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Casarano – Fanghi da depurazione da “trattare” e  riutilizzare in agricoltura (e non solo). Questo l’obiettivo del progetto da 570mila euro, appena approvato dalla Regione, che permetterà di realizzare un campo sperimentale a ridosso del depuratore comunale di contrada Vora, a Casarano. Si tratta di uno dei sette progetti all’avanguardia con i quali la Regione, per complessivi 4,7 milioni di euro, punta a contrastare l’emergenza idrica e (per il progetto di Casarano) a “trasformare un rifiuto in una risorsa” controllando, al contempo la presenza di sostanze inquinanti nel terreno. In sostanza si punta, tramite soluzioni innovative (il cosiddetto “fitorimedio”) a trattare il prodotto finale della depurazione delle acque reflue per riutilizzarlo in agricoltura. «Da 36 procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea siamo passati ad appena tre, due delle quali in via di risoluzione mentre la terza, per Taviano, richiede più tempo», ha affermato, con soddisfazione, l’assessore regionale ai Lavori pubblici Giovanni Giannini nel presentare i sette progetti . «Nei giorni scorsi è stato sottoscritto ieri a Bari il disciplinare che dà il via all’azione sperimentale di depurazione dei fanghi del depuratore a servizio della nostra città. Dei sette progetti ammessi – afferma il sindaco Gianni Stefàno -Casarano è l’unico comune in Puglia ad essere finanziato. Un’azione sperimentale che durerà due anni con un investimento di 570.000 euro. Potranno trarne beneficio l’ambiente, l’agricoltura e l’economia locale attraverso il riutilizzo dei fanghi di depurazione».

Il progetto Essendo i fanghi prodotti dal depuratore un rifiuto speciale da smaltire a loro volta (con costi pari a 30 milioni di euro all’anno nella regione), il progetto appena finanziato prevede (con il supporto dell’Università di Lecce e del Consiglio nazionale delle ricerche) una fase di sperimentazione che permetterà di abbattere i metalli residui presenti per poi riutilizzare il prodotto ottenuto come compost in agricoltura. Per fare questo, nella serra che verrà attrezzata nei pressi del depuratore comunale, troveranno posto piantine di canapa in grado di bonificare il substrato e verificare quali potranno essere le migliori concentrazioni di prodotto finale. Alla fine della fase sperimentale si potrà andare a regime producendo concime naturale ed evitando di dover spendere per la bonifica dei fanghi.

 

Taurisano – Il depuratore per liquami da bottino che ricade nel territorio di Taurisano e che raccoglieva gli scarichi anche di altri Comuni della zona non è più attivo: la società che lo gestiva – la Impec Costruzioni di Pozzuoli – ha infatti rescisso il contratto, perché colpita da un’interdittiva antimafia emessa dalla Procura di Napoli. Ma a questo provvedimento giudiziario però, negli uffici del Comune e in quelli della Provincia non è ancora arrivata una comunicazione ufficiale. Il sindaco di Taurisano, Raffaele Stasi (foto), dichiara: “Nonostante abbiamo fatto richiesta alla Procura di Napoli per accertarci che la Impec sia stata raggiunta da un provvedimento antimafia, al momento non abbiamo agli atti documenti che lo confermano. La chiusura del depuratore ci è stata comunicata dalla stessa ditta con una lettera arrivata al Comune il 17 aprile: si leggeva che già il 1° marzo l’impianto era stato chiuso, per una serie di motivazioni tecniche. Dunque, la rescissione del contratto è stata unilaterale e noi ne siamo stati messi a conoscenza solo a fatto compiuto”.

La Provincia è in gioco perhé con una convenzione risalente al 2004, l’allora maggioranza comunale di centrodestra aveva affidato la gestione di questo depuratore alla Provincia, che a sua volta bandì una gara di gestione poi vinta dalla Impec. Continua il sindaco: “Mercoledì abbiamo avuto un incontro con il presidente della Provincia Antonio Gabellone (di Tuglie) e i tecnici per capire come risolvere il problema della chiusura dell’impianto. L’ipotesi più significativa che è emersa è quella di convocare nei prossimi giorni un tavolo tecnico con l’Ente Acquedotto pugliese e la presidenza della Regione”.

Il coinvolgimento dell’Acquedotto nasce dal fatto che quest’ente gestisce un altro depuratore (per i reflui della fogna dinamica) che ricade nel territorio di Taurisano ed è attiguo al depuratore per liquami da bottino attualmente chiuso. “Sul depuratore gestito dall’Acquedotto – dice il sindaco – il Comune ha già sbloccato un finanziamento e in un eventuale nuovo appalto ci sarà l’aumento delle trincee drenanti”. Potrebbe essere questa una soluzione, si lascia intendere. Con la chiusura dell’impianto gestito dalla Impec, i due lavoratori lì impiegati restano a casa. Ma a preoccupare è soprattutto il rischio ambientale: dove vengono sversati, adesso, i liquami non assorbiti dal depuratore? Il Sindaco Stasi è tranquillo: “Non c’è un’emergenza ambientale catastrofica, perché per i liquami da bottino ci sono altri due depuratori, uno a Melendugno e un altro, vicinissimo, a Presicce. Ciò non toglie, chiaramente, che abbiamo tutto l’interesse a risolvere al più presto la situazione su Taurisano”.

