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Donne e legalità nella Pubblica amministrazione

Matino – Il racconto intenso di Sabrina Matrangola ha introdotto, lo scorso 23 febbraio al Marchesale di Matino, la serata dal tema “Donne e legalità nella Pubblica amministrazione” organizzato dalla consigliera comunale Pamela Lecci. Sabrina è la figlia di Renata Fonte, l’assessore del Comune di Nardò colpita a morte, nel 1984 in un agguato ordito subito dopo la chiusura di un Consiglio comunale. La sua storia è ancor più nota negli ultimi tempi grazie ai due film a lei dedicati: il più recente trasmesso su Canale 5 “Una donna contro tutti” e “La posta in gioco” del 1988. In entrambi si descrive a sua figura di donna, madre e moglie, e della sua battaglia a tutela dell’area naturalistica di Porto Selvaggio dove si voleva far sorgere un villaggio turistico.«Renata era una donna trasversale – racconta la figlia Sabrina – la sua politica era servizio e la sua ecologia non era solo rispetto all’ambiente, ma rispetto alle relazioni che elevavano il suo spirito». La sua scomparsa non ha portato alla fine della battaglia per la salvaguardia del Parco di Porto Selvaggio, al contrario ha forse, sino ad oggi, consacrato quel luogo ad un destino più sicuro.

L’intervento del procuratore Elsa Valeria Mignone – Alla testimonianza di Sabrina è seguito l’intervento del Procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone, figura forte e coinvolgente, che si è presentata a sua volta come testimone di un viaggio attraverso gli sviluppi, anche legislativi, che hanno negli anni supportato e favorito l’inserimento delle donne nella Pubblica amministrazione. Un percorso fatto di tante leggi, tutto sommato piuttosto recenti, troppo se si pensa che solo nel 1963 fu varata una legge, la n. 7, che prevedeva il divieto di licenziamento delle lavoratrici dopo il matrimonio. La Mignone ha portato ad esempio il suo settore, quello della magistratura, dove si è arrivati ad avere più donne rispetto agli uomini “ma non si è arrivati ancora a fornire ai due generi gli stessi strumenti e le stesse possibilità nel raggiungere posizioni apicali, questo perchè la donna per dovere e piacere della famiglia è spesso costretta, o portata, a rinunciare a incarichi di prestigio o a perseguire con serenità un percorso lavorativo”. «Ho sempre vissuto con il senso di colpa – rivela la magistrata – quando mi trovavo a lavoro di non poter stare con la mia famiglia e a casa di non poter dedicare sufficiente tempo in più al lavoro». La sua carriera personale ha attraversato  il progresso legislativo, ma anche quello umano evidenziato anche solo negli sguardi e nel confronto quotidiano con i colleghi. «Sì è vero, ho vissuto il cambiamento, sono in magistratura dal 1986 ora ricopro un ruolo semi-dirigenziale, non è stato semplice, ma sono felice che molte cose siano cambiate» ha concluso.

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