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don Angelo Corvo

Il centro storico di Parabita e don Angelo CorvoPARABITA. Piccoli e grandi atti di illegalità di ogni giorno e poi il fatto eclatante, un Consiglio comunale che viene sciolto per mafia. I colpevoli silenzi di molti e i coraggiosi comportamenti di pochi. Tra questi pochi bisogna mettere don Angelo Corvo, di Nardò, per anni parroco a Parabita e ora a Galatone. Al bando i luoghi comuni: la mafia è ben radicata e pericolosa? Non ci sta don Angelo a condividere questa affermazione: «Dovremo iniziare – dice – a pensare in modo meno “identificativoˮ. Non esistono i buoni e i cattivi. Esistono atteggiamenti giusti e atteggiamenti sbagliati. Chiamare quelli sbagliati con termini altisonanti come “mafiaˮ o “organizzazioni criminaliˮ crea un alibi a chi ritiene che, in fondo, non siamo così cattivi, “loroˮ sono i cattivi, noi cosa facciamo mai di male?».

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SIMU SALENTINI. Prende il via venerdì 27 gennaio, alle 18 presso l’8+ Hotel di Lecce, con la prima lezione dal titolo “Storia messapica e Salento” dello storico Aldo D’Antico, il primo Master di Storia e Cultura salentina. I successivi appuntamenti ogni venerdì sino al 17 marzo. Il master è promosso e organizzato dall’Ics (Istituto di cultura salentina) in collaborazione con Lion club “Codacci – Pisanelli” di Lecce, l’associazione Amici dell’ulivo secolare di Maglie, Laica di Lecce, l’associazione Ionia di Sannicola, Caffè letterario di Nardò, comitato “Un cordone per la vita”  e  Movimento culturale “Valori e rinnovamento” di Lecce, Fidapa di Gallipoli,  Donne insieme “Mina Venuti” e Giullari a corte di Collepasso. Hanno concesso il patrocinio all’iniziativa l’Ordine degli Agronomi di Lecce e la casa editrice ArgoMENTI. L’Istituto di cultura salentina è nato nello scorso anno con l’obiettivo di “mettere in rete le eccellenze e le risorse del bacino del grande Salento, troppo spesso non adeguatamente valorizzate, e di esportarle oltre i confini regionali e nazionali per una positiva ricaduta  in termini di  crescita e sviluppo locale” come  dichiarato dalla presidente Annalaura Giannelli.

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Da sinistra don Angelo Corvo, don Francesco Tarantino, don Massimo Cala, don Giuseppe Casciaro

GALATONE. Nel momento dei traslochi voluti dal vescovo Fernando Filograna per molti parroci della diocesi di NardòGallipoli, da Galatone partono due figure importanti (e di lungo servizio) per la comunità cattolica: don Giuseppe Casciaro e don Massimo Cala lasciano le parrocchie della chiesa Matrice (Maria SS. Assunta, con il rettorato del santuario del Crocifisso della Pietà) e del Sacro Cuore di Gesù, rispettivamente dopo 14 e 11 anni di servizio.
«Nonostante sia iniziata a 50 anni, è un’esperienza che comunque mi ha formato, grazie soprattutto ai rapporti con le persone e con i tanti gruppi, dagli scout alle congregazioni, fino all’Azione cattolica, che hanno trasmesso molto a me come io ho trasmesso loro qualcosa. In fondo si tratta di seminare, qualcuno raccoglierà», afferma don Giuseppe Casciaro, di origine neretina, che tornerà a servire la sua città nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù. «Insieme alla Matrice c’erano quattro chiese nel centro, più il santuario del Crocifisso, che porta con sé feste e grandi tradizioni anche difficili da gestire, tra il bisogno di rinnovamento e i sentimenti popolari. Ne ho trovate alcune molto radicate, a volte all’inverosimile», conclude don Giuseppe, per cinque anche a capo della Forania” la ripartizione della diocesi che, con Galatone, aggrega pure Neviano, Aradeo e Seclì. Al suo posto arriva don Angelo Corvo, finora alla Matrice di Parabita dedicata a San Giovanni Battista, proprio dove prenderà servizio (anche per lui un ritorno a casa) don Massimo Cala, fino ad oggi al Sacro Cuore di Gesù. «Traccerei un bilancio positivo, con la comunità che ha risposto con fedeltà a tutte le istanze proposte, attenta alla formazione, con tanta gioia di servire e con una bella realtà associativa. Ovviamente – afferma don Massimo – mi dispiace allontanarmene, ma so che sto lasciando una realtà ordinata sotto tutti i punti di vista, e che viene ora affidata in buone mani». Sarà don Francesco Tarantino, dalla parrocchia di san Michele Arcangelo di Neviano a prendere il posto di Cala.
Don Giuseppe e don Massimo, il 19 agosto scorso, erano stati ringraziati per il loro servizio dall’Amministrazione comunale, con la donazione di una targa durante il Consiglio.

