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alfredo cacciapaglia sindaco parabitaPARABITA. Una spina nel fianco da oltre 90mila euro. Sono i debiti fuori bilancio accumulati negli anni dal Comune, ossia le passività che rendono l’Ente debitore verso terzi. “Nell’ultimo Consiglio comunale, con i soli voti della maggioranza, sono stati riconosciuti debiti fuori bilancio da 92.093,59 euro: tra i beneficiari c’è anche il parente di un amministratore. Siamo contrari – affermano i consiglieri d’opposizione di “Bene comune” – all’approvazione di debiti fuori bilancio senza un criterio oggettivo, che mette i potenziali creditori sullo stesso piano”.

A rispondere è stato lo stesso primo cittadino Alfredo Cacciapaglia (foto), al contempo titolare della delega al Bilancio. “Il testo unico sugli enti locali impone ai consigli comunali di riconoscere, in primis, le sentenze definitive passate in giudicato. Ed è questo il criterio che abbiamo adottato”, ha replicato il primo cittadino.

la seduta di consiglio comunale del 6 luglio scorso

MELISSANO. Via libera dal Consiglio comunale al piano di riequilibrio pluriennale che diluisce i debiti dell’ente in un arco di tempo di otto anni. Angelo Calabretti e Giuseppe Tanisi, i due professionisti che hanno sottoscritto la manovra correttiva, hanno proposto un piano più corto nei tempi (otto anni sui dieci a disposizione) e che si basa su alcuni rigorosi concetti: aumento al massimo delle tasse, vendita dei beni pubblici (auspicando l’alienazione del 51% della Farmacia comunale entro l’anno), rideterminazione della dotazione organica, taglio delle spese, efficace opera di riscossione dei tributi.

L’assemblea, convocata in un orario atipico (le 12.30 di sabato 6 luglio), ha anche approvato le tariffe 2013 di Imu (aumenta al 10,6 per mille l’aliquota sulla seconda casa), Tarsu/Tares e Tosap (invariate), vendita di lotti in zona Pip (9,45 euro/mq) e Peep (24,95 euro/mq). Rinviato il punto sugli oneri edilizi 2008-12.

Assenti i consiglieri Cortese, Marra e Luigi Marino, la minoranza di “Progetto Melissano” ha votato a sfavore. Così ha commentato il capogruppo Ferruccio Caputo: «Il sindaco si è arrampicato sugli specchi, senza dire che il debito accumulato è frutto della gestione allegra della sua amministrazione e di chi, in passato, si è succeduto sulla sua poltrona». Sul piano pluriennale c’è il parere negativo del revisore dei conti Antonio Palma “in quanto sussiste il non rispetto delle sanzioni rivenienti dallo sforamento del Patto di stabilità 2012”.

Decisione “inevitabile”, secondo il sindaco Roberto Falconieri, che, però, ha evidenziato come lo stesso revisore abbia condiviso alcuni punti del piano di risanamento. «È stato raggiunto un punto importante per cominciare a tracciare un percorso verso il risanamento finanziario che dia serenità all’Amministrazione e migliori la qualità della vita dei cittadini» ha aggiunto Falconieri.

Il Fondo di rotazione concesso dal Ministero è pari a 834mila euro circa sui due milioni potenzialmente fruibili. La somma potrebbe essere poi incrementata se l’ente dimostrerà, con i numeri, di essere sulla strada del risanamento. Altri fondi sono stati incamerati sottoscrivendo un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti.

In fondo al tunnel, forse, si comincia a intravedere un bagliore di luce, ma la strada è ancora lunga.

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La sede del Comune di Parabita (foto di Emiliano Picciolo)

Parabita. La matematica non è un opinione ma i calcoli, a volte, possono essere sbagliati. È quanto successo con oneri di urbanizzazione e canoni di costruzione del periodo 2007-2011. Chi ha portato a compimento pratiche edilizie in quel periodo, infatti, ha pagato al fisco meno di quanto avrebbe dovuto. A dirlo è stata la Corte dei Conti che ha contestato a molti Comuni della provincia il mancato aggiornamento dei costi di edificazione previsti dalla normativa regionale e dai parametri Istat in quel momento.