Nardò – Fibra ottica, approvvigionamento idrico, depuratore carente: sono queste le carenze tra le più più pesanti che registrano gli imprenditori che operano nella zona industriale di Nardò e Galatone, come spesso riferito e documentato su “Piazzasalento” con riferimento alle iniziative prese da Assoimprese e dalla presidente Angela Simone. Ora la precaria situazione operativa viene ripresa e rilanciata. “Da troppo tempo le imprese della zona industriale di Nardò e Galatone sono costrette a gestire autonomamente servizi e problematiche senza nessun ausilio da parte delle Amministrazioni pubbliche. Dimenticata, abbandonata e trascurata sotto ogni aspetto, questa realtà rischia di essere esclusa dal mercato, sminuita e poco conosciuta all’esterno, perdendo così opportunità di crescita importanti”: parte da questa denuncia l’intervento in Regione del consigliere regionale Cristian Casili (capogruppo del M5S, foto), che ha depositato una richiesta di audizione dei rappresentanti delle parti coinvolte in Commissione Attività produttive a Bari.

“Diverse sono le criticità segnalate dagli imprenditori – afferma in una nota Casili – tra le quali la mancanza di acqua potabile; il manto stradale dissestato e le strade illuminate solo per alcuni tratti; l’assenza di manutenzione e pulizia delle strade e del verde pubblico; la mancanza di isole ecologiche per la raccolta differenziata dei rifiuti; nessuna segnaletica idonea per indicare gli impianti”. I risvolti della situazione attuale sono davvero sconcertanti: ““La mancanza di servizi igienico-sanitari – rileva Casili – dovuti alla mancata erogazione di acqua potabile non consente alle aziende di ottemperare agli standard normativi e, cosa ancor più grave, di ottenere ulteriori certificazioni che garantirebbero una maggiore competitività sul mercato”.

Uno scenario “paradossale” per il consigliere regionale con riferimento, tra l’altro, anche al fatto che “le aziende versano regolarmente gli oneri di urbanizzazione, tasse e contributi vari, senza averne alcun corrispettivo in termini di servizi primari offerti. “Anzi, il Consorzio Asi di Lecce per qualsiasi azione compiuta dalle imprese – conclude Casili – pretende un “Contributo di Infrastrutturazione” esorbitante e sproporzionato che, per le piccole medie imprese insediate nel distretto, già vessate da una tassazione eccessiva, appare iniquo. Nel corso dell’audizione chiederemo chiarimenti su questo “contributo di infrastrutturazione”, di cui chiederemo conto circa la congruità rispetto allo stato in cui versa l’intera area”.

Salvatore Albano

Porto Cesareo – Il depuratore s’ha da fare. Anche se i primi passi risalgono all’ormai lontano 1979, la validità dell’opera non è in discussione. Lo ha deciso il Consiglio di Stato con una sentenza del 28 marzo scorso che ha ribalto quanto stabilito dal Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Lecce circa la realizzazione dell’impianto in località “Masseria Bellanova”, al servizio del paese. L’opera resta valida, necessaria necessaria e in regola, compresa la sua localizzazione, che tante proteste e resistenze aveva generato da parte di quanti in quella zona avevano costruito la propria abitazione ed anche attività commerciali, e turistiche.

Un procedimento lungo quasi 40 anni I giudici di Palazzo dei Marescialli hanno ricostruito il lunghissimo percorso compiuto da questa progettazione, comprese varianti urbanistiche e continui stop e lunghe pause intermedie tra un processo (ricorsi al Tar nel ’94 r nel 2010) e l’altro. “La verifica sulla idoneità dell’opera nel sito prescelto e della sua funzionalizzazione, anche attraverso i necessari aggiornamenti strutturali, – hanno sottolineato i giudici amministrativi – si è articolata in vari e successivi momenti temporali”. Si richiamano quindi la deliberazione della Giunta regionale del 26 marzo 1990 con cui si approvò in via definitiva la variante urbanistica attraverso una puntuale ricognizione della localizzazione dell’intervento che legittimava la specifica scelta in termini urbanistici, conforme all’allora in vigore piano regolatore generale. L’opera, che prevede una fascia verde tutto intorno, era già allora definita improcrastinabile, visto il carattere turistico di Porto Cesareo. Nel 1993 la Giunta comunale di Porto Cesareo approvò il progetto di completamento dell’impianto.

Il Sindaco: “Tutti i cittadini saranno tutelati con controlli costanti” A rendere ancora più urgente l’impianto depurativo, aggiornato e migliorato, era poi intervenuta poi l’Unione europea che aveva avviato una procedura d’infrazione da carico della Regione Puglia proprio in tema di depuratori. Era il 2012. Il Comune aveva resistito ai numerosi ricorsi fino al’esito di questi giorni: i ricorsi ultimi non solo sono irricevibili “per una obiettiva tardività rispetto alle scelte urbanistiche risalenti nel tempo” ma anche le censure di merito sono state ritenute infondate. Ora l’Amministrazione comunale canta vittoria sia sotto il profilo amministrativo che giudiziario, nel mentre che vanno verso l’ultimazione i lavori per la rete fognaria e quelli per il collegamento col depuratore di Nardò e lo scarico di Torre Inserraglio. Il sindaco Salvatore Albano (foto), che rimarca “come a breve il territorio avrà una rete fognaria funzionante ed efficiente, dichiara: “Sono soddisfatto dei risultati raggiunti. Capisco le perplessità e le paure dei residenti in località “Il Poggio”, ma si tratta di un’opera molto importante per l’intero territorio e lo sviluppo turistico del nostro paese. Vigileremo dunque, affinché nessun cittadino si senta di serie B, affinché vi siano controllo e manutenzione continui sul depuratore che, per le sue caratteristiche, avrà un impatto ambientale minimo”.

