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grotta cavallo

Nardò. Homo Sapiens, il più antico d’Europa,  e Homo di Neanderthal si incontrarono a Portoselvaggio. Lo confermano le ricerche e gli ultimi studi effettuati grazie agli scavi nella Grotta del Cavallo, che ricade in un’area “piuttosto frequentata nel Paleolitico medio, a partire da almeno 80mila anni fa”, e nota ai ricercatori fin dagli anni Sessanta. I risultati parlerebbero chiaro: circa 45mila anni fa, l’Homo Sapiens, provenendo dall’Africa col suo “bagaglio” di tratti culturali, avrebbe incontrato l’Homo di Neanderthal, che già da qualche millennio abitava la baia di Uluzzo così come altre zone europee. E si è solo agli inizi.

C’è ancora da chiarire, così come sostiene Filomena Ranaldo del Dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Siena che cura gli attuali scavi,  se e in che modo i due si siano relazionati. Intanto, dopo circa 50 anni, si è recentemente scavato pure nella grotta “Mario Bernardini” – situata lungo il litorale tra Santa Caterina di Nardò e Porto Cesareo – con l’obiettivo e la speranza di recuperare anche da lì informazioni utili circa il contatto tra Homo di Neanderthal e Homo Sapiens. Ora tocca alla comparazione dei reperti.

Ad affascinare considerevolmente gli archeologi, dunque, l’incontro tra le due specie del genere “Homo”, soprattutto perché rappresenta l’incontro tra due culture differenti. È attorno a questo aspetto che si sta concentrando molto interesse, anche perché, come ha ribadito la dott.ssa Ranaldo in una recentissima intervista al programma di Radio1 “Restate scomodi”, “Homo di Neanderthal e Homo Sapiens hanno condiviso  degli spazi per millenni”. «Dobbiamo capire – ha precisato – come le due culture si sono interscambiate, come hanno comunicato e se lo hanno fatto». Non si sa, almeno per ora, se l’Uomo di Neanderthal e l’Uomo moderno si siano mischiati geneticamente. Su questo aspetto, l’esperta sembrerebbe non escludere in futuro particolari analisi. Come fossero organizzati i gruppi umani, come cacciassero, in che modo costruissero gli strumenti necessari alle pratiche quotidiane, sono i prossimi dubbi da sciogliere. «Tutto questo lo scopriremo continuando lo studio e gli scavi, come stiamo facendo con l’Università di Siena e il Comune di Nardò concessionario degli scavi,

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