e Caltanissetta) e salentina, in particolare tarantina, brindisina a leccese; indagini sull’immigrazione illegale in collaborazione con Uffici giudiziari di mezza Europa e oltre; soluzione dell’attentato terroristico davanti ad un Istituto superiore di Brindisi in cui morì Melissa Bassi ed altre studentesse rimasero ferite, coordinamento un gruppo interforze di un centinaio di persone; spiccate capacità investigative nella ricerca di latitanti “di maggiore spessore criminale”: per racchiudere questi ed altri elementi sui meriti e sulle attitudini professionali ci sono volute oltre 16 pagine, concluse alla fine ed all’unanimità con la nomina del gallipolino Guglielmo Cataldi a Procuratore aggiunto presso il tribunale di Lecce. Erano sei i  concorrenti in gara, ridotti poi ad uno, ma “il dottor Cataldi – è stata la valutazione complessiva finale accolta dal Plenum del Consiglio superiore della Magistratura a Roma – prevale tenendo conto da un lato del profilo attitudinale e di merito, dal quale emerge la figura di un magistrato dall’ottima preparazione specialistica e, dall’altro, dalle conoscenze ordinamentali conseguite in qualità di componente del Consiglio giudiziario presso la Corte d’Appello di Lecce e per le più incisive capacità organizzative dimostrate nello svolgimento di funzioni di Procuratore Capo presso il Tribunale di Gela”. Sono richiamate anche le esperienze di coordinatore dei sostituti della Procura di Taranto anche quale magistrato assegnato alla Direzione distrettuale antimafia. Della Dda Cataldi ha fatto parte per molti anni fino ad oggi, impegnato in “numerose e complesse indagini nei confronti delle varie frange delle organizzazioni mafiose nazionali più rappresentative quali “cosa nostra”, “stidda”, “sacra corona unita”.

Scrive del neo procuratore aggiunto il Consiglio giudiziario presso la Corte d’Appello di Lecce: “figura di un magistrato che ha costantemente dimostrato diligenza e laboriosità in tutti gli incarichi assegnati; che è riuscito ad arricchire la sua carriera professionale sia nell’esercizio delle funzioni requirenti che giudicanti, con esperienze vissute sempre con rigore e produttività e che ha raggiunto una solida preparazione tecnico-giuridica, mostrando sicurezza ed autorevolezza nell’assolvimento dei propri compiti”. Era il 14 luglio 2000. Questo alto profilo è stato regolarmente confermato (ed arricchito) dal Consiglio giudiziario nel giugno 2007 e nel febbraio 2012. Il Csm non ha potuto fare altro che ratificare le conclusioni della commissione che ha proposto la promozione. Una scelta facile, in fondo.

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Gallipoli – La Commissione per gli incarichi direttivi  il 7 settembre scorso ha proposto all’unanimità al plenum del Consiglio superiore della magistratura come nuovo Procuratore aggiunto presso la Procura di Lecce il gallipolino Guglielmo Cataldi. La notizia non potrà che destare soddisfazione in città, sia per la stima diffusa nei confronti del magistrato interessato dalla promozione, sia perché col dottor Cataldi si alimenta una  consolidata tradizione in fatto di Procuratori della Repubblica, iniziata già negli anni ’60 col commendatore don Biagio Cotugno. Poi è stata la volta di Rosario Colonna  (alla Procura generale prima e poi procuratore-capo a Lecce), di  Aldo Petrucci, prima alla Procura generale impegnato nei primi maxiprocessi alla “Sacra corona unita”, e quindi procuratore-capo  a Taranto dopo essere stato Procuratore aggiunto a Lecce, dove ha poi concluso la carriera in magistratura come Procuratore dei minori. Poi, anche se non gallipolini di nascita ma certamente di adozione (avendo vissuto a Gallipoli e frequentato il locale Liceo classico) l’ex procuratore generale Giuseppe Vignola e Ferruccio De Salvatore, attuale procuratore della Repubblica dei Minori di Bari.