 

 

 

 

 

Casarano –  Applicazione di soluzioni innovative per il trattamento di fanghi prodotti dai depuratori civili per il riutilizzo in agricoltura: il progetto – che contempla il “Fitorimedio” – proposto dal Comune di Casarano, è stato finanziato con 570mila euro dalla Regione e riguarda il depuratore al servizio della città e di Matino e Taviano. Il fitorimedio è una tecnologia verde che utilizza piante per bonificare l’ambiente. Comprende in particolare la stabilizzazione dell’ambiente o la rimozione sia di inquinanti organici (per esempio pesticidi) che di metalli pesanti. Nel caso di inquinanti organici si utilizzano piante in grado di tollerarli, assorbirli, metabolizzarli e renderli meno tossici.

Nel caso specifico, di cui dà notizia il Comune con riferimento ad una deliberazione regionale del 28 dicembre scorso, la proposta sperimentale ha come obiettivo “il risanamento e/o abbattimento dei contaminanti tossici per la salute umana presenti nei fanghi derivanti dalla depurazione delle acque civili. Dal Comune, oltre alla naturale soddisfazione, si fa notare che nell’elenco degli interventi ammessi al finanziamento (Por 2014-2020, azione 6.4. finalizzato anche al risparmio idrico e riabilitazione dei corpi idrici degradati) composto da sette destinatari su 13 manifestazioni d’interesse pervenute a Bari, “Casarano è l’unico Comune finanziato: gli altri sono Irsa-Cnr, Acquedotto pugliese e Università, insieme a partners”.

“Sono molto soddisfatto di questo finanziamento – commenta il Sindaco Gianni Stefàno – per gli obiettivi che con questo progetto ci siamo proposti di raggiungere, e per questo ringrazio i tecnici che lo hanno curato. Ci inorgoglisce  essere stati l’unico Comune ad essere finanziato. Questo prova una alta  attenzione dell’Amministrazione comunale verso le problematiche ambientali”.

Nardò – “Quella che ricorderete era definita “la merda di Porto Cesareo”, contro il cui collegamento alla rete fognaria neretina si scagliavano gli attuali personaggi che guidano in maniera disastrosa la nostra Città, oggi viene accolta nel silenzio e nel benestare di un pezzo di classe politica incapace ed incoerente. “Schiereremo i carri armati”, dicevano. Ce n’è a sufficienza per chiedere “dimissioni subito”. I cantieri ben visibile sulla Provinciale per Avetrana e su via Vincenzo Monti e nell’area del deputatore di Porto Cesareo, contrada Bellanova, tornano prepotentemente alla ribalta d è scontro. A non farsi scappare l’occasione è il Pd neretino, Salvatore Falconieri, i consiglieri comunali Daniele Siciliano e Lorenzo Piccione. Dai banchi di una severa opposizione, come duro è del resto il confronto politico-amministrativo in città dal voto del giugno 2016.

Richiamando alla memoria non solo le crude “parole d’ordine” di poco tempo fa ed  anche la raccolta di firme condotta in particolare dal gruppo dell’attuale Sindaco, Giuseppe Mellone, si intendono sottolineare bugie e tradimenti. “Tradita è la volontà dei 3.500 cittadini che firmarono la richiesta di referendum popolare per dire “no alla fogna di Porto Cesareo nel mare di Nardò” e per cancellare lo scarico a mare, cosa che gli inquilini di Palazzo hanno deciso di mantenere nel medesimo punto in cui è presente oggi. Sotto costa! Tradita la fiducia di quel neretino su quattro che credeva che l’attuale Sindaco potesse davvero rappresentare il cambiamento. Traditi – si prosegue – anche gli ambientalisti che pensavano si trattasse di un progetto virtuoso e rispettoso dell’ambiente, mentre l’opposizione si sgolava a rammentare come fosse, invece, una montagna di fumo che mai avrebbe permesso il riutilizzo integrale dei reflui in agricoltura alla luce della enorme portata di utenza”.

Le condotte che si stanno realizzando servono a portare gli scarichi depurati dal vecchio impianto di Porto Cesareo, sottoposto a consistenti lavori di ammodernamento ed anche ad un procedimento giudiziario in corso, al depuratore di Nardò e da qui destinati ad utilizzi irrigui, secondo un progetto preliminare dell’Acquedotto pugliese di concerto con la Regione, che prevede lo scarico a mare, sempre a Torre Inserraglio nei periodi in cui le acque risultassero in eccedenza rispetto al fabbisogno indicato. Sulla parola d’ordine “niente più scarichi in mare” il Sindaco neretino e il presidente del governo regionale, Michele Emiliano, si sono sempre dichiarati convinti assertori. Il valore del lavori in corso è di circa 6 milioni e mezzo e “normalizzerà” la rete fognaria cesarina anch’essa in avanzata costruzione. La condotta è lunga nove km.