Il danno erariale per la Provincia di Lecce è stato quantificato in circa 32 milioni di euro. Ultimativo è stato anche l’invito dell’organo a provvedere alla regolarizzazione della differenza. Molte Amministrazioni, tra le quali Parabita, si sono mosse per effettuare gli accertamenti e gli aggiornamenti del caso. I primi a partire sono stati i fascicoli riguardanti il 2007, con diverse decine di cittadini coinvolti, per somme da sborsare che hanno raggiunto, al momento, anche i 1.500 euro. Ma altri accertamenti sono ancora in corso per le annualità successive. Nuove tasse e nuovi esborsi, dunque, a carico dei contribuenti.

Ad avanzare dubbi sulla liceità dell’operazione recupero è, però, una recente sentenza del Tar che ha accolto il ricorso di un cittadino di Campi Salentina. L’uomo, dopo aver già pagato 6.273 euro di costi di costruzione, si era visto richiedere un sovrappiù di altri 6.011 euro. “Ricorso accolto”, ha sentenziato il Tribunale amministrativo regionale, perché il Comune non può addossare “costi a posteriori” ai cittadini per propri inadempimenti.

Sulla questione, sono ancora in corso accertamenti giuridici e consultazioni legali volte a chiarire, per cittadini e Comuni, quali sia la giusta procedura.  «Alla luce di questa sentenza – scrivono in una lettera indirizzata al sindaco Alfredo Cacciapaglia i consiglieri di Udc e Destra di base Alberto Cacciatore e Massimo Caggiula – chiediamo l’immediata sospensione dell’attività di recupero, la restituzione di eventuali somme già incassate e l’attivazione di quanto necessario al fine di ritirare quanto deliberato nel Consiglio comunale del 20 gennaio 2013».

Una riunione del Consiglio comunale mentre parla il Sindaco

Casarano. Continua a piovere sul bagnato sui disastrati conti del Comune. Ad aggravare la già precaria situazione economico-finanziaria dell’Ente, dovuta ad un buco quantificato ora ufficialemnte in 6 milioni e 800mila euro, il mancato trasferimento statale da 1 milione e 300mila euro a causa dell’errata compilazione del bilancio 2010.

È questa la conseguenza della pronuncia della Corte dei conti in merito ai rilievi avanzati sul Bilancio del 2010. A darne notizia è stato lo stesso presidente Antonio Memmi nel corso dell’ultimo Consiglio comunale.

In base a quanto rilevato dalla magistratura contabile, il Comune avrebbe dovuto sforare il patto di stabilità per 2 milioni di euro già nel 2010.

Intanto, l’Assise cittadina ha provveduto, con il voto unanime di maggioranza e minoranza, al riequilibrio di Bilancio. Dei 6 milioni e 800mila euro, tre saranno coperti con risorse dell’Ente e la restante parte sarà inserita nel piano di riequilibrio pluriennale. A determinare lo squilibrio ha contribuito la mancata vendita dei beni immobili messi all’asta dal Comune. L’equilibrio del Bilancio 2012, infatti, si reggeva sull’alienazione del patrimonio non strategico.

Il fatto che nel 2013 alle casse comunali verranno a mancare  1 milione e 300mila euro di trasferimenti statali, e che continua ad incombere sul Comune la fidejussione da 1milione e 350 mila euro a favore della Virtus Casarano per i lavori di ampliamento e ammodernamento dello stadio comunale, rende la situazione ancora più preoccupante.

E se c’è chi, come i consiglieri della civica “Liber@città” Francesca Fersino e Massimo D’Aquino decidono di far confluire le rispettive spettanze in un fondo per le famiglie disagiate da istituire ad hoc, non manca chi, come i consiglieri della lista “Gianni Stefàno sindaco”, accusa la Fersino e D’Aquino di demagogia.