Ora, si diceva, è la volta di Guglielmo Cataldi,  59 anni e terzo di cinque fratelli, che subentra ad Antonio De Donno.  Dopo una breve esperienza come Comandante dei Vigili Urbani di Imola è approdato in magistratura nel 1986, prima come pretore a S.Giorgio Jonico, e poi nell’89  a Lecce,  come sostituto procuratore presso la Pretura circondariale per poi passare subito dopo nella Procura ordinaria e quindi alla Direzione distrettuale antimafia, dove è diventato il braccio destro del Procuratore Cataldo Motta, da qualche mese in pensione Durante la permanenza nella Dda, è stato applicato per qualche anno, assieme all’altra  gallipolina Patrizia Ciccarese, a Gela, sempre in Procura. Intricate e delicate indagini affidategli (si ricorderà tra tutte il caso dell’infermiera di Taurisano che aveva avvelenato il marito e la strage dell’istituto “Morvillo Falcone” di Brindisi) hanno visto assicurati alla giustizia i colpevoli, poi condannati all’ergastolo con sentenza passata in giudicato. Nei prossimi giorni andrà ad occupare l’ufficio al secondo piano di fronte alla stanza dell’attuale procuratore-capo Leonardo Leone De Castris; molto probabile che il dottor Cataldi vada ad assumere il coordinamento della direzione distrettuale antimafia che, va ricordato, esercita la propria giurisdizione anche nei circondari di Brindisi e Taranto.

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Guglielmo Cataldi

Guglielmo Cataldi

IN EVIDENZA. Una tonnellata di marijuana vale sul mercato un milione di euro. Non necessariamente viene prodotta in Albania, anche sa da lì transita di sicuro verso le “aziende” locali che poi la smistano in gran parte d’Italia: Bari, Napoli, Roma, Milano. Parte di questi proventi i gruppi italo-albanesi li investono in tecnologie. Sempre più sofisticate, sempre più d’avanguardia, per comunicare tra loro in tutta sicurezza. Questo almeno l’obiettivo, comprensibile considerato il giro d’affari che di molto s’incrementa con eroina e cocaina di provenienza nordeuropea e calabrese. Ma può anche accadere che in questa ricorsa all’apparecchio più affidabile e a prova d’intrusi, i malavitosi arrivino secondi. Le intercettazioni hanno avuto in quest’ultimo anno d’indagini sul fronte della battaglia alla droga un ruolo importantissimo.

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guglielmo cataldiGALLIPOLI. Centoventi pagine di verbali, 120 pagine di racconti su come e su cosa puntava la malavita organizzata leccese dal gennaio 2012 al luglio 2014. Le ha messe insieme, con un lavoro di investigazione capillare e con intercettazioni, il magistrato antimafia Gugliemo Cataldi (foto), di Gallipoli, stretto collaboratore del procuratore capo della Direzione distrettuale anti-mafia Cataldo Motta. A raccontare tutti i retroscena l’ultimo pentito della Sacra corona unita, il leccese Gioele Greco (i cui familiari stanno subendo da qualche tempo le ritorsioni dei suo ex compagni di ventura), che evidentemente si è convinto che non c’era per lui molto altro da fare. Ma non si tratta solo di mafia leccese, tant’è che tra i 91 indagati ci sono esponenti di tutta la provincia, da Galatone a Ugento, da Alliste a Taviano, Melissano e Casarano. Tra le attività di quattro clan, unitisi per gestire anche le affissioni elettorali (un euro e 30 ad ogni manifesto) nel periodo citato, ci sono estorsioni e traffico di droga, attentati intimidatori a giostrai, lidi e paninari finchè non cedevano e pagavano il pizzo, magari con qualche “intercessione” interessata.

In uno di questi episodi spunta il figlio del boss gallipolino Nino “Bomba” Padovano, Angelo, che gli investigatori indicano come uno degli emergenti in un quadro segnato profondamente da arresti e condanne e quindi con vuoti di comando da riempire ed in cui si stanno piazzando anche criminali campani. Padovano junior avrebbe fatto da mediatore (lo conferma il pentito) tra un gallipolino che gli si era rivolto e che aveva aperto una tabaccheria a Lecce e un clan locale che lo aveva preso di mira, bucandogli la vetrina con pistolettate ammonitorie. L’intermediazione avrebbe fruttato alla vittima uno sconto del 50%: invece di 50mila euro per stare in pace, ne avrebbe pagati 25mila che, secondo gli inquirenti, sarebbero andati allo stesso mediatore gallipolino, indagato in un altro procedimento.

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...