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Gallipoli – Riutilizzo delle acque depurate in tabella 4 (il massimo livello) in almeno tre siti già individuati e con partner Consorzio di bonifica, Acquedotto Regione ed anche Università del Salento; ma anche uno geomarino con un piano di fattibilità pr scaricare al largo, attraverso una condotta, il surplus eventuale di acqua: su queste direttrici va avanti il lavoro dell’Amministrazione comunale di Gallipoli guidata dal Sindaco Stefano Minerva. Altro passo importante potrebbe rivelarsi, rispetto agli obiettivi prima richiamati, l’incontro con l’assessore regionale competente in materia, Filippo Caracciolo, nominato appena due mesi fa al posto di Giovanni Giannini, per lunedì prossimo a Bari.

“In quella sede – dice l’assessore all’Ambiente e Lavori pubblici, il vicesindaco Cosimo Alemanno – illustreremo all’assessore della Regione il nostro progetto di reimpiego del reflui depurati, già illustrato nella Biblioteca Sant’Angelo alcuni mesi fa, ed il piano di fattibilità della condotta sottomarina con relativa indagine geomarina per individuare il punto più utile ai fini del gioco delle correnti al largo”.  Quest’ultimo aspetto è seguito con molta attenzione dagli operatori ed imprenditori turistici del litorale nord, nel tratto che porta a Torre Sabea e Rivabella, dove insiste un divieto di balneazione di quasi 15 anni fa.

depuratoreGALLIPOLI. Quando i giornalisti erano ormai andati ad inviare il loro articolo ai giornali, il convegno su reflui del depuratore e il loro destino ha avuto la svolta, facendo intendere chiaramente lo scopo dell’iniziativa (non nuova) nella biblioteca di Sant’Angelo gremita. «Per il periodo invernale e per casi di emergenza la condotta a mare va assolutamente fatta»: lo ha detto nei minuti finali durante l’intervento conclusivo l’assessore regionale Giovanni Giannini (Difesa del suolo, Risorse Idriche Tutela acque tra le altre deleghe). Le sue parole non erano rivolte solo ai gallipolini che su quella linea ancora non ci stanno ma anche ai neretini: Nardò, com’è noto, ha in atto con la Regione Puglia un braccio di ferro proprio contro la condotta a mare che nel protocollo d’intesa (poi stracciato dalla nuova Amministrazione) era stato portato a due km dalla costa.

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depuratoreMORCIANOSembra avviato finalmente a soluzione il problema dell’impianto di depurazione situato in territorio di Morciano di Leuca e destinato a servire i comuni di Morciano e Salve. Predisposto per servire una popolazione di circa 12.500 abitanti, l’impianto rischia di esplodere in estate, quando la popolazione residente nei due comuni insieme ai turisti che si riversano nelle località marine praticamente raddoppia. Grazie ad un finanziamento regionale sarà possibile ampliare la ricettività dell’impianto di smaltimento di Morciano e, nello stesso tempo, collegare col suddetto impianto, oltre i centri di Salve e Morciano, anche le rispettive località marine, da Lido Marini a Torre Pali, a Pescoluse e Torre Vado. «Entro la fine dell’anno potrebbe essere cantierizzato già il primo lotto del progetto – ha dichiarato il sindaco di Salve Vincenzo Passaseo – progetto che prevede un investimento di 17.200.000 euro per il completamento del servizio idrico e fognante del comune di Salve e di Lido Marini.

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depuratore Attuale scarico a raso a Torre InserraglioNARDÒ. Dal 27 è slittato al 3 novembre l’incontro a Bari tra gli amministratori regionali e quelli comunali di Nardò e Porto Cesareo. Ma il tema rimane lo stesso scottante: quale recapito finale per i reflui depurati di Nardò e Porto Cesareo. E sì, perchè dopo l’incontro della “pace” tra i due Comuni del 18 scorso, Nardò ha dato alla fine via libera al collegamento del depuratore di Porto Cesareo a quello proprio (ipotesi in tempi recenti di dura contestazione neanche presa in esame); anzi nella recente manifestazione pubblica “contro lo scarico a mare” il Sindaco Giuseppe Mellone ha definito il collettamento una “richiesta sacrosanta” da parte del vicino Comune, fino a qualche tempo fa frazione neretina. Senza tale opera, i lavori da 10 milioni per realizzare la rete fognaria e idrica a Porto Cesareo, partiti a fine 2015, non avrebbero senso, anzi dovrebbero essere addirittura interrotti. Il Comune di Porto Cesareo darà l’appoggio politico al tentativo di bloccare definitivamente l’ipotesi della condotta con scarico a mare, ma anche qui lo stesso Mellone ha introdotto un elemento nuovo rispetti alle posizioni precedenti: se condotta ci deve essere, per i periodi in cui non c’è bisogno dei reflui depurati in agricoltura (come sostengono da tempo gli esperti ed i tecnici in materia), meglio che sia sotto costa, perchè portarla a 2 km al largo vuol dire nascondere cosa si scarica veramente nel nostro mare”.

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Salvatore-DuranteNARDÒ. La “Chimical Meridionale srl”, gestita da Salvatore Durante, vicepresidente di Assoimprese, ha una storia di 36 anni ed è presente nell’area industriale dal 2001: sorge proprio alle spalle del depuratore per cui gli imprenditori della zona hanno pagato, nel 2002, una media di 4mila euro ad attività. Peccato che l’impianto sia entrato in funzione solo nel 2013, per giunta con una serie di spese ulteriori sempre a carico delle aziende. Obbligati ad allacciarsi, gli investitori hanno poi iniziato a fare i conti anche con questa struttura: «Ho dovuto mandare alcuni dipendenti in ospedale perché accusavano dei problemi di respirazione, visto che soprattutto nei giorni di bassa pressione e scirocco i cattivi odori diventano insopportabili», racconta Durante.

