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Ugento – A giorni dovrebbero partire i campionamenti della falda presso la ex discarica Burgesi, previsti dal “Progetto Minore” finanziato dalla Regione Puglia e della stessa Asl. Lo afferma il direttore del Dipartimento di prevenzione della Asl di Lecce, Giovanni De Filippis: “Avremmo dovuto iniziare il 5 febbraio scorso, tuttavia il protocollo necessita della sottoscrizione del dirigente mmbientale Arpa Puglia, dott. Nicola Ungaro, momentaneamente assente; la situazione pertanto dovrebbe risolversi proprio fra pochi giorni”.

Il Dipartimento di prevenzione della Asl inoltre, si sta impegnando ad individuare le connessioni tra ambiente e tumori, tema su cui giorni fa l’associazione “Salute pubblica” di Lecce ha sottolineato l’eccessiva mortalità attorno all’area di Burgesi rilevando dai dati Istat che dal 2011 al 2016 ad Ugento sono morti 373 uomini e 360 donne, a fronte di un dato atteso rispettivamente di 336 e di 318; ad Acquarica del Capo sono deceduti 150 uomini a fronte di un’attesa di 127; mentre a Taurisano sono deceduti 318 uomini e 301 donne a fronte di un dato atteso rispettivamente di 248 e di 260. Secondo l’associazione sarà importante conoscere le patologie che hanno causato questo eccesso di morti al fine di svolgere controlli mirati e individuare i fattori di rischio, tenendo conto del fatto che si è in attesa di sapere se nel sottosuolo siano stati tombati fusti contenenti Pcb.

La stessa preoccupazione è stata espressa dalle associazioni di Ugento, Acquarica, Presicce e Taurisano che da tempo si battono per la bonifica della discarica. I Sindaci di Ugento, Acquarica e Presicce, tra l’altro, nei mesi scorsi avevano presentato un piano di monitoraggio con una proposta di campionamento della discarica Burgesi per complessivi 447mila euro, elaborato con il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), condiviso con Arpa Puglia e approvato dalla Regione. Per la realizzazione del piano erano stato stanziato un milione di euro dal Ministero dell’ambiente ma parte dei fondi era stata dirottata in Basilicata per il controllo dell’inquinamento dell’invaso del  Pertusillo. Il Sindaco di Ugento insieme ai colleghi, è intervenuto chiedendo la correzione della delibera in favore del caso Burgesi. Il travagliato iter, che avrebbe dovuto risolversi entro la fine di febbraio; adesso, a causa delle recenti dimissioni dell’assessore regionale all’Ambiente, Filippo Caracciolo, queste tematiche sono state passate all’assessore Raffaele Piemontese con un prevedibile ulteriore slittamenti che si spera siano davvero brevi.

Nardò – «Gli assessori all’Ambiente e alla Pubblica istruzione dovrebbero rimettere il loro mandato». A tuonare contro la Giunta Mellone è il vicepresidente del Consiglio comunale Giancarlo Marinaci. Nel mirino di Marinaci finiscono Mino Natalizio e Maria Grazia Sodero, rei di aver autorizzato e promosso nella mattinata di lunedì 27 una “passeggiata” con gli scolari delle classi quinte del Polo 1 del plesso “Don Milani” e con la dirigente scolastica Maria Gabriella Caggese. L’obiettivo, nobilissimo, piantare insieme ai bambini tre alberi di pioppo bianco offerti dall’Arif. Da dove nascono dunque le esternazioni di Marinaci? Dalla location. Gli alberi sono stati infatti piantati nell’ex discarica di Castellino, “sognando – si legge nel comunicato di Palazzo Personè – che venga chiusa e messa in sicurezza per sempre e che diventi un giardino”. Proprio questo, per Marinaci, è il punto: l’ex discarica di Castellino non avrebbe dovuto ospitare i bambini perché è un sito non ancora messo in sicurezza, dettaglio che avrebbe allarmato anche diversi genitori. Sulla questione Marinaci presenterà a breve un’interrogazione urgente per chiedere ragioni dell’episodio ed individuare eventuali responsabilità. «Castellino – afferma Marinaci – ha realmente compromesso la qualità della vita della nostra Città e rappresenta un pericolo permanente. Come si fa a condurre i bambini in un luogo simile mettendone a repentaglio l’incolumità? Tutto ciò sgomenta, avvilisce e desta grande preoccupazione. Va da sé che gli assessori all’Ambiente e alla Pubblica istruzione dovrebbero rimettere il loro mandato».

