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don Salvatore Leopizzi

Gallipoli – Anche se in piena estate, la solidarietà non va in vacanza. Specialmente se alla base di tutto c’è la storia di una ragazza rimasta bambina a causa di una terribile malattia genetica, morta a 36 anni nemmeno compiuti e proprio in un giorno di festa: Mariella – questo il nome della ragazza – è infatti venuta a mancare il 24 luglio di quest’anno, nel giorno della festa di Santa Cristina, patrona di Gallipoli. La giovane era affetta sin dalla nascita da sclerosi tuberosa, una malattia che colpisce un bambino su 10.000 e che non lascia via di scampo.

Una raccolta fondi che unisce la comunità – Mariella è stata accudita oltre ogni dire dalla famiglia, e anzi, proprio grazie a quelle amorevoli cure è sopravvissuta così a lungo al male. Lo stesso giorno della morte, la decisione della famiglia di sottoscrivere una raccolta fondi da destinare alla ricerca sulle cause e sulle possibili cure di quella malattia. “Perché almeno mia figlia non sia morta invano”, questa la consolazione per il papà Antonio, fino a qualche mese fa funzionario presso l’Ufficio del Catasto di Lecce. Sono bastate poche ore e la solidarietà di amici e conoscenti ha fatto subito capolino. Nei giorni scorsi, affisso in bacheca in chiesa e letto durante l’omelia, il ringraziamento della famiglia alla comunità frequentata da Mariella, la parrocchia di Sant’Antonio (parroco don Salvatore Leopizzi): “Pur non essendo di molte parole e convenevoli, avvertiamo in questo triste momento il bisogno di ringraziarvi per l’affetto e la partecipata vostra vicinanza. Accogliendo il nostro desiderio, ci avete consentito di raccogliere in poche ore fondi per la ricerca sulle cure della malattia congenita della sclerosi tuberosa, da cui era affetta la nostra Mariella, e grazie al vostro generoso sforzo abbiamo già inviato 600 euro all’omonima associazione (“Sclerosi tuberosa”). Grazie, grazie ancora per la vostra disinteressata amicizia”.

Gallipoli – Mercoledì 8 agosto, alle ore 20,30, sul sagrato della chiesa di S. Antonio da Padova si terrà la presentazione del libro di Marina Ricci dal titolo “Govindo. Il dono di Madre Teresa”, pubblicato dall’editore San Paolo. Conversa con l’autrice il giornalista della “Gazzetta del Mezzogiorno” Giuseppe Albahari. Intermezzi musicali a cura dei maestri Davide e Gabriela Greco.

L’evento è organizzato dall’associazione culturale “Amici di don Pippi Leopizzi”, dal Centro Caritas di seconda accoglienza“Agapolis” e dalla parrocchia S. Antonio di Padova (parroco don Salvatore Leopizzi, esponente nazionale di Pax Christi).

L’autrice – Sposata e madre di 4 figli, all’epoca vaticanista del Tg5, Marina Ricci (in foto) racconta di quando, trovandosi a Calcutta per seguire le sorti di  Madre Teresa all’epoca (era il 1996) gravemente malata, conobbe Govindo, un bambino ospite in una casa di “Madre Teresa”. Il piccolo era affetto da una malattia degenerativa e perciò aveva i giorni contati. Quasi un amore a prima vista, il loro: Marina lo porta a casa sua in Italia e lo adotta; e Gogo (questo il diminutivo che avevano dato al bambino) non solo riceve, ma ricambia l’affetto della sua nuova famiglia, e a dispetto delle prognosi mediche infauste, sopravvive, fatto insolito per quel tipo di malattia, sino all’età di 18 anni. “Un dono prezioso di Madre Teresa di Calcutta”, scrive nel suo libro l’autrice. E prosegue: “Sapevo che non sarebbe diventato grande, ma volevo solo dargli una famiglia… scalcinata, inadeguata, ma una famiglia. Anche se mi prendevano per pazza”.

Taviano – Archiviata, con successo, la prima serata con le Sorelle Gaballo e altre incursioni, la rassegna Girodicorte torna a proporre eventi nel centro storico di Taviano. Giovedì 12 luglio, dalle ore 21 in corte Garibaldi, Antonio Rolli presenterà il suo libro “Il mare traverso” dialogando con don Salvatore Leopizzi (di Gallipoli), consigliere nazionale di Pax Christi. A seguire il concerto di Meli Hajderaj Trio, con canti e danze del Mediterraneo orientale. Il Trio è composto da Meli Hajderaj (voce e percussioni), Fatbardh Capi (clarinetto e sassofono, solista della Fanfara Tirana e di varie formazioni musicali della tv albanese) e Claudio Merigo (violino e liuto arabo). Il gruppo presenterà un repertorio di musiche proprie del mediterraneo orientale. Tra Albania, Grecia e vicino oriente arabo con l’ausilio di strumenti musicali etnici ma anche moderni.

Nel corso della serata di inaugurazione, la rassegna allestita dalle associazioni Bachelet, La Piazza e Terrebruciate (con la direzione artistica di Donatello Pisanello) ha visto la presentazione del libro di Alessandro Cannavale, “A me piace il Sud”, la coinvolgente esibizione delle Sorelle Gaballo (di Nardò) e l’apprezzata incursione teatrale dell’attore e regista bresciano Pietro Mazzoldi, dell’associazione “Teatro terre di confine”.

Girodicorte 2018 proseguirà domenica 14 luglio con Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte Costituzionale, che presenterà il suo ultimo volume “Elogio della Costituzione”. Il giorno seguente, domenica 15, il vaticanista del Tg1, Fabio Zavattaro porterà a Girodicorte il volume “Stile Bergoglio, effetto Francesco”.

