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DEBITO FUORI BILANCIO

Sannicola – Il Consiglio comunale di Sannicola dovrebbe aver scritto (salvo inattesi sviluppi) il capitolo della querelle sull’appalto dei lavori di collettamento delle acque. La vicenda, che ha animato negli ultimi cinque anni il dibattito politico-amministrativo locale, ha portato al riconoscimento di un debito “fuori bilancio” pari a 39mila euro in favore della “Arcobaleno costruzioni srl” risarcita per l’esclusione “illegittima” dalla gara d’appalto. Pur essendo giunta prima, la commissione tecnica del Comune escluse l’Arcobaleno ritenendo “non realistica” l’offerta a ribasso per l’esecuzione dei lavori: da qui l’affidamento dei lavori alla ditta “Lega” (per l’ammontare di circa 1 milione e mezzo di euro). Da ultimo, lo scorso maggio, è stato il Consiglio di Stato a ribaltare la precedente decisione dei giudici del Tar dando torto all’Amministrazione comunale, dopo il ricorso presentato dall’azienda esclusa. Martedì 3 luglio, alle 19, si è tenuto il Consiglio comunale monotematico, convocato dal neo-presidente Amedeo Manco in seduta straordinaria. Il riconoscimento del debito è stato votato in maniera compatta dalla maggioranza che sostiene il sindaco Cosimo Piccione.

La minoranza vota contro «C’è una responsabilità politica per questi soldi che dovranno sborsare i cittadini di Sannicola», hanno detto i consiglieri di minoranza nell’acceso dibattito, rimproverando la maggioranza per i tempi delle operazioni. «Il Sindaco ha deciso di convocare il Consiglio d’urgenza, 24 ore prima, per dare seguito a una sentenza che sarebbe dovuta essere rispettata subito per evitare l’arrivo di un commissario ad hoc. Si sarebbe potuto evitare un moltiplicarsi di costi e spese, considerando che nel debito in questione non ci sono ancora i 4mila euro di spese legali a carico del Comune», fanno sapere il capogruppo dell’opposizione Paolo Farachi e gli altri consiglieri di minoranza Valerio Nocera, Luigi Colella e Luana Moscatello (contrario il loro voto in aula).

Il sindaco Piccione Prima della votazione in Aula è intervenuto il sindaco Piccione: «Come si fa a parlare di responsabilità politica se la commissione che ha escluso la ditta è composta da tecnici nominati dall’Ordine degli ingegneri di Lecce? Abbiamo atteso fino all’ultimo perché convinti di avere ragione e perché volenterosi di tutelare le aziende che ancora attendono soldi dalla ditta per altri lavori, che temiamo non avranno mai. In ogni caso questi 39mila euro saranno pagati con gli emolumenti a cui ho rinunciato in questi anni».

 

melissano.inddMELISSANO. Nervi tesi durante il Consiglio comunale del 28 novembre, prima dell’approvazione di un debito fuori bilancio di circa 927mila euro per l’annosa questione legata all’irregolare esproprio, da parte del Comune, di alcuni fondi su cui oggi sorge la zona 167.
I fatti risalgono agli anni ’70. Gli espropriati eredi Toma, in base alla favorevole, per loro, sentenza del Tar del 2013, hanno chiesto al Comune un risarcimento di circa dieci milioni di euro. Somma considerata “abnorme” dall’ente che ha controproposto un indennizzo di 927mila euro, quantificati da una perizia firmata dall’architetto Nicola Miglietta, da finanziare tramite l’accensione di un mutuo presso la Cassa Depositi e Prestiti.
L’opzione, per Michele Parata (al centro) di “Progetto Melissano”, non è fattibile per la natura del debito in questione. Non ritenendo esaustiva la risposta del Sindaco al consigliere dell’opposizione, i membri del gruppo hanno abbandonato l’aula in segno di protesta.
Valeria Marra (a destra) ha puntato il dito sulle responsabilità amministrative del Comune “per aver gestito in maniera superficiale e scellerata tale situazione”, e ha espresso “dubbi e riserve” sull’approvazione del debito fuori bilancio.

Per il sindaco Roberto Falconieri (a sinistra), quella di Parata “è stata una sceneggiata che ha confermato l’enorme difficoltà del consigliere nel confrontarsi con cognizione di causa e spirito costruttivo”.
«Sembrerebbe – chiosa Falconieri – che alle minoranze farebbe piacere vedere il Comune (nella foto il Municipio) condannato a pagare quanto richiesto dalla controparte, solo per avere un argomento in più per la loro sterile, inconcludente e meschina speculazione pseudo-politica».

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