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CROLLO

Tricase – Una parte della vecchia e storica Acait, l’ex manifattura nata nel 1902 per la lavorazione del tabacco e altri prodotti agricoli, è crollata ieri intorno alle 13,30. Non ci sono danni a persone e la zona è stata recintata. La parte interessata dal crollo è uno dei capannoni su cui era installato un impianto fotovoltaico. Ma si sono accese subito le reazioni. Fondata come “Consorzio agrario del Capo di Leuca” e poi diventata “Azienda cooperativa agricola industriale del Capo di Leuca” nel 1938, l’Acait è stata una delle prime imprese cooperative del Sud Italia e oggi rappresenta un’opera di archeologia industriale fortemente legata all’identità storica di Tricase. Nel 2003 il Comune decise di acquistare lo stabile contraendo un mutuo trentennale (dunque ancora in corso) di circa 3 milioni e mezzo di euro, per sottrarre la struttura all’abbandono e alla speculazione. Da allora, però, non è mai stata indicata una destinazione d’uso e l’edificio non ha subito la necessaria manutenzione, nonostante abbia ospitato eventi pubblici anche di recente (è il caso della festa di San Martino organizzata pochi mesi fa dalla Pro loco).

Il crollo accende le polemiche sullo stato di abbandono dei beni pubblici. Il sindaco Carlo Chiuri (foto) afferma: “Sono arrabbiatissimo, questo è il risultato di 16 anni di incuria. Dal 2002, da ogni parte politica, ci si è occupati di tutto fuorché del bene della comunità e della conservazione dei luoghi storici: oggi ne abbiamo avuto il ‘regalo’. Per fortuna il crollo ha interessato solo una porzione dello stabile, ma intanto alcune delle nostre nonne si staranno già rivoltando nella tomba per l’incapacità dei loro figli a tutelare i luoghi dove loro hanno lavorato per anni. Nell’immediato provvederemo a puntellare e a mettere in sicurezza la zona, poi continueremo a cercare fondi e recuperare lo stabile. Oggi siamo ancor più determinati a farlo”.

Anche Giovanni Carità, membro del comitato “Tricase sotterranea” e nel 2003 consigliere di maggioranza nella Giunta che si batté per l’acquisizione dell’Acait, pone l’accento sull’incuria: “Quanto accaduto oggi non è la conseguenza delle piogge di questi giorni, come qualcuno cercherà di farci credere, bensì è la naturale e scontata conseguenza di anni di abbandono”. Un abbandono che “si è concretizzato anche nella semplice mancata pulizia dei canali di scolo, che determina il ristagno dell’acqua e l’aumento di peso sulla struttura”. L’associazione “Prendi posizione Tricase” (di cui Carità è membro e Roberto Schimera referente) firma un comunicato stampa in cui definisce condivisibili le perplessità “sull’installazione di un impianto fotovoltaico su un bene architettonico già in avanzato stato d’incuria”: il peso dei pannelli potrebbe aver contribuito al crollo? Finora tutto resta nel campo del condizionale, dal momento che mancano le perizie tecniche che confermino le cause”. Quanto allo stato di abbandono in cui versa la struttura, il consigliere Nunzio Dell’Abate fa notare la presenza di una “bomba ecologica di amianto” sui tetti dell’Acait, mentre secondo altri – fra cui lo stesso Carità – la polemica non ha ragion d’essere perché l’amianto, pur non rimosso, è stato bonificato e messo in sicurezza alcuni anni fa, mediante trattamento con vernici e materiali appositi che impediscono la liberazione delle polveri.

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GALLIPOLI. Capodanno col botto, in tutti i sensi.  Tragedia sfiorata nel centralissimo corso Roma mentre si svolgevano i  festeggiamenti e il concerto di fine anno.  Intorno all’una, proprio nel cuore della festa, all’angolo con piazzale Bovio un pezzo di un balcone al primo piano si è all’improvviso staccato  precipitando al suolo. Solo per puro caso il bilancio è lieve: tre feriti lievi, uno con prognosi massima di dieci giorni.  Ad avere la peggio tre donne, una di Parabita e due di Sannicola, che sono state colpite al capo da calcinacci e frammenti di pietra e, per fortuna, non dalla parte più pesante che avrebbe potuto arrecare serissimo danni. Trasportate immediatamente al Pronto Soccorso dal personale del 118 se la son cavata con qualche punto di sutura alla testa; solo una delle tre ferite è stata trattenuta per l’intera notte.  Non sono chiare le cause del cedimento strutturale, che all’occhio manifesta i segni del tempo, ma non è escluso che le vibrazioni dei botti abbiano potuto influire  sullo stato di precarietà del balcone. Tempestivo l’intervento della Polizia municipale e dei Vigili del fuoco che hanno messo subito in sicurezza la zona evitando ulteriori eventuali rischi.  L’area è ora transennata in attesa dei lavori di ripristino del balcone.

Voce al Direttore

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...