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dati demografici

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Salve – La speranza si chiama Area interna Sud Salento. Per Patù, Morciano di Leuca, Salve, Montesano, Miggiano, Andrano e gli altri piccoli paesi del Capo di Leuca. Il fatto che quasi tutti abbiano a che fare col calo demografico, di pari passo con la provincia di Lecce, la Puglia (e la nazione intera da un paio di anni almeno), non li consola, anzi. “Qui, dove siamo tremila e poco più – dice l’avventore di un bar a Morciano di Leuca – cento persone in meno si notano, eccome!”. Da 3.508 del 2001 i morcianesi sono diventati 3.309 (dato del censimento 2016), con il segno meno costante dal 2013. A Patù l’”anno felice” si chiama 2009, quando si registrarono più nascite che decessi; poi il dato stabile del 1.700 e più residenti ha cominciato ad erodersi fino agli attuali 1.685. Non c’è da stare a guardare: “L’ultima riunione sul tema – dice il Sindaco Gabriele Abaterusso – l’abbiamo fatta prima di Natale. Ma ricette semplici non ne ha nessuno. Siamo stati costanti per diverso tempo con gli immigrati che però, appena possono se ne vanno al Nord. E non è un caso che lì la popolazione cresce e qui al Sud no. Negli ultimi ani poi politiche per incentivare il lavoro qui non ce ne sono state e lo stesso Job acts – rimarca il primo cittadino – a livello nazionale ha inciso di più nel Settentrione che altrove”. Altrimenti il Sud potrebbe non essere solo terra di passaggio. “Per conto nostro, stiamo cercando di trattenere gli ospiti dello Sprar (Sistema protezione richiedenti asilo e rifugiati, ndr, 25 posti rifinanziati per i prossimi tre anni) con politiche di inserimento e di accoglienza. Ma non è davvero facile”, commenta Abaterusso, che rischia di ritrovarsi da qui ad un paio d’anni con due scuole rimesse a nuovo ma – almeno una – da tenere chiusa per mancanza di bambini.

Ecco allora l’occasione dell’Area interna Sud Salento, la seconda definita e normata dalla Regione Puglia. Le Aree interne – com’è noto – rappresentano una parte ampia del Paese Italia, circa tre quinti del territorio e poco meno di un quarto della popolazione, assai diversificate ma senza quelle risorse che non mancano  ad altre zone, con problemi demografici ma anche con un forte potenziale di attrazione. Adesso quindi sono a disposizione per legge – proprio in virtù di una strategia finalizzata a contrastare la caduta demografica e rilanciare lo sviluppo e i servizi – fondi ordinari della Legge di Stabilità e dei fondi comunitari europei. Vi aggrappa anche il Sindaco di Salve, Vincenzo Passaseo, che pure almeno fino al 2016 ha potuto contare 4.649 abitanti (15 anni fa erano 4.553). Ma Passaseo è preoccupato lo stesso: “Da almeno cinque anni  registriamo 60 funerali e trenta nascite. Se ci manteniamo ai livelli attuali è grazie a quegli anziani del Nord Italia che hanno preso casa e residenza qui e qui trascorrono diversi mesi l’anno”. La popolazione invecchia, come nel resto d’Italia, e allora occorre aggiornare le priorità: per questo il Comune ha realizzato una casa di riposo da venti posti da concedere in gestione nella frazione di Ruggiano. E per i giovani che vanno via?   Altro problema senza soluzioni a portata di mano. Il Sindaco cita città straniere (“non a caso”, dice, per sottolineare che parla di casi concreti) come Dublino, Barcellona, Madrid, Australia  dove vivono ormai tanti salvesi, dai 25 ai 40 anni, diplomati e laureati. “Un nostro concittadino per le festività prende l’area e si fa il giro d’Europa per andare a salutare i figli, da Londra, a Milano e San Gallo in Svizzera”, racconta. Come si svolta? “Intanto con forti politiche a favore della famiglia per incentivare le nascite – risponde – e poi utilizzando al meglio l’Area interna. Fosse per me le indirizzerei tutte quante ai trasporti: potrebbero favorire il consolidamento di una vasta area metropolitana che d’estate registra oltre un milione di persone- Prima che l’attenzione turistica si sposti altrove…”.

Parabita – Più funerali e meno culle: così la popolazione di Parabita continua numericamente a scendere. Lo dicono i dati dell’ufficio anagrafe comunale raccolti al 31 dicembre 2017, con un bilancio che chiude l’anno appena trascorso segnalando un trend in negativo rispetto al 2016. Le nascite, nonostante una lusinghiera ripresa, non riescono a stare al passo coi decessi, questo il sunto. Il risultato è una popolazione sempre più vecchia e numeri in calo.  Il rischio – quasi una certezza – è che nel 2018 Parabita arriverà a contare meno di 9000 abitanti. Questi nel dettaglio i numeri ufficiali: al 31 dicembre 2017 i residenti della città delle Veneri sono 9048, con 4368 uomini e 4753 donne, dunque 73 in meno rispetto all’anno precedente. Le famiglie residenti  sono 3766. A preoccupare, però, è il ritmo di 1 a 2 col quale si alternano nascite e decessi. I nuovi nati del 2017 sono stati 68 (36 bambini e 32 bambine) mentre i decessi ben 114 (53 uomini e 61 donne). Un movimento in negativo del 50% che, stravolgimenti a parte, porterà nei prossimi mesi la popolazione parabitana a scendere ulteriormente, anche sotto i 9000 abitanti.

“E’ vero che c’è un invecchiamento della popolazione – conferma lo storico Aldo D’Antico, sempre attento a monitorare ogni fenomeno socio-culturale della città. “Colpa – oltre al calo delle nascite – di una massiccia emigrazione intellettuale dei nostri giovani che partono in cerca di fortuna e realizzazione e poi formano la loro famiglia altrove. L’apice demografico della popolazione di Parabita – ricorda ancora D’Antico – si è avuto circa 15 anni fa, quando Parabita era arrivata a contare 10.600 abitanti”. Tra i dati sviscerati dall’anagrafe comunale è significativo anche quello relativo alle unioni matrimoniali. Diversamente che altrove, i matrimoni resistono e doppiano i divorzi. I primi, tra unioni concordatarie Stato – Chiesa e riti solo civili sono stati 25. I divorzi, invece, rimangono a quota 13.

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...