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don Angelo Corvo ParabitaLECCE. È stata officiata da Don Angelo Corvo (foto a lato), parroco della chiesa madre di Parabita, questa mattina, la Santa messa per la ricorrenza della Virgo Fidelis, patrona dei Carabinieri. Presenti alla celebrazione nella chiesa di San Giovanni Maria Vianney di piazza Partigiani a Lecce, i carabinieri in servizio e in congedo e le autorità civili e militari della provincia, ricevute dal colonnello Nicodemo Macrì, comandante provinciale dei Carabinieri. Commemorata durante la liturgia anche la giornata dedicata all’orfano, che rappresenta per i carabinieri un momento di vicinanza alle famiglie dei colleghi caduti in servizio.

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Parabita. Per le nozze dell’anno, come sono state “enfaticamente” ribattezzate dalla stampa nazionale, è ormai tutto pronto. Michele Placido e Federica Vincenti pronunceranno il loro “sì” martedì 14 agosto nella chiesa Matrice di Cisternino giusto a metà strada, dunque, tra la città di lui, Ascoli Satriano (Foggia), e quella di lei, parabitana doc, anche se da diversi anni a Roma. Una scelta, quella della località brindisina, anche a “portata d’aeroporto”, considerata la lunga lista di personaggi famosi attesi per la cerimonia. Il legame di Federica con la sua città, però,  non si spezza. Innanzitutto, tra gli organizzatori “ufficiali” della cerimonia, accanto a Silvia Vendraminetto, c’è il giovane poliedrico artista di Parabita Giuseppe Cristaldi, amico personale della sposa, mentre a firmare gli addobbi floreali sarà Michele Platì, che si sbizzarrirà con decorazioni rigorosamente tra il bianco e il rosso. Parabitano, anche se solo d’adozione, il celebrante don Angelo Corvo, scelto personalmente dalla sposa.

Dal Salento anche l’abito di Federica, disegnato su misura dallo stilista neretino Gianni Calignano. Dovrebbe essere lungo, bianco, d’organza e seta, con le spalle scoperte. A permettere la celebrazione religiosa del rito, l’annullamento delle precedenti unioni di Placido, con questo al suo terzo sì. Il primo, con Ilaria Lezzi, fu un rito cattolico poi annullato dalla Sacra Rota. Il secondo, con Simonetta Stefanelli, madre dei tre figli Violante, Michelangelo e Brenno, fu solo civile. Nessuna nube, dunque, su i due innamorati che, in diverse interviste, si sono detti convinti e felici del “gran” passo. Insieme a loro anche il piccolo Gabriele, di 6 anni, figlio della coppia. Tra gli invitati Al Bano, intimo amico di Placido, già reclutato per cantare l’“Ave Maria”. Per la grande festa finale tutti alla masseria Relais del Cardinale di Fasano.

Federica Vincenti e Michele Placio

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Don Angelo Corvo

Parabita. Don Angelo Corvo, parroco della chiesa matrice S. Giovanni Battista, è il nuovo vicario della forania “Beata Vergine della Coltura”, che comprende le 13 parrocchie dei comuni di Parabita, Matino, Tuglie e Casarano.

Un compito di grande responsabilità pastorale, giuridica ed amministrativa che dura in carica cinque anni,  affidato ad un parroco che, meritevole della stima del clero e dei fedeli per dottrina e spessore apostolico, viene investito dell’onere di vigilare e coordinare l’attività pastorale locale.

