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Donato Valli

Poggiardo – Si intitola “Traujati sta terra” lo spettacolo di poesie e canzoni salentine dedicate al poeta Fernando Rausa, in programma martedì 11 settembre in piazza del Popolo alle ore 21. L’evento è promosso dal Circolo Poggiardo ’95 e dall’associazione culturale Orizzonte, con il patrocinio del Comune.

Un’esortazione a rinnovare la terra – Il titolo riprende l’invito che Rausa rivolgeva ai giovani ricorrendo a un’immagine del mondo contadino: “Trajuare la terra” significa rivoltarla, lavorarla in modo che dal travaglio riesca rinnovata. I giovani, quindi, sono invitati a portare nuova vita sulla terra, a costruire una società più libera, valorizzando le tradizioni che hanno ereditato. Nel corso dello spettacolo si alterneranno poesie tratte dalle raccolte di Fernando Rausa (“Terra mara e nicchiarica”, “L’umbra de la sira” e “Li fiuri de la Pathria”) con le canzoni e le musiche degli artisti P40 (di Poggiardo), Lucia Minutello (di Racale), Salvatore Brigante. Letture (in dialetto) di Paolo Rausa, presidente dell’associazione Orizzonte, e di Ornella Bongiorni (in italiano).

Il poeta  Fernando Rausa (1926-1977) è nato a Poggiardo e qui visse per tutta la vita, tranne una breve parentesi argentina negli anni Cinquanta. Ultimo di cinque figli, non riuscì a studiare, ma come spesso succedeva negli incontri conviviali, metteva a frutto la sua capacità di improvvisare brindisi e rime. Dalle battute veloci alle rime il passo è breve: si arriva, quindi, alle raccolte “Poggiardo mia”, “L’occhi ‘ntra mente” (del 1969), poi “Fiuri… e culuri” (del 1972) e “Guerra de pace” (del 1976). Il figlio Paolo ha curato le tre raccolte delle poesie del padre: la prima, “Terra mara e nicchiarica”, pubblicata con Manni (2006), vanta la prefazione di Donato Valli; la seconda si intitola “L’Umbra de la sira” (2009); la terza “Li fiuri de la Pathria” (2014).

Per Valli Fernando Rausa è “Una voce fuori dal coro” nel variegato panorama della poesia dialettale salentina. Non rientra, infatti, né nel filone della cosiddetta poesia popolare né in quello della poesia d’arte. La carica spontanea dei suoi versi lo pone al di fuori di ogni canonica appartenenza e i temi della sua poesia (l’amore per il paese e per la famiglia, la precarietà della vita, la giovinezza fugace, la condizione dei giovani costretti a emigrare, la ribellione contro le ingiustizie), pur radicati in un preciso contesto storico, sembrano rivestirsi di contemporaneità e di assolutezza, della cifra, cioè, che connota l’espressione poetica più autentica.

Tricase – Per tutto il Salento e per il mondo accademico la  recente scomparsa del prof. Donato Valli  è una grande perdita, come testimoniato anche dai numerosi messaggi di cordoglio. Aveva 86 anni (li aveva compiuti il 24 febbraio scorso) spesi al servizio della cultura, da giovane intellettuale, da docente universitario e infine da Magnifico rettore dell’Università di Lecce. La prima esperienza, destinata a lasciare profonde tracce nella sua formazione e cultura, fu l’ingresso da giovanissimo nell’Accademia salentina da cui nacque “L’Albero”, rivista di critica e di letteratura. Era a contatto con Gerolamo Comi, di cui divenne amico, Maria Corti, Oreste Macrì, Vincenzo Ciardo, Michele Pierri. Ben presto divenne assistente incaricato presso la cattedra di Filologia romanza dell’Università di Lecce, poi professore di Biblioteconomia e ordinario di Storia della Letteratura moderna e contemporanea. Dal novembre del 1983 all’ottobre del 1992, infine,  Magnifico Rettore dell’Università salentina e il questo ruolo promosse la nascita delle Facoltà di Scienze economiche e di Ingegneria, ponendo le basi di quello che sarebbe diventato il campus EcoteKne. Innumerevoli i suoi saggi critici e gli interventi sulle riviste letterarie che hanno acceso un faro su tanti poeti e narratori salentini destinati all’oblio senza il suo intervento. Lo sottolinea il messaggio di cordoglio dell’attuale Rettore, prof. Vincenzo Zara. Le sue numerose ricerche sulla letteratura locale hanno strappato al silenzio tante voci di letterati salentini a testimonianza di un legame forte con la nostra terra. Dobbiamo essergli grati anche per questo, insieme all’impegno istituzionale e culturale per cui lo ricorderemo”.

Al di là di tutti meriti lagati al suo ruolo di accademico, il professore Valli sarà ricordato per la sua umanità, per il rapporto sereno che sapeva instaurare con i suoi collaboratori  e allievi, per quelle caratteristiche che possono essere sintizzate nella “tricasinità”, come evidenziato da Francesco Accogli, intellettuale e storico tricasino, in un pezzo scritto per l’ultimo compleanno del prof. Valli: “(La tricasinità) non esiste come categoria, ma è certamente un patrimonio che è divenuto nel tempo cultura antropologica dalla quale emergono anzitutto l’onestà e la tenacia, ma anche l’ospitalità, la generosità e il rispetto per gli altri”. Tutte qualità rintracciabili nella vita e nell’opera del prof. Donato Valli.

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