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dottor vito procacci

Gallipoli – Nel 2013 il dottor Vito Procacci, attuale direttore del reparto di Emergenza-urgenza del Policlinico di Bari, organizza nell’antico mercato antico di piazza Imbriani, a Gallipoli, il congresso regionale della Società italiana di medicina di emergenza ed urgenza. Ad ispirare il medico è l’impegno di don Tonino Bello, il vescovo nato ad Alessano capace spesso, con i suoi gesti e con i suoi scritti, di cambiare  completamente il percorso di vita di chi ha avuto la fortuna di incontrarlo e di ascoltarlo. E di ciò il medico di Molfetta può essere un testimone privilegiato. «La scelta di Gallipoli non fu casuale ma dettata dalla volontà di affrontare un tema così importante nella terra di don Tonino», afferma oggi il medico di Molfetta. «In quella circostanza volli testimoniare i passi da gigante che avevamo fatto e lo feci attraverso una celebre frase di don Tonino “A Sud l’orizzonte si è schiarito grazie alle donne e agli uomini capaci di lottare”». «Dal mio punto di vista – afferma il primario – l’esperienza e la conoscenza di don Tonino, sia come mio vescovo sia testimone di pace, di gioia di carità, è stata molto importante. Da quella figura ho imparato che la vita ha un senso nel momento in cui diventa donazione nei confronti degli altri. Faccio il medico d’emergenza da oltre trent’anni e posso dire che anche nei momenti più critici non mi sono perso d’animo grazie a questa grande figura di riferimento». Fondamentale è l’estate del 1991 con lo sbarco nel porto di Bari, in quel fatidico 8 agosto, di oltre 20mila migranti in quella che viene ricordato come il più grande sbarco di migranti in Italia su una singola nave.

Don Tonino e lo sbarco degli albanesi Don Tonino si muoveva nello stadio della Vittoria, dove erano stati trasportati gli albanesi, cercando disperatamente di dare conforto. «Le persone non possono essere trattate come bestie», scriverà in un duro articolo su Avvenire attirandosi le ire dell’allora ministro degli Interni Vincenzo Scotti. Dall’altra parte della città, invece, presso il Pronto soccorso i medici provavano a districarsi nell’ingente numero di pazienti che all’improvviso aveva intasato il reparto. Qui, il giovanissimo dottor Procacci era stato assunto proprio per far fronte all’emergenza. «In quella circostanza il Pronto soccorso scoppiò, finì sotto assedio. La sofferenza era tangibile ovunque. E non bisogna pensare ad un reparto strutturato come quelli attuali. La medicina di emergenza-urgenza non era per niente sviluppata. C’era lo scontro tra un bisogno grave ed importante della popolazione e, di fatto, una risposta strutturale assolutamente inadeguata. All’epoca il Pronto soccorso era un posto di passaggio per i medici, si iniziava da lì per poi spostarsi in altri reparti. Avrei dovuto fare anche io così e invece in quel reparto ci sono rimasto una vita. Sarei dovuto andare via ma conoscere don Tonino mi ha cambiato la vita. Ho iniziato a percepire la capacità di cogliere il sacrificio e la sofferenza come degli elementi di crescita umana e professionale. Per cui, animato dalla sua figura, ho cominciato a capire che questo lavoro poteva farmi crescere, poteva essere un luogo dove declinare, anche in maniera laica, gli aspetti più belli che la sua figura mi avevano suggerito». Fu proprio quel congresso organizzato venti anni dopo a Gallipoli a suggellare la crescita generale del ruolo e dell’importanza della medicina d’urgenza in generale.

 

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