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Bagnolo del Salento – Costano care le intemperanze dopo partita a due pregiudicati di Bagnolo del Salento. I fatti risalgono allo scorso 31 marzo quando, al termine della gara di calcio di Seconda categoria tra i locali del Bagnolo e la capolista Virtus Matino, due tifosi della squadra di casa (il 37enne G.V. ed il 27enne E.A. N.) non rispettando l’indicazione delle forze dell’ordine di attendere sugli spalti il deflusso dei sostenitori ospiti, hanno forzato una porta secondaria rivolgendo frasi offensive contro la tifoseria del Matino. Il più giovane dei due, tra l’altro, dopo essere stato redarguito da un militare ha pure pensato di apostrofare quest’ultimo con parole lesive dell’onore e del decoro dell’Arma mentre l’altro si è reso responsabile del lancio una pietra contro gli ospiti, provocandone l’immediata reazione, comunque contenuta dalle forze dell’ordine. Nei confronti dei due pregiudicati è stata avanza la proposta di applicazione de Daspo, con il divieto di assistere alle competizioni sportive, mentre sono scattate le denunce per oltraggio a pubblico ufficiale, inosservanza dei provvedimenti dell’autorità e lancio di materiale pericoloso.

Nardò – Non si fa attendere la risposta di alcuni tifosi dopo il Daspo comminato dalla Digos di Potenza a 22 tifosi granata (dai 20 ai 43 anni) per la presunta incursione, con mazze e bastoni, nella sede del Picerno lo scorso 4 ottobre in occasione di una gara calcistica di Coppa Italia di serie D. «Non capiamo questa repressione gratuita – sostiene la tifoseria – e la mano pesante dell’ingiustizia che si abbatte contro di noi». I supporter neretini ricordano come il “Divieto di assistere a manifestazioni sportive”, più volte inflitto ai tifosi granata negli ultimi anni, sia una misura di prevenzione che può arrivare indipendentemente dalla commissione di un reato. «Poi trascorrono giorni, mesi, anni – sostengono – e riesci a provare la tua innocenza ma intanto subisci la repressione». Eppure spesso, va detto, a colorare di granata gli spalti del “Giovanni Paolo II” sono donne, famiglie e bambini, che talvolta partecipano anche alle trasferte della squadra. Un’atmosfera che sembra lontanissima dalle accuse mosse da Digos e Questura di Potenza, di neretini protagonisti in terra lucana di scontri, danneggiamenti e violenze ai danni della tifoseria avversaria. «Io a Picerno quel giorno non c’ero – racconta uno sporadico frequentatore dello stadio – ma in generale posso dire che secondo me è possibile creare un bel clima di tifo appassionato e sano». Senza tralasciare l’accaduto, anche su un altro punto i tifosi sono d’accordo: «Nel corso degli anni si sono verificati episodi spiacevoli ma molto spesso non causati dalla tifoseria neretina».
Intanto ha funzionato la doppia mossa del club del presidente Fanuli di ridurre il costo dei biglietti a 5 euro e di invitare gratuitamente allo stadio i ragazzi delle scuole calcio di Nardò e della provincia: il “Giovanni Paolo II”, in occasione della gara col Potenza del 10 dicembre, è tornato ad essere luogo festoso e frequentato come da abitudine, al contrario delle ultime domeniche che hanno evidenziato una sorta di disaffezione della gente di Nardò.

(Hanno collaborato Stefano Manca e Lorenzo Falangone)

 

Nardò – Durano piuttosto poco le tregue tra alcune frange di ultras del Toro granata neretino e le regole, sportive e non. Per quella che è sembrata, alla polizia di investigazioni e operazioni speciali (Digos) di Potenza, una vera e propria incursione nella sede della squadra che ospitava il Nardò il 4 ottobre scorso (i lucani del Picerno) per una partita di Coppa Italia di serie D, vinta peraltro dalla società del presidente Maurizio Fanuli. Ad allungare una serie assai poco invidiabile di punizioni, trasferte vietate e daspo, ecco un altro provvedimento che colpisce questa volta 22 persone con età comprese dai 20 ai 43 anni: dovranno rinunciare ad assistere ad attività sportive, chi per i prossimi tre ani, chi per cinque.