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impianto-di-via-ScalelleGALLIPOLI. Un vertice, si spera definitivo, per affrontare il nodo scarichi e mare e per fare il punto sull’attività del depuratore consortile di via Scalelle a servizio del territorio di Gallipoli, delle marine e dei comuni limitrofi di Alezio, Sannicola e Tuglie. La questione sarà affrontata direttamente dal presidente di Acquedotto Pugliese, Nicola De Santis, che il 18 ottobre prossimo sarà in visita nella Città Bella per un tavolo di confronto con il sindaco Stefano Minerva e con l’Amministrazione locale. Dopo le nuove segnalazioni delle scorse settimane e l’allarme per le macchie scure in mare sul litorale di Torre Sabea, ora il Comune di Gallipoli sta cercando di forzare i tempi e di accelerare sulle soluzioni per il recapito finale del depuratore. Il sindaco Minerva aveva già ottenuto buone nuove sul fronte delle ipotesi per l’eliminazione dello scarico a mare dopo alcuni incontri in Regione.

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depuratore-galatone depuratore-galatone_2GALATONE. Acquedotto pugliese potenzia l’impianto di depurazione e riduce l’impatto ambientale del sistema. Lavori in corso, dunque, su territorio galateo, in particolare in contrada “Camene”, sede del depuratore che serve non solo la città di Galatone, ma anche il vicino comune di Seclì, e che scarica nel Canale dell’Asso. Fino a qualche settimana fa, altri lavori erano in esecuzione in diverse zone extraurbane del paese dove la società ha realizzato le condutture del Sinni collegando così il serbatoio di Salice Salentino a quello di Seclì dopo un lungo viaggio tra uliveti e contrade nei territori comunali di Nardò, Leverano e Veglie. «Da un punto di vista più strettamente tecnico, i lavori produrranno il risultato di aumentare in modo sostanziale la potenzialità dell’impianto, portandolo dagli attuali 7.996 “abitanti equivalentiˮ, termine tecnico che definisce le quantità di sostanze organiche biodegradabili, trattabili giornalmente dal depuratore, a 23.389, con un livello di trattamento dei reflui in linea con quanto previsto dal Decreto legislativo 152/06», spiegano in una nota dalla società barese di via Cognetti che eroga servizi idrici a favore del Mezzogiorno.

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Depuratore di Gallipoli (2)

GALLIPOLI. L’affinamento spinto di tutte le acque reflue del depuratore di via Scalelle in modo da renderle idonee ad usi irrigui tramite la rete del Consorzio di bonifica Ugento Li Foggi, ma anche la soluzione definitiva  dello scarico sotto costa che il suddetto intervento non elimina del tutto, considerato che gli impianti del consorzio non funzionano nei giorni festivi e che non c’è un recapito compensativo e di accumulo.

L’ultimo vertice al capezzale dell’impianto che scarica sul litorale nord, a pochi metri dalla città e che tanto dà da pensare si è concluso così, con gli amministratori gallipolini (il Sindaco Francesco Errico, l’assessore Leopizzi e il consigliere  Mariello) sulla linea della condotta sottomarina, ultimo irrinunciabile traguardo dell’annosa vicenda, pur accettando altri momentanei rimedi che però “portino a togliere il divieto di balneazione”.

Dall’altra parte l’Autorità idrica pugliese, l’Acquedotto e l’Arpa, con il Consorzio di bonifica che ha posto il problema risolutivo di un’area di accumulo nei momenti di surplus di reflui depurati, in modo da cancellare lo sbocco a mare e il conseguente divieto di balneazione. Le conclusioni dell’incontro saranno ora passate alla Regione per i passi successivi.

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OSTACOLI SUPERATI Positive le prove di tenuta della rete fognaria. Ora l'Acquedotto pugliese deve ultimare i progetti, definire l'importo e  provvedere alla gara d'appalto

OSTACOLI SUPERATI. Positive le prove di tenuta della rete fognaria. Ora l’Acquedotto pugliese deve ultimare i progetti, definire l’importo e provvedere alla gara d’appalto

Alliste. Un unico moderno impianto a Ugento, al servizio non solo di Alliste e Felline ma anche delle  reti fognarie, da realizzare ma finalmente progettate e finanziate, dei due paesi. Il finanziamento della Regione e dell’Unione europea coprirà gli allacciamenti di Felline (la più vicina al centro ugentino quindi la prima ad essere collegata), Alliste al depuratore da adeguare e la realizzazione del trattamento dei reflui, facendo così uscire gli allestini dalla “zona nera” dei Comuni salentini che, con Porto Cesareo, detengono il triste primato di essere gli unici senza una depurazione attiva.

Questa è la volta buona, dopo un’attesa molto lunga per avere disponibile un servizio che mosse i primi passi una decina di anni fa ed ha interessato due Sindaci, prima dell’attuale Antonio Renna. Finora si è andati avanti col sistema dei pozzi neri, con tutti i rischi del caso di inquinamento della falda acquifera. L’appalto delle opere è previsto per il prossimo aprile; l’importo complessivo si aggira sui 7 milioni, in pratica la somma dei finanziamenti destinati ai due Comuni.

