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depuratore di Gallipoli

Il depuratore di via Scalelle

Gallipoli. Scarichi a mare del depuratore intercomunle di via Scalelle: la Regione punta a potenziare l’affinamento dei reflui finali con 4 milioni e  mette in soffitta la realizzazione della condotta sottomarina indicata come soluzione anche dal Consiglio comunale gallipolino nell’estate scorsa. In attesa delle risultanze del sopralluogo che l’assessore  regionale Angela Barbanente, l’amministratore dell’Acquedotto pugliese e alcuni tecnici della Regione effettueranno nei prossimi giorni per verificare soprattutto la possibilità di utilizzare dei siti per la fitodepurazione ma anche per monitorare da vicino il funzionamento degli impianti di via Scalelle.
Questi i risultati dell’incontro chiesto e ottenuto dagli amministratori comunali al presidente Nichi Vendola proprio per il depuratore al  servizio dei Comuni di Gallipoli, Alezio, Sannicola e Tuglie.  Anche se per rimuovere, come si spera da più parti,  lo scarico a mare sottocosta (con conseguente divieto di balneazione e periodici affioramenti di acque e schiume maleodoranti) ci vorrà almeno un anno e mezzo.
L’impianto di affinamento delle acque già passate dal depuratore è entrato in funzione la scorsa estate. La Regione con il progetto annunciato punta al recupero totale delle acque depurate, ad oggi garantito solo al 40 per cento. Da lì potrebbe scaturire la richiesta dell’acqua depurata da parte del consorzio di bonifica “Ugento-Li Foggi” per l’agricoltura. Così come si potrebbe ampliare il riuso per irrigare le aree verdi della città, per il lavaggio delle strade, più in generale per gli usi civici da valutare. Tale soluzione lascerebbe in funzione, a quanto pare, lo scarico a mare ma per piccole quantità di reflui depurati.

Il depuratore di via Scalelle

Gallipoli. La Regione deve decidere in fretta sul depuratore consortile e sulle soluzioni per gli scarichi a mare, passando dalle parole ai fatti e seguendo le indicazioni del Consiglio comunale gallipolino. Il Comune torna a fare pressing sull’assessore regionale per la Tutela delle Acque, Fabiano Amati e sollecita atti ufficiali per il finanziamento della condotta sottomarina sul litorale nord. Ma la sezione ionica dell’associazione ambientalista e animalista della Lipu non demorde e manifesta, dati e cifre alla mano, tutto il suo dissenso per la soluzione del “tubo” di scarico dalla costa verso il mare.

«La condotta marina non migliorerà la qualità dei reflui. Se si inquina oggi sulla costa, si inquinerà domani, avendo speso 4 milioni di euro, a qualche chilometro dalla costa – scrivono in una nota i soci della Lipu – ci sembra quindi evidente che da questo punto di vista la scelta della condotta sia del tutto sbagliata e che la priorità sia il miglioramento delle prestazioni di un impianto intrinsecamente inadeguato. Ci preme inoltre sfatare alcuni dati che tendono a dipingere la condotta come una soluzione a buon mercato rispetto ad una lussuosa fitodepurazione». L’equazione vincente per la Lipu  sarebbe quella di puntare sulla depurazione naturale e il riuso delle acque reflue. Seguendo l’esempio virtuoso della vicina Melendugno dove per il progetto di fitodepurazione sono bastati otto ettari per un impianto a servizio di poco più di 40mila abitanti equivalenti. La soluzione-fitodepurazione, cara anche al consigliere provinciale Sandro Quintana, in quel di Gallipoli non è stata scartata del tutto, ma al momento l’indicazione della politica è stata di altra natura: «Il Consiglio comunale, all’unanimità, ha deliberato la richiesta di ammissione a finanziamento della condotta sottomarina e del potenziamento dell’impianto di affinamento – rammenta il sindaco Francesco Errico – la soluzione prospettata è ritenuta dai tecnici la più idonea sia per risolvere le criticità dello scarico a mare in battigia sia sotto l’aspetto eco-ambientale ed economico».

Lo strano colore delle acque allo sbocco della condotta del depuratore di via Scalelle

Gallipoli. Mentre a Nardò è ancora viva la protesta e il tam tam virtuale del “No tub” per fronteggiare la realizzazione della condotta sottomarina sul litorale di Torre Inserraglio (per allontanare dalla costa lo sversamento dei reflui del depuratore di Porto Cesareo), proseguendo a ritroso sul litorale nord verso Rivabella, prosegue la battaglia del Comune di Gallipoli per risolvere l’annosa questione degli scarichi a mare del depuratore consortile.

Se ne riparlerà il 4 ottobre prossimo dinnanzi al Tar, quando i giudici amministrativi si esprimeranno sui ricorsi e la richiesta di risarcimento danni avanzata dal legale Bartolo Ravenna per conto dell’amministrazione comunale per smuovere la risoluzione degli scarichi a mare sul litorale gallipolino e bloccare la stessa condotta di Nardò-Porto Cesareo. Con la fitodepurazione ancora in alto mare e la condotta sottomarina per il litorale nord gallipolino mai realizzata, e ora addirittura esclusa, la questione resta ancora bloccata.

E per la stagione estiva già lo scorso anno l’assessore regionale Fabiano Amati aveva dato disposizione di attivare l’impianto di affinamento delle acque reflue per il riutilizzo in agricoltura per irrigare i campi. Una soluzione pur sempre tampone, e che anche quest’anno dovrebbe essere attivata con l’accordo principalmente con la Provincia e il Consorzio di bonifica Ugento-Li Foggi.

Tornando alla battaglia giudiziaria lo scorso 2 febbraio la decisione del Tar era stata rinviata a fine maggio proprio per consentire al Comune di estendere l’azione di responsabilità all’Autorità idrica regionale e alla Provincia di Lecce alle quali secondo quanto eccepito dalla Regione Puglia, sarebbero da “ascrivere l’inerzia nella risoluzione della problematica degli scarichi a mare del depuratore”.

Ora la sentenza di merito è attesa per ottobre. Provincia e Autorità idrica erano già state invitate entro il tempo massimo di tre mesi, a bloccare gli scarichi a mare e a trovare un’alternativa alla condotta sottomarina che la Regione Puglia non vuole realizzare e finanziare sulla costa gallipolina, anche perché non più prevista nella programmazione delle opere territoriali.

Il Comune non ci sta, ed eccepisce che in mancanza di soluzioni alternative demandate al tavolo di coordinamento della Provincia e al quale prendono parte anche i comuni del comprensorio (oltre a Gallipoli, Alezio, Tuglie e Sannicola), quello della condotta sottomarina, realizzabile in due anni e per un costo di circa 4milioni di euro, resta pur sempre un intervento realizzabile e fattibile per arginare il danno ambientale.

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