Non è la prima volta che i supporters più accesi (una minoranza, va detto) registrano Daspo di massa. Si ricorda ancora la pena comminata loro durante un’altra trasferta molto sopra le righe, quella a Francavilla Fontana (Brindisi); in quel caso del dicembre 2014 i colpiti furono sette, mentre si registrò anche l’arresto di un 28enne. Fu il primo caso in Puglia. In quest’ultimo frangente, il gruppo – sempre secondo la polizia potentina – avrebbe assaltato con mazze e bastoni la sede del gruppo ultras lucano denominato “Teste matte”, rubando anche un mazzo di chiavi. Alla vista degli agenti, i giovani neretini avrebbero abbandonato le loro armi, recuperate poi dai poliziotti insieme alle chiavi e ad un pacchetto di sigarette con dentro cocaina ed hashish. Infine, giunti davanti allo stadio, il gruppo si era rifiutato di pagare il biglietto, giudicandolo troppo caro. Mentre andavano via, i tifosi del Nardò a bordo di un pulmino sarebbero stati raggiunti da un grosso oggetto lanciato da un ultras lucano, identificato ed anche lui raggiunto da Daspo per cinque anni.

CASARANO – Alla passione non si comanda, men che mai a quella calcistica, e per un tifoso del Casarano scatta il deferimento all’autorità giudiziaria. Il 56enne S.P., già sottoposto alla misura del Daspo per due anni a partire dal 15 settembre, domenica scorsa è stato individuato dai carabinieri negli spogliatoi dello stadio “Capozza” tre quarti d’ora prima dell’inizio della partita con il Barletta. L’uomo(un commerciante), tra l’altro è pure “socio consigliere” della squadra di calcio e, probabilmente, riteneva di poter presiedere alle operazioni pre-partita in tale veste pur essendogli interdetta la possibilità di accedere ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive addirittura nelle due ore antecedenti l’inizio delle gare. Il deferimento in stato di libertà gli è stato notificato dai carabinieri nella mattinata di lunedì 6 novembre.

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LECCE – Comportamenti violenti sempre meno tollerati in occasione delle manifestazioni sportive. Dal Questore di Lecce arrivano, infatti, sei provvedimenti “Daspo” contro altrettanti giovani “facinorosi”.  Cinque di questi, già noti alle forze dell’ordine, sono stati individuati dalla Digos perché in occasione della partita di calcio Lecce – Sambenedettese dello scorso 24 maggio hanno varcato il cancello di separazione tra curva nord e distinti nord-est (settore, quest’ultimo chiuso al pubblico) dello stadio “Via del mare”, minacciando anche gli stewards addetti alla sicurezza. Ai giovani leccesi, denunciati in stato di libertà, è stato inibito l’accesso a tutti gli stadi ed ai campi sportivi italiani per la durata di cinque anni (tre soltanto per uno di essi).

Sempre al fine di contrastare il fenomeno della violenza in occasione delle manifestazioni sportive, il Questore ha voluto “innalzare il livello di sicurezza e di legalità” puntando l’indice anche nei confronti degli altri sport. Ad un tifoso della provincia che stava assistendo all’incontro di pallacanestro tra Monteroni e Taranto del 20 marzo è stato, infatti, inibito l’accesso a tutti gli impianti sportivi italiani per la durata di cinque anni per aver “intonato cori offensivi contro la squadra locale”.

Tutti i provvedimenti comportano anche l’obbligo di comparizione presso la Questura di Lecce, nel primo caso, e presso il comando Stazione dei carabinieri, nel secondo, in occasione, rispettivamente, degli incontri dell’Unione sportiva Lecce e della Nuova Pallacanestro Monteroni.

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Calcio e violenza a Casarano. Tutti negativi gli ultimi episodi legati alla squadra di calcio. Oltre a perdere quota in classifica e a dover registrare le dimissioni del “patron” Filograna, ora arrivano anche le intemperanze di alcuni pseudo tifosi. Un gruppo di teppisti nel pomeriggio di ieri ha interrotto l’allenamento della squadra al “Capozza” lanciando contro i giocatori addirittura alcune bombe-carta, ed alcune sedie. I facinorosi si sono poi dileguati all’arrivo delle forze dell’ordine. Intanto proprio ieri il questore di Bari, Antonio De Iesu, ha emesso 16 Daspo nei confronti di altrettanti tifosi ritenuti responsabili degli episodi di violenza dello scorso 21 febbraio a Canosa in occasione della partita contro il Barletta. Tra di loro anche un recidivo che, pur non potendo neppure essere presente nella sede della gara perché colpito da un precedente provvedimento con obbligo di firma in questura, ha addirittura tentato di forzare l’ingresso dello stadio “San Sabino” di Canosa. Le indagini su quanto accaduto sono state condotte dal Commissariato di Polizia di Barletta e dalla Compagnia dei Carabinieri di Casarano.