C’è voluto più di un anno di pressioni, lettere, sollecitazioni da parte di Alliste, come racconta il Sindaco, per sbloccare il “tavolo tecnico” insediato nel maggio 2012 a Bari, con Regione, Acquedotto pugliese e i due Sindaci, Renna e Massimo Lecci. «Era uno degli obiettivi delle mie Amministrazioni – racconta Renna, eletto per la prima volta nel 2006 –  e, per la verità, pensavo che l’impianto allistino (costato 5 miliardi di lire con contorno di contenziosi con la ditta realizzatrice, ndr) andasse solo avviato. Non era così, c’erano stati pure furti vari, per cui ci siamo trovati davanti a due strade: rimodulare ciò che era stato realizzato e mai utilizzato o concordare con Ugento un piano comune con l’ampliamento del loro depuratore. Devo dire che la sinergia col Comune di Ugento è stata fruttuosa e subito abbiamo trovato una intesa». Fatto l’accordo, la svolta operativa c’è stata il 2 ottobre: «Abbiamo inviato a Regione e Aqp – dice il Sindaco – i risultati delle prove di tenuta della rete fognaria urbana iniziate a luglio. è andato tutto bene; c’è voluto solo un piccolo intervento che è stato subito fatto».

Ora tocca all’Acquedotto pugliese ultimare i progetti, definire l’importo e procedere alla gara d’appalto. Da rilevare che, in contemporanea e per altra via ma sempre con fondi regionali ed europei, sono state finanziate le fogne delle marine allistine e ugentine.

depuratore  e vora casarano (2)

CASARANO. Importante svolta per il depuratore consortile di Casarano i cui reflui potranno essere utilizzati per uso irriguo.  L’impianto di contrada Vora già dal 2010 produce acque depurate (da “tabella 4”, ovvero il massimo previsto dalla legge) e nei pressi già esiste un altro impianto per l’affinamento dei reflui di proprietà del Consorzio di bonifica “Ugento e Li Foggi”. Si tratta ora di realizzare un “by-pass” per escludere le vecchie condotte “non più funzionali” e collegare l’attuale vasca di aerazione alla vasca di rilancio delle acque pre-trattate fornite dell’ente Acquedotto pugliese Spa. Ottenute le  necessarie autorizzazioni degli Enti coinvolti, quella che per molti anni è stato un enorme problema per la città potrà trsformarsi in una risorsa.

La gara per l’appalto dei lavori (il progetto è di circa 194mila euro), prevista in un primo momento per il 18 settembre, è stata rinviata al 2 ottobre, alle ore 10, presso la sede del Consorzio di bonifica ad Ugento. Una volta a regime, lo stesso depuratore potrà essere al servizio anche delle vicine Matino e Parabita secondo quanto previsto dal “Piano regionale di tutela delle acque”, risolvendo l’altro problema dell’immissione dei reflui nella falda, pratica ormai “fuorilegge” a livello europeo.  Altro vantaggio non indifferente sarà quello di poter escludere, in maniera pressocchè totale, la possibilità che le acque (comunque depurate) possano raggiungere, attraverso i canali Raho e Samari, la costa sabbiosa del litorale di Gallipoli.

Il progetto del Consorzio “Ugento e Li Foggi” è stato adottato con delibera dell’ottobre del 2012 ed è ormai in fase esecutiva. Il depuratore di contrada Vora venne attivato nel 2010, dall’allora sindaco Ivan De Masi, dopo lavori avviati nel 2002 e costati circa 8 miliardi di vecchie lire.

Se fino a qualche anno fa percorrendo la strada provinciale per Taviano, soprattutto nei mesi invernali, occorreva prestare attenzione al frequente sversamento delle acque sulla carreggiata, con conseguenti problemi di viabilità e di carattere igienico-sanitario, a breve si spera che il completamento delle opere necessarie permetta di  giungere ad una soluzione da tutti auspicata. Verrebbe meno, inoltre, anche il divieto di estrazione delle acque (per qualsiasi uso) dai pozzi entro i 500 metri dai campi di spandimento oggi asciutti.

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Liquami ben visibili

Taurisano. Niente più sversamenti di liquami nelle campagne: il Comune ha ottenuto un finanziamento di quasi 520mila euro per effettuare importanti interventi di manutenzione e modifica dell’impianto di depurazione.

Ad annunciarlo è l’assessore all’ambiente Francesco Damiano: «Dopo diverse riunioni, nel corso del 2012, tra tutti gli enti preposti, sulle criticità del recapito finale dell’impianto di depurazione di via Acquarica, l’Autorità idrica pugliese ha autorizzato gli investimenti per la realizzazione di importanti opere».

Dei 517mila euro finanziati, 475mila saranno utilizzati per realizzare la fascia di rispetto intorno all’impianto. Si tratta di un intervento necessario, oltre che sotto il profilo normativo, anche per poter aumentare le possibilità di smaltimento del recapito finale. Saranno poi realizzati, utilizzando altri 42mila euro, alcuni tronchi di rete fognaria su corso Umberto I e su via Conte di Torino, per rendere possibili gli allacciamenti alle abitazioni.

Grazie a questi interventi, secondo quanto spiega l’assessore, troveranno soluzione i problemi legati agli sversamenti nelle campagne al confine con Acquarica del Capo (più volte Piazzasalento si è interessato a questo problema), che, oltre a creare enormi disagi ai proprietari dei terreni, rappresentano un serio rischio per l’ambiente.