NARDÓ. Un’interrogazione del 12 settembre firmata dai consiglieri provinciali Ippazio Morciano, Paolo Fiorillo, Anna Inguscio, Vincenzo Toma, Assunta Cataldi e Danilo Scorrano (consiglieri di minoranza) per sollecitare la bonifica della discarica di Castellino, nonostante che il conferimento di rifiuti sia cessato ben dieci anni fa (31 gennaio 2007. In tutto questo tempo, la post-gestione dell’impianto è sempre e ancora terreno di scontro. «Già nell’ottobre dell’anno scorso – ricordano i cinque – il Consiglio provinciale deliberò di dare indirizzo al Presidente della provincia perché impegnasse Presidente di regione e Commissario ad acta dell’Agenzia regionale per il servizio di gestione rifiuti ad adottare gli opportuni provvedimenti nel più breve tempo possibile per eseguire gli interventi di bonifica e messa in sicurezza». Attacchi alla Regione Puglia arrivano anche dal consigliere regionale neretino del Movimento Cinque Stelle Cristian Casili: «Il Presidente Emiliano e la sua Giunta conoscono il problema allarmante da molto tempo, per le denunce che ho portato in aula e in commissione fin dai primi giorni della legislatura, chiedendo provvedimenti urgenti per mettere in sicurezza e bonificare il sito. Interventi che, nonostante siano passati più di due anni, ancora tardano ad arrivare. Per questo motivo appaiono grotteschi i ringraziamenti del sindaco Mellone alla giunta regionale». Replica del primo cittadino: «Dopo anni di parole siamo passati ai fatti: stiamo affrontando la situazione facendo tutte “le analisi”, che serviranno a capire quali interventi effettuare. Ieri (13 settembre, ndr) abbiamo concluso la prima fase. Al più presto sarà finita anche la seconda parte delle analisi. Coi risultati in mano potrà partire il lavoro di bonifica e chiusura definitiva». Alla nota del sindaco replica l’ex consigliere provinciale Giovanni Siciliano, oggi componente della segreteria cittadina Pd: «Ho seguito da sempre e fino al gennaio 2016 il “problema Castellino”. La nota del Comune che parla di prima fase (“quasi ultimata”) e seconda fase del Piano di caratterizzazione non è esatta. Nei piani di caratterizzazione in questi casi non sono previste due fasi: o si fa o non si fa. Il piano, atto dovuto dopo la denuncia del consigliere regionale Casili per presenza di arsenico, non ha fornito finora alcun risultato». Dura anche Alessandra Boccardo: «È utile avere presente – ricorda la coordinatrice cittadina di “Articolo1” – che i vari interventi relativi alla post-gestione comporteranno un costo intorno ai 5 milioni di euro, importo che è perfettamente inutile richiedere alla Provincia – già in difficoltà finanziarie – o per ragioni analoghe ai Comuni e alla società che ha gestito la discarica (con la quale c’è una vertenza giudiziaria in corso). Per questi motivi la Regione Puglia deve impegnarsi a reperire i fondi e condurre in porto nel più breve tempo possibile la fase della post-gestione della discarica. Il Comune assegni a un proprio Ufficio (o quantomeno a un funzionario capace) il compito di seguire costantemente gli sviluppi della situazione». Anche per questo cresce l’attesa per un incontro pubblico sul tema organizzato dal Pd di Nardò per il 22 settembre (Chiostro dei Carmelitani, ore 19) al quale parteciperanno tra gli altri Giorgio Assennato (già direttore di Arpa Puglia), Sergio Blasi (consigliere regionale), Federico Massa (deputato, componente Commissione Ambiente) e Cosimo Esposito (direttore del distretto socio-sanitario di Nardò). Modererà il direttore di “Piazzasalento”, Fernando D’Aprile.

cava-burgesi-1UGENTO. “Ho convocato subito la commissione consiliare dell’Ambiente ed ho scritto ai Sindaci di Acquarica del Capo e Presicce ed ho interessato le autorità regionali e provinciali”: il Sindaco ugentino Massimo Lecci racconta alle tv che sono subito piombate a Ugento, le prime mosse. È visibilmente preoccupato. Ha vissuto gran parte di questi anni che hanno tenuto una comunità sulle spine dal Comune, prima come assessore poi come vicesindaco e, da più di cinque anni come Sindaco. La notizia, con tenuta in una comunicazione di archiviazione di indagini su Gianluigi Rosafio, genero dell’ergastolano Pippi “Calamita” Scarlino, entrambi di Taurisano, ha avuto l’effetto di una bomba. Una bomba ecologica lo era già, potenzialmente, da quando cioè so sospettava che ci fossero interrati da qualche parte fusti contenenti materiali altamente cancerogeni. Adesso, dopo le rivelazioni di Rosafio agli uomini della Procura della Repubblica di Lecce, se n’è avuta certezza tanto che nell’atto citato la Procura chiama Ministero dell’Ambiente, Regione e Comune a bonificare l’area. Nion è cosa da poco. I fusti intercettati sono 600 circa; è sicuro che contengano policlorobifenili che negli anni hanno interessato l’area sottostante ma – a quanto è acclarato ad oggi – non la falda acquifera. La località del ritrovamento è tristemente nota. Si chiama Burgesi ed è la stessa per cui si sono battute una decina di anni fa persone e associazioni (e anche un prete poi trasferito altrove). Quando fu ucciso colui che rappresentativa la punta di diamante di questi movimenti di denuncia sociale, il consigliere Pippi Basile (Idv), se ne parlò molto: Basile invocava in ogni sede di andare a vedere seriamente cosa ci fosse interrato in quella zona, più vicina all’abitato di Acquarica che a quello ugentino. La clamorosa conferma dei traffici illegali da industrie del Nord e gli “smaltitori” locali è arrivata adesso, inequivocabile, ma gli anni a molti di questi criminali consegnerà la prescrizione per cui non pagheranno nulla alla giustizia. Ora si dovrà mettere in salvo nel più breve tempo possibile, la salute pubblica, di coloro che ci vivono oggi in queste comunità più prossime e di coloro che arriveranno domani.