Insomma, non sembra esserci pace a Casarano.

Ciò che manca, a volte, è forse quel buon senso tipico degli anziani. Quegli anziani dei quali si è tornato a discutere tra i banchi dell’assemblea cittadina. Il Consiglio ha, infatti, approvato all’unanimità il nuovo regolamento del Centro anziani.

La modifica più importante riguarda l’aumento dei componenti del direttivo che passeranno da cinque a sei, ai quali si aggiunge il delegato del Sindaco. Lo scopo è quello di evitare che si creino situazioni di stallo come quella attuale, per uscire dalla quale, si è deciso di eleggere il sesto componente che, con il suo voto, potrà sbloccare l’iter di individuazione del nuovo presidente del Centro e far rivivere a pieno la struttura.

Alberto Nutricati

Il Comune di Casarano

Casarano. Con l’Imu sulle seconde case al 9,6 per mille e l’aumento di un punto percentuale dell’addizionale comunale sull’Irpef, Casarano si appresta a subire una delle manovre finanziarie più dure degli ultimi anni.

Il Consiglio comunale di martedì 30 ottobre è chiamato ad approvare, ad un giorno dalla scadenza, il bilancio di previsione che dovrebbe prevedere due milioni di euro di debiti fuori bilancio insieme ad una esposizione debitoria ben maggiore e pari, stando a quanto affermato dallo stesso Sindaco, a circa 30 milioni di euro.

Si tratta dell’appuntamento più atteso in questi primi mesi di amminstrazione Stefàno perchè, finalmente, ci si potrà avvicinare ad avere contezza della situazione debitoria dell’Ente in attesa  di capire in che modo la si potrà contrastare.  Di certo con i nuovi tentativi di vendita degli immobili comunali (che finora il mercato non ha, però, degnato di attenzioni) ma da subito anche con l’aumento dell’Imu e dell’Irpef che dal 7 salirà all’8 per mille, ovvero al massimo consentito).

Gabriele Caputo, Pd

«Siamo costretti ad aumentare anche l’Irpef per far fronte alla seconda rata del Credito sportivo da 70mila euro che non è stata pagata dalla società sportiva per i lavori allo stadio. In ogni caso abbiamo poche alternative agli aumenti anche perchè tutte le imposte sono già al massimo», afferma il sindaco Gianni Stefàno. Casarano già lo scorso anno ha, infatti, sforato il patto di stabilità con la gestione commissariale di Giovanni D’Onofrio che spinse al massimo le tariffe per i servizi a domanda individuale.

Intanto la polemica politica è già montata ancora prima dei lavori in aula con la neonata associazione politico-culturale “Diffondere per crescere” che ha accusato di “immobilismo” il nuovo esecutivo ed il sindaco Stefàno che ha replicato affermando di aver già “realizzato” il programma elettorale dei primi 100 giorni di amministrazione.

«I rappresentanti del centro destra cittadino non hanno ancora compreso che non sono forza di opposizione ma sono al governo della città che da oltre quattro mesi, attende segnali forti per la sua ripresa», si legge nella nota diffusa dall’associazione.

«A breve diffonderemo una pubblicazione per illustrare alla città i tanti finanziamenti ottenuti e l’operato dei primi 100 giorni di amministrazione nei quali, con sobrietà e senza proclami, con i miei assessori ho ricevuto centinaia di cittadini e ascoltato i problemi della città che sono tanti, e non sempre possono avere soluzione, ma che rispecchiano lo stato di abbandono nel quale Casarano è stata cataputata», ha replicato il primo cittadino.

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Gli uffici comunali di via Pavia

Gallipoli. I soldi ci sono ma non possono esseri versati a chi ha fornito un servizio o realizzato un’opera per il Comune. I tempi dei pagamenti si dilatano tanto che quei soldi sonanti si trasformano in debiti per le imprese e le società che per andare avanti, pagando dipendenti e fornitori, devono ricorrere ad un prestito bancario. Banche che, a loro volta e nonostante le iniezioni di capitali ricevute da Unione europea e Stato italiano, procedono sempre più con i piedi di piombo.