«Questo intervento – sottolinea Francesco Damiano – unitamente al lavoro che si sta facendo per la bonifica della ex-discarica di contrada Marasculi (finanziato dalla Regione Puglia per oltre un milione di euro),  manifesta la continua attenzione che l’Amministrazione comunale, di concerto con gli enti superiori preposti, ripone sul tema della tutela dell’ambiente e, soprattutto, sulla salute dei cittadini». Non si può negare l’attenzione che l’Amministrazione dimostra verso i temi ambientali cercando di sensibilizzare soprattutto le nuove generazioni coinvolgendo le scuole. Nei mesi scorsi si è conclusa la prima rassegna di manifestazioni eco sostenibili, denominata “Riciclo, Riuso Rinnovo”.

Pierangelo Tempesta

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La Vora

Casarano. Il recupero dei bacini della Vora a salvaguardia della tutela ambientale della zona e dello stesso mare. È quanto propone anche Legambiente, presente alla recente riunione del Consiglio comunale con la quale Gallipoli ha siglato l’intesa raggiunta con la Regione (era presente l’assessore alle Opere pubbliche Fabiano Amati) circa il riutilizzo delle acque reflue affinate ed il blocco del canale dei Samari quale recapito finale dei depuratori di Casarano e Taviano.

«Occorre partire dalla qualità delle acque depurate immesse nella Vora e da qui nel canale del Raho ed a seguire dei Samari. Per questo possiamo dire  – afferma Maurizio Manna, direttore di Legambiente Puglia – che quello di Casarano è un impianto tra i più nuovi ed efficenti».

La reimmissione delle acque reflue, ma depurate, nei bacini permetterebbe anche di avviare il progetto di riqualificazione dell’area, “una tra le zone umide più caratteristiche del Salento”, oltre a rappresentare un ostacolo naturale i sempre possibili incendi già sviluppatisi negli ultimi due anni.

«La riapertura dei bacini potrebbe garantire, attraverso i necessari processi fitodepurativi e di ossigenazione, l’alimentazione controllata dell’area umida “Li Foggi- Li Paduli” per giungere alla chiusura dello sbocco a mare dal canale dei Samari», afferma Manna. Dopo aver certificato la caratteristica di “sito non inquinato” (la Asl si è già espressa in tal senso dopo gli incendi dello scorso anno), per la Vora si prevede, dunque, un futuro positivo con l’avvio (se finanziato) del progetto del parco. «Si tratta di un raro esempio di lagunaggio spontaneo con 50 ettari di estensione dalle potenzialità finora sottovalutate capace, se debitamente alimentato, di attirare singolari specie faunistiche e, perchè no, anche turisti», afferma ancora il responsabile di Legambiente.

Le tematiche relative al recupero dell’area sono state affrontate nell’incontro con i responsabili di Goletta Verde svoltosi a fine luglio a Gallipoli alla presenza, tra gli altri, anche dell’assessore all’Ambiente del comune di Casarano Ottavio De Nuzzo.

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Il depuratore in zona Vora

Casarano. Si avvicina Ferragosto ed insieme alla festa centrale dell’estate anche la paura che la Vora ritorni a bruciare. Negli ultimi due anni (con curiosa puntualità) la vegetazione che sorge nei  bacini di lagunaggio del depuratore comunale è stata presa di mira da ignari piromani con danni enormi dal punto di vista ambientale. Gli alberi d’alto fusto che delimitavano il perimetro della zona ed il terreno-torbiera ormai essiccato dopo la bonifica dei bacini hanno “fumato” per settimane  ammorbando l’area sino ai vicini Comuni di Matino, Taviano, Melissano e persino Ugento.

Querst’anno l’Amministrazione comunale, l’ente proprietario del depuratore (gestito, però, dall’Acquedotto pugliese)  si è attivato cercando di evitare il ripetersi di quanto accaduto.

«Intendiamo recuperare e rendere fruibile una zona oggi malsana. La delibera regionale detta già la destinazione dell’area ed attendiamo che la Regione autorizzi l’Aqp ad intervenire per fare la manutenzione rendendo umida l’area», afferma il sindaco Gianni Stefàno.

L’obiettivo è quello di ricolmare i bacini con l’utilizzo delle acque reflue, oggi depurate dal nuovo impianto, quale argine naturale all’eventuale propagarsi di altri incendi. La possibilità di ricolmare i bacini, d’estate ma non solo, è già prevista dalla stessa autorizzazione per l’uso dell’impianto ma Palazzo dei Domenicani vuole andarci cauto.

Attualmente le acque vanno a “disperdersi” nel canale del Raho, un “affluente” del canale dei Samari. Quest’ultimo sfocia direttamente nel mare di Gallipoli e la preoccupazione di tutti (con Legambiente più volte intervenuta sull’argomento)  è quella di evitare che li reflui (seppur sepurati) possano arrivare a mare: «Ciò non accade neppure d’inverno», assicura, comunque, il Sindaco. Dello stesso tenore anche alcuni recenti rapporti della Polizia provinciale.

Intanto il Comune è alle prese anche con “l’ammonimento” ricevuto (insieme ad altre 100 città italiane) dalla Corte di giustizia europea per il cronico problema delle acque pluviali che vanno ad ingrossare le condotte della fogna nera alterando il sistema di convogliamento e di trattamento. Il problema (anche Taviano è stata ammonita) non è nuovo e per provare a risolverlo il Comune inviterà, a breve, i cittadini ad eliminare gli allacci “abusivi” alla condotta prima di partire con le verifiche a  campione e l’applicazione delle previste sanzioni.