 

Parabita – Grande attesa a Parabita per l’arrivo delle reliquie di Sant’Antonio di Padova. Molto ricco il programma dell’evento in programma da sabato 30 giugno a martedì 3 luglio. Ad accompagnare le reliquie del Santo nella città delle Veneri saranno alcuni padri provenienti dalla basilica pontificia di Padova, i quali hanno già manifestato la loro disponibilità per i colloqui personali e le confessioni dei fedeli. Il rito di accoglienza è previsto il 30 giugno alle 18, presso il monumento di San Pio, nella piazzetta sita sulla strada per Collepasso. Subito dopo, si snoderà una processione verso la nuova chiesa parrocchiale di Sant’Antonio. Intorno alle 19.30 seguirà la celebrazione della messa da parte del parroco don Albino De Marco (di Casarano) e alle 21.30 una veglia di preghiera. Domenica 1 luglio le celebrazioni della mattina saranno alle 8.30 e alle 11 mentre in serata la celebrazione delle 19.30 sarà presieduta dal vescovo della diocesi di Nardò- Gallipoli, Fernando Filograna. Alle 21, nel salone parrocchiale, spazio alla presentazione del musical “Fra cielo e terra” a cura della compagnia teatrale “Iride” di Parabita.

Il giorno successivo, lunedì 2 luglio, l’attenzione verrà rivolta agli ammalati e agli anziani. Durante la mattinata, il reliquiario della “Sacra Costola” visiterà gli infermi e gli ospiti del Centro di solidarietà “Madonna della Coltura”. L’ultimo appuntamento della giornata è stato fissato alle 21.30, quando i parrocchiani si ritroveranno per dare inizio alla veglia dei Simboli di Sant’Antonio. Martedì 3 luglio alle 11 è poi previsto il saluto comunitario caratterizzato da un momento di preghiera e riflessione. La sera, intorno alle 20, le reliquie raggiungeranno la comunità di Sant’Antonio di Padova di Gallipoli, guidata da don Salvatore Leopizzi. Anche per questa circostanza, si terrà la cerimonia di accoglienza e la celebrazione della messa seguita da una veglia di preghiera. Il commiato avverrà nella prima mattinata di mercoledì 4 luglio.

Gallipoli – Preceduti da una “Solenne tredicina” sono entrati nel vivo i festeggiamenti in onore di S. Antonio di Padova, presso la omonima chiesa che s’affaccia sul lungomare Galilei e che avranno il loro culmine il 13 giugno. Pur mostrando ben visibile la necessità di urgenti  manutenzioni, anche per la presenza da alcuni anni di impalcature che ne riducono gli spazi, i parrocchiani non si scoraggiano, né mancano le iniziative a cura del parroco don Salvatore Leopizzi e del giovanissimo viceparroco don Francesco Fiore (di Racale), dell’associazione intitolata al Santo e dell’intera comunità parrocchiale. Già il 31 maggio, inizio della tredicina, dal sagrato della Chiesa parato a festa, è stata celebrata la Messa del “Corpus Domini” presieduta dal vescovo mons. Fernando Filograna e dai sacerdoti di Gallipoli (assente solo don Luciano Solidoro, malato), per poi avviarsi da lì la processione cittadina con in testa le associazioni religiose, le dieci confraternite, i sacerdoti e il vescovo, seguiti dalle autorità cittadine civili e militari.

Un cuore malato e il trapianto che l’ha fatta rinascere Tutto secondo tradizione. Inedito invece il tema del programma di quest’anno: “la santità della porta accanto”, come lo ha presentato don Salvatore, nel corso di un’omelia domenicale, richiamando tutti alla specifica vocazione di ognuno. “C’è chi ha la vocazione a farsi prete, chi alla vita matrimoniale, chi a un’arte, e così via, ma tutti abbiamo un particolare carisma o predisposizione, che spesse volte passa pure inosservato”, ha detto dall’altare. E per essere ancora più incisivo e convincente, ha organizzato per ogni sera della tredicina una testimonianza di vita quotidiana, quasi a far comprendere anche ai più riottosi che la santità è una meta alla portata di tutti. Così, dopo il rosario e la preghiera al santo alle 18,15 e la messa delle 19 con la benedizione del pane di S. Antonio, sono iniziate le prime testimonianze. Due ragazze della parrocchia, ad esempio, Benedetta e Anna, poco più che ventenni, hanno portato la loro testimonianza di vita, parlando dallo stesso Altare. Benedetta, ragazza sportiva, ha scoperto per caso, a seguito di un arresto cardiaco mentre era in palestra, di avere una grave malformazione cardiaca, e che la sua vita era irrimediabilmente segnata, a meno che non ci fosse stato un trapianto di cuore, che poi è avvenuto grazie ad una donatrice 48enne morta tragicamente, dando a lei la gioia di essere nata un’altra volta.

Il suo midollo ha fatto vivere un bimbo turco Maria Coluccia – famiglia ben conosciuta di medici la sua – racconta, trattenendo a sento  l’emozione, di come ha conosciuto le problematiche relative al trapianto di midollo osseo. “Eravamo verso la fine dell’anno scolastico – racconta – quando il nostro professore di inglese assente da tempo da scuola perché gravemente malato, ci scrisse dicendoci che non avrebbe potuto portarci agli esami, parlandoci della sua malattia, ed incoraggiandoci a fare qualcosa per i malati di leucemia. Poi di lì a poco – ha detto tra i singhiozzi – il professore morì”. Da lì Maria è partita volendo saperne di più, sino all’adesione all’associazione dei Donatori di midollo osseo, di cui ora è esponente. Poi, improvvisa, quando non se l’aspettava nemmeno, la chiamata: “Ero risultata compatibile per una donazione, e subito sono iniziati i preparativi per l’intervento”. Con tono rassicurante aggiunge: “In fondo a me non è costato nulla, solo un’ora di sonno. Quel midollo prelevato da me, ha salvato la vita a un bambino di 10 anni, che vive in Turchia”.