In quella circostanza, tra i tanti tifosi accorsi per sostenere la squadra, un gruppo (“quasi tutti ubriachi”, secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, fatta anche con l’ausilio delle telecamere di videosorveglianza) tentò di venire in contatto con la fazione opposta: una volta “dirottato” nel settore ospiti, diversi tifosi tentarono di forzare l’ingresso senza biglietto arrivando a sfondare anche un cancello. A condire la situazione giunge anche la decisione del Giudice sportivo di Eccellenza che ha disposto la disputa a porte chiuse ed in campo neutro a Toritto della gara in trasferta di domenica 3 aprile contro il Bitonto.  Da ricordare come lo stesso ex presidente Eugenio Filograna alla base della sua decisione di mollare riferì “minacce e offese” ricevute da dirigenti e atleti. A reggere le sorti della società sportiva c’è ora, nelle vesti di amministratore unico, Cosimo Bellisario.   

Una immagine del filmato dei carabinieri girato durante la gara a Francavilla Fontana

Una immagine del filmato dei carabinieri girato durante la gara
a Francavilla Fontana

Nardò. Non torneranno allo stadio i sei tifosi neretini che lo scorso dicembre sono stati sottoposti a Daspo di gruppo (primo caso in Puglia) dopo scontri verificatisi un mese prima allo stadio di Francavilla Fontana per una partita di Coppa Italia dilettanti. Lo scorso 9 aprile il loro ricorso al Tar è stato infatti rigettato. Tra i supporter puniti dalla magistratura compare Michele Piccione, figura di spicco della tifoseria. Il 34enne neretino è stato il fondatore, nel 2002, dei “South Boys”, frangia giovanile del tifo granata. Per lui la condanna più pesante: cinque anni lontano dallo stadio con obbligo di firma.

Alla vigilia della sentenza Piccione aveva respinto l’accusa di travisamento, reato in cui incorre chi durante manifestazioni pubbliche indossa caschi o altro per impedire il proprio riconoscimento. «Quel giorno allo stadio – ha spiegato – mi sono fatto immediatamente identificare dai carabinieri, abbassando spontaneamente la sciarpa. Durante la partita sono stato più volte inquadrato dalle telecamere: ero sempre a volto scoperto». Confermati anche gli altri provvedimenti: quattro anni di divieto d’accesso ad eventi sportivi per due tifosi granata; tre anni a testa per gli altri tre.

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daspo ultras NOR Francavilla FontanaNARDÒ. Scontri, lancio di oggetti contundenti e petardi fuori e dentro lo stadio “Giovanni Paolo II” di Francavilla Fontana: fu così che  per sette ultrà scattò il Daspo di gruppo, il divieto cioè di partecipare a manifestazioni sportive. è la prima volta in Puglia che si applica questa misura restrittiva ad un intero gruppo di tifosi, come previsto dalle nuove norme introdotte in ottobre. I fatti risalgono al 13 novembre scorso. Prima del derby di Coppa Italia dilettanti Francavilla Fontana-Nardò, alcuni tifosi granata in trasferta danno vita a intemperanze e disordini di cui si sono occupate le cronache giornalistiche. Due giorni dopo viene individuato e arrestato un 28enne neretino, presunto “vivace” protagonista di quegli episodi.

Le indagini proseguono e, grazie anche alle immagini delle telecamere interne allo stadio, a dicembre i carabinieri di Francavilla Fontana, in collaborazione con le questure di Brindisi, Lecce e il commissariato di Nardò, identificano gli altri partecipanti alla “guerriglia” inscenata in novembre. A uno di loro è comminato il divieto di accedere a manifestazioni sportive per cinque anni, più obbligo di firma. Per altri due il divieto è di quattro anni; tre anni a testa invece agli altri tre. È la nuova norma a definire tali sanzioni: il Daspo di gruppo (introdotto appunto nell’ottobre 2014) prevede infatti pene anche per chi “sulla base di elementi di fatto, risulta avere tenuto una condotta, sia singola che di gruppo, finalizzata alla partecipazione attiva ad episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione”. Per la tifoseria granata un tutt’altro che lusinghiero primato.

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