Lo strano colore delle acque allo sbocco della condotta del depuratore di via Scalelle

Gallipoli. Mentre a Nardò è ancora viva la protesta e il tam tam virtuale del “No tub” per fronteggiare la realizzazione della condotta sottomarina sul litorale di Torre Inserraglio (per allontanare dalla costa lo sversamento dei reflui del depuratore di Porto Cesareo), proseguendo a ritroso sul litorale nord verso Rivabella, prosegue la battaglia del Comune di Gallipoli per risolvere l’annosa questione degli scarichi a mare del depuratore consortile.

Se ne riparlerà il 4 ottobre prossimo dinnanzi al Tar, quando i giudici amministrativi si esprimeranno sui ricorsi e la richiesta di risarcimento danni avanzata dal legale Bartolo Ravenna per conto dell’amministrazione comunale per smuovere la risoluzione degli scarichi a mare sul litorale gallipolino e bloccare la stessa condotta di Nardò-Porto Cesareo. Con la fitodepurazione ancora in alto mare e la condotta sottomarina per il litorale nord gallipolino mai realizzata, e ora addirittura esclusa, la questione resta ancora bloccata.

E per la stagione estiva già lo scorso anno l’assessore regionale Fabiano Amati aveva dato disposizione di attivare l’impianto di affinamento delle acque reflue per il riutilizzo in agricoltura per irrigare i campi. Una soluzione pur sempre tampone, e che anche quest’anno dovrebbe essere attivata con l’accordo principalmente con la Provincia e il Consorzio di bonifica Ugento-Li Foggi.

Tornando alla battaglia giudiziaria lo scorso 2 febbraio la decisione del Tar era stata rinviata a fine maggio proprio per consentire al Comune di estendere l’azione di responsabilità all’Autorità idrica regionale e alla Provincia di Lecce alle quali secondo quanto eccepito dalla Regione Puglia, sarebbero da “ascrivere l’inerzia nella risoluzione della problematica degli scarichi a mare del depuratore”.

Ora la sentenza di merito è attesa per ottobre. Provincia e Autorità idrica erano già state invitate entro il tempo massimo di tre mesi, a bloccare gli scarichi a mare e a trovare un’alternativa alla condotta sottomarina che la Regione Puglia non vuole realizzare e finanziare sulla costa gallipolina, anche perché non più prevista nella programmazione delle opere territoriali.

Il Comune non ci sta, ed eccepisce che in mancanza di soluzioni alternative demandate al tavolo di coordinamento della Provincia e al quale prendono parte anche i comuni del comprensorio (oltre a Gallipoli, Alezio, Tuglie e Sannicola), quello della condotta sottomarina, realizzabile in due anni e per un costo di circa 4milioni di euro, resta pur sempre un intervento realizzabile e fattibile per arginare il danno ambientale.

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POSSIBILE SOLUZIONE Tra le ipotesi di cui si è discusso vi è quella di sversare le acque depurate dell’impianto allistino nei canali del Consorzio di bonifi ca Ugento Li Foggi, che vanno a sfociare nei bacini della marina di Torre San Giovanni

Alliste. Si cerca con determinazione una soluzione i problemi riguardanti l’annosa questione del depuratore, dagli impianti oramai obsoleti, ubicato su via Longa ad Alliste.

È il sindaco Antonio Ermenegildo Renna a rassicurare sull’argomento che, già un anno fa, compariva tra i punti caldi del programma elettorale.

«Dopo varie sollecitazioni, giovedì 17 maggio abbiamo ottenuto un tavolo tecnico presso la sede della Regione a Bari, alla presenza dell’Acquedotto pugliese, l’Ato idrico, il Comune di Ugento e il consorzio di bonifica Li Foggi. A rappresentare il Comune di Alliste, oltre al sottoscritto, anche Renato Rizzo, assessore all’Ambiente (foto), e Donatuccio Scanderebech, assessore per gli Affari generali della frazione di Felline».

Seduti intorno al tavolo, ognuno è stato stimolato a dire la sua su quell’impianto originariamente costruito in modo da scaricare le acque depurate in falda, procedura non più consentito dalle attuali normative.

Tre, a quanto è dato sapere,  sono state le ipotesi formulate per risolvere la questione. La prima prevede che le acque depurate vengano immesse nei canali del consorzio Li Foggi, per poi sfociare nei bacini di Torre San Giovanni. Ma Ugento si oppone ad accollarsi quest’ulteriore carico, mentre nessuna delle altre parti in gioco vuol sostenere i costi della necessaria rinaturalizzazione di quei canali, ad oggi in cemento.

La seconda ipotesi operativa  invece comporterebbe la rimessa in sesto del depuratore di Alliste, da collegare con una pompa di sollevamento ad una vasca del consorzio Li Foggi, dove le acque depurate sarebbero destinate all’irrigazione dei campi. Ma in questo caso all’Acquedotto pugliese non converrebbe sobbarcarsi i costi di due depuratori per appena 40mila utenze (31mila a Ugento e 9mila ad Alliste).

Si arriverebbe, così, alla più fattibile delle ipotesi, la terza, che prevede di mettere la parola fine al depuratore allistino e di servirsi di quello di Ugento, una volta potenziato.

«Ci rincontreremo a breve – ha concluso il sindaco – giusto il tempo di stilare i preventivi delle tre soluzioni, per poi decidere al meglio».

RR

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