Anche l’amore ha a che fare con la santità Sempre più chiaro ed evidente si è fatto il messaggio contenuto nelle parole “santità della porta accanto”. Un’altra sera, è stata la volta di due giovani, Francesco e Francesca i loro nomi, che hanno raccontato “col cuore in mano” la loro storia d’amore: si sposeranno, manco a dirlo, proprio il 4 ottobre, festa di San Francesco, che a loro ha dato qualcos’altro ancora, oltre al nome. Sarà così, di racconto in racconto, sino al  12 giugno, vigilia della festa, quando, subito dopo la messa, sul sagrato della chiesa ci sarà la “XV Festa del Pane” con offerta del pane di S. Antonio e degustazione di prodotti tipici. La serata sarà allietata da “Plot Twist Cover band Classic Rock, dalla Scuola di ballo classico “Cinzia Ria” e da J end Tz Animazione. Il 13 giugno, invece, dopo la messa solenne delle 19, la processione per le vie cittadine, accompagnata dal concerto bandistico S. Cecilia. Altra iniziativa che la parrocchia porta avanti da anni, è l’adozione a distanza di bambini nel Mozambico.

Gallipoli – La vita e l’esempio di don Tonino Bello continuano ad essere ricordati e rilanciati, messi in maggiore risalto con la venuta del Papa ad Alessano il 20 aprile scorso, giorno del suo 25° anniversario. Se ne parlerà, tra le altre, a Milano il 6 maggio prossimo a cura dell’associazione regionale pugliesi. A Bari, nei giorni scorsi gli sono state dedicate due serate: la prima con lo spettacolo teatrale “Il profeta di Dio” regia di Lino De Venuto; il giorno successivo si è avuta una serata di testimonianze, a cui hanno preso parte le persone che hanno conosciuto bene il vescovo di Molfetta e ne hanno reso omaggio raccontando alcuni aneddoti della loro storia.
All’incontro, che si è tenuto al Circolo Unione, presso il Teatro Petruzzelli, hanno partecipato don Salvatore Leopizzi, parroco di Gallipoli e amico della prima ora di don Tonino (nella foto il suo intervento durante l’attesa di Papa Francesco ad Alessano); il suo medico curante, il dottor Domenico Cives; il direttore responsabile di “L’altra Molfetta”, Sergio Magarelli. A condurre è stato chiamato il presidente della Fondazione “Don Tonino Bello” di Alessano, Giancarlo Piccinni.

Ogni intervento è stato preceduto da un video in cui le immagini erano accompagnate dalle parole forti e cariche di significato di don Tonino, già parroco di Tricase. Lui era le parole che pronunciava, e a testimonianza della sua coerenza i relatori hanno raccontato che davvero il vescovo era una persona straordinaria, diversa da tutti. “Don Tonino è stata sempre una sorpresa di Dio – ha ricordato don Salvatore, ricordando l’episodio degli zucchetti del Papa e dei vescovi fatti volare via dal vento nel giorno della visita alla sua tomba e poi sul palco – don Tonino quando celebrava non lo metteva e per questo spesso è stato ripreso dal Vaticano”. La convivialità delle differenze; l’essere disarmati e disarmanti; il “diventare scrupolo”, come un sassolino che da fastidio nelle scarpe dei potenti; le sue parole che donate agli altri sono diventate impegno e responsabilità: questi i temi principali della discussione, che per circa due ore ha tenuto desta l’attenzione del pubblico.

Si è parlato anche degli ultimi momenti di vita, della sua fede incrollabile, del suo essere visionario e, inevitabilmente, del suo impegno durante l’emergenza degli albanesi nel porto di Bari e poi contro la guerra e l’assedio di Sarajevo, con una drammatica marcia di pace sotto le bombe e i cecchini. “A chi lo ha conosciuto ha lasciato la responsabilità delle sue parole e opere – ha concluso don Salvatore Leopizzi – e le sento di più ogni volta che parlo di lui pubblicamente. Ed è questo che voglio trasmettere: abbiate il privilegio di essere spine”.

L’evento è stato organizzato dal Comitato “Testimoni del Bello” con sede presso la parrocchia “Immacolata” di Bari dei Frati cappuccini e coordinato dal parroco fra Ruggiero Doronzo. Enti patrocinanti: Regione Puglia, Comune di Bari, Città metropolitana di Bari, L’Aurora serafica, Arcidiocesi di Bari-Bitonto, Fondazione “Don Tonino Bello”, Crocerossine d’Italia.

Gallipoli – “Don Tonino Bello, seme di pace profumato di cielo” è il tema della due giorni organizzata da Pax Christi Gallipoli. L’obiettivo dei promotori è quello di raccogliere “messaggi, testimonianze e musica per ricordare il grande profeta della nostra terra” quando è ancora vivida la grande eco dell’arrivo del Papa appena una settimana fa ad Alessano. Venerdì 27 presso la chiesa di Sant’Antonio di Padova sarà presente, alle 19.30, il giornalista Francesco Comina, autore del libro “Abbiamo un sogno: quando Francesco andò da don Tonino”, insieme a don Salvatore Leopizzi, amico e collaboratore dell’ex vescovo di Molfetta scomparso il 20 aprile di 25 anni fa e per il quale è in corso il processo di beatificazione. Sabato 28 aprile, sempre alle ore 19.30, appuntamento presso il salone polifunzionale della parrocchia di San Lazzaro per il concerto dell’Orchestra di fiati del Liceo musicale “Giannelli” di Casarano diretta dal maestro Giacobbe Doria.