Il Comune di Gallipoli non sfugge a questa incredibile situazione che ha fatto lanciare pochi giorni fa all’Assindustria salentina l’ennesimo appello: «Se non ci pagate i lavori effettuati, le imprese chiudono».

Presso l’ufficio Ragioneria giacciono mandati di pagamento – si ribadisce, con soldi veri e reali – per una ventina di ditte e per un importo pari a circa 250mila euro. Ma da marzo-aprile scorso non si paga più nessuno e poiché i responsabili dei vari uffici lo sanno, non preparano neanche le carte per le liquidazioni (impossibili) delle somme. Per cui l’ammontare esatto dei denari bloccati non è quantificabile ma è di molto superiore al quarto di milione ufficiale. A trovarsi nei guai è soprattutto l’Ufficio tecnico con un arretrato nei pagamenti nei confronti di imprese intervenute per ripristinare o manutenere servizi essenziali come strade (80mila euro circa), illuminazione (altrettanto) e rete fognaria (20mila circa) da aprile in qua. Impiegati negligenti e svogliati?

Le ragioni sono altre e si chiamano “slittamento nell’approvazione dei bilanci” e, soprattutto, “Patto di stabilità”, il sistema di contenimento della spesa pubblica attivato dallo Stato centrale su indicazione dell’Unione europea. Il Patto è il tetto sotto il quale bisogna contenere le spese che – per la legge sui bilanci – devono essere pari alle entrate. «Per il 2012 Gallipoli deve scendere di 2 milioni 255mila euro; l’anno scorso era di un milione 300mila», spiegano dall’Ufficio Ragioneria. Se si sfonda quel tetto (come accaduto nel 2011 a Matino, Alliste, Casarano e Melissano e altri quattro della provincia) alla riduzione delle spese si aggiunge una pesante multa. In queste condizioni i Comuni boccheggiano, soprattutto sul versante degli investimenti, che invece tanto servirebbero per lasciare presto la maglia nera che il Salento indossa in fatto di disoccupazione e di previsione sul tema (altri 2mila posti di lavoro andati in fumo). E boccheggiano anche le imprese, costrette a fare fronte alle spese sostenute in un appalto  che il committente non riesce a liquidare. O resistono con i prestiti o chiudono. Nei giorni scorsi un imprenditore creditore si è recato disperato negli uffici di via Pavia: «Sto fallendo, aiutatemi», ha implorato.

Sono allo studio dei sistemi affinchè il taglio di spese  non diventi asfissia, superando il paradosso di soldi disponibili ma non spendibili e di investimenti possibili ma bloccati. Chissà però se la soluzione arriverà in tempo.

Melissano, il Municipio

Melissano. Municipio e plessi scolastici senza telefono, pignoramenti sui conti e decreti ingiuntivi: tra questo e altro (i pesanti tagli ai trasferimenti finanziari dallo Stato ai Comuni): in trincea tra mille problemi, deve sopravvivere un sindaco. Come a Melissano dove il primo cittadino Roberto Falconieri ha dovuto confrontarsi nelle ultime settimane con una serie di incombenze spesso non previste.

A cominciare dal distacco del telefono imposto da Telecom negli uffici del Municipio e presso le scuole per un debito che pare si aggiri sui 316mila euro. Telefoni muti e comprensibili disagi ma anche difficoltà a gestire le emergenze. Il 22 febbraio il giudice Carlo Errico della sezione distaccata di Casarano del Tribunale di Lecce ha accolto il ricorso presentato dal legale dell’ente Arianna Stefano, per il ripristino del servizio per il “periculum in mora” derivante anche dall’interruzione del pubblico servizio da parte di Telecom Italia.