Un riconoscimento che in don Angelo ha trovato tutti concordi. In aggiunta alla prassi che vuole l’assegnazione dell’incarico come decisione personale del vescovo, infatti, la sua elezione è stata anche democraticamente votata dall’assemblea dei sacerdoti foraniali, con maggioranza assoluta.

A lui, spetterà ora, come previsto dalle norme del diritto canonico, il compito di vigilare su eventuali abusi liturgici, promuovere il dialogo tra presbiteri, assicurare un’adeguata custodia dei luoghi delle celebrazioni, controllare la cura di registri parrocchiali, beni ecclesiastici e canoniche.

A don Angelo, che nella carica subentra a don Emanuele Pasanisi, parroco della parrocchia Maria Ss. Annunziata di Tuglie, vanno i migliori auguri di tutta la comunità.                 

DP

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don Santino Bove Balestra

Parabita. La comunità parrocchiale della chiesa matrice S. Giovanni Battista accoglie il nuovo collaboratore ecclesiastico che affiancherà don Angelo Corvo nel servizio pastorale: don Santino Bove Balestra (foto), 53 anni, 28 di sacerdozio.

Originario di Nardò, viene dalla parrocchia Beata Vergine Maria del Rosario a Copertino. Docente di religione, è stato fondatore e direttore dell’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali, promotore ed autore della catalogazione di tutti i beni artistici presenti nelle parrocchie della diocesi.

Primo compito: commentare i lavori di restauro delle tre tele esposte in questi giorni in Parrocchia.

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L’interno con i lavori in corso

Parabita. Corsi e ricorsi storici. Un sacerdote, monsignor Gaetano Fagiani nel 1954, aveva “cancellato” uno dei monumenti più belli ed antichi di Parabita; un sacerdote, don Angelo Corvo nel 2011, quella stessa opera architettonica l’ha riconsegnata alla storia cittadina.

Il “passaggio” non è esclusivamente simbolico: lo stesso parroco di San Giovanni Battista, qualche settimana fa, ha voluto essere in prima persona l’artefice dell’abbattimento del soppalco in cemento armato che per mezzo secolo ha mortificato la chiesa dell’Umiltà dove fino alla prima metà dell’Ottocento officiavano i Domenicani.

Don Angelo, armato di piccone e casco di protezione ha voluto dare il primo colpo al solaio, per ripagare a quello smacco che il suo predecessore aveva prodotto con la decisione di farne del luogo sacro (tra l’altro mai ufficialmente sconsacrato dalla Curia) un cinema e sale di ricreazione sociale. Missione compiuta.

L’intervento che sta interessando in questi giorni la chiesa dell’Umiltà (ex del Rosario) è destinato ad entrare nella storia cittadina per essere uno dei pochi “funzionali” visto che negli ultimi 15 anni di opere pubbliche di un certo interesse e soprattutto usufruibili in paese se ne sono viste ben poche. Ed in tale ottica non è caso che i finanziamenti per la chiesa di piazzetta degli Uffici sono arrivati non per l’attività, l’impegno e i buoni uffici della politica locale quanto per la tenacia e la caparbietà di un parroco e di un imprenditore edile che con la politica nulla hanno a che fare.

Sul futuro della chiesa dell’Umiltà, don Angelo è un vulcano di idee. Ha già promesso di inaugurare la struttura (che sarà recuperata nello stile e nell’arredo originale) entro ottobre, anche se l’utilizzo della stessa non sarà ancora funzionale al cento per cento.

Sicuramente al suo interno non saranno celebrate messe, e perciò la chiesa dell’Umiltà è destinata a diventare luogo di incontro culturale e sala espositiva. E tra i gioielli che potrebbe contenere, nell’elenco già figurano gli affreschi contenuti nella chiesa prima dello scempio del 1954 (alcuni dei quali dedicati san Nicola ed alla Madonna della Coltura, oggi conservati presso la sovrintendenza di Bari ma già sulla strada per Parabita) e forse la dotazione libraria della biblioteca degli Alcantarini, della quale preziosi sono alcuni incunabili del Quattro-Cinquecento.

DG

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