Gallipoli – E’ giunto alla sua terza edizione “Alter-Azioni di umanità migranti”, il corso di formazione alla cultura dell’integrazione organizzato dalla Diocesi di Nardò-Gallipoli, dall’Università del Salento e dal Progetto caritas “Agapolis” in collaborazione con il Csv Salento, Caritas Diocesana, l’associazione “Mensa della Carità Diocesi Nardò-Gallipoli”, il Punto pace “Pax Christi” cittadino e gli Uffici Diocesani. Il primo dei quattro incontri previsti quest’anno, dal titolo “Diritti e doveri reciproci dell’accoglienza, tra legge e conoscenza” si è svolto mercoledì 18 aprile presso il salone polifunzionale della parrocchia di Sant’Antonio da Padova a Gallipoli, moderato da don Salvatore Leopizzi e tenuto da Luigi Russo, giornalista, sociologo e presidente del Csv Salento e dal prof. Attilio Pisanò di Casarano, presidente del corso di studi in Scienze politiche e relazioni internazionali dell’Università del Salento.

“La percezione distorta dell’immigrazione e le insicurezze che abbiamo, sono state create da una cattiva informazione e dalla politica – afferma Russo – che si serve dei media che, alterando le informazioni, contribuiscono ad alterare le percezioni e diffondere la paura. Alcuni dati lo dimostrano: gli immigrati in Italia sono 5 milioni, cioè il 10% della popolazione italiana, ma gli italiani ne hanno una percezione molto più elevata; addirittura, il 25% percepisce la presenza degli immigrati come se fossero uno su quattro, e questa percezione è collegata all’informazione errata che passano i media. Un altro esempio sono gli islamici, che in Italia sono il 3%, ma che vengono avvertiti come se fossero l’8% o il 16%, falsando la realtà. Bisogna fare dunque un’adeguata informazione indipendente, ricordando che noi viviamo in situazione di mistificazione della realtà; dobbiamo formare, informare e accogliere, per smontare tutto questo sistema”.

Di diritti universali ha invece parlato il prof. Pisanò: “Noi viviamo in un processo di mistificazione, in cui la realtà che ci viene trasmessa dai media è molto lontana da quella che noi stessi viviamo. Per smontare questo castello, e ricostruire una corretto rapporto tra etnie e culture, tutti possiamo fare molto, partendo dai diritti come il luogo privilegiato dell’etica contemporanea, riconoscendoli come strumento per migliorare concretamente la vita e attuandoli anche per gli altri esseri umani. Rapportandoci all’altro senza discriminazione, con gli occhi aperti alla realtà, senza pregiudizi, senza paura e senza razzismo, che minano alle radici le fondamenta dei diritti. Se vincono questi atteggiamenti, i diritti scompaiono non solo per i migranti ma dalla nostra civiltà, rinnegando le nostre conquiste e mettendo a rischio la nostra stessa libertà e tutti soggetti vulnerabili della società”. Gli altri appuntamenti con “Alter-Azioni” saranno il 24 aprile con il tema “Migranti e diritto alla salute, qualità e fragilità dei servizi”, l’8 maggio con “Migranti e rifugiati, uomini e donne in cerca di pace” mentre l’appuntamento conclusivo sarà il 14 maggio con un evento formativo accreditato per l’Ordine degli Avvocati e degli Assistenti sociali di Lecce.

Gallipoli – “La prima volta che l’ho visto era il gennaio del 1982. Accompagnavo monsignor Bettazzi, allora presidente internazionale di Pax Christi; dopo una conferenza a Gallipoli eravamo diretti a Tricase per parlare in una scuola di pace e solidarietà. Finito l’incontro, ci fermammo a pranzo dalle suore d’Ivrea. Lì, con don Eugenio Licchetta, che aveva organizzato l’iniziativa, c’era anche il parroco della chiesa madre tricasina, don Tonino Bello appunto”: cominciava così un incontro che sarebbe durato tutta la vita e dopo. Lo racconta don Salvatore Leopizzi nel libro edito da Manni “Don Tonino Bello, croce e fisarmonica” del 2008. “Per me quell’incontro segnò l’inizio della grande amicizia con don Tonino. Un legame umano davvero entusiasmante e sicuramente  provvidenziale”, prosegue don Salvatore che martedì 17 aprile, alle ore 18,30 nella sua chiesa di S. Antonio di Padova racconterà questo ed altri ricordi. La riunione avrà inizio alle 19,45 e s’intitola “Incontriamo don Tonino Bello”, in vista della venuta di Papa Francesco in occasione della venticinquennale della scomparsa del parroco profeta, come lo chiamano in tanti.

Nel corso della serata verranno forniti elementi organizzativi circa i due pullman che da Gallipoli partiranno nelle prime ore del 20 aprile verso Molfetta e verso Alessano. Ma soprattutto si conoscerà qualcosa di più e più a fondo un rapporto davvero esemplare e duraturo. “Riconosco di avere un grande debito personale di gratitudine e riconoscenza – dice don Salvatore – per gli innumerevoli e immeritati benefici ricevuti. La sua amicizia, la sua condivisione dell’impegno in Pax Christi, le confidenze fraterne, la premurosa ospitalità a Molfetta ed Alessano, i viaggi in Terra Santa, in Etiopia (nella foto), in diverse parti d’Italia sono un immenso patrimonio spirituale”. Ricorda ancora don Salvatore: “Allora don Tonino era proprio come un uomo normale? mi chiese uno studente alla fine di un incontro in cui avevo parlato della sua carica di umanità tanto esemplare quanto straordinaria. Sì, ho risposto. Don Tonino era proprio come dovrebbe essere di norma ogni uomo”.

