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Crte dei conti

Nardò – Il bilancio del Comune del 2012 non quadra; tre milioni di debiti sarebbero stati spostati (e pagati) nel 2013. Convinta di ciò, la Procura della Corte dei Conti commina  sanzioni ad amministratori e dirigenti comunali di quegli anni, in tutto 16 persone. Governava la città Marcello Risi (centrosinistra, eletto a metà del 2011 ed in carica fino al 2016), per il quale la Corte ha previsto una sanzione di circa 23.900 euro. E’ la seconda volta che Risi, assessori, consiglieri e funzionari comunali vengono chiamati a rifondere di tasca propria presunte irregolarità. La prima – prima di ottobre – ha riguardato un taglio delle indennità giudicato “tardivo” dal procuratore della magistratura contabile regionale, in realtà legato – come hanno sostenuto i diretti interessati – all’esito di un ricorso al Tar con cui si sosteneva la tesi che lo sforamento del patto di stabilità risaliva al 2010 e non all’anno successivo. Le somme che sarebbero da restituire ammontavano a 52.582 euro. La questione non è ancora definita.

La seconda richiesta di sanzioni per amministratori e funzionari di quel periodo in pochi mesi. Questa “chiamata a pagare” sarebbe quindi la seconda in pochi mesi per ex governanti e funzionari dell’Ente che avrebbero fornito pareri positivi quando non ve ne erano le condizioni. Come si vede, il periodo è ancora quello riguardante l’ultima fase della Giunta di Antonio Vaglio, i mesi del commissario straordinario e l’insediamento di Risi, il quale da subito non si risparmiò nel denunciare i “buchi” nelle casse comunali, fino ad inviare un minuzioso resoconto alla corte nel 2012. Nonostante il parere negativo dei revisori dei conti, nel 2012 Risi e la sua maggioranza certificarono il rispetto del Patto di stabilità e approvarono il Rendiconto 2011, non considerando appunto debiti fuori bilancio per circa 3 milioni di euro.

Risi: “Debiti fuori bilancio occultati con diversi escamotage: denunciai tutto”. Replica l’ex primo cittadino: «Il fantomatico sforamento del patto di stabilità nell’anno 2012 è assolutamente infondato in diritto e gravemente lacunoso nella ricostruzione dei fatti – replica Risi – la mia amministrazione si è limitata a riconoscere, dopo un faticosissimo lavoro istruttorio, milioni di euro di debiti fuori bilancio ereditati dall’Amministrazione del dott. Antonio Vaglio e dal Commissario di Governo e occultati con diversi escamotage prima dal Sindaco che mi ha preceduto e poi dal commissario che ha retto il Comune fino al maggio 2011”. Un contrattacco pesante ma, come si diceva non nuovo almeno per i neretini che seguirono quelle convulse fasi amministrative conzionate non poco dalla situazione pregressa. Naturalmente, l’accusa mossa sarà nei termini temporali stabilit, contestata. «Con la memoria che depositeremo – preannuncia Risi – dimostreremo che i gravissimi fatti sui quali la Procura della Corte di conti dovrebbe senza indugio indagare (il mio primo esposto è datato 2012) sono quelli relativi agli anni 2009 e 2010 e ai mesi del 2011 a gestione commissariale. Spero che venga presto fissata l’udienza. A quel punto racconterò in dettaglio alla Corte quello che è accaduto al comune di Nardò prima del mio insediamento e nessuno potrà più fare finta di non sapere».

Sedici persone coinvolte in questa presunta violazione. Le sanzioni comminate nel frattempo dalla Corte dei Conti, come detto, coinvolgono anche dirigenti e amministratori dell’epoca. Si tratta di: Giuseppe Leopizzi (segretario generale, circa 17mila euro), Maria Josè Castrignanò (dirigente, 8.217 euro), Antonio Tiene (presidente del Consiglio comunale, dimessosi nel 2015 e non ricandidato alle comunali 2016; 15.415 euro). All’elenco si aggiungono i consiglieri comunali che votarono a favore di quel bilancio, molti dei quali oggi non siedono a Palazzo Personè: gli allora Udc pro-Risi Pierpaolo Losavio (1.512 euro) e Totuccio Calabrese (2.646 euro), nel 2016 il primo non si è ricandidato mentre il secondo, candidato con Vaglio, non è stato eletto; Rocco Luci (1.512); 2.268 euro a Daniele Piccione (eletto nel 2016 nel Pd pro-Risi e oggi capogruppo dei Democratici in Consiglio comunale); 756 euro a Gianni Gaballo (nel 2016 candidato non rieletto in una lista pro-Risi), 1.890 euro di sanzione a Daniele Parisi e 2.268 euro ad Antonio Cavallo (entrambi nel 2016 candidati nel Pd e non rieletti); 2.268 euro a Roberto My (pro-Risi sia nel 2011 che nel 2016, oggi consigliere comunale di Art.1 subentrato a Palazzo Personé dopo le dimissioni di Marcello Risi nell’aprile scorso); 2.646 euro a Sergio Vaglio (non ricandidatosi nel 2016); 2268 euro per Andrea Frassanito (nel 2016 candidato non eletto con Vaglio), 2646 euro per Michele Muci (nel 2016 candidato non eletto in lista pro-Risi), 2.268 euro per Maria Antonietta Coppola (nel 2016 candidata non eletta in lista pro-Risi).
Nel 2012 a rivolgersi ai giudici contabili furono Mellone e Capoti. Tutto cominciò nel 2012, quando Oronzo Capoti e Giuseppe Mellone – all’epoca consiglieri di minoranza, oggi vicesindaco e sindaco – chiesero alla Procura della Corte dei conti di accendere un faro sui numeri di quel bilancio. Nello stesso anno partì per Bari il rapporto di Risi. Oggi l’attuale primo cittadino così commenta la sentenza: «La Corte dei conti, con 80mila euro complessivi di sanzioni, ha definitivamente chiuso la scuola politica del passato. I professoroni Falangone e Marinaci (oggi consiglieri comunali di minoranza, ndr), che erano assessori nel 2011, e i consiglieri My e Piccione, anche loro amministratori in quell’anno nefasto, si dimettano subito e lascino spazio a nuove generazioni che non siano, come qualche altro componente della minoranza, figli o fotocopia sbiadita di protagonisti assoluti di quella stagione orribile, contro la quale noi abbiamo lottato incessantemente».

 

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