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I quaranta giorni della Quaresima costituiscono il periodo più ricco di riti che diventano ancora più intensi nella Settimana Santa. Periodicamente all’interno e fuori della Chiesa si parla del valore delle tradizioni religiose a cui i cattolici restano indissolubilmente legati. Basta una volta l’anno partecipare alla processione del santo patrono, o del Venerdì santo, per ritenersi cattolico praticante? Quale il rapporto tra la fede e i riti?
In realtà la vita di cristiani si basa su due aspetti fondamentali: da una parte l’accettazione della figura, o meglio della persona di Cristo, così come ce la tramanda il Vangelo, e dall’altra i vari riti liturgici che si sono sviluppati e consolidati nel tempo. Può succedere, e non dovrebbe, che la fedeltà ai riti superi la fedeltà dovuta al Vangelo e a Cristo. Perché ciò non avvenga, ai riti bisogna dare un’anima che non si esaurisca nel breve termine del loro svolgimento, ma duri nel tempo, capace di “sopravvivere” anche in loro assenza. Solo così i riti non diventano “ladri che hanno rubato la memoria di Cristo” come scrive il teologo spagnolo Josè Maria Castillo. È innegabile, tuttavia, che abbiano un loro fascino, sollecitano con gli aspetti scenografici marcati anche il senso estetico. Come non ricordare l’influenza che hanno avuto in alcuni film del regista surrealista Luis Bunuel? E poiché un aspetto fondamentale del rito consiste nella conservazione e nella ripetizione, si capisce bene come ogni anno si rinnovi l’impegno perché tutto avvenga secondo tradizione.

In questo periodo sono le confraternite le custodi fedeli di riti secolari: Taranto e Gallipoli si contendono in questo campo un primato che le vede gemellate e non in competizione. La rievocazione e la memoria delle tappe della Passione di Cristo vengono rivissute nelle parrocchie ogni venerdi attraverso la pratica della Via crucis, che spesso esce dal chiuso delle chiese e si dispiega per le vie cittadine: le varie “stazioni” diventano  momento di riflessione, di preghiera e di coinvolgimento emotivo collettivo. Figura centrale è la Madonna Addolorata che introduce la settimana della Passione: a Gallipoli e a Maglie (dove c’è anche l’antica fiera dei campanelli) si celebra il venerdì prima del Venerdì Santo. Vestita di nero, anticipa il lutto per la morte del Figlio. Nella “città bella” si contano ben 13 Addolorate così distribuite: Oratorio di S. Luigi, di S. Giuseppe, del Rosario, dell’Immacolata, del Crocifisso, di S. Maria degli Angeli, delle Anime, di  S. Maria del Cassopo, la Desolata di S. Maria della Purità,  della Cattedrale e due (di cui una lignea) dell’oratorio del Carmine. Le “conta” in un bell’articolo Paolo Vincenti nel sito “Fondazione terra d’Otranto”.

Non c’è paese in cui la sera del Giovedì Santo non si visitino quelli che vengono definiti “i sepolcri” e che invece custodiscono il dono vivo dell’Eucarestia. Sempre molto curato l’allestimento, in passato anche con qualche esagerazione. Non è il caso di quello dei  Cappuccini  di Galatone (nella foto il repositorio dei frati di Andrea Miglietta). Anche qui resistono alcuni simboli: i piatti di grano bianco, fatto germogliare al buio e decorati con nastri rossi che adornano gli altari  arricchiti da fiori primaverili.
Il Venerdì santo è il giorno della messa “scerrata” e del  grande silenzio, interrotto in passato dal gracchiare delle trozzule, perché era bandito anche il suono delle campane. Il grande silenzio domina al passaggio della solenne processione, con i “misteri” e  le confraternite la cui presenza aggiunge solennità. (nella foto di Franco Mantegani la processione di Gallipoli).

La Quaresima è anche il periodo in cui si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà. In questo contesto rientra il rito del  Santu Lazzaru o Lazzarenu, diffuso  nei paesi dell’arco ionico: Melissano, Aradeo, Sannicola, Tuglie, Casarano e nella Grecìa salentina: sulle note di un antico canto si raccolgono aiuti per i più bisognosi. In passato i gruppi del Santu Lazzaru andavano di masseria in masseria e i doni che ricevevano erano uova e qualche animale da cortile.
Nelle case, intanto, ci si prepara a festeggiare la Pasqua nell’attesa del rogo delle caremme e delle campane della Resurrezione: nel menu non mancherà l’agnello (di carne e di pasta di mandorla)  e per la gioia dei bambini le cuddhure con l’uovo sodo a forma di corolla o di pupa.

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