 

 

Gallipoli – Perché un esponente di Chiesa, vescovo, inserito nei piani alti della gerarchia ecclesiastica, è diventato così popolare ed amato nonostante sia scomparso da ormai ben 25 anni? In suo nome si organizzano circoli, scuole, associazioni, manifestazioni sportive come quella intitolata “Corri e cammina con don Tonino”, una gara podistica che si terrà ad Ugento il 29 aprile. La risposta che danno quanti hanno conosciuto e studiato l’opera di don Tonino, come don Salvatore Leopizzi di Gallipoli ha condiviso molte esperienze, è univoca: “Quello che lo ha reso famoso da vescovo, noi lo avevamo già vissuto quando era ancora parroco a Tricase – risponde tra altri Giancarlo Piccinni, presidente della Fondazione “don Tonino Bello” – e lui a quell’incarico di vescovo non ci teneva proprio, tant’è che vi aveva rinunciato per ben due volte. Ha sempre aperto la sua casa ai poveri ed anzi, per non metterli a disagio, era lui stesso ad aprirgli la porta”.

Antesignano del “popolare” Papa Francesco  “Già prima di Papa Francesco ha inaugurato la “Chiesa in uscita”, o come la chiamava lui la “Chiesa del grembiule”, dice don Mimmo Amato di Molfetta, vice postulatore della causa di beatificazione. Agli immigrati, che già allora erano vissuti in parte come un problema, don Tonino inviò una lettera: “Perdonaci –scrisse don Tonino – se non abbiamo saputo levare coraggiosamente la voce per forzare la mano dei nostri legislatori. Ci manca ancora l’audacia di gridare che le norme vigenti in Italia non tutelano i più elementari diritti umani e sono indegne di un popolo libero come il nostro”. “La sua però non è stata un’ideologia – mette in guardia il vescovo di Ugento-S. Maria di Leuca mons. Vito Angiuli – ma è coraggioso annuncio del Vangelo”.

“Basilica maggiore e Basilica minore” In occasione dell’elevazione a Basilica Minore del Santuario della Madonna dei Martiri a Molfetta, come racconta lo stesso don Tonino,  uno dei giovani presenti alla cerimonia gli chiese il significato di Basilica Minore: “Non sapevo rispondere. Allora ho detto: “Basilica significa Casa del Re; questa si chiama Basilica minore perché è di pietra. Tu, invece (rivolto al giovane), sei Basilica Maggiore. Quando è terminato il dibattito –prosegue il racconto del presule – mi sono avviato a piedi verso l’episcopio. Pioveva. Mi ha raggiunto alle spalle un’auto piena di giovani che mi hanno chiesto se volessi salire. Ho accettato il passaggio e ci siamo mossi verso l’episcopio. Era quasi mezzanotte. Quando siamo arrivati nei pressi della mia residenza, mi sono accorto che, appoggiato al portone d’ingresso, c’era un uomo. Si chiamava Giuseppe, un avanzo di galera, un pover’uomo che ormai si era dato all’alcool e al vizio; adesso è morto, ma veniva sempre in episcopio, sul far della sera. Quella volta aveva tardato. Stava riverso, lì davanti, con la bottiglia dell’ubriachezza, con la barba ispida… I ragazzi hanno fermato la macchina. Quello che guidava mi ha detto: “Vescovo, Basilica Maggiore o Basilica Minore?”. Ho risposto: “Basilica Maggiore, Basilica Maggiore!”. E l’abbiamo portato su a dormire”.

Santo sì, ma sino ad un certo punto La vita dei santi (nell’immaginario collettivo don Tonino già lo è) è fatta anche di fragilità e debolezze umane. Naturalmente ne parla anche lui. “Stavo per andare a celebrare la Cresima. Ero in ritardo. Sento suonare all’ episcopio! Anche oggi che è domenica!, esclamai. Apro la porta. C’era una signora con la sua bambina, con l’abito da prima Comunione. Subito le dico: «Signora, anche oggi! Sei già venuta ieri! Che cosa vuoi?», le ho rinfacciato con delicatezza episcopale: «Che cosa vuoi di più! Le scarpette le abbiamo prese alla bambina; l’abito te lo ha dato il parroco don Raffaele. Cosa vuoi ancora?». Allora lei ha detto: «Fammi parlare!». «Adesso ho da fare, devo andare per celebrare la Cresima. Basta, mi hai seccato!». «Fammi dire una parola», ha insistito. «Che cosa vuoi?». «Siamo molti nella nostra famiglia». «E allora?». «Non ho i soldi per pagare il ristorante per tutti». «Vuoi che ti paghi pure il ristorante per i tuoi parenti?” ho proseguito stizzito. «No, no, fammi parlare» Ha tirato fuori il fazzoletto e mi ha detto: «Siccome i soldi che ho raccolto non bastano per tutti, tienili tu per i marocchini». Mi ha lasciato il fazzoletto e se ne è andata con la bambina con l’abito da sposa. Ed io sono rimasto con quel fazzoletto in mano. L’ho aperto. C’erano, mi ricordo, 63.000 lire, a mille a mille. Se in quel momento si fosse aperta una voragine e mi avesse inghiottito – conclude – sarei stato più felice.”

Don Tonino e il ministro della Difesa Pochi giorni prima di morire, fu ospite di Michele Santoro nella trasmissione televisiva su Rai3 “Samarcanda”: tema della serata era l’obiezione di coscienza (un mese prima aveva capeggiato assieme a mons. Luigi Bettazzi la Marcia di Sarajevo) e al Ministro della Difesa che lo invitava ad interessarsi di piuttosto di questioni di chiesa, don Tonino replicò che, proprio perché “Uomo di Chiesa” aveva il  dovere di  parlare  alla coscienza degli uomini, soggiungendo “che vuole che mi interessi solo di quanti ceri accendere sull’altare o del colore dei paramenti liturgici? A distanza di 25 anni, di don Tonino Bello nato ad Alessano si parla ancora, anzi è prossimo agli onori degli Altari: di quel ministro non si ricorda quasi più nessuno.