L'area destinataria delle tonnellate di amianto, dietro la stazione FseGALATONE. Il caso amianto approda in Parlamento. I senatori Enrico Buemi (membro della Commissione parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti) e Fausto Longo hanno presentato a Palazzo Madama un’interrogazione, con richiesta di risposta scritta, al ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti e al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, per far luce sui fatti che, esattamente un anno fa, misero in subbuglio la cittadinanza: gli scarichi di amianto nell’impianto della Rei Srl, sito in contrada Vignali-Castellino (foto), al confine con Nardò. L’interrogazione è stata firmata anche dai senatori Lucio Romano, Adele Gambaro, Domenico Scilipoti, Maurizio Buccarella e Lucrezia Ricchiuti. I senatori chiedono: «I ministri erano a conoscenza dei fatti? Sono previsti particolari interventi da parte dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale e della Asl per controllare? Sono state rispettate le normative vigenti? Sono state predisposte analisi chimico-fisiche effettuate da ente terzo? Sono noti e controllati il tipo di tutti gli scarichi e i residui dei processi di smaltimento?»

Intanto, mentre il Comitato per la salvaguardia dell’ambiente continua a segnalare la presenza di camion provenienti anche da fuori provincia, arriva anche la presa di posizione del senatore di Sel Dario Stefano, con un’ulteriore interrogazione al Ministro Galletti. «Sulla Galatone-Galatina esiste un impianto che risulta in zona agricola di interesse storico-archeologico e insiste su un vasto fosso abusivo; il Comune di Galatone da tempo non effettua alcun intervento di controllo e di monitoraggio della falda acquifera ivi presente», afferma Stefàno.

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Il porto di Gallipoli

Il porto di Gallipoli

Galatone. “Procedure interrotte” scrive la società leccese di smaltimento con impianto tra Galatone e Nardò. Non arriverà più quindi il carico – di 5mila tonnellate secondo la “Rei” di Lecce – a bordo di una nave che doveva attraccare a Gallipoli; a quella Capitaneria di porto gallipolina erano state avanzate giorni fa le richieste ufficiali. Motivi tecnici vengono addotti a giustificazione dello stop all’operazione: “mancanza di condizioni logistiche per smaltire in poco tempo  il quantitativo proveniente dalla Sicilia”.

Sono accennati in poche ma importanti righe contenute nelle quattro pagine dell’intervento dei rappresentanti della società nella Commissione consiliare Ambiente del Comune di Nardò svoltasi ieri pomeriggio, alla presenza del Sindaco di Galatone, dei consiglieri provinciali della zona di Nardò, Galatone e Gallipoli, di associazioni ambientaliste. La stessa informazione era stata fornita dalla Resi srl alla Commissione Ambiente della Provincia riunitasi ieri mattina alla presenza del presidente Antonio Gabellone.

Così, mentre è in corso la riunione del Consiglio comunale di Nardò, col Sindaco di Galatone invitato, si attenua la preoccupazione per l’imminente rischio di diventare “la discarica d’Italia”. Restano in piedi i problemi emersi in questi sei giorni di alto allarme: l’ampliamento della capienza discarica aumentata di quasi sei volte (oggi è di 72.363 metri cubi) dal marzo 2013; i controlli su questo tipo di impianti; la provenienza di rifiuti come amianto (pure da fuori provincia? da fuori regione?); l’informazione delle Istituzioni e dei cittadini. Stavolta l’allarme è suonato in tempo, a quanto pare.

Voce al Direttore

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Attività produttive, turismo e ambiente in Puglia tra libera iniziativa economica e percorsi di sviluppo sostenibile: questo il tema scelto dall'Ordine dei commercialisti e...