Ordine dunque di immediata riattivazione delle linee e fissazione di una udienza per la comparizione delle parti. Ma a quanto è dato sapere, i telefoni sono rimasti ancora muti. Anche se, per quanto riguarda il Municipio, tutta la situazione sarebbe ferma al 22 dicembre scorso quando i tecnici prelevarono il centralino guasto per la riparazione, mai più però tornato nella sua sede originaria.

Guai anche sui conti correnti del Comune, rimasti congelati per diversi giorni  La questione riguardava un pignoramento (circa 400mila euro relativo alla vecchia vicenda Cosmo e discarica Mediterranea Castelnuovo nel capitolo rifiuti) che ha impedito  anche di dare seguito ad una delibera in cui la Giunta comunale stanziava la somma di 7mila euro  quale anticipazione sugli stipendi proprio ai dipendenti della Geotec, società che gestisce il servizio di Igiene urbana o ad avere difficoltà comprensibili anche per il pagamento degli stipendi ai dipendenti comunali. Per parlare solo degli ultimi contraccolpi a cui un sindaco deve tenere testa.                                

AP

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Il Comune di Casarano

Casarano. Aumentano i debiti “certificati” del Comune di Casarano. L’ultimo in ordine di tempo proviene dal Tribunale di Milano. Ammonta a oltre un milione di euro e la richiesta è arrivata sotto forma di decreto ingiuntivo. Il creditore è la “Gi Group spa” per arretrati relativi alla fornitura di prestazioni di somministrazione di lavoro a tempo determinato a favore dell’Ente.

Il decreto ingiuntivo era stato emanato su ricorso presentato dagli avv. Paolo Giovanni Barenghi e Marisa Olga Meroni, dello studio legale “Sciumè Zaccheo & Associati” con sede a Milano, notificato il 14 ottobre scorso. Palazzo dei Domenicani ha presentato opposizione al suddetto decreto ingiuntivo, dando mandato legale all’avv. prof. Ernesto Sticchi Damiani, con studio in Lecce.

Vita dura per il prossimo sindaco di Casarano. Con le entrate dell’Ente sempre più scarse e i debiti sconosciuti e imprevedibili diventa difficile mettere a posto le finanze. La notifica di un decreto ingiuntivo da parte di un creditore è sempre dietro l’angolo. Come è successo nelle scorse settimane quando il Commissario straordinario, Giovanni D’Onofrio, si è visto recapitare l’ennesima richiesta di pagamento. Stavolta era la società “Gi Group spa” (l’ex “Worknet”), vero colosso europeo nel settore del lavoro interinale, a battere cassa a Palazzo dei Domenicani, chiedendo € 835.695,81 oltre agli interessi, spese e “successive occorrende”, per un ammontare che supera ampiamente il milione di euro.

Il periodo di somministrazione dei servizi è il 2008-2010 e consistevano, in sostanza, nella fornitura di lavoro a tempo determinato, tramite lavoratori dipendenti (tra i 15 e i 20 nel periodo di massima utilizzazione), i cui emolumenti venivano anticipati dalla “Gi Group”. La società, poi, si rivaleva verso il Comune chiedendo le relative somme dietro emissione di fattura. L’Amministrazione comunale, però, non avrebbe pagato tutte le fatture fino ad indebitarsi per 835.695,81 euro. La stessa società di lavoro interinale ha da tempo in atto un contenzioso anche con la società consortile “Area Sistema di Casarano e Comuni Associati”, di cui il Comune di Casarano è ente capofila.

Il Commissario straordinario ha così nominato difensore dell’ente l’avv. Ernesto Sticchi Damiani che già è stato incaricato dalla società consorziata del Comune “Area Sistema” per l’opposizione ad analogo decreto ingiuntivo, emesso sempre per conto della “Gi Group”. Da sottolineare che il debito della società interinale era stato certificato dal responsabile dell’ufficio ragioneria del Comune. Il Commissario, però, ha deciso lo stesso di opporsi al provvedimento del Tribunale di Milano.                                                    

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