ALEZIO. Dopo gli appuntamenti di Gallipoli e Sannicola, fa tappa anche ad Alezio “Il vento ha scritto la mia storia”, il libro di Benyamin Somay, rifugiato curdo. La presentazione del volume, organizzata da Interferenze, si terrà presso la sede dell’associazione in via Matteotti 51, mercoledì 4 ottobre alle ore 19. Dialogherà con l’autore Fernando D’Aprile, direttore di Piazzasalento. L’incontro vedrà la partecipazione di don Salvatore Leopizzi, parrocchia S. Antonio da Paola di Gallipoli, e dell’attore Salvatore Negro, il quale leggerà alcuni brani tratti dal volume, edito da La Meridiana. La storia di Somay (nella foto scattata nella redazione di Piazzasalento) parte da un piccolo villaggio del Kurdistan iraniano, dove il protagonista è nato nel 1987. Cresciuto in una famiglia di pastori, ha lavorato fin da ragazzo come fornaio. All’età di 22 anni, dopo l’arresto di un amico, ha dovuto lasciare il suo paese per mettersi in salvo in Europa. Nel 2013, dopo numerose peregrinazioni, è approdato a Gallipoli dove ha trovato accoglienza e amicizia.

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Gallipoli – Particolari iniziative di Ferragosto nella parrocchia S. Antonio di Padova a Gallipoli, nei cui locali al secondo piano opera da qualche tempo la Casa di seconda accoglienza “Agapolis”, per immigrati e residenti con difficoltà abitative. Proprio per sensibilizzare i fedeli e i numerosi turisti presenti in questo periodo in città, si sono svolte domenica 13 e martedì 15 le “colazioni solidali”. “Dopo la Messa delle 8,30 e lo scambio degli auguri sul sagrato, i volontari hanno offerto un “sacchetto colazione” simile a quello dato agli ospiti della Casa ogni mattina e un ventaglio di sensibilizzazione “per diffondere la cultura dell’incontro e dell’accoglienza, obiettivi specifici dell’iniziativa”, come ha sottolineato il parroco don Salvatore Leopizzi in un comunicato.

GALLIPOLI. Per la verifica, non c’è bisogno di scomodare gli economisti: le cifre parlano chiaro. «Quando iniziò la crisi economica, pensai che ne saremmo usciti in 4-5 anni al massimo: ho l’impressione, invece, che questa situazione si stia cronicizzando e sia diventata endemica» così dice don Santo Tricarico, da sempre impegnato nel sociale, parroco a S. Lazzaro e direttore della Mensa della Carità. «Se non fosse per la Chiesa (che fa quel che può) – continua – le persone in difficoltà sarebbero abbandonate a se stesse. Anche a Gallipoli, la fascia di povertà è in aumento: nonostante qualche possibilità in più offerta dal turismo». E se la mensa della Carità apre i battenti subito dopo Pasqua (sono 15 gli aspiranti fruitori, che certamente aumenteranno non appena sarà avviata), non si possono trascurare le altre emergenze, quali la casa e il lavoro, che mancano.

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VIA CRUCIS AL BUIOGALLIPOLI. Nel giorno del risparmio energetico, il 19 febbraio,  nella chiesa di S. Antonio, di cui  è parroco don Salvatore Leopizzi, consigliere nazionale di Pax Cristi e ambientalista convinto,  Via Crucis e messa sono state celebrate –è proprio il caso di dire- a lume di candela. Sono stati in  38  in provincia i Comuni che hanno aderito alla  Giornata del risparmio energetico “M’illumino di meno” . Dal pulpito, don Salvatore ha sollecitato i suoi fedeli alla parsimonia ed al risparmio: i fedeli, senza battere ciglio, hanno accolto l’invito e si sono prontamente adeguati, adattandosi, per le letture, coi più disparati mezzi di fortuna. Tra di  loro, oltre ad un folto gruppo di giovani, non mancavano  i nati negli anni ’40  e  ’50, che, stando seduti tra i banchi della chiesa hanno ripercorso, con una punta di nostalgia, i tempi della loro infanzia, quando  le serate d’inverno  si trascorrevano in famiglia, attorno al camino acceso, i più fortunati, o attorno al braciere.

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GALLIPOLI. Nella parrocchia S. Antonio, promosso dalla diocesi di Nardò-Gallipoli, si è tenuto un importante convegno il 28 dicembre, 35° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di don Salvatore Leopizzi (parroco di quella chiesa e consigliere nazionale di Pax Cristi). Dopo la Messa solenne presieduta dall’ordinario diocesano, mons. Fernando Filograna,  concelebrata da mons. Giovanni Ricchiuti (vescovo di Altamura) e don Renato Sacco (Novara), rispettivamente presidente e coordinatore nazionale di Pax Cristi, e da numerosi sacerdoti della diocesi, sono seguite le relazioni dei due ospiti. A introdurre i lavori, allietati dalle  note della “Scuola Agregada” di Davide e Gabriela Greco,  il vescovo Filograna che ha parlato del messaggio di Capodanno di Papa Francesco “Vinci l’indifferenza e conquista la pace”, in occasione della 49^ Giornata mondiale della Pace.  Il vescovo ha sottolineato come il tema della pace riveste un’importanza vitale per cui “occorre non stancarsi (o peggio arrendersi) nel perseguire vie sempre  nuove  che rispondano all’intimo desiderio di Pace che è nell’uomo”. Entrando nel merito del documento di Papa Francesco, che ha analiticamente commentato, anche mons. Ricchiuti ha stigmatizzato l’indifferenza come la peggior nemica della Pace.

E’ stata, quindi, la volta di don Renato Sacco, storico rappresentante di Pax Cristi, e prete di frontiera che ha rimarcato come “pur venendo dal profondo Nord” non si riconosce con quanti, politici delle sue parti, intenderebbero risolvere la questione dell’ordine e della sicurezza pubblica, con l’uso delle armi, quale mezzo di difesa personale. Non sono mancati i momenti di emozione, quando si è vista sullo schermo la foto di don Tonino Bello, a Sarajevo durante la marcia dei 500 nel dicembre 1992, visibilmente sofferente a causa di quel male incurabile che di lì a pochi mesi lo avrebbe portato alla morte.

Di seguito il documento di don Salvatore Leopizzi, testimone di allora e di oggi nel percorso alla ricerca della “Pace”.

MESSAGGIO DI DON SALVATORE

MOMENTO DEL PRANZO DI FRATERNITA'DON SALVATOREGALLIPOLI. Offerto dalla direzione dei “Caroli Hotels”, nella suggestiva cornice del Club Bellavista, si è tenuto, giovedì 17, per il terzo anno consecutivo “il pranzo di fraternità”: ad organizzare l’evento don Salvatore Leopizzi che ha esteso l’invito alla Caritas e alle parrocchie cittadine. Un centinaio  gli invitati, una quarantina da Gallipoli  e gli altri dai Comuni vicini. Presenti, ospiti di diverse comunità, tra cui  “Il Cenacolo” e la casa famiglia “Giovanni XXIII” di Casarano, nonché alcuni cittadini extracomunitari provenienti dai vari continenti. Presenti, a fare gli onori di casa, oltre ai parroci  e ai sacerdoti di Gallipoli, anche il Vicario Generale mons. Gino Ruperto (Sannicola). A conclusione del pranzo, dandosi appuntamento a dicembre dell’anno prossimo, lo scambio festoso degli auguri.

Altro importante appuntamento, quello di lunedì 28, trentacinquesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale di don Salvatore Leopizzi (foto), dove, nella chiesa S. Antonio, della cui comunità è parroco, verrà presentato il messaggio che Papa Francesco pronuncerà il 1° gennaio, giornata mondiale della Pace, dal titolo “Vinci l’indifferenza e conquista la Pace”. Alla presenza dell’ordinario diocesano, mons. Fernando Filograna, sarà il Presidente Nazionale di Pax Cristi, mons. Giovanni Ricchiuti (arcivescovo di Altamura-Gravina) a commentare il documento pontificio, quest’anno di particolare interesse e rilevanza, visti i venti di guerra che spirano da più parti. Sarà presente e porterà la sua testimonianza anche don Renato Sacco (parroco a Novara), coordinatore nazionale di Pax Cristi. La serata sarà allietata dal  concerto della scuola musicale “Agregada” dei maestri Davide e Gabriela Greco. La manifestazione è  promossa e curata dall’Ufficio diocesano Giustizia e Pace, di cui è direttore lo stesso don Leopizzi.

DON SALVATORE LEOPIZZIGALLIPOLI. Probabilmente non ci sarebbe stato bisogno di attendere il 19 dicembre, all’apertura della “Porta della Misericordia” in cattedrale, per invitare alla “misericordia” verso chi ha bisogno. La “mensa della carità” è in dirittura d’arrivo, ma non solo: sono numerose le iniziative per il prossimo Natale. Tra le tante  – ed è già il terzo anno consecutivo – di particolare significato quella  promossa e coordinata da don Salvatore Leopizzi (foto), parroco a S.Antonio e consigliere nazionale di Pax Cristi: il pranzo del 17 dicembre, nella sala ristorante del palazzo “Bellavista”. Seduti a tavola come si conviene tra buoni amici, si anticipa il pranzo di Natale, offerto ad ospiti d’eccezione dalla direzione  dei Caroli hotels. È un momento di convivialità e di festa per quanti vivono nella precarietà o in solitudine: «Noi vogliamo dare visibilità proprio a coloro,  che in genere sono “invisibili” – tiene a puntualizzare don Salvatore -. Pranzeranno, non solo persone sole o “famiglie in difficoltà” accompagnate dai rispettivi parroci di Gallipoli,  ma anche comunità di accoglienza da Copertino, Casarano, Tuglie, Matino e Maglie, dove vivono cittadini stranieri dei diversi continenti. Come dire che, nonostante le difficoltà e i bisogni di questo territorio, si può sempre aggiungere “un altro posto, a tavola».
Inoltre, promossa dalle Caritas cittadine, sabato 12, c’è stata la raccolta alimentare presso i vari centri commerciali, precisa Agata Coppola, referente Caritas per la parrocchia S.Antonio:  «I pacchi che consegneremo per Natale (sono circa trenta le famiglie assistite) conterranno, oltre ai generi di prima necessità, anche i proventi di quella raccolta, e, quale segno di augurio e di fraternità,  il panettone e lo spumante offerto dalla Caritas parrocchiale e, ovviamente, dal parroco».

Chiesa S. Antonio

I muri esterni della chiesa, in basso don Salvatore Leopizzi

DON SALVATORE LEOPIZZIGALLIPOLI. Chiamata a raccolta la comunità parrocchiale di S.Antonio: 3mila anime circa, che però si decuplicano nel periodo estivo, con la zona “Lido S.Giovanni” ed il villaggio “Baia Verde”. Promotore, il parroco Don Salvatore Leopizzi, docente di filosofia nel locale liceo classico e autorevole esponente di “Pax Cristi” nazionale, che ha esposto in bacheca il resoconto dei lavori di quest’anno: nei primi tre mesi, ben 9.326,24 euro per il rifacimento di 2 impianti igienico-sanitari, la sostituzione del portoncino laterale di ingresso e l’installazione di ringhiere in ferro zincato, per persone con disabilità motorie. Alla precedente ristrutturazione della facciata e al ben più consistente pagamento, si è già provveduto, invece; ora, si confida nelle offerte dei fedeli, per far fronte a queste nuove spese.

La chiesa, canonicamente eretta il 28 dicembre del 1955 dal vescovo della vecchia diocesi di Gallipoli, mons. Pasquale Quaremba, insiste nel complesso ex Salesiani, e necessita, ancora, di altri urgenti e ben più consistenti lavori, al lastricato solare e ai muri perimetrali esterni, gravemente ammalorati dalle copiose infiltrazioni di acque meteoriche.  Ma si sa, in  tempi di vacche magre, le risorse finanziarie si riducono, non per tutti, forse. Al grido di dolore, non è rimasto insensibile l’ordinario diocesano mons. Fernando Filograna, che nei prossimi giorni dovrebbe dare il via libera ai lavori, e poi, si confida solo nella Provvidenza  Divina: saranno ancora una volta i fedeli, in tutto o in parte, sarà l’aiuto della diocesi, ma non si può attendere oltre: i tanto auspicati lavori dovrebbero iniziare a maggio, impresa esecutrice “Valentino Nicolì” di Lequile.

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Da sinistra, don Salvatore Leopizzi, Fernando D’Aprile e mons. Giudici

Gallipoli. Dialogare davanti al mare,   sul sagrato della chiesa di sant’Antonio, di una crisi che non risparmia ormai nessuna delle Istituzioni, Chiesa compresa, ma anche dei percorsi attraverso cui alimentare le speranze: è successo in una sera di luglio, col presidente nazionale di Pax Christi, mons. Giovanni Giudici, il parroco don Salvatore Leopizzi e il direttore di “Piazzasalento” Fernando D’Aprile, alcune decine di persone ed un gruppo di giovani seminaristi di Pavia (la diocesi di mons. Guidi).

Si sono intrecciati i fili dei “venti che scuotono la Casa di Dio”, come ha detto il Papa, e dei silenzi che cittadini e fedeli non comprendono molto: «Cosa dice la Conferenza episcopale italiana della crisi economica che sta pagando solo una parte del popolo, niente ha da dire?», ha chiesto Amleto Abate. Tra gli altri interventi quello di Marcello Gallinaccio, riferito ad un altro tipo di crisi: «Abbiamo vissuto questa sera una rara occasione per parlare di queste cose, come non si fa ormai da nessuna parte, mancano i luoghi». Don Salvatore Leopizzi ha chiarito il ruolo del movimento cattolico: «Pax Christi ha la funzione dello scrupolo: siamo come un sassolino nella scarpa, fastidioso ma necessario».

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La via che dalla Baia verde va in città

Gallipoli. Con la prima domenica di pienone, la seconda di luglio contraddistinta da una cappa da 38°, i principali problemi della Baia Verde sono riaffiorati in tutta la loro evidenza: traffico e soste selvagge; rifiuti abbandonati per ogni dove; rumori spaccatimpani fin quasi all’alba; vigilanza pubblica inesistente.

Gli abitanti della località a due passi dal mare, mobilitatisi già da tempo, si sono riuniti in assemblea in un locale della chiesetta autorizzati dal parroco, don Salvatore Leopizzi, ed hanno chiesto al commissario straordinario che regge le sorti del Comune un incontro il prima possibile.

Sì, perchè oltre alle solite fondate preoccupazioni per la vita in quello che doveva essere un paradiso, oggi ne avvertono un’altra e di un certo peso. Spiega Cosimo Solida, consigliere dell’associazione “Pro Baia verde”: «Negli ultimi tempi avevano visto finalmente dei segni tangibili di interesse da parte del sindaco Venneri e del consigliere Mariello. Ora, con la caduta dell’amministrazione, che fine faranno quelle iniziative intraprese?».

A loro, che dicono di non aver mai ricevuto grandi attenzioni negli anni, questi “segni d’interesse” erano sembrato davvero preziosi. A cominciare – come ricordano subito – dall’ordinanza di qualche settimana fa, che vieta a strutture che non siano discoteche di mandare nell’etere musica oltre l’1,30. «Qui invece l’anno scorso si è andati oltre le 4 ed anche le 5 qualche volta», raccontano coloro che si trovano tra due fuochi, uno a nord ed uno a sud.

Rifiuti: sospesa la riunione pubblica di sensibilizzazione del 3 luglio nell’ambito del piano estivo del Comune per quanto richiamato prima, si era intanto risolto il problema di bidoni e cassonetti posizionati in pieno centro, “delocalizzandoli in zone più periferiche”.

La sospensione del concorso per dieci vigili stagionali comporta per loro che i due vigili promessi dalla giunta Venneri non si sa quando arriveranno; ma ce n’è bisogno: «Qui si parcheggia dappertutto ed un eventuale mezzo di soccorso non arriverebbe mai a destinazione perchè non si passa. E la situazione va peggiorando».

Per non parlare degli scarichi selvaggi di immondizia, come nella stradina che porta in città. Infine, capitolo allagamenti: gli abitanti ricordano che nel bilancio approvato prima della crisi ci sono 750mila euro per sistemare una volta per tutte la questione e spostare la cabina Enel (entrando dalla statale) a ridosso della chiesa.

Voce al Direttore

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